IRENEUSZ PALINSKI, IL POLACCO CHE SOLLEVO’ L’ORO AI GIOCHI DEL 1960

Ireneusz_Paliński_1964.jpg
Ireneusz Palinski a Tokyo 1964 – da it.wikipedia.org

articolo di Nicola Pucci

Non si può certo affermare che la Polonia, almeno fino ai Giochi di Roma del 1960, abbia un medagliere tanto ricco da annoverarla tra i grandi paesi in sede olimpica. Soprattutto nel sollevamento pesi, ferma com’è al solo bronzo colto quattro anni prima a Melbourne da Marian Zielinski nei pesi medi. Ma i tempi sono maturi per incrementare lo score ed infine salire sul tetto del mondo, ed artefice dell’impresa è Ireneusz Palinski, 28enne di Nuzewie, figlio primogenito di contadini, che nella capitale sbaraglia il campo.

Già medaglia di bronzo ai Mondiali di Stoccolma nel 1958 battuto dal sovietico Lomakin e dall’americano George, e argento alla rassegna iridata dell’anno successivo a Varsavia alle spalle dell’altro sovietico Plyukfelder, Palinski debutta ai Giochi romani competendo nella categoria dei pesi massimi-leggeri, riservata ai sollevatori fino a 82,5 kg. Qui si trova a dover battagliare proprio con George, che fa meglio di lui nella prova di distensione lenta, 132,5 kg. a 130 kg., per poi invece essere il migliore del lotto dei concorrenti sia nello strappo, 132,5 kg. come lo stesso George, sia nello slancio, ottenendo la misura di 180 kg. che non solo è il nuovo record del mondo ma gli consente di scavalcare l’americano in classifica, che si è esibito prima di lui, e mettersi al collo la medaglia d’oro, 442,5 kg. totali contro 430 kg., primo polacco a riuscirci nel sollevamento pesi. E che la giornata sia radiosa per il paese dell’Est Europa è certificato dal terzo posto di Jan Bochenek, con Palinski pure onorato dal venir premiato da Adam Rapacki, Ministro degli Affari Esteri, che lo proclama miglior atleta polacco della rassegna olimpica.

Quattro anni dopo Palinski, che nel frattempo è diventato campione del mondo a Vienna nel 1961 nella categoria dei pesi medio-massimi a cui si è ormai convertito per l’impossibilità di rientrare nei limiti di peso dei massimi-leggeri, battendo il britannico Louis Martin e il sovietico Arkady Vorobyov, autentica leggenda della categoria con quattro titoli mondiali e due olimpici tra il 1954 e il 1960, risultando altresì secondo sia nel 1962 che nel 1963 battuto in entrambe le occasioni dallo stesso Martin che gli impartisce due severe lezioni, è in gara alle Olimpiadi di Tokyo. Pure stavolta il polacco si trova a dover recuperare dopo la prova di distensione lenta, che vede il sovietico Vladimir Golovanov migliorare il record olimpico con 165 kg., con Palinski non meglio che quarto per aver sollevato 150 kg, preceduto anche dal solito Martin e dall’americano William March, provvisoriamente secondi con 155 kg. di alzata. E se Golovanov è di una spalla sopra il lotto e sbaraglia la concorrenza con un altro record olimpico nello strappo, 142,5 kg. per totalizzare infine 487,5 kg. che equivalgono al nuovo record del mondo, i tre rivali si giocano gli altri due gradini del podio, con Martin che si accontenta della medaglia d’argento con 475 kg. e Palinski che con il record olimpico di 182,5 kg. nello slancio riesce a soffiare a March il terzo posto, mettendosi al collo la medaglia di bronzo grazie al minor peso corporeo rispetto all’americano. 

L’avventura a cinque cerchi di Palinski termina qui, nondimeno il sollevatore polacco, che aprirà una strada verso l’oro percorsa anche da Waldemar Baszanowski nei pesi leggeri a Città del Messico 1968, da Zygmunt Smalcerz nei pesi mosca a Monaco 1972, da Szymon Kołecki nella categoria dei -94 kg.a Pechino 2008 e da Adrian Zielinski a Londra 2012 tra i -85 kg., ha ancora qualche cartuccia da spendere nel consesso delle grandi rassegne pesistiche. Come ad esempio ai Mondiali di Berlino del 1966 quando, 34enne, sale sul secondo gradino del podio alle spalle dell’ungherese Geza Toth con il suo primato personale di 477,5 kg., mettendo il sigillo ad una carriera alle prese con il bilanciere tanto grande da meritarsi, nel 1961, la palma di atleta dell’anno in Polonia.

E per una disciplina che da quelle parti, almeno all’epoca, non riscuoteva grande successo, quest’impresa vale quanto una medaglia d’oro olimpica. Vero Ireneusz Palinski?

 

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