PAUL ANSPACH, IL BELGA CAMPIONE OLIMPICO DIMISSIONATO DALLE SS

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Paul Anspach – da usfencingresults.org

articolo di Gabriele Fredianelli

Per una manciata di mesi mancò di un soffio il traguardo dei cento anni di vita. Nessuno schermidore visse così a lungo, e così intensamente in ogni ruolo sportivo, fuori e dentro la pedana.

Paul Anspach veniva da una solida famiglia di giuristi e politici belgi e lui non uscì dal solco familiare. Nato nel 1882 a Burcht, nel versante fiammingo del paese, non lontano da Anversa, il giovane Paul fu avvocato e solido spadista capace di vincere il doppio oro individuale e a squadre ai Giochi di Stoccolma del 1912.

Quattro anni prima, a Londra 1908, era stato bronzo a squadre, dopo aver battuto in semifinale di misura l’Italia di Mangiarotti padre, di Bertinetti, Nowak e Olivier, e dopo aver perso in finale il derby coi cugini francesi (fu bronzo, perché allora il regolamento prevedeva uno spareggio tra tutte le squadre sconfitte dai vincitori e i belgi persero dai britannici per l’argento).

All’Östermalms Idrottsplats della capitale svedese, quattro anni dopo, in assenza di francesi e italiani, Paul fece valere ancora la forza della spada di scuola d’area francese, che avrebbe riempito l’albo d’oro della specialità fino al successo del nostro Cornaggia Medici del 1932. Nell’individuale conobbe una sola sconfitta nella poule finale contro il britannico Selingam e chiuse davanti al danese Osiier e ai connazionali de Beaulieu e Boin (pallanuotista, nuotatore oltre che spadista). Qualche giorno prima Anspach aveva vinto anche l’oro a squadre davanti a Regno Unito, Paesi Bassi e Svezia, insieme al cugino Henri, a Salmon, Ochs, Hennet e Willems.

Avrebbe poi vinto medaglie in altre due Olimpiadi, compresa quella di casa ad Anversa. Nel mezzo trovò il modo di andare volontario e tornare vivo e vegeto dalla Grande Guerra: questione non scontata perché Salmon e Willems non avrebbero conosciuto la pace successiva.

Ai Giochi del ’20, la squadra belga cedette in finale contro l’Italia dei fratelli Nadi, ma arrivò davanti alla Francia, dimostrando la forza della propria nazionale che però poi storicamente si sarebbe fermata agli anni ’20.

A Parigi, nel ’24, vinse il suo più giovane connazionale Charles Delporte, ma a squadre il Belgio fu secondo dietro alla Francia di Lucien Gaudin: insieme a Paul e al nuovo campione olimpico c’erano lo spadista-hockeista de Montigny, lo spadista-bobbista Léon Tom, Gevers e De Craecker. Aveva ormai 42 anni Paul, ma la scherma non sarebbe uscita dalla sua vita. Anzi.

Quando ancora si muoveva in pedana, era già diventato segretario della Federazione Internazionale ed aveva preso attivamente parte alla stesura del primo regolamento unico a livello continentale che superasse le scuole nazionali: un lavoraccio di non poco conto, in un ambiente litigioso e allora molto sciovinista come quello schermistico.

Nel 1933 Anspach diventò presidente delle FIE, il secondo belga dopo Albert Feyerik, succedendo allo svizzero Eugène Empeyta. Alla fine del suo quadriennio, fu rieletto a Berlino nel 1936. Ma lo scoppio della seconda guerra mondiale segnò profondamente la sua vita.

La Wehrmacht infatti lo arrestò per presunti crimini di guerra commessi nel periodo in cui era stato procuratore generale militare durante il breve conflitto con la Germania. In realtà la mossa era utile a Reinhard Heydrich, il n° 2 delle SS – subito dopo Himmler – per prendere possesso della Federazione internazionale.

Heydrich sarebbe diventato famoso col nome di “boia di Praga”, “l’uomo più pericoloso del Terzo Reich”, “la bestia bionda” o “L’uomo dal cuore di ferro” (l’omonimo film è uscito nelle sale in Italia proprio in questi giorni). Heydrich, oltre che un pezzo grosso del controspionaggio delle SS, era uno sciabolatore, nonché nuotatore, appassionato di atletica, violinista. Arrestato Anspach (poi liberato ma “dimessionato” dalla Fie), trasferita la sede (e l’archivio) della Federazione a Berlino, chissà che ne sarebbe stata della scherma mondiale se non fosse stato che nel 1941 la carriera di Heydrich prese un altro percorso. Diventò infatti governatore della Boemia e della Moravia e, nel maggio dell’anno dopo a Praga, saltò in aria con la sua Mercedes in un celebre attenato e morì in seguito per le ferite riportate.

Il trasferimento a Praga e l’inizio della campagna di Russia distolsero Heydrich dai propositi sportivi. E permisero così ad Anspach di tornare poi a capo della Federazione, dove rimase fin oltre i Giochi di Londra del 1948, segnando una delle presidenze più lunghe della storia della Fie.

Morto quasi centenario, nell’agosto del 1981, oggi il suo archivio privato è stato donato dalla famiglia allo Sportimonium de Hofstade-Zemst nei pressi di Bruxelles.

 

La storia di Paul Anspach e di tanti altri schermidori, dal Cinquecento ad oggi, sono raccontate da Gabriele Fredianelli nel libro “Storia e storie della scherma”, pubblicato recentemente dalla casa editrice Odoya”

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