PETER LUSCHER, IL CARNEADE CHE VINSE LA COPPA DELLA MONDO 1979 BATTENDO STENMARK

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Peter Luscher ai Giochi di Lake Placid 1980 – da zimbio.com

articolo di Nicola Pucci

Non che prima e dopo abbia realizzato tali prodezze da annoverarlo tra gli immortali dello sci alpino, comunque sia Peter Luscher, complice un regolamento bizzarro, colse l’attimo fuggente e nella stagione 1978/1979 fece sua la Coppa del Mondo togliendosi il lusso di battere il più grande di tutti, re Ingemar Stenmark.

Prima di entrare nel dettaglio di quell’annata insolita, giova ricordare che Luscher, svizzero di Romanshorn che qui ebbe i natali il 14 ottobre 1956, infiltra la squadra nazionale elvetica fin da giovanotto, palesando buone doti di polivalenza seppur primeggiando, inizialmente, tra i pali stretti dello slalom. Debutta in Coppa del Mondo nella stagione 1974/1975, poco più che 18enne, giungendo settimo in combinata a Wengen per poi, l’anno successivo, figurare al sesto posto in slalom gigante a Madonna di Campiglio, all’ottavo in slalom a Schladming e al quarto sia in combinata a Garmisch che in discesa ad Aspen, quando l’asburgico Ernst Winkler gli soffia il primo podio in carriera per l’inezia di 5 centesimi.

Sono gli anni in cui imperversa l’egemonia di Stenmark, che dopo le cinque vittorie azzurre consecutive (quattro con Gustavo Thoeni ed una con Perino Gros), a sua volta infila un tris di successi in classifica generale, dominando il lotto della concorrenza con una facilità tale da costringere i vertici dello sci alpino ad ideare un nuovo sistema di conteggio che infine, se da un lato penalizzerà lo svedese che mai più sarà in grado di far sua la sfera di cristallo, premierà qualche atleta di seconda fascia. Tra questi, appunto, il nostro Peter Luscher, che dopo aver colto un secondo posto in combinata a St.Anton il 18 febbraio 1977 quando a negargli la gioia della prima vittoria in carriera è il tedesco Sepp Ferstl, e aver concluso la stagione 1977/1978 al 16esimo posto della graduatoria generale salendo sul terzo gradino del podio sia in slalom (Stratton Mountain, alle spalle di Steve Mahre e Stenmark) che in gigante (Arosa, battuto ancora da Stenmark e Andreas Wenzel), abborda la nuova annata con rinnovate ambizioni. Anche perché, nel frattempo, ha palesato progressi confortanti nelle discipline tecniche, tanto da chiudere in settima posizione in gigante ai Mondiali di Garmisch del 1978, non prima aver colto in precedenza anche un ottavo posto nello slalom olimpico di Innsbruck nel 1976.

Con la nuova formula, ai fini della classifica generale di Coppa del Mondo possono essere conteggiati solo i punti di un numero limitato di gare per specialità: due di discesa libera, tre di slalom gigante e slalom speciale e tutte le combinate, il che avvantaggia sensibilmente chi fa della polivalenza il proprio cavallo di battaglia, a danno ovviamente degli specialisti, prove tecniche o discesa libera che siano. Inoltre, i punti vengono assegnati non più solo ai primi dieci classificati di ogni prova, ma ai primi quindici, a scalare (25 al primo, 1 al quindicesimo), ed è altrettanto ovvio che il sistema progettato ha il solo scopo di impedire a Stenmark di far gara a sè.

La stagione prende avvio il 9 dicembre a Schladming, e se Stenmark infila in gigante la prima di una clamorosa serie di dieci vittorie su dieci gare in programma, Luscher chiude alle sue spalle tra le porte larghe, per poi ottenere in combinata il giorno dopo la prima vittoria in carriera, battendo Leonhard Stock e Wenzel. In effetti il campione svizzero è all’apice della forma, risultando l’avversario più irriducibile di Stenmark in gigante cogliendo quattro secondi posti a Schladming, appunto, a Kranjska Gora, a Courchevel e a Steinach, oltre ad un terzo posto a Lake Placid, infine andando ad occupare la seconda posizione nella classifica di specialità. In slalom Luscher è meno costante, nondimeno le sue serpentine sono redditizie e se a Madonna di Campiglio gli garantiscono la seconda piazza alle spalle del sorprendente connazionale Martial Donnet, a Garmisch gli offrono su di un piatto… d’oro la vittoria a spese di Phil Mahre e del bulgaro Peter Popangelov, cui aggiungere un terzo trionfo stagionale nella combinata. E visto che Stenmark, pur incamerando ben 13 successi in stagione, non può che sommare un massimo di 150 punti, Luscher approfitta dell’occasione e prende il largo in classifica generale.

Il 22enne elvetico mette in bacheca, oltre a tre vittorie, anche cinque piazze d’onore e due terzi posti, e se infine Stock sarà l’avversario che più di ogni altro gli terminerà vicino in classifica, 163 punti contro 186, un’altra mano consistente a Luscher viene data dalla dea bendata che drammaticamente toglie di mezzo un giovanotto di meravigliose doti e di luminoso futuro che risponde al nome di Leonardo David, che cade in prova sulla pista olimpica di Lake Placid per non rialzarsi più quando pareva pronto, seppur giovanissimo, a spiccare il volo.

Peter Luscher fa dunque sua la sfera di cristallo, ma quello che pare solo l’inizio di una parabola ricca di successi, invece altro non è che l’apice di una carriera che si trascina poi senza troppi sussulti, con una vittoria in combinata l’anno dopo a Madonna di Campiglio, l’argento sempre in combinata ai Mondiali di Schladming nel 1982 dove a batterlo è il carneade francese Michel Vion, un secondo posto nel primo supergigante della storia a Val d’Isere, sempre nel 1982, quando a precederlo è Peter Muller, un podio anche in discesa, nel 1983, sempre secondo e sempre a Val d’Isere, ed un inatteso ritorno di fiamma quando batte tutti in discesa a St.Anton e in supergigante a Garmisch, chiudendo proprio la stagione 1982/1983 con un quinto posto finale in classifica generale, 164 punti contro i 285 di Phil Mahre, nuovo re di Coppa del Mondo con il terzo successo consecutivo.

C’è tempo per qualche altro piazzamento da podio, in combinata soprattutto, ed anche un secondo posto sulla mitica Lauberhorn di Wengen il 20 gennaio 1985 quando l’austriaco Peter Wirnsberger, per soli 22 centesimi, nega a Luscher quel successo che avrebbe dato lustro alla carriera, prima che un fragoroso capitombolo a Bad Kleinkirchheim il 14 febbraio 1985 metta la parola fine alla vicenda agonistica di Peter. Che saluta con una sfera di cristallo in bacheca, ma siamo sinceri, la domanda sorge spontanea: avrebbe vinto, se quei buontemponi che governavano allora la Coppa del Mondo non avessero voluto fare un dispetto al grande Ingo? Qualche ragionevole dubbio sussiste, eccome se sussiste, ma possiamo fargliene una colpa se il buon Luscher è stato bravo a sfruttare le circostanze?

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