EUROPEI DI CALCIO 1972 ED IL PRIMO TITOLO DELLA GERMANIA OVEST

ew2ycu52s0kqsxwnzd6giq_franz-beckenbauer-a-gunther-netzer-s-trofejou-pre-majstrov-europy-euro-1972
Beckenbauer e Netzer con la Coppa “Henri Delaunay” – da:sport.aktuality.sk

Articolo di Giovanni Manenti

Che la Germania sia la Nazionale di Calcio più titolata a livello continentale non possono esservi dubbi, basti pensare alle 8 Finali mondiali disputate – record assoluto, migliore anche delle 7 giocate dal Brasile, pur se la Seleçao conta 5 successi rispetto alle 4 vittorie tedesche – una superiorità ribadita anche per ciò che concerne i Campionati Europei, dove conta l’altrettanto primato di 6 Finali disputate, dividendo con la Spagna il numero di vittorie, tre a testa …

Ciò nonostante, occorre arrivare al 1972 – epoca in cui l’allora Germania Ovest ha già collezionato un trionfo, una Finale persa, un terzo ed un quarto posto ai Mondiali dal 1954 al ’70 – per vedere la “Nationalmannschaft” alzare al cielo la Coppa “Henri Delaunay” (così denominata in onore del primo Segretario Generale dell’UEFA, nonché promotore della manifestazione …), un po’ per un’iniziale mancata partecipazione e quindi per avere anch’essa trovato sulla strada la “sua Corea” …

Ad essere, viceversa, il Paese di riferimento delle prime edizioni del “Campionato Europeo per Nazioni” – è l’Unione Sovietica, che ha altresì l’onore di inaugurare la Manifestazione scendendo in campo nella gara d’esordio del Torneo, disputata il 28 settembre ’58 a Mosca per superare 3-1 l’Ungheria e la cui Fase Finale si svolge nel luglio 1960 in Francia, ancorché alla stessa si siano iscritte solo 17 squadre, con le rilevanti assenze di formazioni del calibro di Inghilterra, Italia ed, appunto, Germania Ovest.

E’ una competizione che si svolge alla stregua delle Coppe Europee, con abbinamenti a sorteggio e sfide ad eliminazione diretta con gare di andata e ritorno sino alla definizione delle quattro semifinaliste che, al contrario, si sfidano in gara singola in un’unica sede, una sorta di “Final Four” stile Basket americano, ed inizialmente ad avere una netta supremazia è il Calcio dell’Est Europa, visto che nella citata prima edizione a disputarsi il titolo in Francia sono, oltre ai padroni di casa, Urss, Jugoslavia e Cecoslovacchia, che si classificano nell’ordine, con l’Unione Sovietica ad avere la meglio sulla Jugoslavia in Finale solo per 2-1 ai supplementari, decisiva una rete di Ponedelnik a 7’ dal termine …

3zqscvb
L’Urss Campione nel 1960 – da:pesmitidelcalcio.com

Per l’edizione successiva, le partecipanti vedono il netto incremento dalle sole 17 a 29 formazioni iscritte, pur mantenendo inalterata la formula, ma ancora una volta la Germania rinuncia alla competizione, impegnata com’è nella riorganizzazione interna dei propri Campionati, con la creazione – buon ultima tra i Paesi europei calcisticamente più evoluti – del suo Torneo nazionale a Girone unico, la conosciutissima “Bundesliga”, che prende ufficialmente il via sabato 24 agosto 1963.

Lasciati i tedeschi alle loro faccende affaccendati, il Campionato Europeo prosegue con l’Unione Sovietica a giungere nuovamente in Finale – dopo aver eliminato sul suo cammino anche l’Italia (2-0 a Mosca, 1-1 a Roma – per affrontare i padroni di casa della Spagna, incontro, ironia della sorte, che non si era disputato quattro anni prima nei Quarti per il rifiuto imposto dal “Caudillo” Francisco Franco ai propri giocatori di recarsi nel Paese comunista, con conseguente esclusione dal torneo.

Questa volta, in un “Santiago Bermabeu” gremito da quasi 80mila spettatori – e con il Generalissimo a far bella mostra di sé in tribuna d’onore – la sfida ha luogo e, dopo un “botta e risposta” nei minuti iniziali tra Pereda e Khusainov, a deciderne le sorti in favore delle “Furie Rosse” è la rete di Marcelino a 5’ dal termine.

EUROCOPA ESPAÑA 64 SELECCION NACIONAL ESPAÑOLA DE FUTBOL 63/64 ESPAÑA 63/64 URSS 63/64
Il Capitano spagnolo Olivella riceve la Coppa ’64 – da:marca.com

I tempi sono oramai maturi perché la Manifestazione incominci ad assumere una veste più congeniale alla sua natura di “Campionato Europeo” e, con l’allargamento a 31 delle Formazioni iscritte all’edizione da concludersi nel 1968, ecco che vengono istituiti i Gironi di qualificazione, suddividendo le partecipanti in 7 Gruppi da quattro squadre ciascuno ed un ottavo con sole tre compagini, le cui sole vincenti accedono ai Quarti ad eliminazione diretta per definire le quattro che si disputeranno semifinale e Finale per il titolo.

La Germania Ovest, pertanto all’esordio nella competizione, ma reduce dal secondo posto al Mondiale di Inghilterra ’66, si presenta ai nastri di partenza come una delle favorite, non avendo peraltro la buona sorte dalla sua parte, in quanto inserita nell’unico gruppo con tre squadre, assieme alla temibilissima Jugoslavia ed alla “cenerentola” Albania.

Ovvio che la sfida per il passaggio del turno sia con gli slavi – nei cui confronti i tedeschi hanno “un conto da saldare” costituito dalla sconfitta per 0-1 patita nei Quarti dei Mondiali di Cile ’62, unica occasione da Svizzera ’54 ad Inghilterra ’66 in cui la Germania Occidentale non si è qualificata per le semifinali della Rassegna iridata – tanto più che nella gara d’esordio, disputata il 9 aprile ’67 a Dortmund, i “Panzer” non hanno difficoltà alcuna a travolgere gli albanesi per 6-0, con Gerd Muller, alla sua seconda presenza in Nazionale, a mettere a segno una quaterna, cui si unisce una doppietta di Hannes Lohr.

gettyimages-544590497-612x612
La Nazionale tedesca che affronta l’Albania a Dortmund – da:gettyimages.it

Tutt’altra musica a meno di un mese di distanza, allorché il 3 maggio a Belgrado, la Jugoslavia replica il risultato di Santiago grazie ad una prodezza di Skoblar a metà ripresa, ragion per cui, con la compagine di Rajko Mitic ad imporsi 10 giorni dopo per 2-0 a Tirana, risulta decisiva la sfida in programma il 7 ottobre ’67 al “Volkparkstadion” di Amburgo.

Gara che sembra incanalarsi bene per la truppa di Helmut Schoen, che si porta in vantaggio dopo 10’ con Lohr per poi subire il pari di Zambata ad inizio ripresa, ma quando si hanno a disposizione due “Bomber” del calibro di Uwe Seeler e Gerd Muller (soggetti da oltre 1000 reti in due …) ogni difficoltà può essere risolta, con il secondo a riportare avanti i suoi al 70’ ed il primo a chiudere definitivamente i conti a 4’ dal termine per il 3-1 conclusivo che spalanca le porte dei Quarti ai tedeschi, basta superare la “formalità” della trasferta di Tirana contro un’Albania che, a metà novembre, incassa un’altra quaterna a Belgrado.

Con la Jugoslavia a 6 punti e la Germania Ovest a 4, ma con una differenza reti superiore (+7 rispetto al +5 dei suoi avversari …), ai tedeschi basterebbe una vittoria con il minimo scarto quando, il 17 dicembre ’67, scendono in campo a Tirana allo Stadio “Qemal Stafa (in onore di un eroe della Seconda Guerra Mondiale …), gremito per l’occasione sino al limite della capienza con quasi 22mila spettatori, ed invece …

E’ vero che sono trascorsi poco più di 20 anni dalla fine del conflitto bellico ed è indubbio che una certa acredine nei confronti dei tedeschi deve ancora scorrere nelle vene del popolo albanese, così come il fatto che la formazione di Schoen si presenta nella Capitale balcanica priva di Beckenbauer, Seeler e Muller, ma non riuscire a realizzare neppure una rete ad una formazione che nelle precedenti tre uscite ne aveva subite ben 12 – e nonostante siano comunque della partita assi che rispondono al nome di Overath, Netzer, Held e Lohr – suona come una condanna senza appello per quello che la stampa tedesca definisce come “Die Schmach von Tirana” (“la vergogna di Tirana”).

Ovviamente, tutto il mondo è paese, ed anche oltre le Alpi deve essere trovato un capro espiatorio e questa non certa esaltante etichetta viene affibbiata al 27enne centravanti Peter Meyer, alla sua prima (ed ultima …) presenza in Nazionale, ritenuto il principale responsabile dello 0-0 che esclude la Germania dalla Manifestazione, il quale, a fine gara, rilascia una dichiarazione: “non avevo idea che giocatori albanesi praticamente sconosciuti potessero giocare in modo così accorto dal punto di vista tattico …!!”, che lascia forti dubbi su come l’incontro sia stato affrontato con un po’ troppa superficialità dalla formazione tedesca.

Per inciso, Meyer, che in estate era stato acquistato dal Borussia Monchengladbach dopo una buona stagione d’esordio in Bundesliga con il Fortuna Dusseldorf, non avrà più occasione di rifarsi – visto che la sua convocazione era frutto delle 19 reti realizzate nelle 17 gare del girone di andata – in quanto ad inizio gennaio ’68 subisce un grave infortunio in allenamento che ne determina l’abbandono dell’attività, quando si dice “dagli altari alla polvere” in meno di un mese …

Per l’orgoglio teutonico una delusione difficile da digerire, tanto più che la Jugoslavia giunge sino alla Finale del Torneo, andando altresì ad un passo dal trionfo nella gara contro l’Italia, dove a sbarrarle la strada trova un superlativo Zoff che, dopo il vantaggio di Dzajic, si oppone in più occasioni ai tentativi di raddoppio prima che una bomba su punizione di Domenghini consegni la sfida alla ripetizione, dove gli azzurri si impongono per 2-0, grazie ai centri di Riva ed Anastasi.

Euro 1968
Il Capitano Facchetti con la Coppa vinta nel ’68 – da:ilpost.it

Ma non fa parte del carattere tedesco quello di “piangere sul latte versato”, occorre andare avanti e lavorare per costruire una squadra compatta e vincente, le cui basi vengono gettate in occasione dei Mondiali di Messico ’70, dove brilla definitivamente la “stella” di Gerd Muller, Capocannoniere con 10 reti di un Torneo dove la Germania Ovest si prende, a quattro anni di distanza, la più dolce delle rivincite sull’Inghilterra eliminandola 3-2 ai supplementari nei Quarti dopo aver rimontato uno svantaggio per 0-2, per poi essere protagonista della “Sfida del Secolo” con gli azzurri, la celebre “Italia-Germania 4-3”, anch’essa conclusa ai tempi supplementari, con tanto di targa apposta allo “Estadio Azteca” di Città del Messico …

Le due migliori formazioni europee della rassegna iridata, Italia e Germania, sono pertanto attese alla conferma nella quarta edizione dei Campionati Europei che ricalca la formula della precedente, con stavolta 32 Paesi iscritti e, pertanto, nessun problema aritmetico, ovverossia 8 gironi da quattro squadre ciascuno, con le sole prime a qualificarsi per i Quarti.

Sorteggio, peraltro, quanto mai beffardo per i tedeschi poiché, oltre ad una Polonia in crescita – già iniziano a farne parte Tomaszewski, Gorgon, Lubanski e Gadocha – ed alla Turchia, a far parte del Gruppo 8 viene inserita proprio l’Albania, occasione di riscatto, è vero, ma forse anche un tabù che sarebbe stato meglio evitare, visto che la “cicatrice” è ancora fresca …

Ed, in ogni caso, è una Germania – il cui organico base è formato dai “blocchi” di Bayern Monaco e Borussia Monchengladbach, dominatrici per quasi un decennio della Budesliga con 4 titoli per i bavaresi e 5 per i renani, e che, notoriamente, non si “amano” soprattutto per la rivalità tra i due leader, Beckenbauer da una parte e Netzer dall’altra – che parte con “il freno a mano tirato”, visto che all’esordio contro la Turchia a Colonia, solo un rigore trasformato da Muller le consente di strappare il pari per 1-1.

Non siano a conoscenza se il “numero 17” sia sinonimo di sfortuna in terra tedesca come lo è nel Bel Paese, ma certo replicare al 17 febbraio (1971 in questo caso …) la trasferta a Tirana dopo l’infausto 17 dicembre ’67, non sembra uno dei migliori auspici, fatto sta che la differenza la fa Muller con il singolo acuto a 7’ dall’intervallo, con ancora un attacco potenzialmente devastante – tanto per capirsi, Grabowski, Overath, Muller, Netzer ed Heynckes – a trovare difficoltà ad andare a segno contro una delle più deboli formazioni del Continente.

Superato lo scoglio, più psicologico che tecnico, la Germania si libera dai complessi ed in primavera espugna con un convincente 3-0 (doppietta di Muller e Koppel) Istanbul, regola per 2-0 a Karlsruhe i sempre ostici albanesi – che, ad onor del vero, impongono sul loro terreno l’1-1 alla Polonia e rifilano un pesante 3-0 alla Turchia – preparandosi alle due sfide decisive contro la Polonia in autunno, presentandosi a Varsavia il 10 ottobre ’71 con 7 punti in quattro gare disputate contro i 5 (ma in sole tre partite) dei suoi avversari.

Occorre una dimostrazione di forza e, con l’inserimento nell’undici titolare di Paul Breitner, alla sua seconda presenza, a prenderne atto sono gli oltre 60mila spettatori che il 10 ottobre ’71 vedono le loro illusioni, alimentate dal vantaggio siglato da Gadocha al 27’, immediatamente sopite dal pari di Muller già prima che scocchi la mezzora di gioco, per poi toccare ancora all’implacabile attaccante replicare al 20’ della ripresa per poi lasciare a Grabowski l’incarico di fissare il punteggio sul 3-1 definitivo che vale la qualificazione, certificata poco più di un mese dopo con il pari a reti bianche ad Amburgo, uno 0-0 di ben altro sapore rispetto a quello di quattro anni prima.

Chiamata per la prima volta a disputare i Quarti della manifestazione, l’urna di Zurigo fa sì che la Germania possa tornare, a sei anni di distanza, sul “luogo del delitto”, vale a dire lo Stadio londinese di Wembley dove il 30 luglio 1966 venne sconfitta dai padroni di casa inglesi grazie ad un “Goal non goal” di Hurst ai supplementari, con la possibilità, pertanto di “chiudere definitivamente i conti” con i rappresentanti di Albione, dopo quanto già accaduto ai Mondiali messicani …

72-22
I Capitani Moore e Beckenbauer – da:gettyimages.co.uk

Per l’occasione, sabato 29 aprile 1972, innanzi ai consueti 100mila spettatori ed alla presenza della Regina Elisabetta II, Schoen dà fiducia ad un’altra promessa del Bayern Monaco, ovverossia il 20enne interno Uli Hoeness, che aveva esordito esattamente un mese prima a Budapest contro l’Ungheria mettendo a segno il punto del 2-0 a 2’ dal termine dopo che a sbloccare il risultato aveva pensato l’altro 20enne, nonché compagno di squadra, Paul Breitner.

Con un’Inghilterra a schierare ancora cinque reduci – Banks, Moore, Ball, Hurst e Peters – della citata Finale mondiale contro i soli tre (Hottges, Beckenbauer ed Held) da parte tedesca, ma con la novità tattica dell’arretramento del “Kaiser” da mediano a battitore libero, la fiducia del Tecnico Schoen in Hoeness si dimostra ben riposta, visto che tocca a lui sbloccare il risultato al 27’, per il vantaggio con cui le due squadre vanno al riposo.

Inghilterra che si riversa in avanti nella ripresa, cogliendo il frutto dei propri sforzi a meno di un quarto d’ora dal termine con Lee che ribatte in rete a porta sguarnita una corta respinta di Maier su conclusione ravvicinata di Bell, prima che, tutta protesa all’attacco alla ricerca del vantaggio, non venga punita da un ficcante contropiede dell’inesauribile mediano Wmmer, per fermare il quale Hunter ricorre al fallo in area per il conseguente penalty decretato dal direttore di gara, il francese Robert Helies.

eng3
Il rigore trasformato da Netzer – da:impromptuinc.wordpress.com

Sul dischetto, a 5’ dal termine, si presenta Netzer, il quale trasforma la massima punizione non senza un pizzico di fortuna, giacchè la sua conclusione viene intuita da Banks che, tuffandosi sulla sua destra, arriva a toccare la sfera deviandola sul palo senza poter impedire che la stessa finisca in rete, per poi toccare a Muller sentenziare i padroni di casa con il più classico dei suoi “marchi di fabbrica”, ovvero, ricevuta la palla da Hoeness poco dentro l’area di rigore, spalle rivolte alla porta, si gira in un batter d’occhio per indirizzare la palla nell’angolo basso alla destra di Banks, vanamente proteso in tuffo, per il 3-1 che vuol dire accesso alla Fase finale, in quanto comodamente difeso due settimane dopo con lo 0-0 di Berlino.

image_slshow_einzel_0_11
La rete del 3-1 di Muller – da:impromptuinc.wordpress.com

Assieme alla Germania, accedono alle semifinali l’imbattuta Unione Sovietica – unica Nazione ad aver sempre raggiunto questo livello della Manifestazione dalla sua creazione – che non ha pietà (0-0 e 3-0) della Jugoslavia, l’Ungheria che risolve a proprio favore, non senza fatica (1-1, 2-2 e 2-1 nello spareggio di Belgrado …) il “derby” con la Romania, mentre tocca al Belgio, che compie l’impresa di eliminare i Campioni in carica dell’Italia (0-0 a San Siro, 2-1 a Bruxelles), ospitare la Fase finale che si svolge a metà giugno ’72.

A scendere in campo contemporaneamente, il 14 giugno alle ore 20:00, sono Ungheria ed Urss a Bruxelles, sfida risolta a favore di quest’ultima da una conclusione da fuori di Konkov al 53’, mentre è il “Bosuilstadion” di Anversa, ad ospitare la sfida tra Germania ed i padroni di casa, con oltre 55mila spettatori ad incitare i “Diavoli Rossi”.

Con la Germania a presentarsi sul terreno di gioco indossando ancora la maglia verde come in occasione della vittoria a Wembley (un po’ di scaramanzia non guasta mai …), Schoen, che deve rinunciare, ancorché tra i selezionati, al terzino Vogts in quanto reduce da un infortunio, sostituito dal comunque sempre affidabile Hottges del Werder Brema, manda in campo una “mista Bayern-Borussia” alla quale il Club bavarese contribuisce formando il resto della difesa, con Maier in porta, Schwarzenbeck e Beckenbauer difensori centrali e Breitner terzino sinistro, cui in avanti di pongono la mezz’ala Hoeness ed il centravanti Muller, mentre da parte dei “Die Fohlen” (“I puledri”) si forma il fulcro del centrocampo con Wimmer e Netzer (con quest’ultimo preferito ad Overath) e si affianca a Muller in attacco Jupp Heynckes, con il solo Erwin Kremers dello Schalke 04 a completare l’undici titolare come ala di raccordo, anch’egli prescelto rispetto a Grabowski.

image_slshow_einzel_0_3
La Germania scende in campo contro il Belgio – da:impromptuinc.wordpress.com

Ma c’è poco da lambiccarsi il cervello nello stilare le formazioni, quando si ha la fortuna di avere a disposizione “Der Bomber” per antonomasia, oltretutto nella migliore stagione della sua carriera, che si presenta all’appuntamento belga con già ben 60 (!!) reti all’attivo – 40 in Bundesliga, 5 in DFB-Pokal, altrettante in Coppa delle Coppe e 10 in Nazionale – il quale non viene meno alle sue qualità di opportunista dopo 24’, allorquando prende il tempo a Piot ed al difensore belga Thissen anticipando entrambi per prolungare di testa un preciso centro dalla destra di Netzer per il punto con il quale le due squadre vanno al riposo.

0bel
Il vantaggio tedesco siglato da Muller – da:impromptuinc.wordpress.com

Una rete da opportunista dell’area di rigore che viene replicata al 71’ con i medesimi interpreti, ma traiettorie diverse, visto che il lancio del biondo fuoriclasse del Borussia parte da poco oltre metà campo per raggiungere in verticale un Muller che si incunea nuovamente tra Thissen e Piot in disperata uscita per toccare con un tocco morbido la sfera che, beffarda, rotola lentamente in rete per il 2-0 cui la rete di Polleunis a 7’ dal termine serve solo a rendere onore alla combattiva formazione belga.

Gerd Muller scores his second goal in the semi-final of Euro 72
Il raddoppio di Muller contro il Belgio – da:prints.colorsport.co.uk

L’appuntamento con la Storia è quindi fissato per le ore 16:00 di domenica 18 giugno 1972 al tristemente famoso (per ciò che avverrà in futuro …) “Stadio Heysel” di Bruxelles per la sfida con l’Unione Sovietica, diretta dall’austriaco Ferdinand Marschall ed alla quale assistono oltre 43mila spettatori, in larghissima maggioranza di fede tedesca.

Con Schoen a confermare gli stessi undici scesi in campo contro il Belgio, vi è un piccolo particolare da ricordare, e cioè il fatto – peraltro insolito prima di un importante appuntamento – che le due formazioni si erano già incontrate in amichevole meno di un mese prima, il 26 maggio allo “Olympiastadion” di Monaco di Baviera, che dovrà ospitare di lì a poco le Olimpiadi, ed il risultato era stato un impietoso 4-1 per i padroni di casa, con Muller a siglare tutte e quattro le reti, circostanza che può incidere psicologicamente sulla difesa sovietica, la cui unica variante è quella di Kaplychnyi la posto di Abramov, mentre in attacco il tecnico Ponomarov opta per due cambi, con Baidachny ed Onyschenko a prendere il posto, rispettivamente, di Kopeikin e Kosinkevic.

die-kapitaene-vor-dem-em-finale-1972-100__v-img__16__9__xl_-d31c35f8186ebeb80b0cd843a7c267a0e0c81647
Scambio di gagliardetti tra i Capitani Khurtsilava e Beckenbauer prima della Finale – da:br.de

E’ opinione diffusa tra gli addetti ai lavori che sia impossibile fermare una Germania che ha acquisito piena consapevolezza della propria forza, ed una tale, tangibile dimostrazione è fornita dalla costruzione dell’azione che, poco prima della mezz’ora la porta in vantaggio, con Beckenbauer ad uscire imperiosamente palla al piede dalla propria area per lanciarsi sino al limite avversario per poi cedere palla a Muller che, come al solito spalle rivolte alla porta, la tocca all’indietro per Netzer che esplode un destro al volo che va ad incocciare l’incrocio dei pali per poi essere raccolto da Heynckes che, dal vertice destro dell’area, lascia partire una potente conclusione di esterno destro sulla quale Rudakov può solo opporsi respingendo a mani aperte dove è appostato Muller che può così deviare nella porta sguarnita.

337be30a68875897306b53018aee62af
La rete del vantaggio tedesco siglata da Muller – da:pinterest.co.uk

Una volta sbloccato il risultato, la gara è in discesa per gli uomini di Schoen, i quali raddoppiano al 7’ della ripresa con un’azione tutta di prima in verticale di “marca Borussia”, con Netzer a passare la sfera ad Heynckes il quale la prolunga di esterno destro per l’inserimento in area di Wimmer, il quale incrocia di sinistro sull’angolo opposto di un Rudakov apparso, per la verità, non al meglio nella circostanza.

E quando, appena 5’ dopo, è ancora Muller a concludere un ficcante contropiede che vede addirittura protagonista lo stopper Schwarzenceck, portatosi a cercare gloria in avanti, il quale conclude un “dai e vai” con Heynckes per presentarsi da solo davanti a Rudakov solo per fallire l’aggancio, ma quando a rimediare vi è colui che, con la seconda doppietta in quattro giorni, raggiunge quota 64 quanto a centri stagionali, tutto è permesso, e la restante mezz’ora trascorre nella sola attesa del fischio finale e dell’invasione festante dei tifosi prima che il Capitano Franz Beckenbauer possa ricevere dalle mani del Presidente dell’UEFA, lo svizzero Gustav Wiederkehr, l’ambito Trofeo.

Fussball Europameisterschaft 1972
Muller anticipa Schwarzenbeck e sigla il 3-0 – da:storiedicalcio.altervista.org

Il tabù è violato, la Germania può ora accingersi a dominare in Europa così come a livello di Campionati Mondiali, che proprio due anni dopo la vedranno trionfare nell’edizione di Monaco ’74 sull’Olanda di Cruijff, con i soli 6 rappresentanti del Bayern (come al solito, ad averla vinta è sempre Beckenbauer) a far parte della formazione vittoriosa …

Ma questa, per il momento, è un’altra Storia …

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...