TOUR DE FRANCE 1998, PANTANI SCRIVE LA STORIA SUL GALIBIER

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Pantani attacca sul Galibier – da meteolive.it

articolo di Emiliano Morozzi

Non c’è niente da fare, quando la strada si rizza sotto i pedali, Pantani è il più forte!“. Così commentava un quasi commosso Adriano De Zan una delle imprese ciclistiche più belle degli anni Novanta, quella giornata d’inferno in cui Pantani ribaltò il tavolo del Tour, si prese la maglia gialla con un’azione da ciclismo d’altri tempi e se la portò addosso fino al paradiso dei Campi Elisi.

Sono passati vent’anni ed entrambi i protagonisti non ci sono più, ma i ricordi di quella giornata epica sono ancora vividi, come se fossero storia recente. Siamo alla prima tappa alpina del Tour de France 1998, i Pirenei sono già stati superati e all’idolo di casa nostra, Marco Pantani, serve davvero un’impresa per conquistare la maglia gialla. Il romagnolo, dopo avere vinto il Giro d’Italia, si ferma per un mese e al Tour arriva con le gambe che non girano. Prende 43 secondi nel cronoprologo, viene bastonato nella cronometro di Correze e ai piedi delle montagne si trova lontano 5 minuti dalla maglia gialla Ullrich.

Sui Pirenei Pantani prova a scalfire la leadership del tedesco, ma Ullrich tiene botta, perde una manciata di secondi nella prima tappa pirenaica e sul Plateau de Beille resiste a uno scatenato Pantani subendone gli scatti ma evitando il tracollo e perdendo 1’40” al traguardo. Il 27 luglio la corsa ha appuntamento con il primo tappone alpino: il menu prevede Croix de Fer, Telegraphe, Galibier e arrivo in salita a Le Deux Alpes. Montagne ce ne sono, ma il tracciato non sembra adatto a Pantani: tra il Galibier e l’arrivo ci sono quasi quaranta chilometri, discesa e falsopiano potrebbero non favorire il romagnolo e la salita finale ha delle pendenze non impossibili, più adatte alla potenza di Ullrich che allo scatto bruciante di Pantani.

Serve un’impresa, perchè per ipotecare la maglia gialla Pantani deve anche pensare al tempo che perderà a cronometro, sarebbero necessari almeno sei minuti, un crollo verticale di Ullrich. Ai piedi del Galibier nulla lascia presagire una tappa epica: il gruppo procede compatto, ci provano Leblanc, Escartin e Boogerd, ma ad un certo punto Ullrich piazza un paio di accelerazioni per far capire che è lui che comanda. Il tedesco è senza il fido gregario Riis ma sembra in grado di cavarsela da solo, l’attacco di Pantani sembra sempre più improbabile: magari scatterà sulla salita finale e proverà a vincere la tappa, ma i sogni di gloria sembrano svanire nella pioggia e nel freddo dell’ascesa. A sei chilometri dalla vetta invece arriva il lampo: dalla nebbia sbuca la sagoma di Pantani, dietro di lui arranca Luc Leblanc, il romagnolo quasi frena di colpo per aspettare il francese, ma Leblanc non ce la fa. La pedalata del Pirata è irresistibile, e solitario Pantani risucchia uno ad uno tutti coloro che gli stanno davanti: Escartin, Massi, Jimenez, Rinero. Dietro Ullrich sembra aver perso la sua sicurezza, nessuno lo aiuta e il tedesco perde secondi preziosi con una rapidità impressionante.

Pantani appare e scompare in mezzo alla pioggia, mentre le telecamere si fissano su un Ullrich impietrito. All’entrata della vecchia strada che sale fino al Galibier, Pantani salta Jimenez e Rinero, mentre la numerosa folla che gremisce gli ultimi tornanti della salita acclama il romagnolo come un eroe. In cima al Galibier Pantani è a dieci secondi dalla maglia gialla: in una manciata di chilometri ha bastonato la concorrenza, ma in discesa rischia di cadere dopo pochi tornanti. Per strada il romagnolo trova alleati preziosi come Jimenez e Rinero, che gli danno il cambio, Julich invece terzo in classifica va dritto ad una curva e Ullrich non riesce a recuperare il terreno perduto. Ai piedi della salita finale, Pantani è già con la maglia gialla addosso e i chilometri finali dell’ascesa diventano per lui una passerella trionfale: gli avversari crollano uno dopo l’altro, i distacchi sono d’altri tempi. Julich terzo in classifica accusa quasi sei minuti di ritardo, un Ullrich distrutto ne prende quasi nove. E’ l’impresa più bella di Pantani, quella che lo porterà a conquistare il Tour de France a più di trent’anni di distanza dall’ultima vittoria italiana firmata Gimondi.

Era il 27 luglio 1998: il giorno in cui Pantani scrisse una pagina di ciclismo destinata all’immortalità.

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