LEW HOAD E IL GRANDE SLAM SOLO SFIORATO NEL 1956

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Lew Hoad vincitore a Wimbledon nel 1956 – da 10sballs.com

articolo di Nicola Pucci

Quando nel gennaio 1956 la stagione del tennis debutta in Australia, sono già cinque anni che i campioni stelle-e-strisce fanno razzia di tornei del Grande Slam, con Tony Trabert, Vic Seixas e e Dick Savitt a fare la voce del padrone e i soli Frank Sedgman e Ken Rosewall a tener alto l’onore della bandiera australiana. Nondimeno, se proprio Rosewall ha colto tre successi nelle sue prime cinque finali in un evento Major (Australian Open nel 1953 e nel 1955 e Roland-Garros nel 1953), il nuovo talento Lew Hoad, appena 21enne, deve ancora brindare al primo trionfo, avendo perso nel 1955 in Australia con Rosewall in tre set, 7-9 4-6 4-6.

Classificato numero 3 del mondo, capace di dare il meglio così come di clamorosi capitomboli, Hoad, nato a Glebe il 23 novembre 1934, ha espresso sprazzi di grandissimo tennis, seppur senza soluzione di continuità, soprattutto in Coppa Davis, dove ha colto due vittorie in tre anni rendendosi protagonista nel 1953, 19enne, di un memorabile incontro con Trabert, risolto a suo favore 13-11 6-3 2-6 3-6 7-5. Risultato, poi, bissato nel 1955, seppur stavolta in quattro set.

Altrettanto abile in doppio, associato allo stesso Rosewall o a Rex Hartwig, Hoad delizia il pubblico con il suo tennis efficace e possente, spesso irresistibile, proiettato al serve-and-volley e con colpi da fondocampo altrettanto incisivi, ma se c’è un aspetto del suo temperamento che lo penalizza, è il mostrarsi talvolta annoiato da quel che accade in campo ed una certa mancanza di entusiasmo. E questo, almeno fino al 1956, gli ha negato la possibilità di imporsi in un torneo dello Slam. Ma il 1956 è alle porte e il gioco di Hoad, così come la sua carriera, stanno per conoscere una svolta e giungere alla definitiva consacrazione.

Sposatosi con la sua Jennifer, che sta per renderlo padre, Hoad approccia l’anno con l’insolita serenità prodotta dal matrimonio, e in Australia è pronto a demolire la concorrenza. Passato professionista Trabert, che nel 1955 ha colto tre successi nei Major, Lew è testa di serie numero 1, e si trova a dover fronteggiare, esattamente come l’anno precedente, Rosewall, secondo favorito del torneo, con i modesti americani Herbie Flam e Gilbert Shea accreditati della terza e quarta testa di serie, in assenza anche di Seixas e Savitt che ormai hanno oltrepassato la trentina. Il ventaglio dei pretendenti al successo finale, od almeno ad un ruolo di ousiders, si completa degli altri australiani Cooper, Fraser, Rose, Anderson e Marks, a cui si aggiunge un 17enne mancino di sicuro avvenire, tale Rod Laver, che se ne esce al primo turno battuto da Brian Bowman in cinque set ma evidenzia doti che un domani non troppo lontano ne faranno un dominatore. Così come, a dominare, stavolta è proprio Hoad, che liquida Sheil e Gilmour in tre rapidi set, è costretto al quinto set da Rose per imporsi infine 9-7, spazza via Fraser in semifinale con un 6-3 6-2 6-0 che non ammette repliche e si prende la rivincita su Rosewall, 6-4 3-6 6-4 7-5, mettendo così in saccoccia il primo titolo dello Slam.

Il grande tennis si sposta in Europa per l’appuntamento con il Roland-Garros, e Hoad, in assenza di Rosewall che misteriosamente decide di “passare” l’evento parigino, deve comunque rivaleggiare con un plotone di rivali già più competitivi, in primis gli americani Budge Patty e Arthur Larsen, in secundis lo svedese Sven Davidson e l’azzurro Giuseppe Merlo. Ma se i due statunitensi non vanno oltre gli ottavi di finale, eliminati a sorpresa dal belga Jacky Brichant e dal francese Paul Remy, proprio Davidson giunge all’atto conclusivo, avendo la meglio dell’altro australiano Cooper in semifinale. Hoad, dal canto suo, sciorina il meglio del suo repertorio di giocatore d’attacco battendo in tre set all’esordio l’ungherese Gulyas che sarà finalista con Tony Roche 10 anni dopo, nel 1966, soffrendo con il francese di origine algerina Robert Abdesselam che lo costringe al quinto set, lasciando un altro parziale al britannico Roger Becker, e spengendo il sogno italiano prima di un giovane Pietrangeli, 6-1 6-3 6-0 ai quarti, poi del più maturo Merlo, 6-4 7-5 6-4, arrampicandosi come da pronostico in finale. Dove Davidson si batte con coraggio ma è costretto ad arrendersi alla superiorità del braccio d’acciaio del fuoriclasse australiano, che si impone 6-4 8-6 6-3 bissando il titolo Slam già fatto suo in Australia.

E a Wimbledon Hoad si presenta con il chiaro intento di calare il tris. Sull’erba londinese Rosewall è di ritorno ed ovviamente si merita lo status di sfidante, con Davidson, Patty e il “vecchio” Jaroslav Drobny, ormai 35enne, a giocare il ruolo di terzo incomodo. Stavolta, ad onor del vero, le indicazioni del seeding vengono rispettate, e Hoad e Rosewall si presentano puntuali alla sfida di finale, Lew dopo aver battuto Fontana, Fancutt, Fleitz e O’Brien in tre set ed essersi distratto ai quarti con Anderson e in semifinale con Richardson che gli strappano un parziale, e Ken che ha via libera dopo i quattro set all’esordio con il britannico Barrett, venendo poi a capo della strenua resistenza di Seixas in semifinale, battuto solo 7-5 al quinto rimontando da 2 set a 1 sotto. Il Centre Court più famoso del mondo è teatro di una sfida appassionante, con Hoad che domina il primo set, 6-2, Rosewall che si riscatta nel secondo, 6-4, sale 5-3 al terzo per poi cedere 7-5, ed arrendersi allo sprint e al servizio paralizzante del rivale (da cui lo dividono solo 21 giorni) 6-4 al quarto e definitivo set. Per Lew è il terzo Slam di fila e l’illusione di riuscire quel poker di Major solo sfiorato da Jack Crawford nel 1933 e da Don Budge nel 1938 sembra proprio a portata di racchetta.

Ma… ma a Forest Hills, con le sirene del professionismo che bussano insistentemente alla porta dei due “gemelli” australiani, Hoad e Rosewall si danno appuntamento per l’ultima grande sfida incrociata, e quel che sarà l’evento tennistico più atteso della stagione avrà esito a sorpresa. Ovviamente i due australiani capeggiano un tabellone che, accanto agli altri oceanici Fraser e Cooper, propone il lotto americano composto da Richardson, Seixas e Savitt, con lo svedese Ulf Schmidt accreditato della testa di serie numero 7. Nessuno di loro, tuttavia, ha le carte in regola per infastidire i due favoriti, che così come in Australia e a Londra sbaragliano la concorrenza, con Hoad che strada facendo lascia un set a Leslie Dodson e batte uno dopo l’altro il giovane Emerson ai quarti, 8-6 6-3 7-5, e Fraser in semifinale, 15-13 6-2 6-4, e con Rosewall, motivatissimo, che si concede una distrazione agli ottavi con Stewart, suda le proverbiali sette camicie ai quarti con Savitt facendosi rimontare due set per poi imporsi 6-1 al quinto, ed in semifinale offende l’onore americano oltraggiando Seixas con un netto 10-8 6-0 6-3. I due amici/nemici sono nuovamente in finale, ma stavolta, in una giornata resa difficile dal forte vento, Hoad, ad un passo dal Grande Slam, si inceppa, dopo aver dominato a furia di serve-and-volley il primo set, 6-4. Rosewall, grazie all’intelligenza tennistica e ad un gioco di gambe senza pari, impenetrabile da fondocampo, prende le misure al rivale e con il passare dei minuti si impadronisce delle redini del match. Hoad, visibilmente innervosito, prova a giocare di forza ma va fuori giri, incapace di far breccia nella resistenza di Rosewall che con un inequivocabile 6-2 6-3 6-3 alza la coppa destinata al vincitore e spenge il sogno di Lew di completare il poker.

Vincerà ancora Hoad, pur cominciando a risentire di quei dolori alla schiena che lo limiteranno al servizio disarmandolo di un’arma troppo preziosa del suo gioco. Farà suo Wimbledon demolendo Ahley Cooper in finale l’anno dopo, 6-2 6-1 6-1, prima di passare al professionismo a far cassetta. Consolazione neppure troppo magra per un Grande Slam solo sfiorato. Mannaggia…

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