IL BIENNIO 1948-’49 DI ESORDIO DEL VOLLEY A LIVELLO INTERNAZIONALE

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Una fase del Mondiale di Praga ’49 – da:fivb.org

Articolo di Giovanni Manenti

Se c’è uno Sport di squadra che ha fatto passi da gigante negli ultimi decenni del XX Secolo questo è indubbiamente la Pallavolo, per molto tempo viceversa incapace di darsi una propria regolamentazione a livello internazionale, basti pensare che la FIVB (Federation Internationale de Volleyball) viene fondata ad aprile 1947 a Parigi, nel mentre la nascita della FIFA per il Calcio risale addirittura al maggio 1904 ed anche la FIBA, per ciò che concerne il Basket, vede le sue origini nel 1932 a Ginevra.

Da ciò ne consegue che le maggiori competizioni internazionali hanno visto una diversa collocazione temporale, con il Calcio ad apparire alle Olimpiadi addirittura sin dal 1900, per poi avere il proprio Campionato Mondiale nel 1930, mentre la Pallacanestro debutta ai Giochi nell’edizione di Berlino ’36 e nel 1935 in Svizzera si disputano i primi Campionati Europei, per non parlare poi della Pallanuoto, che esordisce nella Rassegna a cinque cerchi già dall’edizione di Parigi 1900 e si dota di analoga competizione a livello continentale sin dal 1926.

Il Volley, al contrario, deve attendere sino al 1964 per essere accettato quale disciplina olimpica, su espressa richiesta del Giappone, Paese organizzatore dell’edizione svoltasi a Tokyo, con l’unico vantaggio, rispetto agli altri Sport di squadra sopra elencati, di debuttare contemporaneamente sia a livello maschile che femminile, nel mentre negli altri casi le ragazze hanno dovuto attendere il 1976 (Basket), 1996 (Calcio) e 2000 (Pallanuoto) per poter anch’esse entrare a far parte della grande famiglia olimpica.

Compreso, pertanto, come l’era pionieristica del Volley risalga all’immediato dopoguerra, l’Italia è uno dei Paesi all’avanguardia nel Vecchio Continente, avendo un proprio Campionato nazionale istituito nel 1946 e partecipato, quale una delle 14 Nazioni fondatrici, alla nascita della Federazione Internazionale e celebrando tale avvenimento con l’incontro inaugurale del sestetto azzurro, il 19 aprile 1947 a Parigi, contro la Francia.

Particolare curioso, sia la Nazionale azzurra di Calcio – il 15 maggio 1910 all’Arena Civica di Milano – che quella di Pallacanestro – il 4 aprile 1926, sempre a Milano – avevano anch’esse debuttato contro i transalpini, ma mentre nelle altre due discipline il successo era arriso ai nostri colori, per 6-2 e 23-17 rispettivamente, nel caso della Pallavolo sono i padroni di casa ad imporsi per 3-1, con parziali di 15-9, 15-3, 9-15, 15-6.

L’Italia approfitta del soggiorno in Francia per disputare altre tre gare amichevoli contro selezioni locali, con risultati altalenanti, visto che al successo per 3-1 contro il Toulouse del 21 aprile fa riscontro la sconfitta per 2-3 a Montpellier e quindi il riscatto, sempre al termine di cinque set, il 25 aprile a Cannes contro una rappresentativa della Costa Azzurra.

E, come ogni fase pionieristica di qualsiasi Sport, anche il Volley in Italia ha bisogno di identificarsi in personaggi che siano punti di riferimento e, nel caso della Nazionale azzurra, questi rispondono ai nomi di Pietro Bernardi e, soprattutto, di Angelo Costa, i primi due Commissari Tecnici, con Costa a guidare da solo il nostro sestetto nel biennio 1948-’49.

Con un passato da giocatore e grande appassionato di tale disciplina, l’Italia della Pallavolo deve tantissimo a Costa, il quale, rientrato dalla Campagna di Russia, mette le proprie competenze al servizio della formazione della Robur Ravenna negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale, dimostrando sin da subito indubbie qualità di motivatore e notevoli capacità tecniche.

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La Robur Ravenna (Costa al centro, in tuta), Campione d’Italia 1946 – da:wikipedia.org 

Doti che mette in particolare risalto allorché, dopo la liberazione della città nel dicembre ’44, la quasi totalità della prima squadra passa al Partito Comunista, che fonda una nuova Società dal titolo emblematico, la “Garibaldina”, mentre Costa – di marcata fede cattolica – resta solo con il fido Capitano Orfeo Montanari, ma non per questo si dà per vinto ed, allestendo una formazione di giovani di belle speranze, riesce a plasmarla al punto che, in occasione delle Fasi Finali del primo Campionato Italiano, svoltesi dal 15 al 17 agosto 1946 a Sestri Ponente, in Liguria, la “Robur Ravenna” fa suo lo Scudetto, un’impresa che replica anche nei tre anni successivi, con un quinto titolo nel 1952.

E’ pertanto sin troppo logico che i migliori e più esperti componenti del sestetto Campione d’Italia – oltre al citato Montanari, ne fanno parte anche Ermanno Baccarini, Mario Saragoni e Tazzari – vadano a comporre l’ossatura anche della Nazionale, chiamata al primo importante impegno internazionale costituito dai Campionati Europei, la cui edizione inaugurale si svolge proprio nel nostro Paese, a Roma, ad un anno di distanza dalla fondazione della Federazione Internazionale, desiderosa di recuperare l’handicap rispetto agli altri Sport di squadra.

L’allocazione della manifestazione continentale nella Capitale fa addirittura sì che, viste le origini cattoliche di alcuni Gruppi sportivi, lo stesso Pontefice Pio XII riceva in vaticano la Robur Ravenna con diversi giocatori azzurri per congratularsi con loro, un evento che, al di là dell’emozione per l’incontro con il Santo Padre, sta a significare un tangibile riconoscimento da parte di una così alta autorità verso una disciplina ancora tutta da sviluppare,

Ovviamente, l’aspetto organizzativo e la preparazione sono ancora a livello diremmo quasi primordiale, ma per la prima volta gli Azzurri vanno in ritiro per circa un mese, ad agosto, allenandosi sui campi dell’Assi Giglio Rosso di Firenze agli ordini del livornese di origini parmensi Renzo Del Chicca in qualità di preparatore atletico e da considerare, al pari di Costa, uno dei padri della nostra Pallavolo.

Il Torneo, al quale partecipano peraltro solo 6 squadre, di cui una sola dell’Est Europa – vale a dire una Cecoslovacchia di un livello nettamente superiore a tutte le altre – si svolge nell’arco di soli due giorni, dal 24 al 26 agosto 1948, e si disputa sui campi del Foro Italico, riassettati alla meglio dopo gli eventi bellici che avevano trasformato la zona in un ammasso di macerie.

La Cecoslovacchia conferma sin da subito la propria indiscussa superiorità superando con irrisoria facilità sia l’Olanda che il Portogallo nella giornata inaugurale del 24 agosto – lasciando loro appena 13 e 17 punti complessivi nei rispettivi 3-0 loro inflitti – un cammino peraltro condiviso anche da Francia (3-1 al Portogallo e 3-0 al Belgio) ed Italia, con gli Azzurri che superano facilmente per 3-0 (parziali di 15-8, 15-5 -15-6) il Belgio all’esordio, e con identico punteggio anche l’Olanda, soffrendo solo nel terzo set, vinto per 15-13, dopo i comodi 15-4 e 15-5 dei primi due parziali.

Con le tre favorite a punteggio pieno, la seconda giornata vede gli Azzurri confermarsi a spese del Portogallo, superato con il terzo 3-0 consecutivo (15-8, 15-9, 15-10 i relativi parziali), mentre la Francia deve, suo malgrado, rendersi conto dell’abisso esistente tra la Pallavolo dell’Europa Occidentale rispetto a Paesi dell’Est, subendo una vera e propria umiliazione dalla Cecoslovacchia, che si afferma con un 3-0 sancito dagli imbarazzanti punteggi di 15-7, 15-5, 15-5 dei singoli set.

Consapevoli che la sfida finale contro i cechi è fuori portata, la gara di apertura della terza e conclusiva giornata tra Azzurri e francesi è una sorta di spareggio per le piazze d’onore ed, in effetti, si rivela come la più equilibrata dell’intero Torneo, con la nostra “bestia nera” ad avere ancora una volta la meglio al termine di cinque combattutissimi set che vedono i transalpini prevalere per 3-2, con parziali di 15-8, 8-15, 15-9, 15-17, 15-13, nonostante il tifo che, sugli spalti, fanno numerosi marinai di leva, i quali assistono all’incontro per incoraggiare il romano Fanesi, il quale milita proprio nella formazione della Marina.

A presenziare vi sono altresì il Presidente del CONI Giulio Onesti – il quale ricoprirà detta carica sino al 1978 – ed il francese Paul Libaud, primo Presidente della neonata Federazione Internazionale, con il sestetto azzurro che, altresì affaticato per i cinque set disputati contro la Francia, può solo fare da spettatore non pagante nell’incontro conclusivo contro la Cecoslovacchia, la quale si impone agevolmente per un 3-0 i cui parziali di 15-1, 15-5, 15-5 sono tali da non ammettere repliche, con l’unico vantaggio, soprattutto per il Tecnico Costa, di prendere appunti in merito alle evoluzioni tecnico-tattiche dei suoi avversari, che si esprimono in attacco mettendo in mostra numerosi “trenini” (vale a dire il doppio salto sulla palla veloce del palleggiatore con il primo a fintare la schiacciata poi eseguita dal secondo …) e si difendono addirittura con due uomini a muro, cose mai viste alle nostre latitudini.

Un terzo posto – che al di là della scarsa partecipazione resta comunque il miglior risultato azzurro nella Rassegna Continentale sino all’avvento dell’era Velasco ed il primo successo conseguito nel 1989 – ed in più il Capitano Montanari votato come secondo miglior giocatore del Torneo, non sono certo sufficienti a cullarsi sugli allori, visto che l’anno seguente il calendario internazionale prevede a settembre la disputa della prima edizione dei Campionati Mondiali, la cui organizzazione è affidata alla Cecoslovacchia.

Anticipando in questo caso di un anno il Basket – la cui Rassegna Iridata viene inaugurata nel 1950 in Argentina – la FIVB manda in scena una Manifestazione che altro non è che un “Campionato Europeo allargato, visto che nessun’altra Nazione al di fuori del Vecchio Continente vi partecipa, mentre ben più nutrita è la rappresentanza delle formazioni dell’Est, che vedono iscritte, oltre ai padroni di casa, anche Unione Sovietica, Polonia, Bulgaria, Ungheria e Romania.

Le quattro squadre della parte occidentale sono le stesse che hanno disputato gli Europei in Italia, con la sola esclusione del Portogallo, e gli Azzurri cercano di fare le cose per bene con un raduno collegiale ad aprile a Vercelli, cui fanno seguito due incontri amichevoli in due giorni consecutivi a Parigi contro l’ostica Francia che, dopo una prima sconfitta per 1-3, riusciamo finalmente a sconfiggere il 24 aprile ’49 al termine della consueta, combattuta sfida, risolta con un 3-2 sancito dai punteggi di 10-15, 15-11, 15-9, 12-15, 15-12 dei relativi parziali.

Allenamento quanto mai utile, visto che alla Rassegna Iridata le 10 formazioni iscritte sono divise in due Gironi da 3 squadre ed uno da 4, con le prime due a qualificarsi per la Poule Finale a 6 e gli Azzurri sono inseriti nel Gruppo 2 assieme a Bulgaria ed, appunto, Francia.

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Fase di un altro match dei Mondiali 1949 – da:sialdeporte.com

La spedizione italiana raggiunge Praga dopo un estenuante viaggio in treno della durata di due giorni, con cambio a Vienna in quanto lo scartamento dei binari nei Paesi dell’Est è più largo di quelli occidentali e le gare si disputano al Palazzo del Ghiaccio, per l’occasione ricoperto da strati di cemento e terra battuta, mentre del gruppo storico della Robur Ravenna restano Baccarini e Tazzari, cui si uniscono i compagni di squadra Paolo Borghi e Fabbri, con il non più giovane Capitano Montanari dispensato in quanto prossimo al matrimonio ed all’abbandono dell’attività agonistica.

L’esordio, con un calendario ben più diluito, avviene il 10 settembre contro i bulgari, i quali fanno valere la loro superiorità fisica e tecnica, imponendosi per 3-1 (parziali di 15-7, 13-15, 15-4, 15-9), un risultato tutto sommato accettabile vista la differenza delle forze in campo, tanto più che, il giorno dopo, i balcanici riservano un trattamento ben peggiore ai francesi, travolti con un 3-0 i cui parziali di 15-8, 15-7, 15-2 si commentano da soli.

Resta, a questo punto, la ormai abituale sfida coi transalpini per decidere chi tra le due compagini acquisirà il diritto ad entrare nella Poule Finale a 6 e l’Italia, vuoi per la miglior figura fatta contro la Bulgaria, che per il recente successo riportato a Parigi, affronta l’incontro con quell’eccesso di confidenza che si rivela fatale in quanto, dopo il successo ai vantaggi per 16-14 nel primo set, crolla cedendo i successivi per 10-15, 5-15, 13-15 facendo imbufalire il tecnico Costa, le cui urla echeggiano sino in Romagna, ed alle quali fa seguito, per punizione, la chiusura a chiave degli atleti nelle loro camere.

Relegati alla Poule per i piazzamenti dal settimo al decimo posto assieme a Belgio, Olanda ed Ungheria – quest’ultima unica esclusa dal Girone per il titolo delle sei squadre dell’Est Europa presenti – gli Azzurri si riscattano con due convincenti successi per 3-0 contro Belgio ed Olanda, con ciò ricalcando l’esito delle sfide ai campionati Europei dell’anno precedente, per poi subire nuovamente il divario rispetto alla parte orientale del Vecchio Continente venendo sconfitti per 3-0 dall’Ungheria (parziali di 15-12, 15-2, 15-10) che li relega in ottava posizione, mentre anche la Francia non ha miglior sorte contro gli squadroni dell’Est, rimediando un solo set nei 5 incontri disputati, che designano l’Unione Sovietica come prima Campione del Mondo di Volley, grazie al successo per 3-1 sui padroni di casa della Cecoslovacchia nell’ultima giornata.

L’Italia conclude così il suo primo biennio a livello internazionale con il rammarico di essere sempre giunta alle spalle di una Francia che poteva essere alla sua portata, ma, con il senno di poi, occorre anche rimarcare come questo ottavo posto iridato che tanto ha fatto infuriare il Commissario Tecnico Costa – il quale lascia l’incarico al termine della stagione – si rileverà in seguito come il miglior piazzamento azzurro in tale manifestazione per ben 40 anni, non essendo mai andata oltre la quattordicesima posizione nelle successive edizioni, sino all’exploit di Roma ’78, quando il sestetto allenato da Carmelo Pittera conquista una quanto mai inaspettata medaglia d’argento.

Come dire che gli inizi, ancorché a livello pionieristico, erano incoraggianti, è negli anni successivi che il Volley azzurro si è perso per strada …

 

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