LISA LESLIE, ED IL “DREAM TEAM” USA DI BASKET AL FEMMINILE

 

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Lisa Leslie bacia la medaglia d’oro ad Atene 2004 – da:gettyimages.it

Articolo di Giovanni Manenti

La leggenda biblica sulla creazione dell’uomo e della donna tramandataci dall’Antico Testamento, descrive Eva come nata da una costola di Adamo, e sarete pertanto a chiedervi cosa detta citazione abbia a che vedere con una storia di Sport.

Ovviamente nulla, se non usare tale paragone per evidenziare come il più devastante Centro nel panorama del Basket femminile, vale a dire l’americana Lisa Leslie, la si possa idealmente immaginare come nata da una costola di un Bill Russell così come di un Kareem Abdul-Jabbar.

E’ su di lei, nata a Gardena, in California, il 7 luglio 1972, che gira difatti attorno la squadra di Basket Usa che imita – se non addirittura supera – le gesta del celebre “Dream Team” che entusiasma alle Olimpiadi di Barcellona ’92, prima occasione in cui è concesso anche ai Professionisti della NBA di partecipare ai Giochi.

Edizione, quella catalana, che vede al contrario le ragazze americane – che avevano conquistato il primo oro olimpico della loro storia ai Giochi di Los Angeles ’84, ma di scarso valore stante l’assenza delle formazioni del blocco sovietico – non riuscire a confermare il successo ottenuto quattro anni prima a Seul, in cui avevano riscattato la sconfitta dei maschi in semifinale contro l’Urss, rifilando alle sovietiche un pesante 102-88 per poi aggiudicarsi il titolo superando 77-70 la Jugoslavia in Finale.

A Barcellona, al contrario, le parti si erano invertite, e mentre Jordan & Co. strappavano applausi con le loro giocate, dominando il Torneo aggiudicandosi ogni incontro con almeno 30 punti di scarto, ecco che le cestiste sovietiche (ancorché sotto la dizione di “Comunità degli Stati Indipendenti”) si prendono la rivincita, con il 79-73 inflitto in semifinale alle ragazze Usa, così costrette ad accontentarsi della medaglia di bronzo a spese delle cubane.

Ma, oramai, a dispetto di tale delusione, il Basket al femminile sta prendendo sempre più piede oltre Oceano, ed ecco che – anche in questo caso, verrebbe da dire – da una “costola” della NBA (la Lega Professionistica Usa) nasce la “Women’s National Basketball Association” (WNBA), costituita il 24 aprile 1996 alla vigilia delle Olimpiadi di Atlanta, il cui primo Campionato ha luogo l’anno seguente, avendo lo stesso uno svolgimento temporale diverso, dato il ridotto numero di squadre, vale a dire in un arco da Maggio a Settembre, con i Playoffs a concludersi nella prima metà di ottobre.

Al pari di quanto era successo tra i maschi dopo la delusione olimpica di Seul, anche a livello femminile la sconfitta di Barcellona, cui aveva fatto seguito analogo stop in semifinale ai Mondiali di Australia ’94 – ai quali gli Stati Uniti giungevano da detentrici del titolo – sconfitta 107-110 dal Brasile, induce la Federazione a costituire già dal 1995 un gruppo di ragazze da formare in vista dell’appuntamento nella Capitale della Georgia.

Ed, a far parte di questo gruppo – cui appartengono, quali uniche reduci dell’esperienza catalana, solo la “leggendariaTeresa Edwards, già componente del Team oro a Los Angeles ’84 e Seul ’88, e Katrina McClain, a propria volta oro in Corea – non può mancare la 23enne Lisa Leslie, reduce da quattro anni alla “University of South California” dove ha stracciato qualsiasi record, guidando le sue compagne ad 89 vittorie e 31 sconfitte nelle 120 gare disputate.

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Leslie ad University of South California – da:pac-12.com

A livello personale, potendo contare su di un fisico oseremmo dire perfetto (m.1,96 per 77kg.) per dominare sotto i tabelloni, Leslie fa registrare medie da 20,1 punti, 10,1 rimbalzi e 3,1 stoppate a partite, toccando nel suo ultimo anno, il 1994, quote di 21.9 punti e 12,3 rimbalzi di media.

Indubbiamente, il Centro che tutti gli allenatori vorrebbero a propria disposizione, e con la Edwards a fungere da playmaker ed un altro fenomeno quale Sheryl Swoopes a violentare la retina dal perimetro, il più è già fatto, allorché le ragazze americane si preparano ad affrontare l’impegno olimpico, dove sono inserite nel Gruppo B assieme ad Australia, Ucraina, Cuba, Corea del Sud e Zaire, mentre nel Gruppo A spicca la presenza di Russia e Brasile.

Con le prime quattro squadre a qualificarsi per i Quarti di finale con abbinamenti incrociati, Edwards & Co. rifilano pesanti passivi alle malcapitate africane (travolte per 107-47) e sudcoreane (105-64) e non miglior sorte tocca all’Ucraina (98-65), nel mentre limitano a 17 punti il passivo sia Cuba (101-84) che Australia (96-79), per poi entrare nella Fase senza possibilità di appello dell’eliminazione diretta.

Abbinate al Giappone ai Quarti, le americane si impongono 108-93 in una gara che passa alla storia per i 35 punti realizzati da Leslie (oltre ad 8 rimbalzi e 4 assist), cui danno una mano le citate Swoopes, con 9 punti e 5 assist e, soprattutto, McClain, che mette a referto 18 punti e ben 16 rimbalzi, nel mentre, dal canto suo, Teresa Edwards dispensa 12 assist.

Quarti di finale che fanno registrare la sorpresa dell’eliminazione della Russia (74-70) da parte della sempre ostica Australia, che diviene così nuovamente avversaria degli Usa in semifinale, mentre l’altra finalista scaturisce dal match tra Ucraina e Brasile, con le Campionesse del Mondo in carica ad imporsi facilmente per 81-60.

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Leslie a canestro contro Australia ad Atlanta ’96 – da:gettyimages.it

Divario pressoché identico (93-71) con cui le ragazze americane hanno la meglio sulle australiane, con Leslie (22 punti e 13 rimbalzi) e McClain (18 e 15, rispettivamente) a fare il bello ed il cattivo tempo sotto i tabelloni, ricevendo una grossa mano nel tiro da fuori da Swoopes con i suoi 16 punti, il tutto per una “macchina” ben rodata ed intenzionata a non fare sconti al Brasile nell’atto conclusivo.

Scese in campo il 4 agosto ’96, due giorni dopo che il “Dream Team2” – con ancora stelle del calibro di Charles Barkley, Scottie Pippen, John Stockton, Karl Malone e Shaquille O’Neal – ha liquidato per 95-69 la Jugoslavia, le ragazze intendono anch’esse mettere il loro sigillo sull’edizione dei Giochi di Atlanta con un’imbarazzante (per le avversarie …) prova di superiorità che le porta quasi ad eguagliare il famoso 117-85 rifilato da “Magic Johnson” e Michael Jordan alla Croazia nella Finale di Barcellona, rifilando alle stravolte brasiliane un passivo (111-87) di poco inferiore, con ancora Leslie a dominare dall’alto dei suoi 29 punti.

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Le ragazze Usa festeggiano l’oro ad Atlanta ’96 – da:tribpub.com

Intenzionate anche loro a ricevere l’appellativo di “Squadra dei Sogni”, lo “zoccolo duro” formato da una Teresa Edwards che si sta avvicinando ai 40 anni, Leslie e Swoopes si avvantaggia indubbiamente, nel quadriennio post olimpico, dal potersi cimentare nella neo costituita WNBA, i cui primi quattro Tornei sono tutti appannaggio delle Houston Comets allenate da Van Chancellor, e nelle cui file militano un’altra leggenda del Basket femminile americano, vale a dire Cynthia Cooper – eletta MVP delle Finali in tutte e quattro le stagioni – oltre alla già citata Swoopes ed ad una giovane Tina Thompson, di cui sentiremo a breve parlare.

Dal canto suo, Lisa Leslie, che è tesserata per le Los Angeles Sparks, tiene medie realizzative intorno ai 16 punti, primeggiando nella Classifica dei rimbalzi nel 1997 e ’98, con 9,5 e 10,2 di media a partita, ma non ha ancora dato il meglio di sé stessa, come avviene, viceversa, ad inizio del nuovo secolo, dopo la conferma dell’oro olimpico ai Giochi di fine millennio di Sydney 2000.

Presentatesi in Australia con i logici favori del pronostico, sia per il successo di Atlanta che per aver riconquistato il titolo iridato nella Rassegna di Berlino ’98 grazie al 71-65 sulla Russia in Finale dopo la vittoria per 93-79 sul Brasile in semifinale, le americane vengono inserite nel Gruppo B assieme alle russe, che vengono sconfitte per 88-77, al pari di Corea del Sud (89-75) e Polonia (76-57), mentre poco più che un allenamento si dimostrano gli incontri contro Cuba e Nuova Zelanda, risolti per 90-61 e 93-42 rispettivamente, con Leslie sempre in doppia cifra, fornendo assieme a Swoopes un’eccellente esibizione nel match contro le coreane, con la prima a mettere a referto 24 punti ed 11 rimbalzi e la seconda 29 punti e 9 rimbalzi, realizzando da sole in pratica il 60% del totale dei punti.

Un passo falso di troppo contro la Francia (sconfitta 70-73 al supplementare) relega nell’altro Girone, dominato dalle padrone di casa australiane, il Brasile al terzo posto, così da essere abbinato ai Quarti alla Russia per il confronto più incerto, testimoniato dall’esito dello stesso che, per la seconda edizione consecutiva, vede le russe uscire di scena a questo punto del Torneo, sconfitte di misura (67-68), nel mentre non hanno problemi a proseguire Australia e Stati Uniti (58-43 alla Slovacchia in una gara dall’insolito punteggio basso, pur con Leslie a siglare 18 punti …) ed un’altra sorpresa giunge dalla sfida tra Francia e Corea del Sud, con le asiatiche ad imporsi per 69-58.

Resesi conto che non avranno vita facile come in Georgia, le americane affrontano con la giusta concentrazione la ripetizione della gara contro le sudcoreane, vinta stavolta con un margine (78-65) ben più ridotto, ma quando si hanno nel quintetto giocatrici del calibro di Leslie (ancora in “doppia doppia” con 15 punti e 12 rimbalzi …) e Swoopes, autrice di 19 punti, tutto diventa più semplice, anche se la sfida in Finale contro le padrone di casa australiane (64-52 al Brasile, poi bronzo a spese della Corea del Sud) è tutt’altro che vinta in partenza.

Anche perché nelle file australiane milita una 19enne, tale Lauren Jackson che altri non è se non “l’alter ego” di razza bianca dell’afroamericana Leslie, della quale pareggia l’altezza (196cm.) con una maggiore tonicità muscolare, pesando 85 chili, dando inizio ad una rivalità che durerà un decennio, spostandosi anche sui parquet della WNBA, visto che viene ingaggiata dalle Seattle Storm.

E, nonostante sia la più giovane della sua formazione, la Jackson dimostra di non subire il carisma dell’oramai 28enne Leslie, aggiudicandosi il platonico confronto diretto, con 20 punti e 13 rimbalzi al proprio conto, cui l’americana risponde con 15 punti, 9 rimbalzi e 4 assist, ma è la maggior compattezza della squadra Usa a fare la differenza, con Swoopes a contribuire con 14 punti e 9 rimbalzi, oltre ad Yolanda Griffith (13 punti e 12 rimbalzi) per il netto 76-54 che consegna alla 36enne Teresa Edwards il suo quarto oro olimpico che, unito al bronzo di Barcellona ’92, ne fanno la giocatrice più medagliata nella Storia dei Giochi.

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Le ragazze Usa festeggiano il titolo a Sydney 2000 – da:gettyimages.it

Con già due ori olimpici ed un titolo iridato nel proprio Palmarès, per Leslie è giunto il momento di mietere allori anche in patria con il proprio Club, a guidare il quale viene chiamato nel 2001 un idolo del “Forum” di Inglewood ai tempi dello “Showtime” di “Magic” Johnson, vale a dire Mike Cooper, i cui frutti vengono immediatamente a maturazione.

Con la sola Delisha Milton-Jones tra le Campionesse olimpiche come compagna, è Leslie a trascinare Los Angeles al titolo con una fantastica “regular Season” conclusa con un record di 28 vittorie e sole 4 sconfitte, per poi porre fine all’egemonia di Houston nelle Semifinali e superare Sacramento nella Finale della Western Conference ed acquisire così il diritto a sfidare per il titolo assoluto le ragazze di Charlotte, anch’esse alla loro prima Finale.

Già sconfitte due volte nella stagione regolare, Los Angeles ripete identico percorso nelle gare per il titolo, con Leslie dominatrice in entrambe le circostanze, con 24 punti ed 8 rimbalzi nel successo per 75-66 in campo esterno, cui aggiunge altrettanti punti e 13 rimbalzi nella demolizione per 82-54 delle avversarie nella sfida allo “Staples Center” che certifica il trionfo delle ragazze di Cooper, con Leslie a ricevere lo scontato premio di MVP delle Finali, oltre a quello per l’intera stagione.

Riconoscimento di MVP delle Finali che Leslie ottiene anche l’anno seguente, allorché, dopo aver chiuso la stagione regolare con un record di 25-7, appena migliore del 24-8 fatto registrare da Houston, con queste ultime inaspettatamente fatte fuori da Utah nel primo turno dei playoffs, si presenta per la seconda volta consecutiva all’appuntamento per il titolo dopo aver eliminato Seattle della “nemica” Jackson ed Utah per confermare la propria leadership ad Ovest, avversarie stavolta le ragazze di New York Liberty, che giungono a tale sfida per la quarta volta nei sei anni di vita della Lega femminile.

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Lisa Leslie in azione coi Los Angeles Sparks – da:gettyimages.co.uk

 

Desiderose di sfatare questo orrendo tabù, le newyorkesi si fanno sorprendere sul parquet amico del “Madison Square Garden” per 71-63 in gara-1, per poi giocare il tutto per tutto nella seconda sfida nella “Città degli Angeli”, dove si trovano sul 66 pari prima che Nikki Teasley infili una tripla a 2”1 dalla sirena per il 69-66 conclusivo che conferma Los Angeles ai vertici della WNBA.

Stagione conclusasi in anticipo a fine agosto ’02 per consentire alla Nazionale di presentarsi in Cina onde confermare il titolo iridato del ’98, con alla guida Van Chancellor, il Coach delle Houston Comets, le cui indicazioni sembrano fornire un ulteriore miglioramento al gioco di squadra, visto che nel Girone eliminatorio, a parte lo scontato massacro (80-39) di Taipei, non fanno certo miglior figura sia Lituania, umiliata con un imbarazzante 105-48, che la stessa Russia, pesantemente sconfitta per 89-55, a cui contribuisce la “micidiale coppia” Leslie/Swoopes, con 20 e 17 punti rispettivamente.

Un ruolino di marcia che, dopo gli altri 39 punti di scarto (94-55) rifilati alla Spagna nei Quarti, induce a ritenere la conferma del titolo quasi una formalità, errore che rischia di divenire fatale contro le australiane, se non ci fosse Leslie, con un’altra “doppia doppia” (24 punti e 13 rimbalzi) a stroncarne le velleità sino al confortante 71-56 che significa la quarta Finale nelle ultime cinque edizioni della Rassegna iridata, avversaria nuovamente la Russia come quattro anni prima a Berlino.

La storia insegna che non vi è di peggio che incontrare nella sfida decisiva un’avversaria umiliata nel corso della manifestazione, ed anche stavolta – con l’Australia a conquistare il bronzo con la Jackson miglior realizzatrice del Torneo con 23,1 punti di media – dopo che gli Usa avevano accumulato 10 punti di vantaggio, si ritrovano le loro avversarie a distanza di un sol punto a 3’ dal termine, con la gara risolta a proprio favore grazie a due liberi della Swoopes per il 79-74 conclusivo e, manco a dirlo, Leslie eletta MVP del Torneo ed inserita nel quintetto base assieme alla connazionale Shannon Johnson ed, ovviamente, alla Jackson.

Questo continuo richiamo al pivot australiano ha le sue motivazioni, poiché nell’anno olimpico 2004, in cui sono in programma i Giochi di Atene, i suoi Seattle Storm riescono nell’impresa di conquistare il titolo WNBA, con la Jackson a confermarsi leader come realizzatrice con 20,5 punti di media dopo i 21.2 della stagione precedente, e quindi l’attesa per il suo confronto con Leslie nella Capitale ateniese è quanto mai elevata.

La suddivisione delle 12 formazioni iscritte non appare, invero, granché equilibrata, con Australia, Brasile e Russia inserite nel Gruppo A e, viceversa, gli Stati Uniti ad avere un cammino sulla carta più agevole, chiamati ad affrontare Spagna e Repubblica Ceca, anche se ciò deriva dall’inatteso flop di Cina e Corea del Sud che concludono agli ultimi due posti, restando escluse dalla Fase ad eliminazione diretta, alla quale, come è prassi consueta, le americane giungono imbattute, con la oramai 32enne Leslie sempre, regolarmente, in doppia cifra, con l’apice dei 25 punti rifilati alla Corea (80-57 il finale) e dei 15 punti e 10 rimbalzi nell’80-61 a spese della Spagna.

Con un’altra valida compagna a darle manforte sotto i tabelloni, vale a dire la 22enne Diana Taurasi, Leslie non ha bisogno di impegnarsi più di tanto (12 punti ed 8 rimbalzi) nel comodo successo per 102-72 sulla Grecia nei Quarti – dove, al contrario, fanno la loro bella figura Johnson con 21 punti, la citata Taurasi che mette a referto 14 punti ed 11 rimbalzi e Tina Thompson (ricordate …) con 20 punti, 6 rimbalzi e 5 assist – in attesa delle decisive sfide per la medaglia d’oro, con il torneo a vedere qualificate per le semifinali le “Magnifiche Quattro” e gli Usa affrontare la Russia ed il Brasile l’Australia.

Con sotto i tabelloni Leslie e Yelena Baranova ad annullarsi a vicenda – 11 punti, 7 rimbalzi e 3 assist per l’americana, 10 punti, 8 rimbalzi e 6 assist per la coetanea russa – a far la differenza nel sofferto 66-62 che prolunga la striscia vincente delle statunitensi sono ancora Thompson (14 punti e 5 rimbalzi) e Taurasi, che fa registrare 10 punti e 7 rimbalzi, mentre nell’altra semifinale una Jackson stratosferica (26 punti e 13 rimbalzi) contribuisce alla distruzione (88-75) del Brasile, poi sconfitto 62-71 anche dalla Russia per il bronzo.

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Jackson e Leslie ad Atene ’04 – da:zimbio.com

E così, a quattro anni di distanza, Stati Uniti ed Australia si ritrovano nuovamente di fronte il 28 agosto 2004 nella sfida per l’oro, con le ragazze di Chancellor ad avere un’altra grande responsabilità sulle spalle, ovverossia riscattare la deludente prova dei maschi, sconfitti 89-81 in semifinale dall’Argentina e relegati sul gradino più basso del podio.

Con Taurasi a subire la pressione dell’evento, data la giovane età (ma avrà comunque modo di rifarsi nelle stagioni a venire …), l’attesa “sfida nella sfida” tra Leslie e Jackson – le quali non si “amano” sin dai Giochi di Sydney, con l’australiana a prendere per i capelli la “colored” afroamericana dopo un diverbio sotto canestro – si conclude sostanzialmente in parità, visti i 12 punti, 14 rimbalzi e 2 assist della bionda Jackson, a cui Leslie risponde con 13 punti, 8 rimbalzi ed un assist, così che, a fare la differenza in una gara equilibrata per tre quarti, vi pensano Thompson e Dawn Staley.

Con il punteggio, difatti, a vedere le americane avanti di tre punti (29-26) all’intervallo lungo, ridottosi a due sole lunghezze (52-50) alla fine del terzo periodo, il contributo di Thompson, che mette a referto 18 punti, 3 rimbalzi ed altrettanti assist e di Staley, con i suoi 14 punti, risulta fondamentale nell’allungo decisivo nel quarto parziale per il 74-63 che incorona per la terza volta consecutiva gli Stati Uniti Campioni olimpici.

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Il Team Usa Oro ad Atene ’04 – da:gettyimages.it

Per Leslie, che in patria riceve un ulteriore premio di MVP della “Regular Season” nel 2006, stagione in cui fa registrare le più alte medie in carriera quanto a punti e rimbalzi (20,0 e 3,2 a partita, rispettivamente …), vi è un’ultima sfida da portare a termine, ovverossia eguagliare il record di quattro medaglie d’oro consecutive di Teresa Edwards, oltretutto alla medesima età di 36 anni qualora venisse convocata per le Olimpiadi di Pechino ’08.

Con Chancellor ad aver concluso la sua esperienza alla guida del Team Usa con l’invidiabile record di 38 vittorie e nessuna sconfitta, ed una successiva parentesi di Dawn Staley per i Mondiali ’06 in cui gli Stati Uniti abdicano a favore dell’Australia (Lauren Jackson top scorer con 21,3 punti di media e Penny Taylor MVP del Torneo) dopo essere stati sconfitti dalla Russia in semifinale, la nuova allenatrice Ann Donovan – componente della rosa vincitrice a Los Angeles ’84 e Seul ’88, nonché compagna di squadra della Jackson a Seattle – si guarda bene dal rinunciare all’apporto della sia pur 36enne Leslie in vista dell’appuntamento di Pechino, visto che, oltretutto, Staley ha cessato l’attività, mentre Swoopes e Johnson si sono chiamate fuori.

Non avendo più fuoriclasse (Leslie a parte, ovviamente …) a propria disposizione, Donovan sceglie la strada di una maggior rotazione tra le ragazze a sua disposizione, centellinando il minutaggio rispetto all’avversaria di turno, politica che paga, visto che quello che si riteneva, in partenza, potesse essere l’oro più difficile da conquistare, si rivela alla fine come il più semplice.

Con una dimostrazione di superiorità impressionante nel Gruppo eliminatorio, dove a fare la miglior figura (si fa per dire …) è la Nuova Zelanda, unica a contenere il passivo (60-96) al di sotto dei 40 punti (!!), per una media a fine girone di 98,2 a 55,2 anche l’ostacolo Corea del Sud nei Quarti viene brillantemente superato con oltre 40 punti (104-60) di scarto, gara in cui si mette in evidenza la 22enne Sylvia Foles, autrice di 26 punti e 14 rimbalzi, per poter accedere alle sfide per la medaglia d’oro che vedono per l’ennesima volta gli Stati Uniti opposti alla Russia, mentre alle Campionesse iridate australiane toccano le padroni di casa cinesi, le quali hanno già fatto anche troppo, come dimostra il pesantissimo scarto di 24 punti (56-90) che sono costrette a subire.

Per gli Usa è l’occasione di riscattare la sconfitta subita in semifinale ai Mondiali ’06, cosa che puntualmente avviene pur con una Leslie alquanto limitata dalla stretta marcatura a cui è sottoposta (solo 5 punti e 3 rimbalzi per lei …), con le ragazze di Donovan, dopo un primo tempo equilibratissimo (vantaggio minimo di 33-32 all’intervallo lungo), a prendere il largo nei due ultimi parziali per concludere con un 67-52 che vede quali protagoniste Taurasi (21 punti, 9 rimbalzi e 2 assist per lei) e Thompson, che chiude con 15 punti e 4 rimbalzi.

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Leslie nella Finale di Pechino ’08 – da:gettyimages.it

Per la terza volta consecutiva chiamate a contendere la medaglia d’oro olimpica agli Stati Uniti, le australiane sono attese, secondo le previsioni, ad una Finale combattuta ed equilibrata, ma anche se la Jackson ha la meglio nell’eterno duello con Leslie (20 punti e 10 rimbalzi per la bionda Lauren, 14 e 7 rispettivamente per l’americana …), la sfida appare inaspettatamente già decisa all’intervallo, con ben 47 punti realizzati dalle ragazze di Donovan rispetto ai soli 30 delle loro avversarie, per poi controllare agevolmente la gara negli ultimi due periodi per un 92-65 che non ammette repliche di sorta, al quale contribuiscono anche le comprimarie Kara Lawson, Candace Parker e Foles, con 15, 14 e 13 punti a testa.

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Leslie mostra i suoi quattro Ori a Pechino ’08 – da:edition.cnn.com

Per Leslie, che l’anno seguente abbandona l’attività agonistica a 37 anni, il coronamento di un sogno con il “Poker d’oro olimpico” conquistato, il record per il Team Usa tuttora insuperato di 488 punti realizzati nelle 32 gare (media 15,2 a partita …) disputate ai Giochi ed una domanda da lasciare ai posteri ….

Ma siamo proprio sicuri che il “vero” Dream Team non sia stato il nostro …??

 

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