MURRAY ROSE, E QUELLA “SCIA VERDE” DIFFICILE DA SUPERARE

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Il 17enne Murray Rose a Melbourne ’56 – da:smh.com.au

Articolo di Giovanni Manenti

Il Nuoto è stato sino a fine anni ’50 il “parente povero” in sede olimpica, considerato lo scarso numero di medaglie ad esso riservato – da Londra 1908 ad Helsinki ’52, erano previste solo 6 gare in campo maschile – talché non era certo possibile fare incetta di allori come, al contrario, è accaduto in tempi recenti agli americani Mark Spitz e Matt Biondi con 7 medaglie ai Giochi di Monaco ’72 e Seul ’88 rispettivamente, sino al “fenomeno” Michael Phelps che di medaglie se ne è messe al collo ben 8, sia ad Atene ’04 e Pechino ’08.

Il massimo che si potesse raggiungere, nel riferito arco temporale, era di 4 medaglie nelle altrettante prove (100, 400, 1500 metri e staffetta 4×200) previste a stile libero – le altre due erano i m.100 dorso ed i m.200 rana – e, sino all’edizione di Melbourne ’56 tre soli atleti erano riusciti a salire per tre volte sul gradino più alto del podio.

Il solo ad avere abbinato all’oro in staffetta il successo sui m.100 e 400sl è il “leggendario” Johnny Weissmuller ai Giochi di Parigi ’24, nel mentre il più logico tris tra m.400, 1500 e staffetta 4x200sl è centrato sin dalle Olimpiadi di Londra 1908 dal britannico Henry Taylor, per poi essere emulato dall’americano Norman Ross ai Giochi di Anversa 1920.

In tale ottica, in occasione delle Olimpiadi di Melbourne ’56, le prime a disputarsi nell’emisfero australe e, pertanto, in un periodo anomalo – dal 22 novembre all’8 dicembre – rispetto alla consueta calendarizzazione, vi è molta attesa, nonché fiducia nel clan australiano al fine di avere la meglio nella oramai classica rivalità con i nuotatori Usa per il primato nella disciplina, con il Giappone a fare da terzo incomodo, per quella che è oramai definita la “sfida del Pacifico”.

E, sul fatto che i padroni di casa volessero far sul serio lo dimostra l’esito della prima gara in programma, ovverossia i m.100sl, il cui podio è interamente occupato dai “kangaroos”, con tanto di record mondiale stabilito da Jon Henricks in 55”4, mentre i tre rappresentanti americani occupano le posizioni dal quarto al sesto posto.

Buon per la rappresentativa “a stelle e strisce” che nell’edizione australiana dei Giochi faccia per la prima volta la sua comparsa lo stile a farfalla, dato che il successo di William Yorzyk l’1 dicembre sulla distanza dei 200 metri è l’unica medaglia d’oro dalla stessa raccolta in campo maschile.

Il 3 dicembre va invece in scena la Finale della staffetta 4x200sl, il cui primato mondiale è stato, un po’ a sorpresa, migliorato a meno di un mese di distanza dall’apertura dei Giochi dal quartetto sovietico, che aveva concluso la propria fatica in 8’24”5, togliendo quasi 5” al precedente limite detenuto dagli Stati Uniti, e vi è pertanto una qual certa curiosità per verificare le risultanze della sfida.

Essendo, come detto, la 4x200sl l’unica staffetta in programma, è buona norma per la composizione delle squadre inserire nei quartetti due nuotatori provenienti dai m.100sl ed altrettanti dai m.400sl, cosa che fanno sia Australia, con Henricks e John Devitt (oro ed argento sui m.100sl), cui affiancano i quattrocentisti Kevin O’Halloran in prima frazione ed il 17enne Murray Rose in terza, che gli Stati Uniti, che al quinto e sesto della gara individuale Richard Hanley e William Woosley abbinano i mezzofondisti George Breen e Ford Konno, con quest’ultimo oro sui m.1500sl ed argento sui m.400sl quattro anni prima ad Helsinki ’52.

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La staffetta 4×200 australiana Oro a Melbourne ’56 – da:smh.com.au

L’esito della gara è impietoso per i due quartetti di Usa ed Urss ex primatisti mondiali, con i primi a precedere i secondi (8’31”5 ad 8’34”7) nella lotta per l’argento, visto che gli australiani hanno una marcia in più andando a cogliere la medaglia d’oro con annesso record di 8’23”6, in cui fa la sua buona figura Rose, che nuota la sua frazione intermedia in 2’06”0.

Rose nasce il 6 gennaio 1939 a Birmingham, in Inghilterra, ma si trasferisce in Australia quando non ha ancora un anno per la decisione dei suoi genitori di lasciare l’Europa allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, per poi iniziare a nuotare sin da piccolo allorché frequenta la “Cranbrook School” a Sydney, allenandosi alla “Redleaf Pool”, piscina che nel 2012 viene rinominata “Murray Rose Pool” in suo onore.

La crescita di Rose fa ben sperare i tecnici australiani, che ripongono su di lui le maggiori speranze di successo nelle prove di mezzofondo, specialmente dopo che, ad un mese dall’apertura dei Giochi, è stato in grado, nell’arco di quattro giorni, di appropriarsi di entrambi e primati mondiali, nuotando i m.400sl in 4’27”0 il 27 ottobre ’56 e di m.1500sl in 17’59”5 – primo nuotatore ad infrangere la barriera dei 18’ metti sulla distanza – il successivo 30 ottobre, oltretutto ottenuti entrambi nella piscina olimpica di Melbourne.

Con Konno selezionato solo per la staffetta 4x200sl, la maggiore insidia da parte americana giunge da George Breen – a cui Rose ha strappato il primato sui m.1500sl – anche se poi, ad insidiarne il trionfo, si fa avanti il coetaneo giapponese Tsuyoshi Yamanaka (di soli 12 giorni più giovane …), con cui Rose stringe una fraterna amicizia negli anni a seguire.

Inseriti entrambi nella quinta ed ultima batteria, Rose ed Yamanaka fanno registrare i migliori tempi (4’31”7 e 4’31”8 rispettivamente) di qualificazione, il che li pone nella veste di favoriti per la Finale in programma il 4 dicembre, con possibili outsider nel citato Breen e negli altri due australiani O’Halloran e Gary Winram, quest’ultimo qualificatosi con il terzo miglior tempo in batteria.

Ma, come nella Finale della staffetta 4x200sl, le emozioni sono esclusivamente riservate alla lotta per le piazze d’onore, visto che Rose fa gara a sé, andando a toccare nel record olimpico di 4’27”3 con oltre 3” di margine sul giapponese, il quale, dal canto suo, riesce a prevalere in 4’30”4 su Breen che ha la meglio per soli 0”4 decimi (4’32”5 a 4’32”9) rispetto ad O’Halloran per completare il podio.

La netta affermazione di Rose fa sì che i media si interessino a lui, il che li porta a scoprire una particolarità del giovane talento, vale a dire che egli è vegetariano, circostanza che comporta altresì il fatto che, non essendo prevista al Villaggio Olimpico una dieta che ricalcasse le sue abitudini alimentari, i suoi pranzi venissero preparati dai suoi genitori che glieli recapitavano.

Tale scoperta, unita al fatto che, per le sue specialità, Rose sia costretto a nuotare numerose vasche, fanno sì che, con un malcelato pizzico di ironia, gli venga affibbiato il soprannome di “The seaweed streak” (letteralmente “la scia di alghe”), il che non gli impedisce di scendere in acqua il 5 dicembre nella prima batteria dei m.1500sl e frantumare di quasi 30” il record olimpico stabilito da Konno quattro anni prima ad Helsinki, coprendo la distanza in 18’04”1, lasciandosi ancora alle spalle “la sua ombra” Yamanaka, che conclude in 18’04”3.

Tempi inarrivabili per tutti gli altri iscritti alla gara salvo che per Breen, il quale compie un’impresa a dir poco sensazionale facendo fermare i cronometri nella terza batteria sull’incredibile tempo di 17’52”9 che, oltre a consentirgli di riappropriarsi del primato mondiale, ne fa il logico favorito per la Finale in programma due giorni dopo.

Quel che è pressoché certa è la composizione del podio, in quanto non si vede chi possa contrastare il dominio del trio “austronippoamericano” e così è infatti, con Rose, Yamanaka e Breen a prendere il largo, virando pressoché appaiati a metà gara, per poi essere il non ancora 18enne atleta di casa a costruirsi un vantaggio che, con Breen sorprendentemente a cedere, lo vede con circa 6 metri di vantaggio sul suo rivale giapponese a due vasche dalla conclusione.

Ma mai dare per finito un nuotatore del Sol Levante, la cui più celebre caratteristica è proprio quella di non arrendersi mai, ed ecco quindi Yamanaka rimontare bracciata dopo bracciata sino quasi a raggiungere l’australiano che, avvertito del pericolo da parte del pubblico presente sulle tribune, è ancora in grado di reagire per completare il proprio tris di medaglie d’oro scendendo in 17’58”9 sotto il suo vecchio limite, mentre Yamanaka conclude in un eccellente 18’00”3 e Breen, al contrario, completa l’identico podio dei m.400sl, ma con la profonda delusione di aver peggiorato la propria prestazione in batteria di oltre 15”, chiudendo con il tempo di 18’08”3.

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Yamanaka, Rose e Breen sul podio dei m.1500sl a Melbourne ’56 – da:smh.com.au

L’esito della Finale dei m.1500sl, oltre ad incoronare Rose come uno dei grandi protagonisti dei Giochi, ha anche un curioso risvolto legato proprio alle rivalità tra lui ed Yamanaka, allorché dichiara come “Per molti anni, in Australia, vi era del risentimento nei confronti dei giapponesi a causa degli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale, ma il fatto che al termine della Finale dei m.1500sl io e Tsuyoshi ci fossimo abbracciati, fece sì che tale immagine venisse riportata sulle prime pagine dei quotidiani il giorno seguente, ed uno di loro la fece precedere dal titolo “La Guerra è ora finalmente conclusa …!!

Un rapporto di amicizia/rivalità che prosegue anche negli anni a venire, in quanto sia Rose che Yamanaka si trasferiscono negli Stati Uniti, iscrivendosi al medesimo College della “University of South California”, da dove, allenandosi assieme, possono preparare la rivincita in vista delle Olimpiadi di Roma ’60, nel mentre, in Australia, non sono in pochi a rivedere le loro abitudini alimentari  …

Durante il quadriennio post olimpico, nel mentre i due compagni di studi vivono negli Usa, un altro potenziale concorrente si fa largo nella grande isola oceanica, curiosamente anch’egli immigrato, vale a dire John Konrads che, di origini lettoni, si era trasferito in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale e quindi emigrato in Australia nel 1949 dopo essere stato rifiutato dagli Stati Uniti per l’elevato numero dei componenti la propria famiglia, non sapendo, all’Ufficio immigrazione dello Zio Sam si aver commesso un grave torto alla propria squadra olimpica di nuoto.

Konrads, infatti, di tre anni più giovane dei coetanei Rose ed Yamanaka, si mette in evidenza migliorando per quattro volte il record mondiale sui m.400sl sino a 4’15”9 del 23 febbraio ’60, togliendolo proprio al giapponese che aveva nuotato la distanza in 4’16”6 a fine luglio ’59, così come si presenta in Italia forte anche del primato sui m.1500sl, in cui scende sino a 17’11”0.

Avversario, pertanto, di tutto rispetto, di cui tener conto nella prova sui m.400sl che apre le ostilità nel mezzofondo con le batterie del 30 agosto ’60 nella Piscina del Foro Italico ed a cui non è iscritto Breen, che si riserva per la più lunga distanza, ma che vedono comunque l’americano Alan Somers far registrare il miglior tempo di 4’19”2, che rappresenta altresì il record olimpico, dopo che lo stesso era stato migliorato anche da Yamanaka con 4’21”0 nella prima serie.

Un Rose che, viceversa, si qualifica con il quarto tempo, così come Konrads con il quinto, posizioni che poi, nella Finale del giorno dopo, si ribaltano dopo che, a metà gara, a virare in testa è Somers in 2’06”6, seguito da Konrads a 0”2 decimi e da Yamanaka a 0”5 decimi di distacco, mentre Rose, che transita in 2’07”2, riserva il suo attacco nei terzi 200metri, nuotati in 1’05”0, così che alla virata dei m.300 ha già un vantaggio di circa 2” (3’12”2 a 3’14”1) sia sul connazionale che sull’americano, con il giapponese a stretto contatto.

Rose mantiene il suo ritmo anche nelle ultime due vasche, coperte in 1’06”0 in modo da andare a toccare nel nuovo record olimpico di 4’18”3, così come la tattica di gara di Yamanaka lo premia andando a superare Konrads – nel mentre Somers paga lo sforzo iniziale concludendo non meglio che quinto, superato anche dal britannico Ian Black – nella sfida per l’argento (4’21”4 a 4’21”8) con la curiosa constatazione che il distacco dal confermato Campione olimpico – un’impresa che sui m.400sl sarà ripetuta solo dal connazionale Ian Thorpe tra Sydney 2000 ed Atene ’04 – è esattamente identico (3”1) rispetto a quello di quattro anni prima a Melbourne …!!

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Yamanaka, Rose e Konrads sul podio dei m.400sl a Roma ’60 – da:smh.com.au

Con il programma olimpico allargato ad 8 prove con l’inserimento anche della staffetta 4×100 mista, i nuotatori Usa possono pareggiare il conto delle medaglie d’oro (quattro a testa), grazie soprattutto al successo nella staffetta 4x200sl, che nel corso dell’anno aveva visto il relativo record mondiale – per due volte stabilito nel 1959 dal quartetto giapponese – migliorato dapprima dagli stessi Stati Uniti con 8’17”0 il 23 luglio ’60 solo per vederselo strappare dai nuotatori australiani con 8’16”6 due settimane dopo.

Tempi che impallidiscono di fronte a ciò che i “Big Three” (vale a dire Usa, Giappone ed Australia) riescono a fare l’1 settembre a Roma, quando tutti e tre i quartetti scendono largamente al di sotto del vecchio primato, con gli Stati Uniti a festeggiare con il nuovo limite di 8’10”2, mentre la lotta per l’argento vede prevalere Yamanaka (il quale nuota la più veloce frazione interna con 2’00”6) ed i suoi compagni per soli 0”6 decimi (8’13”2 ad 8’13”8) su di un’Australia il cui Konrads si fa preferire con un’ultima frazione in 2’01”3.

Programma natatorio che si completa il 3 settembre con la disputa dei m.1500sl, dove Rose è chiamato a difendere il titolo conquistato quattro anni prima in patria e che, data la già avvenuta conferma sui m.400sl, ne farebbe una sorta di “eroe nazionale”, intenzione che appare confermata dall’esito delle batterie de3l giorno prima che lo vedono segnare il miglior tempo di 17’32”8, largamente nuovo record olimpico, nel mentre Konrads si “nasconde” coprendo la distanza in 17’52”0 e Breen, appresa la lezione di Melbourne, non spreca eccessive energie qualificandosi con il settimo tempo di 17’55”90.

on stavolta “l’intruso” Konrads tra Rose, Yamanaka e Breen a significare che uno di loro non salga sul podio, il citato poker di mezzofondisti non ha alcuna difficoltà a fare gara a sé rispetto agli altri finalisti, ed al passaggio degli 800metri virano appaiati Konrads e Breen in 9’13”7, seguiti dal giapponese con 9’15”4 mentre Rose transita con un ritardo superiore ai 3”5, per poi incrementare progressivamente la propria andatura ad ogni 100metri successivo.

Così che, con anche Konrads a tenere un rendimento uniforme, a farne le spese sono Breen e soprattutto Yamanaka, visto che al passaggio dei m.1200, Konrads sembra aver partita vinta, transitando in 13’53”8 rispetto ai 13’57”3 di Rose, mentre l’americano mantiene 0”4 decini di vantaggio (13’58”6 a 13’59”0) sul giapponese, distacco ridottosi ad un solo 0”1 decimo (16’23”3 a 16’23”4) alla campana degli ultimi 100metri.

Nella lotta per la medaglia d’oro, viceversa, Rose ha rosicchiato solo 0”6 decimi a Konrads, il quale vira con ancora un discreto margine (16’12”4 a 16’14”3) a proprio favore che addirittura incrementa nello sprint conclusivo, toccando nel nuovo record olimpico di 17’19”6 rispetto ai 17’21”7 del connazionale, così come Breen vanifica il tentativo di rimonta di Yamanaka con due ultime vasche da 1’07”3 e, per la terza volta in due edizioni consecutive dei Giochi, va ad occupare il gradino più basso del podio.

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Rose, Konrads e Breen sul podio dei m.1500sl a Roma ’60 – da:gettyimages.it

Con 6 medaglie olimpiche (4 Ori, un argento ed un bronzo) conquistate, Murray Rose entra definitivamente nella leggenda del Nuoto australiano, ricevendo anche il cavalleresco apprezzamento da parte di Gus Stager, Capo allenatore del Team Usa ai Giochi di Roma, il quale, per quanto visto sino ad allora in piscina, lo definisce: “Il più grande nuotatore di ogni epoca, superiore anche a Johnny Weissmuller …!!”.

Un “Tarzan” di cui in parte Rose ricalca anche le imprese cinematografiche, sia pur a livello molto più basso, apparendo in alcuni show televisivi australiani durante il suo periodo agonistico, per poi debuttare come attore nel 1962 e ricoprire un ruolo in “Ride the wild surf” (1964) ed in “Ice Station Zebra” (1968), in cui recita a fianco di Rock Hudson ed Ernest Borgnine.

Nel frattempo, però, in California Rose, che all’epoca delle Olimpiadi romane ha comunque appena 21 anni, continua a conciliare lo studio con il Nuoto ed un’altra grande stagione lo vede protagonista nel 1962, allorché torna in Australia per prendere parte ai “Commonwealth Games” che si svolgono a Perth dal 22 novembre all’1 dicembre, dimostrando ancora una volta di essere il migliore rispetto alle nuove generazioni composte da Allan Wood e Bob Windle (che si scambiano argento e bronzo sulle distanze inglesi delle 440yd e 1650yd) imponendosi con i rispettivi tempi di 4’20” e 17’18”1, cui unisce anche gli Ori con le staffette 4x110yd e 4x220yd a stile libero.

Una supremazia che Rose ribadisce anche a livello assoluto, visto che il 17 agosto ’62 a Chicago strappa a Konrads il primato mondiale sui m.400sl, nuotati in 4’13”4 e, 9 giorni dopo, stabilisce anche il limite sui m.800sl con 8’51”5, per poi cadere anch’egli vittima dei drastici regolamenti dei “Trials” che gli impediscono un’ultima chance olimpica.

Accade, difatti, che, per motivi di studio, Rose non possa partecipare alle selezioni australiane in vista dei Giochi di Tokyo ’64, ma dimostri comunque di essere in eccellenti condizioni di forma migliorando il 2 agosto ’64 il record mondiale sui m.1500sl sfiorando la barriera dei 17’ netti, realizzando 17’01”8, pur se un mese dopo l’americano Roy Saari passa alla storia infrangendo tale limite con 16’58”7, impresa non sufficiente a far cambiare idea alla Federazione australiana.

Ed anche se, nel computo delle medaglie, ciò non comporta un gran danno, visto che la Finale dei m.1500sl viene comunque vinta dal ricordato Windle in 17’01”7 con Wood sul podio con il bronzo già ottenuto anche sui m.400sl, aver tolto quest’ultima opportunità ad un Campione di tale levatura appare molto più che un “delitto di lesa maestà”, senza dimenticare che, qualora Rose fosse stato iscritto anche sui m.400sl, si sarebbe potuto assistere ad una “sfida epocale” con l’americano Don Schollander che, complice l’allargamento del programma, diviene il primo nuotatore a fregiarsi di quattro medaglie d’oro in un’unica edizione dei Giochi.

Ed, in ogni caso, di lui non si sono certo dimenticati i vertici del Nuoto Mondiale, che ad un solo anno di distanza dal termine dell’attività agonistica, lo inseriscono nella “International Swimming Hall of Fame” già dal 1965, riconoscimento per il quale John Konrads deve attendere il 1971, George Breen il 1975 ed Yamanaka addirittura il 1983, come dire tutti a debita distanza dalla “Scia verde” che molto spesso li aveva preceduti …

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