IL DRAMMATICO ORO NON BOICOTTATO NELLA PALLAMANO DELLA GERMANIA EST ALLE OLIMPIADI DI MOSCA 1980

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Una fase della finale – da youtube.com

articolo di Nicola Pucci

A dispetto del folle boicottaggio imposto dagli Stati Uniti per le Olimpiadi di Mosca del 1980, appoggiato da ben altri 65 paesi, il torneo di pallamano è probabilmente l’evento che meno di ogni altro paga dazio all’assenza delle nazioni gravitanti nell’orbita della superpotenza stelle-e-strisce. Certo, manca la Germania Ovest che due anni prima, a far data 1978, ha vinto l’edizione dei Mondiali andati in scena a Brondby in Danimarca battendo in finale l’Unione Sovietica, 20-19, ma tutte le maggiori potenze della disciplina sono formazioni dell’Est Europa, e come tali sono presenti all’appuntamento moscovita.

La pallamano, al di là dell’edizione del 1936 espressamente voluta da Hitler e che vide imporsi la stessa Germania davanti ad Austria e Svizzera in un lotto di sole sei partecipanti, torna a venir disputata dai Giochi di Monaco del 1972 e nelle due edizioni precedenti alle Olimpiadi del 1980 vede salire sui tre gradini del podio esclusivamente paesi dell’Est Europa, con la Yugoslavia a trionfare in Germania e la stessa Unione Sovietica a mettersi la medaglia d’oro al collo quattro anni dopo, a Montreal 1976. Ergo, a Mosca quel che sarà il risultato finale avrà sicuramente valenza assoluta.

In effetti alla rassegna a cinque cerchi partecipano cinque delle prime sei nazionali classificate ai Mondiali, appunto ad eccezione dei tedeschi occidentali, con Algeria e Kuwait che rimpiazzano le boicottanti Tunisia e Giappone, Romania (sul podio sia a Monaco 1972 che a Montreal 1976), Ungheria e Spagna a rappresentare la settima, nona e decima forza mondiale, e Svizzera e Cuba a completare l’insieme di dodici squadre partecipanti, inserite in due raggruppamenti a sei squadre che definiranno a seconda del piazzamento le partite di finale.

I padroni di casa dell’Unione Sovietica, come è logico che sia, capeggiano i pronostici della vigilia, in virtù anche del titolo conquistato quattro anni prima in Canada, ed in effetti sembra difficile poter mancare il bis davanti al pubblico amico. Le antagoniste più accreditate rispondono al nome di Germania Est, terza ai Mondiali, Romania, che punta a salire nuovamente sul podio olimpico, Yugoslavia, in cerca dell’ispirazione che garantì il successo a Monaco 1972, Danimarca, unica formazione competitiva non dell’Est Europa, e Polonia, terza a Montreal 1976 e guidata dal superbomber Jerzy Klempel che ai Mondiali ha trionfato tra i marcatori con ben 47 reti in sole 6 partite.

Ed in effetti lo sviluppo del torneo non lascia spazio a sovvertimenti clamorosi. Nel gruppo A prevale infine la Germania Est, che dopo aver battuto in rimonta all’esordio la Spagna, 21-17 con 6 reti di Frank-Michael Wahl, pareggia la sfida capitale con l’Ungheria, 14-14 con altre 6 reti di Wahl, approfittando poi del pareggio tra magiari e polacchi, 20-20, e battendo a sua volta di misura la Polonia, 22-21, per chiudere in testa il girone con 4 vittorie ed un pareggio, il che vale l’accesso alla finalissima, con Ungheria relegata alla sfida di consolazione per la medaglia di bronzo.

Nel gruppo B l’Unione Sovietica, dopo aver vinto facilmente all’esordio con la Svizzera, 22-15, ed aver poi demolito il malcapitato Kuwait, 38-11, così come l’Algeria, 33-10, cade inaspettatamente con la Romania di uno scatenato Vasile Stinga, 19-22 dopo aver chiuso nettamente in vantaggio il primo tempo 15-9, rendendo così necessaria una vittoria con almeno quattro reti di scarto, per il conteggio della differenza-reti negli scontri diretti, all’ultimo turno nel match senza ritorno con la Yugoslavia, a punteggio pieno dopo le prime quattro partite e a sua volta vincitrice della Romania con scarto ridotto, 23-21. E la sfida tra le due trionfatrici alle Olimpiadi del 1972 e del 1976 non tradisce le attese, con l’Unione Sovietica che ringrazia il portiere Mykola Tomin che sventa ben cinque rigori, vincendo 22-17 con 5 reti di Anatoly Fedyukin, top-scorer della sua squadra a rendere inutili le 6 reti dello slavo Pavao Jurina, che perde anche la possibilità di giocare per la medaglia di bronzo, relegata com’è alla finale per il quinto e sesto posto con la Spagna.

Urss-Germania Est, dunque, vale la medaglia d’oro, e il 30 luglio, alle ore 18.30, la Sokolniki Arena di Mosca è gremita in ogni ordine di posto, con l’illusione neppure troppo peregrina di veder trionfare i beniamini di casa. Nondimeno i tedeschi, guidati in panchina dal leggendario Paul Tiedemann, che nel 1963 fu campione del mondo, con la coppia composta da Kruger e Wahl a colpire con freddezza in attacco, ed uno stratosferico Wieland Schmidt tra i pali, vendono cara la pelle, rispondendo colpo su colpo alle azioni offensive disegnate da Vladimir Belov e Alexander Anpilogov (dieci reti in due). L’equilibrio regna sovrano, come certificato dal 10-10 all’intervallo e dal 20-20 con cui i sessanta minuti regolamentari vanno in archivio, con i sovietici a recuperare lo svantaggio con lo stesso Anpilogov su rigore con soli 22″ ancora da giocare. La sfida, drammatica nel suo svolgimento, necessita dunque della coda dei tempi supplementari, e qui la Germania Est completa il suo capolavoro, rispondendo al vantaggio di Anpilogov, 20-21, che si vede anche ribattere da Schmidt un tiro di rigore che poteva risultare decisivo, allungando sul 23-21 con Wahl e Kruger quando l’Unione Sovietica pareva padrona del campo e grazie anche ad Hans-Georg Beyer, autore del gol dell’apoteosi, fratello di quell’Udo Beyer che nel 1976 fu a sua volta campione olimpico di lancio del peso, resistendo infine all’ultimo disperato tentativo dei sovietici di rimettere in piedi la partita, ancora con Anpilogov ed ancora di rigore, per vedere all’ultimo secondo infrangersi sul palo il tiro di Karshakevich, che strozza in gola ad un paese intero il suo sogno d’oro.

Finisce 23-22, e per la Germania Est, travolta negli anni Settanta e Ottanta dalla sporcizia del doping di stato, è tempo di brindare al primo (ed anche unico) successo nella pallamano. Non boicottato, pur in assenza dei cugini occidentali. E per di più in casa della grande Madre Russia… reato di lesa maestà!

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