KLEIN-ASIKAINEN, LA LOTTA INFINITA DURATA 11 ORE AI GIOCHI DI STOCCOLMA 1912

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Una fase del match tra Klein e Asikainen – getty images da bbc.co.uk

articolo di Nicola Pucci

Prima che la lotta introducesse un tempo limite e un meccanismo di penalità per risolvere i combattimenti senza atterramenti, non era infrequente che gli incontri durassero ore, fino a che uno dei due avversari non riusciva ad abbattere l’altro. E la storia che raccontiamo oggi, tanto datata da rimandare all’epoca pioneristica di una disciplina nondimeno tramandata dagli uomini forzuti dell’Antica Grecia, si ammanta dei contorni dell’epica.

Tra il 6 e il 15 luglio, allo Stadio Olimpico di Stoccolma, vanno in scena le competizioni di lotta greco-romana delle Olimpiadi del 1912. Nella categoria dei pesi medi, che quattro anni prima ai Giochi di Londra ha eletto proprio uno svedese, Frithiof Martensson, primo campione olimpico della specialità, sono in lizza due italiani, Zavirre Carcereri che perde al terzo turno, schienato dal finlandese Jokinen, e Andrea Gargano, che al turno successivo viene eliminato dallo svedese Faltstrom.

Ma i favoriti alla vittoria finale sono altri; tra questi l’austriaco Alois Totuschek, che nel 1909 e nel 1910 è stato il migliore alla principale competizione internazionale dell’epoca, sorprendentemente però sconfitto al quarto turno dal finlandese Westerlund che lo schiena inesorabilmente, Mauritz Andersson e Anders Andersen, rispettivamente secondo e terzo a Londra, che non hanno però stavolta eguale fortuna, e l’altro finnico Alfred Asikainen, oro l’anno prima al campionato mondiale di lotta greco-romana, che dopo quattro sfide vittoriose, incoccia nello svedese Claes Johanson che lo batte, diventando dopodiché a sua volta un serio pretendente alle medaglie.

Ed in effetti Johanson non tradisce le attese, giungendo alla serie finale senza perdere un combattimento, sebbene al quinto turno proprio nel match con Asikainen i due contendenti vengono proclamati perdenti per passività. Nel frattempo l’estone Martin Klein, detto “Max“, 27 anni, di etnia tedesca ma che vive a San Pietroburgo e che compete per la Russia, in semifinale dà vita ad un match drammatico con lo stesso Asikainen, detto “Aleppo“, più giovane del rivale di 3 anni, appunto campione del mondo in carica, che può gareggiare ancora grazie al regolamento che prevede l’eliminazione solo dopo due sconfitte. La sfida tra i due lottatori, il 14 luglio, si disputa sotto un sole cocente e si protrae per ben 11 ore 40 minuti, record mai più battuto per un incontro di lotta. Infine vince Klein, quando sono già scoccate le 10 di sera, dopo ben 23 periodi di 30 minuti ciascuno, e nonostante nel corso della sfida più volte il coach del finlandese chieda al suo allievo se se la senta di andare avanti ricevendone un “se fosse necessario, continuerei a lottare fino a Natale“. I giudici, a loro volta prostrati dalla fatica, decidono di concedere ai due campioni un ultimo periodo extra, a chiusura del quale Klein viene proclamato vincitore in virtù di una presa parziale, solo in parte assimilabile ad un movimento di lotta. Esausti, i due rivali, che oltre alle pause previste tra un periodo e l’altro hanno goduto di una interruzione di soli 5 minuti per espletare necessità fisiologiche, non hanno le energie per affrontare Claes Johanson che si mette così la medaglia d’oro al collo senza dover combattere alcun incontro di finale. Non sarà l’unica, perché dopo il primo conflitto bellico lo scandinavo rinnoverà il suo personale appuntamento con la vittoria ai Giochi di Anversa del 1920.

Ma se di Claes Johanson, due volte campione olimpico, vi è traccia negli albi d’oro, spetta a Klein ed Asikainen, l’uno argento l’altro bronzo ai Giochi di Stoccolma, l’onore più grande, ovvero l’introduzione nell’esclusivo libro del Guinness dei primati. Già, perché oggi chi mai più può far meglio di loro?

 

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