IL TRIS DELLA VENDETTA DI EDDY MERCKX ALLA PARIGI-ROUBAIX 1973

merckx
Merckx in fuga con De Vlaeminck – da cyclingnews.com

articolo di Nicola Pucci

Selezionare una vittoria tra le tantissime collezionate in carriera dal “cannibale” Eddy Merckx parrebbe impresa tanto proibitiva quanto quella che i suoi avversari dovevano compiere quando se lo trovavano come rivale al via di una grande corsa. Eppure, se a Sanremo sette successi la dicono lunga su quanto quella gara fosse congeniale ai suoi mezzi e le cinque vittorie a Liegi certificano la sua speciale attitudine alle cotes della Ardenne, sul pavé il belga trovò qualche difficoltà in più ad affermare la sua superiorità, trovando sulla sua strada rivali altrettanto abili sulle pietre, soprattutto tra i colleghi battenti la bandiera fiamminga.

In effetti, a far data 1973, Merckx può vantare solo una trionfale galoppata al Giro delle Fiandre del 1969 che gli consentì di alzare le braccia al traguardo ben 5 minuti prima del sopraggiungere dell’eterno rivale di quegli anni, Felice Gimondi, e nell'”inferno del Nord“, ovvero la Parigi-Roubaix, si era imposto nel 1968 battendo Van Springel allo sprint, bissando poi due anni dopo, anticipando un altro che nel “Velodromo” avrebbe scritto la storia del ciclismo, Roger de Vlaeminck, secondo pure lui con un disavanzo di 5 minuti. Ma le due sconfitte del 1971 e del 1972, quando Eddy era giunto non meglio che quinto e settimo battuto, stavolta, da Roger Rosiers e dallo stesso De Vlaeminck, avevano lasciato due ferite brucianti nell’animo da conquistatore del campionissimo belga. Che per il 1973, beffato anche al Mondiale di Gap l’anno prima e costretto a dar forfait all’amata Milano-Sanremo per colpo di una tonsillite, meditava di prendersi la rivincita, sulla sorte e sugli avversari. E, tanto per cominciare, aveva fatto suoi due gustosi antipasti, come la Het Volk e la Gand-Wevelgem, in cui si era tolto qualche sassolino dalla scarpa infilando De Vlaeminck e Frans Verbeeck, con il corollario anche di un primo trionfo all’Amstel Gold Race, sempre battendo l’ostico e tenace Verbeeck. Insomma, il 15 aprile 1973 tutto era al posto giusto per mettersi in bacheca anche una terza edizione della classica più prestigiosa del panorama internazionale.

Alla partenza da Chantilly (la città del cavallo, come sottolinea un cartello di questa affascinante località) si allineano ai nastri di partenza 138 concorrenti,  in perfetto orario, chiamati a coprire una distanza di 272 chilometri. De Vlaeminck è l’uomo da battere in virtù del successo dell’anno precedente, ma il campione di Eeklo soffre per i postumi di una caduta alla Gand-Wevelgem, e, come vedremo, pagherà dazio nella parte finale della corsa. Verbeeck stesso è atteso tra i protagonisti, al pari del giovane Freddy Maertens che è alla prima partecipazione al secondo anno da professionista ma vanta già un recentissimo secondo posto al Giro delle Fiandre, battuto solo da Eric Leman. Gimondi, Godefroot e Rosiers, che vinsero a Roubaix nel 1966, nel 1969 e nel 1971, sono compresi nel lotto dei favoriti, dal quale non sono esclusi alcuni atleti di secondo piano, pronti a dar battaglia.

I primi corridori a mettersi in evidenza, tentando la fortuna con una fuga a lunga gittata, sono due portacolori della De Keva, prima Blocher e poi Vermeulen. Quest’ultimo, debuttante, scappa al quindicesimo chilometro ed accumula un vantaggio massimo di 4’35”. Nel grigiore del mattino, il gruppo lascia fare e Vermeulen transita in testa a Compiegne, Chiry, Golancourt e si arrende in vista del rifornimento di St. Quentin, dopo una fuga di 82 km. Mentre comincia a piovere, si registra un tentativo di Riotte e Rouxel, avvantaggiatisi di 2 minuti nei pressi di Bochain, dove fora Merckx che rimedia immediatamente con la collaborazione di tre compagni di squadra della Molteni. Continua a piovere e a far freddo nella campagna di Busigny ed il plotone, seppur lentamente ma inesorabilmente, reagisce ad una nuova sortita di Blocher, Stevens e Gimondi, arrivando compatto all’ingresso del primo tratto di pavè, all’uscita di Neuvilly al chilometro 148. E’ una stradina nel fango in leggera salita e qui cadono, uno sopra l’altro, una decina di corridori. Dal groviglio esce incolume, e recupera, Godefroot, al contrario alza bandiera bianca il malandato Gimondi, che riporta una ferita all’anca sinistra e una distorsione al ginocchio.

Nel gruppo è una sequenza di divisioni e di ricongiungimenti, ma la “bagarre” vera e propria comincia nella foresta di Aremberg, per iniziativa di Van Malderghem al quale rispondono Merckx, Godefroot, Leman, De Vlaeminck, Verbeeck, Rosiers, Van Vlaerberghe, Poulidor, Ocana, Guimard, Perin, Mortensen, Ritter, Sercu, Maertens e Walter Planckaert. I favoriti alla vittoria finale, in pratica, ci sono tutti, e la corsa si incendia. Gli incidenti, come sempre accade alla Parigi-Roubiax quando la fortuna gioca un ruolo determinante, non si contano più; attacca Rosiers, ma il tentativo è di breve durata e il battistrada viene ripreso e staccato da Merckx e De Vlaeminck, che allungano a Bouvignies. I due fuoriclasse, attesi allo scontro diretto, insistono nella loro azione con Rosiers e Godefroot cronometrati a 20″, ma Merckx ha una marcia in più, innesta la quarta e pianta De Vlaeminck quando mancano 42 chilometri, involandosi verso il traguardo nonostante un capitombolo. Eddy infatti scivola, sbanda, e finisce in un campo, ma cambia velocemente bicicletta e può proseguire la sua corsa in beata solitudine. Al passaggio di Templeuve Merckx aumenta ad 1’05” il suo margine di vantaggio su Godefroot e Rosiers.

Intanto, nelle retrovie, ha ceduto di schianto proprio De Vlaeminck, cronometrato a 2’30”, mentre alle sue spalle pedalano Van Springel, Maertens, Verbeeck e Planckaert. Nel finale Merckx offre un ennesimo saggio di classe e potenza scavando un solco e arrivando sulla pista in cemento di Roubaix a mani alzate precedendo Godefroot e Rosiers di 2’20”, Planckaert, quarto, e Maertens, quinto, di 7’18”, quindi Verbeeck, De Vlaeminck e Van Springel di 7’46”. Merckx, aggiudicandosi la settantunesima edizione della Parigi-Roubaix, eguaglia il primato di tre successi di Lapize, Rebry e Van Looy, e se al traguardo, tra i 35 classificati selezionati non solo da un percorso severo ma anche dalle avverse condizioni climatiche, non c’è nessuno dei dieci italiani che al mattino si erano messi in marcia da Compiegne, è il certificato, definitivo, di grandezza di Eddy Merckx. Che consuma la sua vendetta ed entra per sempre nell’enciclopedia d’oro dell'”inferno del Nord“.

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