EZIO GAMBA, IL PRIMO ORO OLIMPICO DEL JUDO AZZURRO ED AMBASCIATORE A MOSCA

Эцио Гамба
Ezio Gamba festeggia l’oro di Mosca ’80 – da:italiajudo.com

Articolo di Giovanni Manenti

Come nel celebre film del ’98, “Sliding Doors”, esiste un momento nella vita di ognuno di noi in cui prendere o meno una decisione ne condiziona il corso futuro, caso che si verifica molto spesso durante la carriera di uno sportivo, e del quale non è esente neppure il protagonista della nostra storia odierna.

Ezio Gamba, poiché è di lui che stiamo parlando, nasce a Brescia il 2 dicembre 1958 e, come tutt’altro che raramente accade in questi casi, viene indirizzato dalla famiglia a praticare judo per correggere una qual certa gracilità fisica, così da entrare a soli 7 anni a far parte della storica Società polisportiva bresciana della “Forza e Costanza”, affidato dapprima alle cure del Maestro Mario Bernardini per poi essere seguito dall’ancora più famoso Maestro Franco Capelletti.

Non è però “amore a prima vista” quello del giovane Ezio con il judo, tanto che, irrobustito il suo fisico (alla completa maturazione risulta alto m.1,75 per 70kg.), al raggiungimento dei 14 anni abbandona la palestra per dedicarsi alla sua altra grande passione, ovverossia lo Sci alpino – “trascorrevo ogni giovedì, sabato e domenica sulle piste del Monte Adamello, vicino a Madonna di Campiglio”, ricorda Gamba – per poi prendere la prima, saggia decisione della sua vita, vale a dire tornare sul tatami.

Per convincersi di aver intrapreso la strada giusta occorrono però anche dei risultati concreti a supporto della decisione assunta, e questi puntualmente si verificano verso la fine del 1974, in concomitanza con il compimento dei 16 anni, allorché Gamba dapprima si aggiudica il titolo nazionale Cadetti nella Categoria al di sotto dei 65kg. il 20 ottobre ’74, per poi, tre settimane dopo, conquistare l’Argento ai Campionati Europei di categoria e quindi l’8 dicembre giungere secondo ai Campionati Nazionali assoluti nella categoria al di sotto dei 70 chilogrammi, ottenendo contemporaneamente il livello di cintura nera.

Ce n’è più che a sufficienza affinché la Federazione Italiana di Judo – presieduta da Augusto Ceracchini, protagonista della crescita del movimento nel nostro Paese – inserisca il talento bresciano in un programma che prevede il raduno di una ristretta cerchia di giovani atleti presso il Centro di Preparazione Olimpica di Roma, dal medesimo Ceracchini istituito ed affidato alla sapiente guida del Maestro giapponese Masami Matsushita.

Una disciplina, quella del judo, che ha visto il suo ingresso nel panorama olimpico solo dall’edizione di Tokyo ’64 in ossequio al Paese organizzatore, per poi farvi ritorno otto anni dopo essendo stata cancellata dai Giochi di Città del Messico ’68, e che, pertanto, vive nel Bel Paese una sorta di era pionieristica e l’intuizione di affidare questo manipolo di volenterosi ragazzi – oltre a Gamba, vi sono Felice Mariani, Sandro Rosati, Mario Vecchi, Mario Daminelli, Giorgio Majorana, solo per citarne alcuni – ad un istruttore che proviene dalla patria di detta arte marziale si rivela quanto mai azzeccata.

Dal poderoso fisico di oltre 100 chilogrammi, giunto a Roma via ferrovia dopo un viaggio di otto giorni sulla linea transiberiana, Matsushita sottopone i suoi allievi a turni di lavoro quotidiano massacranti, che prevedono per una metà tempo corsa e potenziamento muscolare e per l’altra metà esercitazioni pratiche, basate su cinque punti cardine, ovverossia capacità di attacco, abilità nel difendersi, presa, lasciarsi cadere al suolo (sutemi) e la conseguente tecnica di lotta a terra (ne-waza), e per Gamba, che sta altresì studiando per prendere il diploma di elettrotecnico, il conciliare libri e palestra non è affare dei più semplici, anche se non può negarsi che per lui esista “un prima ed un dopo” l’incontro con il Maestro giapponese.

Selezionato per la sua prima esperienza olimpica ai Giochi di Montreal ’76 – “vissuta con assoluta spensieratezza, vista la mia giovane età di non ancora 18enne”, dichiara Gamba – il bresciano viene sconfitto dal sudcoreano Lee Chang-sun ai Quarti di finale nella categoria -70kg, lasciando comunque una buona impressione in un’edizione della Rassegna a cinque cerchi che passa alla storia per il nostro Judo grazie alla prima medaglia conquistata, e cioè il bronzo di Felice Mariani nei Leggeri, all’epoca limitata ai -63kg ma che dalla successiva Olimpiade viene allargata sino ai -70 chilogrammi.

Oramai maggiorenne, con un diploma in tasca e grandi prospettive future, per Gamba è venuto il momento di fare sul serio, anche se inizia ad essergli appioppata una delle peggiori etichette per uno sportivo, vale a dire quella di “eterno secondo”, in quanto se la medaglia d’argento conquistata appena 16enne ai Campionati Europei Cadetti di Tel Aviv a novembre ’74 (sconfitto in Finale dal britannico Chris Bowles) era stata accolta con legittima soddisfazione dal Clan azzurro, il ripetersi di un tale piazzamento ai Campionati Mondiali Juniores di Madrid ’76 (sconfitto dal giapponese Takahiro Nishida) ed alle Rassegne Continentali Juniores di Berlino ’77 e Miskolc ’78 – in cui si arrende al britannico Neil Adams ed al tedesco orientale Gunter Baltsch, rispettivamente – fa nutrire dei dubbi sull’effettiva tenuta mentale del 20enne lombardo.

Perplessità che aumentano a dismisura l’anno seguente, allorché – pur gareggiando in Manifestazioni assolute e non di categoria – Gamba colleziona altrettanti secondi posti, in ordine cronologico, arrendendosi nuovamente al britannico Neil Adams ai campionati Europei di fine maggio ’79 a Bruxelles, per poi essere sconfitto dallo jugoslavo Vojo Vujevic a settembre ai Giochi del Mediterraneo di Spalato e quindi salire sul secondo gradino del podio anche ai Campionati Mondiali di Parigi svoltisi a dicembre, in questo caso però con il non trascurabile vanto di essere il primo ad interrompere un monopolio giapponese che, nelle precedenti sei edizioni della Rassegna iridata, aveva sempre visto i rappresentanti del Sol Levante occupare le prime due piazze nella Categoria dei Leggeri, venendo sconfitto solo da Hiro Katsuki nella sfida per il titolo, dopo essersi altresì preso la rivincita su Adams, superato in semifinale.

Ma, per Gamba – nomignolo a parte, l’unico atleta azzurro in grado di esprimersi ai massimi livelli tra i -70kg – un’altra importante e decisiva scelta si prospetta nell’anno olimpico 1980, caratterizzato dal famoso boicottaggio decretato dal Presidente Usa Jimmy Carter ai Giochi di Mosca, al quale si allinea la quasi totalità dei Paesi dell’emisfero occidentale, con l’Italia ad assumere una “salomonica” (nonché discutibile …) decisione di escludere da detta rassegna i soli atleti che svolgono la loro attività sotto gruppi militari o delle forze dell’ordine.

In tale periodo, difatti, Gamba presta servizio nell’Arma dei Carabinieri, gareggiando per il relativo Gruppo Sportivo, ed esortato dal suo mentore nonché concittadino Capelletti – primo e sinora unico judoka italiano ad essere arrivato ad indossare la cintura rossa decimo dan, massimo grado del judo – presenta domanda di congedo, vivendo il periodo peggiore della propria attività – “non sapevo se la mia richiesta sarebbe stata accettata”, sospira Gamba, “così mi allenavo sempre da solo con l’aiuto di uno sparuto gruppo di amici e con il supporto della mia famiglia” – finché l’agognato proscioglimento giunge appena in tempo per volare a Mosca, occasione assolutamente da non perdere.

Inserito nel Gruppo B della Categoria Leggeri, l’azzurro si sbarazza in soli 22” del kuwaitiano Fahad Al-Farhan, per poi avere la meglio solo ai punti (yusei-gachi) del francese Christian Dyot, prima di avere facilmente ragione – in entrambi i casi per ippon, che nel judo sta al knock out del pugilato – sia sul nordcoreano Kim Byong-Gun che sul mongolo Ravdangiin Davaadalai, che gli resistono 1’20” e 3’11” rispettivamente, acquisendo così il diritto ad affrontare nel match per la medaglia d’oro una vecchia conoscenza quale il più volte ricordato britannico Neil Adams, a propria volta giunto in Finale con tutte vittorie prima del limite.

Indubbiamente i migliori del lotto dei concorrenti, l’azzurro e l’inglese – altresì coetanei, essendo quest’ultimo nato il 27 settembre 1958, vale a dire appena 34 giorni prima del bresciano – danno vita ad un match equilibratissimo, al termine del quale Gamba si fa preferire per giudizio arbitrale, portando così in dote all’Italia la prima, storica medaglia d’oro in tale disciplina, per bissare la quale si dovranno aspettare 20 anni, sino ai Giochi di fine millennio di Sydney 2000, dove a trionfare è il napoletano Giuseppe “Pino” Maddaloni nella medesima Categoria dei Leggeri, ancorché aumentata sino a 73 chilogrammi.

Sfatata la scomoda fama di “eterno secondo”, Gamba – a cui i compagni di squadra hanno affibbiato il soprannome di “Cervello”, di cui non si è mai capito sino a fondo la relativa motivazione – vive il quadriennio post olimpico con due obiettivi ben chiari nella mente, ovverossia abbinare all’oro olimpico anche i titoli europeo e mondiale, partendo con il piede sbagliato in quanto costretto a rinunciare alla Rassegna iridata di Maastricht ’81, dove ad affermarsi è il sudcoreano Park Chong-Hak, mentre Adams, salito di Categoria, si impone nei -78 chilogrammi.

Oramai appurato che gli anni dispari non gli portano fortuna, Gamba ha l’opportunità di realizzare il primo dei suoi sogni ai Campionati Europei di Rostock ’82, dove a metà maggio supera nell’ordine il britannico Chris Bowles – proprio colui che lo aveva sconfitto nella sua prima Finale di prestigio, ai Campionati Europei Cadetti di Tel Aviv ’74 – il belga Bernard Tambour, l’ungherese Karoly Molnar ed il cecoslovacco Stanislav Tuma, prima di avere ragione in Finale del tedesco orientale Karl-Heinz Lehmann, bronzo iridato l’anno prima in Olanda.

Toltosi anche questo “sassolino dalla scarpa” – termine peraltro quanto mai inappropriato per un judoka, visto che gareggia a piedi nudi – a Gamba si presenta una doppia, ghiotta opportunità l’anno seguente, allorché sono in programma i Campionati europei a metà maggio a Parigi ed i Mondiali in ottobre, ancora nella beneaugurante Mosca, ed una eventuale accoppiata farebbe entrare l’oramai quasi 25enne lombardo nella storia della disciplina.

Purtroppo, pur esibendosi ancora a livelli di assoluta eccellenza, la “maledizione dell’ultima sfida” torna a farsi viva per Gamba, che cede in Finale sia nella Rassegna Continentale, dove è sconfitto dall’idolo di casa Richard Melillo (all’unico suo trionfo in una grande manifestazione …), che in quella iridata, dove a superarlo è il giapponese Hidetoshi Nakanishi, dopo essersi peraltro preso un’altra rivincita, ovverossia eliminando nei Quarti quel Vujevic che gli aveva negato l’oro ai Giochi del Mediterraneo ’79.

Un argento mondiale, al pari di un oro ed un argento europeo non possono che indicare Gamba come un legittimo pretendente alla conferma del titolo olimpico in occasione della seconda “edizione dimezzata” dei Giochi che va in scena a Los Angeles ad inizio agosto ’84, dove l’assenza degli atleti ricadenti sotto l’influenza sovietica è largamente compensata dalla partecipazione degli specialisti giapponesi e sudcoreani.

E l’azzurro si presenta all’appuntamento californiano “tirato a lucido” come non mai, circostanza certificata dallo straordinario cammino compiuto nel Gruppo A al quale è iscritto, il che lo porta ad imporsi nei suoi quattro incontri con altrettanti ippon, ed al cui cospetto cedono, uno dopo l’altro, in rapida successione, il francese Serge Dyot – fratello minore di quel Christian battuto da Gamba quattro anni prima a Mosca – che resiste 1’07”, il rappresentante del Liechtenstein Johannes Wohlwend (2’02”), il canadese Glenn Beauchamp (addirittura 0’42”) ed infine il brasiliano di origini giapponesi Luis Yoshio Onmura.

Dall’altro Gruppo, emerge per la sfida che assegna la medaglia d’oro il sudcoreano An Byeong-Geun, il quale ha il pregio di aver eliminato nei Quarti di finale il Campione mondiale in carica Nakanishi – che l’anno prima a Mosca aveva infranto il sogno iridato del nostro rappresentante – per poi avere la meglio in semifinale sul britannico Kerrith Brown e quindi dare luogo, così come quattro anni prima ai Giochi moscoviti, ad un incontro equilibratissimo con l’azzurro, anch’esso concluso al limite dei 7’ regolamentari, ma con la preferenza stavolta assegnata dall’arbitro al sudcoreano.

Va ora evidenziato che non è che classificarsi secondi ad un’Olimpiade, un Mondiale od un Europeo sia un qualcosa da buttare, basti pensare a quanti atleti vorrebbero ottenere tali risultati in carriera, ma è comunque vero che se in 11 Finali (comprese quelle delle Categorie giovanili) se ne vincono solo due, un po’ d’amaro in bocca resta, anche se, proprio nell’anno seguente, Gamba si toglie quella che lui stesso definisce la più grande soddisfazione delle lunghe stagioni vissute sul tatami.

Questo avviene nella “Coppa del Mondo a Squadre” (per Continente …) che si disputa a Parigi nel febbraio ’85 e che vede Gamba imporsi nella Categoria dei -71kg proprio contro il sudcoreano che gli aveva impedito di confermarsi Campione olimpico, venendo altresì premiato come miglior judoka tra i Leggeri, al termine di una manifestazione che, per la prima volta, aveva visto i rappresentanti dell’Europa sconfiggere gli asiatici.

Oramai avviato sul viale del tramonto, Gamba non riesce a “colmare la lacuna” del mancato titolo iridato, dovendo rinunciare per infortunio all’edizione di Seul ’85, nel mentre un’infezione contratta ai Giochi del Mediterraneo svoltisi in Siria a settembre ’87 lo costringe a dare forfait ai Mondiali di fine novembre ad Essen, così che il proprio Palmarès è arricchito esclusivamente dal bronzo colto in occasione della Rassegna continentale di Belgrado ’86, dove è sconfitto in semifinale dal magiaro Bertalan Hajtos, prima del definitivo passo d’addio in occasione della sua quarta partecipazione olimpica, ai Giochi di Seul ’88

Qui, dopo aver superato il turco Alpaslan Ayan al secondo turno, tocca allo spagnolo Joaquin Ruiz mettere il punto finale all’attività agonistica di Gamba superandolo per supremazia (shido) negli Ottavi di finale, il quale conclude la propria esperienza sulle pedane di tutto il mondo potendo contare su di uno “score” di 44 vittorie e 19 sconfitte nei 63 incontri disputati nella massime manifestazioni internazionali, con gli “anni d’oro” 1980 ed ’82, conclusi imbattuto.

Al ritiro dalle competizioni segue, per un certo periodo, l’abbandono di quel mondo tanto amato, dovendo dare una mano all’azienda di famiglia, soprattutto a causa di un brutto incidente in moto patito dal padre, ma il richiamo è troppo forte – grazie anche dell’appoggio paterno che, una volta completamente ristabilitosi, pronuncia al figlio poche, ma precise parole: “Fai quello che ti senti di fare …” – ed ecco allora Gamba intraprendere, a far tempo dal 1991, l’attività di istruttore presso la sua vecchia Società “Forza e Costanza” per poi approdare alla Nazionale maschile di judo in veste di responsabile tecnico, lavoro che svolge potendo ritrovare i vecchi compagni di un tempo quali Mariani e Rosati, con il solo neo di doversi stabilire per 6 mesi all’anno, pur se non consecutivi, nella Capitale.

Durante tale esperienza, proseguita sino ai Giochi di Atene ’04, Gamba è affiancato, in veste di direttore Sportivo, da Vittoriano Romanacci, e la sua maggiore soddisfazione sta proprio nell’aver portato ancora un judoka azzurro, il già citato Pino Maddaloni, a conquistare la medaglia d’oro ai Giochi di Sydney nella medesima categoria dei Leggeri, con il napoletano a rendergli onore, dichiarando in seguito come “da Gamba io abbia appreso tutto quel che c’è da sapere sul judo, era già il mio coach quando ero ancora uno juniores e ritrovarlo ai vertici della Nazionale mi ha reso orgoglioso, ed è a lui che mi ispiro nella mia successiva attività di allenatore”.

Un’attività che, viceversa, vede Gamba spaziare ad altre latitudini, con un’esperienza addirittura in Africa prima di accettare, nel 2009, l’invito da parte della Federazione russa per divenire il Responsabile di un movimento che ha sinora raccolto al massimo due medaglie d’argento alle Olimpiadi, con Vitaly Makarov nei Leggeri e Tamerlan Tmenov nei Massimi, entrambe nell’edizione di Atene ’04.

Una sfida che Gamba accetta con entusiasmo e che lo vede raccogliere un primo tangibile risultato ai Mondiali di Parigi ’11 con il titolo iridato conquistato con Tagir Khaybulaev nei Mediomassimi, per poi sfatare il “tabù olimpico” l’anno seguente in occasione dei Giochi di Londra ’12 dove, oltre alla conferma di Khaybulaev nei Mediomassimi, salgono sul gradino più alto del podio anche Arsen Galstyan nei -60kg e Mansur Isaev, manco a dirlo, tra i Leggeri.

Tali successi rappresentano il necessario completamento del percorso affinché, nell’estate 2013 assieme al suo Maestro Franco Capelletti, unici italiani sinora a ricevere un tale onore (ed entrambi bresciani, non va dimenticato …), Ezio Gamba venga inerito nella “International Judo Hall of Fame”, evento celebrato con un’elegante serata di gala svoltasi a Rio de Janeiro.

Ed il contributo di Gamba alla crescita del movimento russo non passa certo inosservato agli occhi del Presidente Vladimir Putin – notoriamente appassionato e cultore di detta arte marziale – il quale, nel corso di una Conferenza stampa appositamente svoltasi l’8 gennaio 2016, consegna al tecnico lombardo il passaporto russo, cosa che lo stesso leader rivela essergli stata espressamente chiesta dall’ex azzurro nel corso delle sedute di allenamento che lo riguardavano.

Ed ecco che, a quasi 40 anni di distanza, inizia a comprendersi – anche se all’epoca non potevano certo prevederlo – il significato del soprannome “Cervello” affibbiato a Gamba dai suoi compagni di Nazionale, in quanto è anche lui entrato di diritto a far parte di quella “Fuga di cervelli” (pur se in questo caso ristretta all’ambito sportivo e non scientifico per il quale detta accezione è stata coniata …) che vede i nostri migliori talenti emigrare all’estero …

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