LA SFIDA URSS-CECOSLOVACCHIA NELL’HOCKEY SU GHIACCIO AI GIOCHI DI GRENOBLE 1968 CHE FECE VACILLARE IL TRONO SOVIETICO

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L’Unione Sovietica oro ai Giochi di Grenoble ’68 – da:hockeygods.com

Articolo di Giovanni Manenti

L’hockey su ghiaccio nel corso degli anni ’60, ha un unico comune denominatore, costituito dal dominio incontrastato dell’Unione Sovietica, il cui sestetto si laurea per cinque anni consecutivamente – dal 1963 al ’67 – Campione del Mondo, pur se il titolo del 1964 è relativo alla conquista della medaglia d’oro in occasione delle Olimpiadi Invernali di Innsbruck.

Ma non sono tanto i titoli consecutivi conquistati quello che impressiona, quanto la dimostrazione di schiacciante superiorità dimostrata nel giungere al successo, a cominciare proprio dal ricordato alloro olimpico, nel cui Girone ad otto, l’armata sovietica non conosce altro che vittorie, concludendo lo stesso a punteggio pieno con 7 vittorie in altrettanti incontri, 54 reti realizzate ed appena 10 subite.

Le rivali di sempre, all’epoca, vale a dire Cecoslovacchia, Svezia e Canada vengono superate rispettivamente per 7-5, 4-2 e 3-2, nel mentre le restanti formazioni subiscono passivi a dir poco umilianti, visto che i soli Stati Uniti “salvano l’onore” contenendo la sconfitta sul 5-1, rispetto ai mortificanti 10-0 inflitti a Germania e Finlandia, per non parlare di quanto patito dalla Svizzera, sommersa sotto un impietoso 15-0.

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L’Urss Campione olimpica ad Innsbruck ’64 – da:hockeygods.com

Una formazione, per intendersi, che ha in Konstantin Loktev (6 reti e 9 assist nel torneo), Viktor Yakushev (9 e 4 rispettivamente), Vyaceslav Starshinov (8 reti e 3 assist) e Boris Mayorov, il quale segna 5 reti e distribuisce analoga quota di assist, le proprie stelle ed in cui fa il suo esordio ai massimi livelli internazionali il 23enne Anatoly Firsov, destinato ad essere per un intero decennio il più forte hockeista al mondo.

Situazione che si ripete l’anno seguente in occasione dei Campionati Mondiali ’65 di Tampere, in Finlandia dove, con identica formula, il risultato non cambia, con l’Unione Sovietica ad aggiudicarsi tutte e 7 le gare del Girone, concluso a punteggio pieno con 51 reti realizzate ed appena 13 subite, e che vede la Svezia soccombere per 5-3, il Canada per 4-1 e la Cecoslovacchia, la più fiera avversaria e che schiera nelle sue file sia il leader della Classifica dei Marcatori (che nell’hockey su ghiaccio viene stilata sommando reti ed assist), vale a dire Josef Golonka che conclude con 14 punti, che soprattutto il miglior portiere del Torneo, Vladimir Dzurilla, che si deve inchinare in sole 10 occasioni agli attaccanti rivali, tre delle quali, però nel confronto diretto con l’Urss, perso per 3-1.

Situazione solo leggermente più complicata alla Rassegna iridata ’66 svoltasi in Jugoslavia in cui – a dispetto di una straordinaria differenza reti che la vede andare 55 volte a segno rispetto alla miseria di appena 7 goal subiti – l’Unione Sovietica incappa in un pari per 3-3 contro la Svezia, così che allo scontro con la Cecoslovacchia, a punteggio pieno ed in programma nella giornata conclusiva del Torneo, a quest’ultima basterebbe un risultato di parità per tornare a riassaporare la gioia di un titolo mondiale che manca oramai dall’edizione di Stoccolma ’49.

Già, basterebbe, se non fosse che sulla malcapitata formazione ceca si scateni una forza d’urto inarrestabile costituita dalla coppia di attaccanti formata da Veniamin Alexandrov – miglior marcatore del torneo con 17 punti – ed il già ricordato Loktev, premiato come miglior attaccante della Manifestazione, i quali sono i protagonisti dello schiacciante 7-1 con cui gli avversari vengono liquidati.

Oramai una macchina “schiacciasassi”, l’Unione Sovietica non conosce ostacoli neppure ai successivi Mondiali di Vienna ’67 dove torna ad asfaltare chiunque si presenti al suo cospetto inanellando la solita serie di 7 vittorie su altrettanti confronti, con un’imbarazzante (per le altre …) differenza reti di 58-9 da cui non è esente neppure la Svezia – ancorché medaglia d’argento alla fine – e sommersa sotto un umiliante punteggio di 9-1, mentre a provare a rendere dura la vita allo squadrone sovietico – tra le cui file emerge la stella Firsov che, con 22 punti al proprio attivo, conquista sia il titolo di Miglior marcatore che di Miglior Attaccante del Torneo – provano, con scarso successo, sia il Canada che la Cecoslovacchia, le quali possono solo salvare l’onore contenendo le sconfitte in 1-2 e 2-4 rispettivamente.

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I sovietici festeggiano una delle due reti in Urss-Canada 2-1 ai Mondiali ’67 – da:wikimedia.org 

Se siete abbastanza bravi a far di conto, avrete a questo punto realizzato come, in quattro edizioni, tra Olimpiade e Mondiali, dal 1964 al ’67 l’Unione Sovietica abbia portato a casa 27 vittorie sulle 28 gare disputate, con la sola Svezia ad imporle il pari nella Rassegna iridata ’66, circostanza che non può che indicare quella che oramai è considerata come “L’invincibile Armata” quale logica favorita alla medaglia d’oro anche ai Giochi Invernali in programma in Francia, a Grenoble, dal 6 al 17 febbraio 1968.

A cercare di impedire la prosecuzione della striscia vincente sono le consuete “tre sorelle” che negli ultimi cinque anni hanno cercato inutilmente di riuscire nell’intento, scambiandosi a turno le piazze d’onore – Svezia argento ai Mondiali ’63 e ’67 ed alle Olimpiadi ’64, Cecoslovacchia bronzo ad Innsbruck ’64 ed alla Rassegna iridata ’63, cui seguono gli argenti del 1965 e ’66, mentre il Canada ha occupato il gradino più basso del podio nelle ultime due edizioni dei Campionati del Mondo – impresa tutt’altro che facile anche perché l’Unione Sovietica schiera una formazione di età media sui 26 anni, ma con alle spalle già una grande esperienza internazionale.

Sono infatti ben 9 – oltre ai già citati Firsov, Starshinov ed Aleksandrov, ne fanno parte anche Viktor Konovalenki, Vitalt Davydov, Oleg Zaytsev, Viktor Kuzkin, Boris Mayorov ed Aleksandr Ragulin, con quest’ultimo inserito nella “Formazione ideale” delle ultime tre edizioni dei Mondiali – i selezionati già componenti la formazione medaglia d’oro ad Innsbruck quattro anni prima e, con Firsov a ribadire il suo straordinario stato di forma in attacco, tanto da confermare il doppio premio di Miglior Marcatore ed attaccante del Torneo già aggiudicatosi l’anno prima alla Rassegna iridata, solo ipotizzare un crollo sovietico sembra impresa quanto mai ardua.

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Anatoly Firsov – da:nextews.com

Con la formula immutata a prevedere un Girone all’italiana tra le 8 formazioni che compongono l’elite della specialità – le stesse del Mondiale di Vienna dell’anno precedente, con la curiosità che, per la prima ed unica volta in sede olimpica, sono previste le formazioni di Germania Est ed Ovest, che peraltro concluderanno all’ultimo e penultimo posto, con il sestetto occidentale a prevalere per 4-2 nello scontro diretto – Urss, Cecoslovacchi e Svezia si aggiudicano le loro prime quattro gare, nel mentre il Canada incappa in uno scivolone, venendo sconfitto per 2-5 dalla Finlandia l’8 febbraio alla seconda giornata.

Il quinto turno serve a chiarire la situazione in vetta alla Classifica, con l’Unione Sovietica ad avere ragione a fatica (3-2, grazie ad una doppietta di Firsov) della Svezia, mentre il Canada si riporta in lizza per il podio sorprendendo con analogo punteggio la Cecoslovacchia, dopo aver chiuso in vantaggio di tre reti il secondo parziale, rendendo vano il tentativo di rimonta dei Vice Campioni del Mondo nel terzo periodo, andati a segno con Havel e Nedomansky.

Con una Classifica, pertanto, che dopo cinque turni vede l’Unione Sovietica a punteggio pieno a quota 10 punti, seguita da Cecoslovacchia, Canada e Svezia a quota 8, tutto sembra andare secondo le più logiche previsioni, potendo Firsov & Co. accontentarsi del pareggio nel successivo match che li vede opposti alla penultima giornata ai loro più acerrimi rivali cecoslovacchi.

Occorre ora contestualizzare il momento storico di quell’incontro, che va oltre il mero aspetto sportivo, visto che nella Capitale cecoslovacca era in corso quella che è stata poi definita la “Primavera di Praga”, iniziata con l’insediamento al potere ad inizio gennaio ’68 del Presidente Aleksandr Dubcek, un riformista di origine slovacca il quale cerca di concedere maggiori diritti ai cittadini grazie ad un decentramento parziale dell’economia ed ad un processo di democratizzazione del Paese, a partire dall’allentamento delle restrizioni alla libertà di stampa e di movimento, tutte iniziative lodevoli ma che si scontrano con la volontà di Mosca di imporre la propria autorità sui Paesi satelliti, con conseguente occupazione militare nel successivo mese di agosto …

Non vi era, pertanto, quella sera del 15 febbraio ’68 sulla pista del Palazzo del Ghiaccio di Grenoble ancora uno stato di elevata conflittualità tra i giocatori delle due squadre come era avvenuto, ad esempio, nella celebre sfida di Pallanuoto svoltasi alle Olimpiadi di Melbourne ’56 tra sovietici ed ungheresi dopo la repressione nel sangue della rivolta scoppiata a Budapest tra fine ottobre ed inizio novembre, ma un successo in chiave sportiva sarebbe comunque stato ben salutato dalle parti di Praga e dintorni, anche perché avrebbe interrotto una sequenza di imbattibilità – tra Olimpiadi e Mondiali – che per l’Unione Sovietica durava addirittura dall’8 marzo 1963, sconfitta per 1-2 contro la Svezia padrona di casa alla Rassegna iridata di Stoccolma ’63.

Aggiorniamo la serie, dunque, e dopo quella sconfitta i sovietici inanellano 5 vittorie consecutive – che consentono loro di laurearsi Campioni del Mondo, grazie proprio alla Cecoslovacchia che, all’ultima giornata, superano 3-2 gli svedesi consegnando loro il titolo, a parità di punti, per una migliore differenza reti (+41 rispetto a +34) – cui vanno aggiunte le già citate 28 gare di imbattibilità dei successivi quattro Tornei tra Olimpiade ’64 e le tre rassegne iridate, nonché le cinque partite della competizione in corso, per un totale di 38 incontri senza conoscere non solo l’ombra di una sconfitta, ma con un solo pareggio concesso.

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La Cecoslovacchia ai Giochi di Grenoble ’68 – da:worldhockeyclassic.ru

I numeri, chiaramente non sono tutto, ma l’impresa che la Cecoslovacchia cerca di compiere ha nei suoi connotati un qualcosa di titanico, mentre le due squadre scendono sul ghiaccio dopo che, prima di loro, il Canada ha completato la propria rimonta in Classifica superando per 3-0 la Svezia, ragion per cui un eventuale vittoria ceca determinerebbe una situazione di parità a tre tra i nordamericani e le due formazioni pronte a sfidarsi.

Capitanata da Golonka ed affidata alla sapiente guida del “Generale dell’Hockey su Ghiaccio” Jaroslav Pitner, la formazione ceca gioca la carta sorpresa gettandosi all’attacco nel corso del primo periodo, tattica che si rivela vincente, concludendo tale parziale in vantaggio per 3-1 grazie ai centri di Sevcjik Hejma ed Havel, con poi toccare a Golonka mettere la propria firma al primo tentativo di rimonta sovietico, così che le due squadra affrontano gli ultimi 20’ di gioco con la Cecoslovacchia in vantaggio per 4-2.

L’Orso sovietico non è certo tipo in grado di arrendersi senza giocarsi tutte le proprie chances, e le reti di Mayorov e Polupanov alla ricerca di un pareggio che profumerebbe d’oro stanno lì a dimostrarlo, ma un acuto di Jirik spenge il tentativo di rimonta ed il 5-4 con cui si conclude la sfida rimescola le carte in gioco per quanto concerne l’assegnazione delle medaglie.

Con Unione Sovietica, Cecoslovacchia e Canada a pari merito a 10 punti e la Svezia oramai tagliata fuori per l’oro (ma non per una medaglia …) con i suoi 8 punti racimolati, l’ultima e decisiva giornata, in programma il 17 febbraio ’68, vede proporsi la sfida tra Cecoslovacchia e Svezia ed, a seguire, quella tra Canada ed Unione Sovietica.

La mutata regola che, in caso di parità, predilige l’esito del confronto diretto in luogo della differenza reti generale, fa sì che la Cecoslovacchia, in caso di vittoria sugli scandinavi, automaticamente ponga fine all’egemonia sovietica che dura da un quinquennio – dopo averne già interrotto a 38 la striscia di imbattibilità nelle grandi manifestazioni internazionali – sperando che l’Urss non incappi in una seconda sconfitta consecutiva contro Canada, poiché in questo caso sarebbero i nordamericani a fregiarsi del titolo iridato.

Una speranza che sta per trasformarsi in certezza, allorché le reti di Golonka ed Hrbaty, consentono alla formazione di Pitner di condurre per 2-1 prima dell’inizio dell’ultimo periodo, poi svanita per il punto del pari siglato da Henriksson che non è sufficiente alla Svezia per entrare nel giro delle medaglie ma, ironia della sorte, proprio quella formazione scandinava che aveva inflitto all’Unione sovietica l’ultima sua precedente sconfitta nel marzo ’63 e l’aveva costretta all’unico pareggio nel quadriennio successivo, le consegna su di un piatto d’argento l’occasione per continuare la propria egemonia ai vertici della specialità.

Opportunità che la compagine allenata dal leggendario tecnico Arkady Chernyshev – quattro Ori olimpici, 11 titoli iridati ed altrettanti europei credo possano bastare – non si lascia sfuggire, e con Firsov tornato protagonista con una sua personale doppietta, cui si aggiungono gli acuti di Mishakov, Starshinov e Zimin, liquida la pratica Canada con un perentorio 5-0 che vale il secondo Oro olimpico consecutivo, ma quanta paura stavolta …

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Firsov realizza una delle sue reti nel match contro il Canada – da:gettyimages.ca

L’Unione Sovietica prosegue così nella sua irrefrenabile serie di arricchire ad ogni stagione il proprio Palmarès, che si interromperà a livello iridato solo nel 1972 ai Mondiali di Praga dove i padroni di casa avranno finalmente modo di prendersi la loro rivincita, nel mentre a livello olimpico si dovranno attendere i Giochi di Lake Placid ’80 per registrare una clamorosa abdicazione, della quale avremo modo di darvi conto a tempo debito.

Per la Cecoslovacchia resta l’amara consolazione di potersi vantare di essere stata la prima ad infliggere una sconfitta all’Armata del Ghiaccio sovietica dopo ben 5 anni di imbattibilità, che se non cancella la delusione per il titolo iridato appena sfiorato, di sicuro ha donato al proprio popolo una ventata di legittimo orgoglio sulla strada dell’auspicato processo di democratizzazione, ahimè, come anticipato, poi non portato a termine …

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