ANDREA ZORZI, LO “ZORRO” CHE LASCIAVA IL SEGNO SUI PARQUET DEL VOLLEY MONDIALE

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Andrea Zorzi ad Atlanta ’96 – da:trentotoday.it

Articolo di Giovanni Manenti

Se il celebre personaggio immaginario creato dallo scrittore americano Johnston McCulley era solito “firmare” le proprie imprese tracciando una zeta con la propria spada, un “eroe sportivo” – ma, al contrario, quanto mai reale – si è fatto carico del ruolo di “giustiziere” sui parquet di mezzo Mondo a cavallo degli anni ’90, lasciando il segno con l’inaudita potenza delle proprie schiacciate, tanto da fornire un devastante contributo ai successi della denominata “Generazione di Fenomeni”.

Lo “Zorro di casa nostra”, il cui soprannome è stato facile da ideare facendo riferimento al suo cognome, altri non è che Andrea Zorzi, nato a Noale (Ve) il 29 luglio 1965 ed, incredibili a dirsi, approdato alla Pallavolo in età abbastanza avanzata.

Predilige giocare a Calcio, difatti, il giovane Andrea, ma il suo fisico – che lo rende simile ad un Ibrahimovic dei giorni nostri – mal si addice a tale disciplina, specie per il numero di piede, un 47, alquanto inusuale per “addomesticare” il pallone, tant’è che al Liceo gli viene caldamente consigliato di scegliere tra il Basket od il Volley.

Novello Duca di Mantova (“questa o quella per me pari son”, da “Il Rigoletto” di Giuseppe Verdi …), per il 16enne Andrea entrambi gli Sport non fanno granché differenza e la scelta cade sulla Pallavolo solo perché, parole sue, “avevo l’opportunità di praticarla più vicino a casa” ed ecco quindi che ad avere il privilegio di accoglierlo è la palestra di Trebaseleghe (Pd), dove disputa il suo primo Campionato di Serie C2 nelle file della Silvellese.

Categoria in cui la sola corporatura (alla completa maturazione Zorzi diviene un atleta di m.2,01 per 102kg.) è sufficiente a fare la differenza, ma non ancora ad affinarne la tecnica, invero quanto mai grezza, ed ecco che si rende necessario affidare questo masso di marmo ad un Michelangelo od un Donatello capace di trarne fuori una scultura degna di nota.

Trasferitosi nell’estate ’82 a Padova in A2, Zorzi vi disputa tre Campionati con il miglior risultato la quarta posizione nel 1984, iniziando peraltro a dimostrare la sua devastante potenza in attacco, ed anche se con ancora molto da imparare sia in fase di palleggio che di ricezione, Parma crede nelle sue potenzialità, aggiudicandosene le prestazioni nell’estate ’85.

Il ritrovarsi “dal limbo al Paradiso”, con compagni di squadra del calibro di Gianni Lanfranco, Giovanni Errichiello, Piero Rebaudengo e Paolo Vecchi, che avevano scritto la storia della nostra Pallavolo, porta Zorzi al definitivo salto di qualità, grazie anche, se non soprattutto, alla pazienza ed alla costanza del tecnico polacco Aleksandr Skiba – uno, per capirsi, Campione del Mondo nel ’74 ed oro olimpico nel ’76 con la propria Nazionale – il quale comprende la volontà di affermarsi del 20enne Andrea, come lui stesso ricorda, dopo essersi esibito in un bagher orribile: “Skiba apprezzò il fatto che io fossi diventato rosso in volto per l’imbarazzo, intuì il mio desiderio di emergere e mi seppe accompagnare nel percorso di crescita”.

Miglioramenti visibili, che anche se non portano frutti immediati a livello di Club – la prima stagione a Parma si conclude con l’eliminazione ai Quarti dei playoff da parte di Falconara – convincono il Commissario Tecnico azzurro Silvano Prandi a convocare per la prima volta Zorzi per l’amichevole contro la Grecia del 12 agosto ’86 a Bormio, con successivo inserimento nella lista dei 12 in vista del Mondiale di fine settembre in Francia.

Sono lontani i fasti del secondo posto di Roma ’78, e l’Italia conclude la Rassegna iridata in undicesima posizione, aprendo e chiudendo la stessa con due 3-0 a spese della Cina, ma subendo nel cammino altrettanti, impietosi 0-3 da parte di Francia, Bulgaria, Brasile e Cecoslovacchia, prima di arrendersi 2-3 al Giappone nella semifinale dal nono al dodicesimo posto.

La stagione seguente segna un’ulteriore svolta nella carriera di Zorzi in quanto, insoddisfatta per la prestazione al Mondiale, la Federazione affida la panchina azzurra proprio a Skiba, il quale lascia il posto ad inizio febbraio ’87 a Giampaolo Montali, uno dei due tecnici con cui lo schiacciatore veneto ottiene i suoi maggiori successi, l’altro lo scopriremo pressoché subito.

Promosso alla guida della prima squadra proveniente dalle Giovanili, ancorché sia appena 27enne, Montali è l’artefice del secondo “Periodo d’Oro” della formazione parmense dopo i trionfi “targati” Claudio Piazza che avevano portato a due Scudetto (1981 ed ’82) ed a due Coppe dei Campioni (1984 ed ’85) consecutive, anche se in Campionato trova di fronte un ostacolo che si rivela insormontabile, vale a dire gli “eterni rivali” modenesi.

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Zorzi a Parma – da:ioacquaesapone.it

Per tre stagioni consecutive, difatti, dal 1987 al 1989, la lotta per il titolo al termine dei Playoff vede andare in scena il “Derby della via Emilia”, probabilmente il più sentito confronto a livello di campanile nella storia della nostra Pallavolo, dando luogo a sfide epiche in cui i 12 giocatori in campo danno l’anima sino all’ultimo pallone giocabile, come dimostrato dall’esito del 1987, allorché Parma (abbinata “Santal”), pur con il vantaggio del fattore campo, esce sconfitta per 3-2 dopo cinque tiratissime gare (3-0, 2-3, 3-2, 1-3, 0-3) ed il netto 0-3 subito nella quinta e decisiva partita davanti ai propri tifosi è davvero difficile da mandar giù.

Stesso epilogo l’anno successivo, con stavolta i modenesi a fruire del vantaggio del fattore campo ed anche stavolta si deve ricorrere alla quinta e decisiva gara in un “PalaPanini” riempito sino all’inverosimile per festeggiare il 3-2 con cui i “canarini” si confermano Campioni, il che accade anche nel 1989, ma stavolta in maniera più netta poiché, dopo due vittorie per 3-1 a testa, in gara-3 il sestetto modenese guidato da Julio Velasco espugna il “PalaRaschi” per 3-0 per poi ripetere analogo risultato davanti al proprio pubblico.

Un vero e proprio incubo, la figura del “guru” argentino per Zorzi, il quale accoglie con un misto di gioia e timore la notizia che allo stesso viene affidato, a conclusione della stagione ’89, il ruolo di Commissario Tecnico della Nazionale, con cui Zorzi aveva partecipato alle Olimpiadi di Seul ’88 che avevano visto il ritorno di Carmelo Pittera alla guida, senza peraltro eccessivi miglioramenti, visto che anche i Giochi coreani si concludono con l’Italia classificatasi non meglio che nona tra le 12 iscritte, ma che rappresentano una tappa importante dal punto di vista affettivo pr il protagonista della nostra storia odierna, visto che è proprio in quella circostanza che fa la conoscenza con Giulia Staccioli, Campionessa italiana di ginnastica ritmica e che diverrà poi sua moglie …

Divagazioni sentimentali a parte, il non ritrovarsi Velasco sulla panchina modenese durante il Campionato può essere un bel sollievo, ma quale sarà l’impatto con il tecnico in occasione del primo raduno azzurro, si chiede Zorzi, restando peraltro stupito dal primo colloquio che l’argentino ha con lui – come del resto con gli altri convocati – dopo il discorso di prammatica rivolto a tutto il gruppo, allorché gli viene chiesto in cosa ritenesse dover migliorare.

La risposta per il 24enne vento è pressoché scontata, vale a dire palleggio, ricezione, ma il commento di Velasco è spiazzante: “Tu sei schiacciatore, no …?? Ed allora devi migliorare nello schiacciare …!!”, il che stava a significare come il tecnico argentino pretendesse la perfezione in ogni singola specialità in cui eccellevano i suoi ragazzi, preferendo atleti al top nel loro specifico ruolo che non dei “generalisti” che fossero bravi in tutto, ma senza emergere in una singola fase di gioco …

Non è, peraltro, che con Montali Parma (ora divenuta “Maxicono”) fosse rimasta a guardare, conquistando nel biennio 1988-’89 due Coppe delle Coppe consecutive, aggiudicandosi altresì la prima edizione, svoltasi proprio nel capoluogo emiliano, del Campionato Mondiale per Club ’89, con la soddisfazione di sconfiggere la celebre “Armata rossa” del CSKA Mosca che, per tre anni di seguito, aveva “giustiziato” gli odiati rivali della Panini Modena in Finale di Coppa dei Campioni, facendo provar loro le stesse amarezze subite da Zorzi & Co. nei Playoff Scudetto.

Ma ora, Velasco è dalla sua parte e non rinuncia certo alle prestazioni di colui che sta per divenire “Zorro” a tutti gli effetti, a cominciare dagli Europei in programma da fine settembre ’89 in Svezia, manifestazione dove l’Italia, negli ultimi 40 anni, ha ottenuto come miglior risultato appena un misero quarto posto nell’edizione ’83 svoltasi in Germania Est.

Ma il vento è fortunatamente cambiato e, con un sestetto titolare che vede il tecnico argentino puntare su tre suoi “fidati” ex giocatori provenienti dalla Panini, vale a dire Bernardi, Andrea Lucchetta e Cantagalli, a cui affianca Tofoli in regia, Gardini centrale e Zorzi quale schiacciatore opposto, l’Italia si aggiudica il proprio Girone eliminatorio che dà accesso alle semifinali, pur facendo registrare la “consueta” sconfitta contro la Francia (13-15 al quinto set) nell’ultimo turno, una delle classiche “bestie nere” per gli azzurri a livello continentale.

L’altro Girone vede il previsto cammino senza ostacoli di un’Unione Sovietica a punteggio pieno e che non ha alcuna intenzione di scendere da quel trono europeo che detiene da oltre 20 anni (e cioè dall’edizione ’67 in Turchia …!!), così che all’Italia tocca l’Olanda in semifinale mentre i Campioni in carica devono vedersela contro i padroni di casa svedesi.

Quella che va in scena il 30 settembre a Stoccolma è forse lo specchio di ciò che Velasco pretende dai suoi giocatori, una sorta di “gara perfetta” che vede il sestetto dei Paesi Bassi annichilito con un 3-0 i cui impietosi parziali di 15-7, 15-3, 15-2 stanno a dimostrare l’enorme differenza dei valori in campo.

E se, alla vigilia, l’argento era considerato il traguardo massimo raggiungibile, la notizia del clamoroso successo per 3-2 (17-15 al quinto …) dei padroni di casa contro l’Unione Sovietica fornisce a Velasco un’occasione da non perdere per portare gli azzurri al primo trionfo internazionale della loro Storia tra Olimpiadi, Mondiali ed Europei, essendo a questo punto necessario mantenere alta la concentrazione, visto che la Svezia è pur sempre alla loro portata, avendola già superata con un netto 3-0 (15-8, 15-9, 15-8) nel Girone eliminatorio.

Velasco è categorico nel catechizzare i suoi ragazzi prima della sfida decisiva dell’1 ottobre ’89, ricordando loro come: “A questo punto, non possiamo più accontentarci solo dell’argento, senza farci intimidire dal pubblico, visto che molti di voi sanno benissimo che a Modena e Parma quando si gioca la Finale playoff la pressione è molto più alta …!!”.

Ahi, Zorzi, il tecnico argentino è andato a mettere il classico “dito nella piaga”, l’avrà mica fatto per darti un ulteriore sprone, chissà, ma di fatto, dopo un primo set letteralmente buttato via con gli azzurri che si fanno rimontare da 10-4 sino a 14-16 per il delirio dei 15mila (!!) spettatori presenti, la sfida prende la strada che tutti si auguravano, con l’Italia a dominare il secondo parziale (15-7) e respingere il tentativo di rimonta svedese nel terzo, dove sul 14-13 per Lucchetta & Co. una schiacciata di Bengt Gustafson – compagno di squadra di Zorzi per tre anni a Parma e premiato come “Miglior Giocatore del Torneo” – viene chiamata fuori dagli arbitri, con ciò portando gli azzurri sul 2-1 e segnando di fatto la resa da parte dei padroni di casa che perdono nettamente per 15-7 anche il quarto set che laurea l’Italia per la prima volta Campione Continentale.

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Italia Campione d’Europa 1989 – da:pallavolissimo.com

Ci siamo dilungati su questo successo perché esso rappresenta, oltre che il primo trionfo in maglia azzurra per Zorzi, una pietra fondamentale nel suo “triennio d’oro”, che lo vede nel ’90 disputare una stagione costellata solo da successi, ad iniziare, finalmente, dalla conquista dello Scudetto avendo stavolta la meglio in tre sole partite di una Modena “targata” Philips ed orfana di Velasco – ma, curiosamente, trionfatrice in Coppa dei Campioni dove l’argentino si era sempre arreso all’ultimo atto – cui unisce la Coppa Italia, la terza Coppa delle Coppe consecutiva e la Super Coppa Europea.

Un “grande Slam” impressionante, cui, a livello di Nazionale, si unisce la vittoria nella prima edizione della World League, la cui Fase Finale si svolge in Giappone e vede Zorzi protagonista assoluto, facendo “innamorare” di sé il pubblico del Sol Levante (femminile in particolare …), tanto da essere premiato come “Miglior Giocatore” di un Torneo che vede l’Italia superare in semifinale l’Unione Sovietica al termine di 5 tiratissimi set (15-12, 16-17, 15-11. 14-16, 15-9) e quindi liquidare in Finale l’Olanda con un 3-0 che non rende onore al comportamento dei nostri avversari che, dopo aver perso 15-7 il primo parziale, impegnano gli azzurri nei due successivi, entrambi chiusi sul 16-14.

Per completare un’annata da sogno, mancherebbe solo il titolo mondiale, impresa quanto mai ardua visto che, se l’Orso sovietico è stato ammansito (ma non ucciso, sia ben chiaro …) dall’altra parte dell’Oceano ci attendono le due fortissime sudamericane che rispondono al nome di Cuba e Brasile, con quest’ultima addirittura nelle vesti di padroni di casa.

Quale sia stato l’andamento del Torneo è risaputo, con l’Italia a subire uno schiaffo salutare da Despaigne & Co. nell’ultima gara del Girone eliminatorio, un imbarazzante 0-3 (13-15, 9-15, 8-15) che Velasco sfrutta per caricare i suoi che, dopo essere passati sul cadavere di Cecoslovacchia ed Argentina con due 3-0 che non ammettono repliche, compiono due imprese che restano impresse a forti tinte nella Storia del nostro Volley, imponendosi 3-2 (6-15, 15-9, 15-8, 8-15, 15-13) sul Brasile al “Maracanazinho di fronte ad una “torcida” impressionante per far loro svanire i sogni di gloria, per poi ripetersi in Finale su Cuba, sconfitta per 3-1 con il 16-14 di un quarto set interminabile con ben 8 match ball per gli azzurri puntualmente annullati dal fenomenale Despaigne, prima che Bernardi possa piazzare la schiacciata vincente.

Ma il vero “eroe” della Finale è proprio Zorzi, che da allora diviene per tutti “Zorro”, quello che lascia il segno, come testimoniano le sue 50 azioni vincenti (2 punti in battuta, 3 muri e 45 attacchi) nel corso del match, meglio anche del fuoriclasse cubano, fermatosi a 46, un’esibizione di potenza e precisione assoluta nata dopo che, contro il Brasile, Velasco ne avesse centellinato l’utilizzo, a dimostrazione di come il tecnico argentino sapesse motivare i propri uomini …

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L’Italia Campione del Mondo nel ’90 – da:lenius.it

Mondiale disputatosi ad ottobre ’90 al quale però Zorzi partecipa in rappresentanza di un altro Club, avendo ceduto – anche per l’abbandono di Montali dalla guida di Parma – nel corso dell’estate alle lusinghe della neonataMediolanum” Milano – al pari di altre icone del nostro Volley quali Franco Bertoli, Claudio Galli e l’amico fraterno Andrea Lucchetta – sotto l’egida di Silvio Berlusconi, intenzionato a fare del Milan una “polisportiva” (acquisisce anche il settore Rugby ed Hockey su ghiaccio …) alla stregua dei famosi Club spagnoli quali Real Madrid e Barcellona, anche se poi il progetto avrà breve durata.

Una scelta indubbiamente remunerativa sotto l’aspetto economico – “Mi ha consentito di far tanti bei soldini …!“, chiosa Zorzi – ma molto meno soddisfacente dal punto di vista dei risultati, visto che nel quadriennio di permanenza a Milano, la formazione guidata per le prime due stagioni dall’americano Doug Beal e nelle successive dall’argentino Raul Lozano, riesce a disputare in sole due occasioni la Finale Playoff per lo Scudetto, sconfitta da Parma nel ’93 e da Treviso (allenata da Montali …) nel ’94, due “nemesi” non da poco per un vincente come l’oramai quasi 30enne schiacciatore veneto.

Poca consolazione giunge dai successi internazionali che ne arricchiscono il Palmarès con altri due Campionati mondiali per Club vinti nel ’90 e ’92, così come la conquista della sua quarta Coppa delle Coppe nel ’93, così come in chiaroscuro sono le due stagioni del nuovo decennio con la Nazionale azzurra, visto che l’Italia si conferma aggiudicandosi altre due World League consecutive nel ‘91 a Milano (3-0 a Cuba in Finale, con Zorzi nominato ancora una volta come “Miglior Giocatore del Torneo) e nel ’92 a Genova, con ancora i cubani sconfitti 3-1 in Finale, ma dovendo abdicare nei due Tornei più importanti.

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Zorzi MVP World League – da:isolafelice.com

L’Unione Sovietica riprende, difatti, quello che per lei è considerata una sorta di “diritto” divino, vale a dire la leadership continentale, sconfiggendo 3-0 l’Italia nella Finale di Berlino ’91 – anche se, a livello personale, per Zorzi il 1991 è un anno da mettere in bacheca, visto che viene premiato dalla FIVB (Fédération Internationale de Volleyball) quale “Miglior Giocatore al Mondo – mentre molto più amara e deludente è la sconfitta patita ad opera dell’Olanda nei Quarti di Finale alle Olimpiadi di Barcellona ’92, con gli azzurri in vantaggio 2 set ad 1 a subire un impensabile black out nel quarto parziale (perso 2-15 …!!) e poi essere l’ultima vittima di un regolamento assurdo che li vede perdere 16-17 il quinto e decisivo set, norma successivamente modificata esigendo un divario di due punti tra le due formazioni.

Nettamente migliore dal punto di vista azzurro il successivo biennio, che a livello di Club, come già ricordato, per Zorzi porta a due Finali Scudetto perse – saranno 6 in totale a fine carriera – con l’Italia a piegare la resistenza olandese agli Europei di Turku ’91 con un 15-9 al quinto set dopo essersi fatti rimontare da un vantaggio di 2-0 maturato nei primi due parziali e prendersi un’ancor più ghiotta rivincita sugli “orange” nella Finale iridata di Atene ’94, allorché Blangé & Co. vengono umiliati, dopo i primi tre parziali equilibrati (15-10, 11-15, 15-11 a favore degli azzurri), rifilando loro un impietoso 15-1 nel quarto ed ultimo set, così, tanto per vendicare il 2-15 di Barcellona.

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L’Italia Campione del Mondo ’94 – da:pallavolissimo.com

Anche stavolta, però, la rassegna continentale svoltasi in Grecia vede Zorzi partecipare sotto nuovi colori, chiamato nell’estate ’94 dal suo vecchio coach Gian Paolo Montale a rafforzare un attacco stellare della Sisley Treviso, che può allineare, oltre a Tofoli in veste di palleggiatore, delle “bocche da fuoco” senza eguali formate da Bernardi, Zorzi ed il fuoriclasse olandese Ron Zwerwer, con l’aggiunta di Andrea Gardini come centrale.

Quattro sesti dell’Italia Campione del Mondo fanno sì che Treviso faccia sua la prima Coppa dei Campioni della sua Storia, superando nella Finale tutta italiana di Vienna – una costante che si verifica da tre stagioni consecutive – i tre volte Campioni europei di Ravenna, ma, ironia della sorte, ancora una volta Zorzi vede sfumare il sogno Scudetto, superato nella Finale Playoff dal suo “peggior nemico” Modena (ora abbinata “Las Daytona”, che si impone dominando (3-0, 3-0, 3-1) in tre incontri nonostante la Sisley avesse il vantaggio del fattore campo.

Un tabù infine sfatato l’anno seguente, allorché ad arrendersi a Treviso nella Finale Scudetto (solo il secondo in carriera per Zorzi …) sono i piemontesi dell’Alpitour Cuneo, anche se quel 1996 porta con sé la più amara delusione per la celebre “Generazione di Fenomeni”.

Confermatasi, difatti, Campionessa Europea ad Atene ’95 superando ancora l’Olanda all’atto conclusivo in un match appassionante e di elevato livello tecnico (13-15, 15-10, 11-15, 15-12, 15-11, per un totale di 69-63 a favore degli azzurri che la dice lunga sull’equilibrio dell’incontro), l’Italia si presenta da favorita ai Giochi di Atlanta ’96, intenzionata a colmare l’unica lacuna nel proprio ciclo vincente – sino ad allora costituito da 2 titoli mondiali, 3 europei ed un secondo posto e ben 5 World League – solo per trovarsi nuovamente di fronte, per la terza volta consecutiva tra Mondiale, Europeo ed Olimpiadi, il sestetto olandese.

Giunti all’atto conclusivo imbattuti (5 vittorie per 3-0 nel Girone eliminatorio, compreso un 15-8, 15-8, 15-13 rifilato proprio agli arancioni del CT Joop Alberda), cui fanno seguito due 3-1 ai danni rispettivamente di Argentina ed Jugoslavia nei Quarti ed in Semifinale, gli azzurri subiscono la più cocente delle sconfitte, a nulla valendo il fatto di aver totalizzato (71 a 66) più punti degli avversari, i quali hanno l’ultima parola affermandosi 17-15 al termine di un quinto e drammatico set …

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Una fase della Finale Olanda-Italia ad Atlanta ’96 – da:fvb.com

Questa sconfitta incide altresì pesantemente sulla decisione di Zorzi di abbandonare l’attività agonistica, ma non come molti hanno ritenuto di precisare per la delusione dell’oro sfuggito, ma poiché, come dallo stesso confessato di “non aver provato quella rabbia che solitamente mi permetteva di reagire alle sconfitte, ed allora se per me vincere o perdere ogni volta che scendo in campo deve essere uguale, meglio lasciare a chi ha più motivazioni di me …!!

La Finale di Atlanta non è comunque l’ultima volta che “Zorro” indossa la maglia azzurra, proseguendo per il resto dell’anno solare, in cui, ben magra soddisfazione, l’Italia si aggiudica il World Super Challenge disputato a novembre in Giappone, mettendo sotto tutte e cinque le sue avversarie, compresi i neo Campioni olimpici olandesi, schiantati con un 3-0 (15-6, 15-8, 15-12) che non sappiamo se abbia dato più gioia o rabbia ai nostri ragazzi.

Anno concluso, così come si chiude la lunga parentesi azzurra di Zorzi costituita da ben 325 presenze – curiosamente tante quante quelle di Velasco in panchina, che cede il posto a Bebeto – mentre a livello di Club pone fine alla propria carriera con due ultime stagioni nelle file della Lube Banca Marche Macerata, condotta in entrambi i casi alle semifinali Playoff, eliminata da Modena (ma guarda un po’ …) nel ’97 e da Cuneo nel ’98.

Anche il Volley, come Basket, Baseball e Football americano, vive molto di numeri e statistiche, e quelle di Zorzi recitano di un “martello” capace di contribuire a 206 vittorie su 281 incontri di Serie A1 disputati (media 73,30%), grazie a 7.839 punti costituiti da 6.726 attacchi punti, 637 muri e 476 battute vincenti …

Che ne dite, Zorro” l’avrà o no “lasciato il segno” …?? La risposta a dire il vero, è sin troppo facile …

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