RORY UNDERWOOD, L’ALA DEL RUGBY INGLESE ABITUATA A VOLARE

England v Ireland - Five Nations Championship
Rory Underwood in azione contro l’Irlanda nel ’94 – da:gettyimages.it

Articolo di Giovanni Manenti

Il Rugby è uno sport che prevede, a parte le doti fisiche, una combinazione tra abilità nel gestire la palla ovale con le mani e nel saperla adeguatamente calciare, specialità, quest’ultima, solitamente appannaggio dei mediani di mischia o di apertura, nella stragrande maggioranza dei casi chiamati a trasformare le mete dei compagni od ad incaricarsi di centrare i pali sui calci piazzati, quando non eccellino altresì nel drop, chiave tattica importante contro difese arcigne e ben chiuse.

Ciò porta alla conseguenza che siano proprio costoro a primeggiare nelle Classifiche delle varie Nazioni quanto a punti realizzati – due esempi per tutti, Jonny Wilkinson in casa inglese, dall’alto dei suoi 1.179 a cui hanno contribuito i ben 36 drop messi a segno, e Dan Carter per la Nuova Zelanda, leader mondiale dall’alto dei suoi 1.598 punti, impreziositi da 29 mete rispetto alle sole 6 del collega d’Oltremanica – ma è indubbio che ad entusiasmare il pubblico sono le iniziative di coloro che, con le loro caratteristiche di velocità ed agilità, riescono a depositare l’ovale oltre la fatidica linea di meta, vale a dire le ali.

E. tra coloro che meglio hanno saputo interpretare questo ruolo, un posto di rilievo spetta senza alcun dubbio all’eclettica ala inglese Rory Underwood, per 15 anni terrore delle difese avversarie in patria nelle file del Leicester, nonché per 12 anni titolare indiscusso nel ruolo in Nazionale, di cui indossa la maglia in 85 occasioni, sempre scendendo in campo da titolare, periodo durante il quale realizza 210 punti, tutti frutto delle 49 volte in cui ha saputo depositare l’ovale oltre la linea di meta, record “All Time” ed, al momento, ineguagliabile per il XV della rosa, laddove si pensi che dietro di lui vi è Ben Cohen a quota 31 e, tra coloro in attività, non vi è traccia di chi possa far meglio.

Rory Underwood nasce a Middlesbrough il 19 giugno 1963 ed i suoi tratti somatici stanno a testimoniare le sue doppie origini, in quanto figlio di un ingegnere inglese che, trasferitosi per lavoro in Malaysia, sposa una ragazza di origini cinesi e, dopo aver trascorso l’infanzia nel citato Paese asiatico, fa rientro nel Regno Unito all’età di 13 anni, avendo così modo di frequentare un Istituto privato, la “Barnard Castle School”, nella Contea di Durham, nel Nordest dell’Inghilterra, dove ha occasione di conoscere come compagno di studi Rob Andrew, con il quale dividerà la pressoché intera carriera in Nazionale.

Concluso il liceo, Rory entra a far parte della “RAF College Cranwell”, l’Accademia dell’Aeronautica inglese, dove diviene pilota abbinando il servizio militare all’attività sportiva – all’epoca ancora dilettantistica – che lo vede tesserato per i Leicester Tigers dall’estate ’83 e con i quali trascorre pressoché interamente la sua carriera, fatta salva la stagione dell’addio nelle file dei Bedford Blues.

Delle sue qualità di ala veloce e scattante non tarda ad accorgersene anche il selezionatore Dick Greenwood, che lo fa esordire in Nazionale il 18 febbraio 1984 a Twickenham nel match vinto per 12-9 contro l’Irlanda ed, alla successiva presenza, Underwood va per la prima volta in meta al “Parc des Princes” a Parigi, non potendo peraltro evitare una pesante sconfitta per 18-32 contro i rivali storici francesi.

Non è, quello degli anni ’80, un decennio di gloria per il XV inglese, a dimostrazione del quale valga il fatto che riesce nella non facile impresa di non aggiudicarsi nessuna delle edizioni del prestigioso “Torneo delle Cinque Nazioni”, così come ha vita breve il cammino in occasione della prima edizione della Coppa del Mondo che si svolge in Australia e Nuova Zelanda tra fine maggio e giugno ’87, con l’Inghilterra eliminata nei Quarti dal Galles ed Underwood a mettere a segno le sue prime due mete nella Rassegna iridata nella larga vittoria per 60-7 sul Giappone.

A consolazione della non esaltante performance nell’emisfero australe, giunge per Underwood il primo dei suoi due titoli nazionali con i Tigers al termine della successiva stagione ’88, vinto con un solo punto di vantaggio sui London Wasps, ma per fortuna con l’ingresso nell’ultima decade del XX secolo le cose cambiano e non di poco, grazie all’avvicendamento alla guida tecnica della Nazionale di Geoff Cooke, dopo le deludenti esperienze del già citato Greenwood e del suo successore, Martin Green.

L’anno della svolta è il 1991, in cui è in programma ad ottobre la seconda edizione della Coppa del Mondo, organizzata congiuntamente dai Paesi che partecipano al “Cinque Nazioni”, torneo, quest’ultimo, che l’Inghilterra torna a vincere ad 11 anni di distanza dal suo ultimo successo.

Ed Underwood, che aveva chiuso il 1990 con 25 mete all’attivo nelle 42 presenze in Nazionale sin qui disputate, è protagonista nel “Grande Slam” inglese, andando a segno nella vittoria per 16-7 al “Lansdowne Road” di Dublino del 2 marzo ’91, per poi realizzare l’unica meta della sua squadra nell’ultimo e decisivo match disputato il 16 marzo a Twickneham contro una Francia anch’essa a punteggio pieno, in un incontro che viene ricordato per la straordinaria meta realizzata in avvio di gara – sul punteggio di 3-0 per i padroni di casa – dall’ala francese Philippe Saint-André, non a caso votata “Meta del Secolo” allorché nel 2009 il “Tempio del Rugby” inglese festeggia i suoi 100 anni di vita.

Con Andrew a rimettere le sorti dell’incontro il parità con uno dei suoi drop (saranno 21 in totale in carriera …) e l’estremo Hodgkinson da una parte e l’apertura Camberabero dall’altra infallibili sui piazzati, il break decisivo in chiusura di tempo lo mette a segno Underwood, finalizzando al meglio un’azione alla mano che vede l’ovale passare velocemente dalla mani di Andrew a quelle di Guscott per poi consentire alla guizzante ala di depositare lo stesso oltre la linea di meta per il 18-9 con cui le due squadre vanno al riposo.

Il tentativo di rimonta francese nella ripresa, con due mete di Mesnel e Camberabero, di cui una sola trasformata da quest’ultimo, viene arginato dall’ennesima punizione in mezzo ai pali di Hodgkinson per il sofferto 21-19 conclusivo che porta l’Inghilterra a sollevare nuovamente il trofeo dopo un decennio di amarezze per la gioia dei 61mila presenti sulle tribune, che percepiscono tale successo come di buon auspicio in vista della prossima Coppa del Mondo.

Manifestazione che per il XV di Cooke inizia in salita, in quanto, inserito nel Gruppo 1 assieme a Nuova Zelanda, Italia e Stati Uniti, l’esordio contro gli All Blacks Campioni in carica vede questi ultimi imporsi per 18-12, con conseguente accesso ai Quarti di Finale come seconda nel Girone – senza problemi le altre due sfide contro Italia e Stati Uniti, travolte rispettivamente per 36-6 e 37-9, con Underwood a segno una e due volte rispettivamente – ed incrocio contro una Francia desiderosa di riscattare la sconfitta del “Cinque Nazioni”, potendo contare sul fattore campo, disputandosi l’incontro al “Parc des Princes” di Parigi.

Con l’Inghilterra in vantaggio per 6-3 grazie a due piazzati di Webb cui aveva risposto Lacroix per i padroni di casa, tocca ancora ad Underwood piazzare un primo break, grazie ad una percussione di Guscott che penetra nella retroguardia transalpina per poi aprire sulla sinistra all’accorrente ala per la più agevole delle mete che determina il 10-6 con cui le due squadre vanno al riposo, un divario che poi trova la sua giusta dimensione numerica nella ripresa allorché, dopo che Lafond aveva riequilibrato le sorti dell’incontro con una meta e Webb riportato avanti i suoi centrando i pali su punizione, tocca stavolta al capitano Carling mettere il sigillo all’incontro con una meta nei minuti di recupero, trasformata da Webb per il 19-10 conclusivo che ribadisce la superiorità inglese contro le avversarie del Vecchio Continente.

Un dominio confermato dalla sofferta vittoria per 9-6 in semifinale sulla Scozia al “Murrayfield” di Edimburgo, dove la differenza, con due piazzati a testa di Webb da una parte e Gavin Hastings dall’altra, la fa ancora una volta un drop di Andrew, per poi vedere sfumare il sogno di essere la prima Nazionale Europea a sollevare la Webb Ellis Cup con un’altra sconfitta a Twickenham, in cui l’Inghilterra è superata per 12-6 dall’Australia di Michael Lynagh e David Campese.

La Rassegna iridata serve anche a confermare una specifica particolarità di Underwood per la quale facilita il compito del Commissario Tecnico, vale a dire la possibilità di essere schierato indifferentemente a destra od a sinistra dell’attacco, una duttilità che fa sì che nei primi due match di Coppa del Mondo indossi il n.14 che spetta all’ala destra (con Chris Oti a sinistra), per poi vestire la maglia n.11 di ala sinistra contro Stati Uniti e Francia (rilevato a destra da Nigel Heslop), mantenendo tale ruolo anche in semifinale e Finale quando sull’altro lato del capo operava Simon Halliday.

La presa di coscienza della propria forza viene ribadita in termini imbarazzanti nella successiva edizione del “Cinque Nazioni” ‘92, che l’Inghilterra si aggiudica completando il secondo “Grande Slam” consecutivo con punteggi umilianti per le avversarie – 25-7 ad Edimburgo sulla Scozia, 38-9 interno all’Irlanda, 31-13 contro la Francia al “Parc des Princes” ed addirittura un 24-0 nell’ultima gara a Twickenham a danno del Galles – ed in cui Underwood va a segno in ognuna delle prime tre sfide.

Ma la stagione ’92 passa alla storia per un evento che non si verificava da ben 55 anni, da quando cioè i fratelli Arthur ed Harold Wheatley erano scesi in campo il 20 marzo 1937 a Murrayfield nel match vinto per 6-3 contro la Scozia.

Già, perché Rory ha un fratello, Tony, di 6 anni più giovane, nato nel febbraio ’69 ad Ipoh, allorché la famiglia viveva in Malaysia, ed anch’esso milita come il fratello nei Leicester Tigers, nonché ricopre lo stesso ruolo di ala, solo operando esclusivamente sul fianco destro dell’attacco.

Questa circostanza si verifica in un “test match” di altrettanta importanza storica – dopo che Tony aveva debuttato il mese prima nel 26-13 imposto dall’Inghilterra al Canada a Wembley – in quanto celebra il ritorno sulla scena internazionale del Sudafrica dopo l’abolizione del bando a seguito del regime di apartheid vigente nel Paese, e la gara, andata in scena a Twickenham davanti a 54mila spettatori, vede i padroni di casa prevalere per 33-16 con ad andare in meta il minore degli Underwood, per la prima delle 13 volte in cui potrà vantare questa soddisfazione.

E, sempre a proposito di primati, l’anno seguente, in cui l’Inghilterra abdica nel “Cinque Nazioni” a dispetto del fatto di aver sconfitto sia Francia che Scozia che concludono ai primi due posti, proprio il match contro gli uomini delle “Highlands”, disputato il 6 marzo ’93 a Twickenham e concluso sul 26-12, entra nella storia per essere il primo in cui due fratelli vanno entrambi in meta, evento che si ripete nei due test match dell’autunno ’94 – dopo che l’Inghilterra aveva conclusa seconda il “Cinque Nazioni” per un’inattesa sconfitta interna di misura (12-13) contro l’Irlanda – allorché prima Tony va due volte a segno e Rory uno contro la Romania e poi le parti si invertono, con il maggiore dei due fratelli a fare “doppietta” rispetto all’unico acuto di Tony contro il Canada.

Avere due fratelli a presidiare le corsie esterne è un vantaggio non da poco anche per il nuovo Tecnico Jack Rowell, in carica da inizio giugno ’94, e che lo stesso sfrutta nel migliore dei modi nella stagione ’95, che porta al Mondiale in Sudafrica, e che l’Inghilterra inaugura completando il suo terzo “Grande Slam” nel Torneo continentale, con i due Underwood a dividersi i compiti, vale a dire Tony a contribuire alle vittorie contro Irlanda (20-8 a Dublino con una sua meta) e Francia, travolta 31-10 a Londra grazie anche a due sue realizzazioni, nel mentre Rory va due volte in meta nel 23-9 di Cardiff contro il Galles, lasciando al piede educato di Andrew (7 piazzati ed un drop) l’onore di realizzare tutti i punti nel 24-12 dell’ultima giornata contro la Scozia.

Finalista quattro anni prima e con tre Grandi Slam in un quinquennio nel “Cinque Nazioni”, l’Inghilterra si presenta come una delle favorite al Mondiale sudafricano, un’edizione in cui il XV della Rosa si identifica proprio nei due fratelli ed in Rob Andrew, all’apice della forma a dispetto, come Rory del resto, dei 32 anni ormai suonati.

Le prime due gare del Girone eliminatorio non fanno che confermare questa certezza, visto che il 24-18 sull’Argentina all’esordio è targato esclusivamente dal mediano di apertura – 6 piazzati e due drop – mentre nel più sofferto del previsto 27-20 contro l’Italia di Cutitta e Dominguez, vanno in meta sia Rory che Tony, con Andrew ad incaricarsi di una trasformazione, cui abbina altre 5 punizioni in mezzo ai pali.

Il sorteggio dei Campioni in carica dell’Australia nel Gruppo 1 assieme al Sudafrica – da cui vengono sconfitti 18-27 al debutto – fa sì che nei Quarti di finale l’Inghilterra debba affrontare proprio i Wallabies per la terza volta al Mondiale, riuscendo stavolta a prendersi la rivincita della sconfitta patita a Twickenham imponendosi per 25-22 grazie ad un drop vincente di Andrew nei tempi supplementari, dopo che Tony Underwood aveva messo a segno l’unica meta dell’incontro per i propri colori involandosi in un contropiede da metà campo, per quella che è la prima vittoria nella Rassegna iridata da parte inglese contro una formazione dell’emisfero australe.

Ben diverso, purtroppo, l’esito della semifinale in cui l’Inghilterra viene travolta, 45-29, non tanto dalla Nuova Zelanda quanto dalla furia inarrestabile dell’appena 20enne Jonah Lomu, un gigante di quasi 2 metri per 120 chili, il quale realizza 4 mete travolgendo tutto quello che gli si para davanti, e ne sa qualcosa il “povero” Tony Underwood, letteralmente calpestato in occasione di una delle citate segnature, mentre l’onore della famiglia (e del XV inglese …) viene salvato nella ripresa da Rory, autore di due mete.

Demoralizzata e sconfitta 19-9 dalla Francia nella Finale per il terzo posto, l’Inghilterra conquista il suo quarto “Cinque Nazioni” nel ’96 sopperendo alla sconfitta contro i transalpini al debutto con tre successive vittorie, tra cui quella decisiva per 18-9 ad Edimburgo contro la Scozia, con Rory Underwood – che l’anno prima si era aggiudicato il suo secondo titolo nazionale con Leicester – a concludere la sua esperienza coi colori del proprio Paese nell’incontro dell’ultima giornata, un 28-15 a spese dell’Irlanda, disputatosi il 16 marzo ’96 a Twickenham di fronte a ben 75mila spettatori che, il 3 febbraio, lo avevano visto depositare per la 49.ma ed ultima volta l’ovale oltre la linea di meta nel successo contro il Galles.

A 33 anni, per Rory Underwood l’ora del ritiro è ormai prossima, giocherà un’ultima stagione con i Tigers per poi chiudere la carriera a Bedford, con un record in Nazionale di 85 presenze che lo hanno visto conquistare 55 vittorie a fronte di 28 sconfitte e 2 pareggi, con il già ricordato primato assoluto di 49 mete realizzate – per fare un paragone, meglio di lui, nelle grandi Nazionali, hanno fatto solo il gallese Shane Williams con 58, l’australiano David Campese con 64 ed il sudafricano Bryan Habana con 67 – per un totale di 210 punti, una cifra penalizzata dal fatto che sino al 1991 la meta era valutata 4 punti rispetto ai 5 attuali.

E pensare che Rory Underwood, da molti giudicato una delle più forti ali di ogni epoca, avrebbe potuto fare molto di più se solo si fosse sottoposto (all’apice della forma era alto m.1,77 per 85kg. …) ad un regime alimentare più adeguato per un atleta, visto che il compagno di Nazionale Brian Moore ebbe a dichiarare come “Rory seguisse la più sconvolgente delle peggiori diete mai viste per un atleta di tale livello, abbuffandosi di patatine fritte, hamburger, dolci, gelati e bevendo Coca Cola, comportandosi come un ragazzino, ed il bello è che lo ammetteva pure …!!”.

Ah, bella mia sana e salutare dieta Mediterranea ….

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...