SERGEY BUBKA, LO ZAR CHE GUARDAVA TUTTI DALL’ALTO

 

Sergey Bubka of USSR
Sergey Bubka – da:italnews.info

Articolo di Giovanni Manenti

Gianni Brera, il “Vate del Giornalismo sportivo” nostrano, era solito dichiarare come non prediligesse due specialità dell’Atletica Leggera, vale a dire il Salto triplo ed il Salto con l’asta, poiché, a suo dire, erano prove più da saltimbanchi ed adatte ad un’attività circense che non capaci di arricchire il programma delle gare in pedana.

Non sappiamo se alla data della sua scomparsa, avvenuta alle soglie del Natale 1992 – allorché l’oramai divenuto ucraino Sergey Bubka aveva già stabilito 32 dei suoi ben 35 primati mondiali (tra indoor ed all’aperto) – il “Gioanbrerafucarlo”, come amava firmarsi, avesse modificato o, viceversa, ancor più consolidato la propria opinione, viste le evoluzioni di colui che ha rivoluzionato il mondo del Salto con l’asta, tanto che non è assolutamente azzardato asserire che, in detta specialità sia esistito “un prima ed un dopo Bubka”, al pari di quello che, nel Nuoto ad esempio, si è verificato con l’americano Mark Spitz nel lontano 1972.

Terreno di caccia esclusivo sino a fine anni ’60 degli astisti americani – che si aggiudicano la medaglia d’oro senza soluzione di continuità dai Giochi di Atene 1896 sino all’edizione di Città del Messico ’68 – gli stessi detengono ininterrottamente il record mondiale per 43 anni (fatta salva una breve parentesi in cui si inserisce nel giugno ’62 il finlandese Pentti Nikula) dal 28 maggio 1927 sino al 17 giugno 1970, e dalla creazione del Ranking mondiale di fine stagione, avvenuta a partire dal 1947, per i primi 23 anni nessun altro atleta ha raggiunto la prima posizione se non appartenente al Paese dello zio Sam.

E quando il 17 ottobre 1964 il texano Fred Hansen – altresì detentore del primato assoluto con m.5,28 – si aggiudica la maratona di una infinita Finale alle Olimpiadi giapponesi, è vicino a compiere il primo anno di vita colui che del Salto con l’asta diverrà il dominatore assoluto in un arco temporale di 15 anni, nel corso dei quali, il già citato vertice del Ranking mondiale lo vede primeggiare in ben 13 occasioni.

Testimone, oltre che di imprese sportive, altresì dello sconvolgimento politico che ha interessato l’ex Unione Sovietica, Bubka nasce il 4 dicembre 1963 a Lugansk, in Ucraina, centro di oltre 400mila abitanti successivamente rinominato Voroshilovgrad per poi riacquisire la propria originaria denominazione, ancorché variata in Luhansk, secondo l’accezione ucraina, all’ottenuta indipendenza.

E’ un ragazzino molto vivace, Sergey, dotato di un’agilità non comune affinata tramite uno dei suoi massimi divertimenti che era quello di salire sugli alberi, in particolare i ciliegi, quando non si dedicava a praticare sport, Calcio od Hockey su ghiaccio a seconda delle stagioni, tipiche discipline di quelle zone, ma con una caratteristica innata che non lo abbandonerà mai e che, molto spesso, fa la differenza a livello agonistico, ovverossia il voler sempre vincere, qualsiasi cosa facesse.

Ed ha anche un fratello, di tre anni esatti maggiore di lui, Vassily, nato il 26 novembre 1960, e per seguirne le orme si presenta su di un campo di Atletica leggera restandone affascinato, iniziando a cimentarsi nella velocità (100 metri) e nel salto in lungo, mentre il fratello si è già indirizzato nel praticare il Salto con l’asta.

A lanciarlo in quella che sarà la sua specialità è Vitaly Petrov, tecnico ucraino di Donetsk che, avendone individuate le potenzialità, lo convince ad intraprendere la stessa strada di Vassily ed a seguirlo presso il Centro di allenamenti del principale centro minerario ucraino quando ha solo 15 anni e già il panorama del Salto con l’asta aveva visto profondi cambiamenti.

Ad interrompere l’egemonia a stelle e strisce aveva difatti pensato il fenomenale tedesco orientale Wolfgang Nordwig, leader assoluto in Europa e primo atleta non americano a salire sul gradino più alto di un podio olimpico trionfando ai Giochi di Monaco ’72, per poi toccare alla Polonia affacciarsi ai vertici con Tadeusz Slusarski e Wladyslaw Kozakiewicz, i quali si impongono nelle edizioni di Montreal ’76 e Mosca ’80, in quest’ultimo caso con tanto di record mondiale di m.5,78 e tanti saluti da parte di Kozakiewicz al pubblico moscovita con il celebre “gesto dell’ombrello” per averne a lungo fischiato i tentativi onde favorire il beniamino di casa Volkov.

Già, Konstantin Volkov – che conquista l’argento a pari merito con Slusarski a quota m.5,65 – altri non è che, incredibile a dirsi, il primo astista a salire su di un podio olimpico da quando l’Urss è entrata a far parte del circuito, ovverossia dai Giochi di Helsinki ’52, nel mentre a livello di Campionati Europei si erano registrati i soli successi di Vladimir Kishkun con m.5,35 alla Rassegna Continentale di Roma ’74 e di Vladimir Trofimenko con m.5,55 quattro anni dopo a Praga.

A contrastare la superiorità sovietica a livello continentale si fa avanti prepotentemente la scuola francese – che sino ad allora aveva generato come migliori rappresentanti Hervé D’Encausse, François Tracanelli e Jean Michel Bellot – da cui emerge un poker di saltatori di assoluto livello, quali Philippe Houvion, Thierry Vigneron, Pierre Quinon e Philippe Collet, tutti più o meno coetanei dei fratelli Bubka.

In Unione Sovietica si sta intanto affermando la “generazione del 1960”, visto che di tale anno sono, oltre al già citato Volkov ed il fratello maggior di Sergey, anche Aleksandr Krupskiy e Vladimir Polyakov – rispettivamente oro ed Argento ai campionati Europei di Atene ’82 con pari misura di m.5,60 – con quest’ultimo ad essere anche divenuto il primo astista sovietico a stabilire un record mondiale, con i suoi m.5,81 saltati il 26 giugno ’81 a Tbilisi, migliorando di un solo centimetro il limite valicato da Vigneron appena sei giorni prima.

Non manca pertanto che l’imbarazzo della scelta al momento di formare la selezione in vista della prima Edizione dei Campionati Mondiali che va in scena ad Helsinki ad inizio agosto ’83 e ci vuole pertanto un bel coraggio da parte del Commissario Tecnico Igor Ter-Ovanesian ad inserire tra i tre prescelti il non ancora 20enne Bubka, il quale due anni prima, alla Rassegna Continentale di Utrecht ’81 si era classificato non meglio che settimo con la misura di 5metri, laddove, a mo’ d’esempio, il francese Quinon aveva conquistato l’argento con m.5,30.

Ma Ter-Ovanesian si fida in parte delle assicurazioni di Petrov, che ritiene il suo allievo pronto per una grande Manifestazione internazionale, e per il resto del proprio intuito, garantendo a coloro che gli chiedono spiegazioni sulla decisione assunta: “questo ragazzo vincerà l’Oro e l’anno prossimo farà il mondiale …!!”.

Chissà se ne fosse in cuor suo veramente convinto o seppure una risposta così secca era necessaria per tacitare i detrattori, fatto sta che proprio in tale occasione Bubka dimostra una solidità mentale impensabile per un ragazzo della sua età, allorché si ritrova con un solo tentativo a sua disposizione sulla quota di m.5,60 viceversa superata alla prima prova sia da Volkov che dal bulgaro Atanas Tarev, mentre il primatista mondiale Polyakov era uscito dopo aver superato m.5,40 al pari di Vigneron.

Bubka riesce nel suo ultimo tentativo ed, avendo già in tasca la medaglia di bronzo, compie il suo primo capolavoro dopo che Tarev fallisce le sue tre prove a m.5,65 ed altrettanto fa Volkov a m.5,70 misura al contrario superata dal giovane ucraino ancora all’ultimo tentativo per quello che rappresenta, di fatto, “l’inizio di un’epoca”.

untitled
Bubka ai Mondiali di Helsinki ’83 – da:mentalfloss.com

Una caratteristica, quella agonistica, che fa viceversa quanto mai difetto ai “moschettieri” francesi, prova ne sia l’eliminazione di Quinon con tre nulli sulla misura d’entrata di m.5,40, pur non potendo negarne le qualità tecniche, che mettono in evidenza nei meeting post mondiali, con Quinon a togliere a Polyakov il record saltando m.5,82 a Colonia il 28 agosto, solo per vedersi a propria volta cancellato da Vigneron, che sale sino a m.5,83 l’1 settembre ’83 al “Golden Gala” di Roma.

Importante ricordare queste prestazioni, poiché dall’anno seguente in poi, come profetizzato da Ter-Ovanesian, l’albo dei primati del Salto con l’asta farà registrare un solo nome, ovverossia quello di Sergey Bubka da Lugansk, tranne un intermezzo di 9’ (!!) di cui andremo presto a parlare.

Nel frattempo, anche al di là dell’Oceano non è che si stia a guardare, intenzionati a riprendersi la leadership della specialità, e nel biennio 1982-’83 il record Usa viene migliorato otto volte sino ai m.5,76 di Jeff Buckingham (solo 13esimo ad Helsinki con m.5,40) del 16 luglio ’83, per poi vedere scatenarsi i migliori specialisti nel corso della successiva stagione che porta ai Giochi di Los Angeles ’84, con Earl Bell e Mike Tully a migliorarsi a vicenda sino ai m.5,81 di quest’ultimo in occasione degli “Olympic Trials.

Misura che sarebbe stata di soli 2cm. inferiore al primato di Vigneron se, fedele alle aspettative di Ter-Ovanesian, Bubka non avesse iniziato quella che si può tranquillamente definire come la sua “scalata verso il cielo”, avviata in inverno con ben tre record mondiali indoor in meno di un mese, dapprima con m.5.81 a Vilnius, in Lituania il 15 gennaio ’84, seguito dai m.5,82 dell’1 febbraio a Milano e dai m.5,83 del 10 febbraio, ottenuti proprio “in casa del nemico”, vale a dire ad Inglewood, in California.

Pur consapevole del fatto che le autorità sovietiche hanno deciso di rispondere al boicottaggio dei Giochi di Mosca ’80 rendendo la pariglia agli Stati Uniti in occasione dell’appuntamento di Los Angeles ’84, Bubka intende far suo quantomeno “il titolo morale” e, pertanto, mentre i partecipanti ai Giochi scendono in pedana per le qualificazioni del 6 agosto ’84 al “Coliseum” della metropoli californiana, lui ha già provveduto a migliorare tre volte il vecchio record di Vigneron, dai m.5,85 saltati a Bratislava il 26 maggio ’84 sino ai m.5,90 del 13 luglio a Londra.

Non deve essere stato piacevole per Bubka – che vive in carriera una sorta di personale “maledizione olimpica”, come vedremo in seguito – assistere in Tv al successo di Quinon con m.5,70 a precedere Tully con m.5,65 mentre Bell e Vigneron si dividono il gradino più basso del podio con m.5,60 ma, costretto a fare “buon viso a cattivo gioco”. ha a sua disposizione un’ulteriore occasione per ricordare al mondo intero come quell’oro al collo del francese rappresenti una sorta di “lesa maestà”.

Teatro della sfida è ancora lo Stadio Olimpico, al consueto “Golden Gala” che va in scena il 31 agosto 1984 ed è qui che Vigneron – il quale, come sempre, dà il meglio di sé “a scoppio ritardato” rispetto ai grandi appuntamenti – sale sino a m.5,91 che rappresentano il suo “Personal Best” in carriera, per riappropriarsi del primato mondiale per lo spazio di appena 9’ in quanto quel “ragazzino che non voleva mai perdere” (ricordate …?), punto sul vivo, sale sino a m.5,94 e da quella sera nessun altro sarà più in grado di scalzarlo dal trono per addirittura 30 anni …!!.

Bubka diviene anche un grande “amministratore di sé stesso” in un’epoca dove ancora vige il regime di “guerra fredda” tra le due super potenze, potendo contare sia sul vantaggio che la sua popolarità aveva raggiunto in patria che nel poter programmare i suoi record (bastava far collocare l’asticella un solo centimetro in più, quando viceversa aveva le potenzialità per incrementare il primato forse anche di 10 cm.), dandone una chiara dimostrazione nel corso del 1985.

Dopo aver, difatti, realizzato una doppietta aggiudicandosi l’oro sia ai Mondiali Indoor di Parigi (m.5,75) che agli Europei Indoor di Atene (m.5,70), il 13 giugno ’85 Bubka atterra all’aeroporto di Parigi per partecipare tre giorni dopo al meeting di Nizza, venendo avvicinato da uno degli Organizzatori di un altro incontro che si sarebbe svolto la sera stessa nella Capitale transalpina, dove è in palio un premio di ben 10mila dollari qualora fosse riuscito a valicare l’asticella posta alla “fatidica quota di 6 metri”, che per i saltatori con l’asta sta a significare toccare il cielo con un dito.

A nessun altro atleta dell’ex Urss sarebbe stato concesso un simile cambio di programma, ma Bubka era Bubka e, presentatosi in pedana alla quota d’entrata di m.5,70 superata al primo tentativo, è già l’unico rimasto in gara e può quindi prepararsi ad entrare nella Storia ottenendo analogo risultato anche a 6metri, intascando altresì il cospicuo premio in denaro.

Il successivo triennio è di quelli che fanno gola a qualsiasi atleta, avendo la possibilità di mettere in fila il titolo europeo, mondiale e l’oro olimpico, ed il 22enne ucraino prepara la Stagione 1986 continuando con il “centellinare”, nel periodo invernale, i propri record al coperto, senza scontentare alcuno dei vari organizzatori di ogni parte del mondo che oramai se lo contendono, salendo a m.5,87 il 15 gennaio ’86 ad Osaka, per poi far felice anche il pubblico moscovita che lo vede superare i m.5,92 l’8 febbraio e quindi regalare un paio di perle agli americani – dove, nel frattempo, si sta facendo largo Joe Dial, con m.5,85 nel 1985 – imponendosi ancora ad Inglewood il 21 febbraio con m.5,94 e quindi replicare, ad una settimana di distanza, con m.5,95 a New York.

Questa “macchina da record” viene acclamata dalle tribune della Capitale sovietica l’8 giugno ’86 allorché valica l’asticella a m.6,01 per incrementare il proprio limite all’aperto, ma ora, dopo aver rimpinguato il conto in Banca, è tempo di dedicarsi alle medaglie, con i Campionati Europei di Stoccarda che lo vedono selezionato assieme al fratello Vassily ed ad un giovane 20enne di nome Rodion Gataullin, che però non ripete l’impresa di Bubka di tre anni prima ad Helsinki, commettendo tre nulli in qualifica sulla misura di entrata.

Quella del 29 agosto 1986 è, a suo modo, una data “storica”, poiché è l’unico caso nella Storia della specialità in cui due fratelli si aggiudicano oro ed argento in una grande manifestazione internazionale, con la vittoria che, ovviamente, non sfugge al più giovane Sergey con m.5,85 mentre Vassily si ferma a m.5,75 stessa misura del francese Collet, costretto al bronzo dal maggior numero di errori.

Messo in bacheca il suo unico titolo continentale della propria carriera, Bubka comincia alla stessa maniera anche la successiva stagione che ha come obiettivo principale i Mondiali di fine agosto ’87 a Roma, ovverossia recandosi dai suoi amici giapponesi ad Osaka per monetizzare il 15 gennaio il nuovo primato indoor con m.5,96 per poi fare una capatina negli Stati Uniti – dove, l’anno precedente, Dial ha migliorato in tre occasioni il record Usa portandolo sino a m.5,90 – e confermare il titolo iridato indoor con m.5,85 (con Bell argento e Vigneron bronzo a quota m.5,80) e quindi aggiungere un ulteriore centimetro al proprio limite al coperto, saltando m.5,97 il 17 marzo a Torino.

La preparazione per i Mondiali di Roma prosegue all’aperto incrementando a m.6,03 il proprio record il 23 giugno a Praga, presentandosi all’appuntamento dello Stadio Olimpico assieme a Gataullin – che il 17 luglio aveva raggiunto quota m.5,90 – ed Aleksandr Obizajevs, che nella stessa occasione era salito sino a m.5,80.

E, come gli appassionati di Atletica ben sanno, le prove di Salto in alto e con l’asta si vincono sì superando l’asticella ad una misura superiore agli altri, ma anche con una supremazia mentale in quella sottile “guerra psicologica” costituita dal “passare” determinate misure per dimostrare la propria sicurezza e minare, al contrario, le certezze degli avversari …

Proprio ciò che accade nella Finale del 5 settembre ’87, allorché Bubka entra in gara alla quota di m.5,70 superata alla prima prova per poi assistere alla progressiva eliminazione degli altri concorrenti a m.5,75 e m.5,80, misura, quest’ultima, superata solo da Gataullin e dall’eterno rivale Vigneron, nonché, al terzo tentativo, dal polacco Marian Kolasa, che raggiunge il suo “Personal Best” in carriera.

Con l’asticella posta a m.5,85 Bubka la valica alla prima prova, il che rappresenta un pugno da knock out per gli altri pretendenti alle medaglie che, difatti, si demoralizzano al punto da fallire ognuno i tentativi a propria disposizione ed, ancora una volta, due soli salti sono sufficienti per salire sul gradino più alto del podio, fallendo poi la ricerca del record mondiale a m.6,05.

gettyimages-1280211-1024x1024
Bubka sul podio dei Mondiali di Roma ’87 – da:gettyimages.it

Oramai indiscusso dominatore della specialità – da cinque anni è al vertice del Ranking Mondiale di fine stagione stilato dalla prestigiosa rivista americana “Track & Field News” – a Bubka manca solo l’ultimo tassello per entrare nell’immortalità, ovverossia quella “Gloria Olimpica” per la quale l’orologio è sintonizzato sui Giochi di Seul di settembre 1988.

Preparazione che per il quasi 25enne ucraino significa volare sempre più in alto, così che il 9 giugno a Bratislava aggiunge altri 2cm. al proprio record saltando m.6,05 ed il 10 luglio a Nizza supera l’asticella posta a m.6,06, misure che servono ad abbattere il morale dei suoi più diretti concorrenti, tanto da vanificare i loro pur significativi progressi – Dial si migliora sino a m.5,96 il 18 giugno ’87, secondo al mondo dopo Bubka per poi cadere vittima dei famigerati “Olympic Trials” di Indianapolis, mentre Gataullin si presenta in Corea forte del 5,95 ottenuto un mese prima a Berlino, il 26 agosto – avendo peraltro realizzato di “avere il nemico in casa”, al quale, oltre al più volte ricordato Gataullin, si è aggiunto il giovane 21enne kazako Grigory Yegorov, pur non tralasciando le ambizioni dei terzetti americano (guidato dall’oramai 33enne Earl Bell) e francese, dove spiccano Vigneron e Collet.

Tattica vincente non si cambia”, ed anche sulla pedana di Seul Bubka entra in gara a m.5,70, superati però solo alla seconda prova – e con la barra, toccata con il piede sinistro in fase di svincolo, a tremare e restare miracolosamente sui ritti – misura che vede restare in gara solo gli altri due sovietici, Bell ed i due francesi, con il primatista mondiale a giocare una rischiosissima partita a poker, lasciando agli altri i successivi tentativi a m.5,75 (dove escono sia Bell che Vigneron e Collet), m.5,80 dove si cimenta Yegorov facendo sua la quota al primo tentativo e m.5,85 dove rientra in gioco Gataullin, che varca l’asticella alla terza prova.

Sergei Bubka, Pole Vault Gold Medalist
Bubka a Seul 1988 – da:neilleifer.com

Alla ulteriore misura di m.5,90 Bubka è virtualmente quarto – oltre a Gataullin ed Yegorov lo precede anche Bell, che ha superato i m.5,70 al primo tentativo – e per poter aspirare alla medaglia d’oro deve assolutamente superare detta quota, ma fallisce le prime due prove a disposizione, mentre Yegorov viene eliminato e Gataullin fa da spettatore quanto mai interessato, allorché il quasi 25enne di Lugansk si prepara per il suo terzo ed ultimo tentativo da “dentro o fuori”, senza alcuna possibilità di appello.

La differenza tra un Campione ed un fuoriclasse emerge proprio in detti frangenti, e la terza prova di Bubka è da manuale, con l’asticella varcata ben oltre i m.5,90 a cui è fissata, e la gioia nel ricadere sui materassi si tramuta in un urlo di liberazione che fa intuire quanto tenesse a questa vittoria – poi certificata dai tre tentativi falliti da Gataullin alla quota di m.5,95 – poiché, come lo stesso Sergey avrebbe ammesso in seguito, “tutti i miei record ed i titoli iridati non avrebbero eguagliato la carriera di Quinon, in quanto lui aveva raggiunto la Gloria olimpica, il massimo per un atleta …!!”.

untitled
La gioia di Bubka dopo l’oro di Seul ’88 

Con oramai tutti i massimi obiettivi – record mondiali indoor ed all’aperto, così come titoli continentali ed iridati in altrettante competizioni e la medaglia d’oro olimpica – raggiunti, occorre aprire una parentesi su cosa abbia fatto di Bubka il dominatore della specialità, oltre all’innato carattere vincente che lo porta a non arrendersi mai, ed ecco che emerge una particolare forza, abilità e qualità ginniche che non trovano eguali nel panorama del salto con l’asta, il che gli consente di usare attrezzi più lunghi e rigidi rispetto alla concorrenza, sfruttando al massimo l’impugnatura, così da ottenere un “effetto catapulta” superiore alla norma, anche se lui stesso minimizza l’effetto di quest’ultima circostanza sulle sue prestazioni …

Resta, comunque, a suo favore, anche il tremendo impatto psicologico sugli avversari ogni volta che devono affrontare lo “Zar dell’asta”, il quale continua ad incrementare tale distacco infrangendo la “barriera dei 6 metri” anche a livello indoor, facendo felici i giapponesi che ormai lo idolatrano, con i m.6,03 ottenuti ad Osaka l’11 febbraio ’89 prima di dedicarsi anche ai suoi concittadini di Donetsk, in occasione del “Masters dell’asta” da lui stesso ideato e che il 17 marzo ’90 lo vede salire sino a m.6.05, stagione che passa alla storia per il suo primo, importante flop.

Poiché nessun atleta può avere la patente di “invincibile”, ecco che Bubka patisce la sua prima “maledizione degli anni pari”, in occasione dei Campionati Europei di Spalato ’90, conclusi non meglio che sesto con m.5,70 in una Finale che premia i suoi scudieri Gataullin ed Yegorov – rispettivamente oro ed argento con m.5,85 e m.5,75 – uno smacco che, per un vincente come, lui, deve essere immediatamente riscattato l’anno seguente – avendolo, Gataullin, oltretutto scalzato dal vertice del Ranking Mondiale nel 1989 e ’90 dopo sei stagioni di indiscusso dominio – allorché sono in programma i Mondiali di Tokyo, proprio davanti ai suoi deliranti tifosi giapponesi.

Nel panorama del Salto con l’asta sovietico (oramai in fase di disgregazione …) si sta affacciando un altro valente protagonista, vale a dire Maksim Tarasov, di sette anni esatti (nato il 2 dicembre 1970) più giovane di Sergey, messosi in evidenza con l’argento ai Mondiali Juniores ’88 con m.5,60 e che, nei due anni successivi, si era migliorato sino a m.5,85 superati il 20 giugno ’90 a Bratislava, così da essere selezionato per la rassegna iridata assieme agli “intoccabili” Bubka e Gataullin, con il primo a fare incetta di record prima dell’appuntamento giapponese.

Il valzer ha inizio il 9 febbraio ’91 nella sua città natale, dove si aggiudica il titolo ai Campionati nazionali indoor saltando m.6,08 per poi salire sul gradino più alto del podio ai Mondiali Indoor di Siviglia con m.6,00 e quindi, nell’arco di appena 4 giorni, entusiasmare il pubblico di Donetsk portando a m.6,11 il primato assoluto il 19 marzo, cui aggiunge un centimetro a Grenoble il successivo 23 marzo.

Con, per la prima volta, il primato al coperto superiore a quello all’aperto, Bubka “provvede a rimediare” alla sua maniera, vale a dire migliorando per quattro volte, centimetro dopo centimetro, anche il record outdoor, sino ai m.6,10 superati il 5 agosto ’91 a Malmoe, così da presentarsi in forma come non mai alla Rassegna iridata di fine agosto a Tokyo, alla quale fa la sua apparizione anche il 22enne ungherese Istvan Bagyula, che il 5 luglio ’91 aveva saltato m.5,92 a Linz, suo “Personal best” in carriera.

Fedele alla propria tattica, Bubka entra in competizione agli oramai consueti m.5,70 (forse anche per un pizzico di scaramanzia …), per poi ripresentarsi in pedana alla quota di m.5,90 quando sono rimasti ancora in gara solo i suoi due compagni Gataullin e Tarasov, oltre al citato Bagyula, avendo tutti superato la misura di m.5,85, mentre la classifica provvisoria lo vede al sesto posto, visto che i m.5,75 sono stati ottenuti sia dallo svedese Peter Widen che dall’americano Tim Bright.

Nuovamente costretto a giocare una partita a poker coi suoi avversari, Bubka fallisce il primo tentativo a 5,90, misura che risulta fatale a Tarasov, mentre Gataullin commette due nulli e si riserva la terza prova a m.5,95 così come fa Bubka, una volta verificato che Bagyula è l’unico ad aver “fatto la misura” al primo tentativo.

gettyimages-1923390-1024x1024
Bubka ai Mondiali di Tokio ’91 – da:gettyimages.it

Con due sole chances a sua disposizione, mentre Gataullin esce di scena e Bagyula ha oramai fatto il massimo, ecco che Bubka fallisce anche il secondo tentativo, e quando si presenta per l’ultima volta in pedana sa che dall’esito di detto salto dipende il terzo titolo iridato consecutivo oppure un desolante sesto posto.

Ma “l’uomo dai nervi di ghiaccio” non può deludere i suoi numerosi fans, ed eccolo prendere la rincorsa con i suoi appoggi scanditi dal ritmare con le mani da parte del pubblico e quindi salire altissimo, con il bacino nettamente sopra i 6 metri per poi non commettere errori con la gamba di richiamo ed atterrare dolcemente tra l’ovazione dei presenti, e con, viceversa, un’esultanza molto più composta rispetto a Seul, con l’espressione di colui che sa di averla scampata bella.

Il 1991 si può catalogare come “l’anno perfetto” per Bubka con ben 6 record mondiali migliorati – abbattendo anche la “misura inglese” dei 20piedi, pari a m.6,096 – ed il terzo titolo iridato conseguito, che coincide altresì con la disgregazione dell’impero sovietico, potendo d’ora in avanti gareggiare per i colori della sua Ucraina, pur se alle Olimpiadi di Barcellona ’92 è costretto a presentarsi quale componente della “Comunità degli Stati Indipendenti”, indossando una bruttissima ed anonima canottiera verde rispetto alla classica divisa rosso fuoco dell’ex Urss.

gettyimages-899646038-612x612
Il flop di Bubka ai Giochi ’92 – da:gettyimages.it

Giochi ai quali, peraltro, Bubka paga una condizione fisica non ottimale, con stavolta la sua misura d’entrata a tradirlo, con due nulli a m.5,70 ed un terzo a m.5,75, pur se il successo non sfugge ai suoi compagni, con Tarasov ed Igor Tradenkov a concludere a pari merito a m.5,80 ed il successo ad arridere al primo per il minor numero di errori commessi, circostanza che non consente loro di scalzare il 29enne ucraino dal primo posto del Ranking Mondiale, visti i record stabiliti con i m.6,13 indoor del 21 febbraio ’92 a Berlino ed aver cancellato la “macchia” di Barcellona salendo sino a m.6,12 a Padova il 30 agosto e, 20 giorni dopo, parificato i record indoor ed outdoor con i m.6,13 superati il 19 settembre a Tokyo.

 

Oramai alla soglia dei 30 anni, Bubka può finalmente scendere in pedana con la maglietta gialloblù dell’Ucraina, mentre anche Yegorov può rappresentare il Kazakistan, suo Paese d’origine e, dopo che il primatista mondiale ha inaugurato la stagione ’93 con altri due primati indoor nello spazio di 8 giorni, con m.6.14 il 13 febbraio a Lievin e m.6,15 – suo massimo risultato raggiunto in carriera – nella sua Donetsk, ecco i due ex sovietici essere protagonisti alla Rassegna iridata (ora programmata ogni due anni …) di Stoccarda ’93, con Bubka a mettere in fila il suo quarto mondiale consecutivo con m.6,00 ed Yegorov a cogliere l’argento con il suo “Personal Best” di m.5,90 lasciando i due russi Tarasov e Trandenkov a dividersi, da buoni amici, il gradino più basso del podio con m.5,80.

gettyimages-1282522-1024x1024
Bubka festeggia l’oro ai Mondiali di Stoccarda ’93 – da:gettyimages.it

Un Bubka che vive, come per magia, le sue migliori stagioni negli anni dispari, anche se proprio nel 1994 ottiene il suo miglior risultato all’aperto, ovverossia i m.6,14 superati il 31 luglio al Meeting del Sestriere, risultato grazie al quale riceve in premio la Ferrari 348spider messa in palio per coloro che avessero realizzato un record mondiale.

Gli ultimi acuti dell’orami ultratrentenne ucraino giungono dal doppio successo iridato ottenuto ai Mondiali Indoor di Barcellona ’95 con m.5,90 (con il kazako Igor Potapovich argento con m.5,80), bissato alla Rassegna all’aperto di Goteborg, dove gli sono sufficienti m.5,92 per avere la meglio su Tarasov, argento con m.5,86 e dalla successiva edizione di Atene ’97, dopo aver dovuto rinunciare alle Olimpiadi di Atlanta ’96 per infortunio, periodo in cui si affacciano a “quota 6 metri”, oltre a Gataullin che li aveva superati nel febbraio ’93 in una riunione indoor a Mosca, anche il sudafricano Okkert Brits (m.6,03 superati il 18 agosto ’95 a Colonia) ed il già ricordato Trandenkov, con m.6,01 ottenuti il 4 luglio ’96, venendo peraltro beffato dal francese Jean Galfione ai Giochi di Atlanta, conclusi a parità di misura con m.5,92 e l’oro spettante al transalpino per il minor numero di errori.

Ed anche se su “quattro potenziali ori olimpici” Bubka se ne aggiudica solo uno, l’impresa di riuscire a collezionare sei titoli iridati consecutivi non gli sfugge e viene realizzata proprio nella città culla della cultura olimpica, vale a dire Atene, dove il 10 agosto 1997 manda in scena la sua ultima e, forse proprio per questo, più grande recita.

A quattro mesi dal compiere 34 anni, infatti, dopo la oramai rituale “misura d’entrata” a m.5,70, Bubka rientra in gioco a m.5,91 superando l’asticella al secondo tentativo, laddove ottengono analogo risultato, ma solo alla terza prova, Tarasov e l’americano Dean Starkey.

gettyimages-1917580-1024x1024
Bubka ai Mondiali di Atene ’97 – da:gettyimages.it

Con il podio già formato, logica vorrebbe che il primatista mondiale seguisse Trandenkov alla quota superiore di m.5,96 che il 27enne russo fa sua al primo tentativo, il che – mentre Starkey ha già raggiunto il limite delle proprie possibilità – gli fa pregustare la possibilità di porre fine alla “dinastia dello Zar” in sede iridata, se non fosse, che, con un’astuzia quasi diabolica, l’ultima parola non spetti proprio a Bubka che, al primo tentativo, mette tutti a tacere con i m.6,01 che rappresentano altresì il suo miglior risultato in una grande Manifestazione internazionale.

Con questo autentico exploit si conclude l’attività agonistica del più grande saltatore con l’asta che sia mai esistito – il tentativo di presentarsi alle Olimpiadi di Sydney 2000 ha del patetico, non riuscendo neppure a superare le qualificazioni – con ben 35 record mondiali (17 all’aperto e 18 indoor) stabiliti, avendo superato in carriera per 46 volte la quota di 6 metri, di cui 11 oltre i m.6,10 ed essere stato classificato in 13 stagioni su 15, dal 1983 al 1997, al vertice del Ranking Mondiale redatto dalla rivista “Track & Field News”, per poi, a far tempo dal 1999, entrare a far parte del CIO e dal 2001, eletto vice Presidente della IAAF, oltre a ricoprire un ruolo anche politico all’interno del Parlamento ucraino, ovviamente interessandosi ai giovani, lo sport ed il turismo.

E, per uno che a fine 1997 deteneva le 25 migliori prestazioni mondiali tra indoor ed all’aperto e che, limitandoci ai soli record outdoor ha portato nel Salto con l’asta un miglioramento di ben 21cm. (dai m.5,83 di Vigneron sino ai suoi m.6,14), risulta quasi ironico che, a far meglio di lui, sia stato un francese quale Renaud Lavillenie, il quale ha raggiunto quota m.6,16 dove se non al “Masters” di Donetsk, proprio il meeting da Bubka ideato, il 15 febbraio 2014 …

Anche questo, se volete, prendetelo come un segno del destino …

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...