OLYMPIQUE LIONE, OVVERO QUANDO LA PROGRAMMAZIONE DA’ I SUOI FRUTTI

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Uno dei tanti successi del Lione – da:dreamteamfc.com

Articolo di Giovanni Manenti

I recenti successi in serie della Juventus nel Campionato Italiano ci hanno dato lo spunto per andare a compiere un’escursione oltralpe al fine di “pescare” alcune situazioni analoghe quanto a sequenza, ma con particolarità totalmente diverse.

Esclusi i tornei in cui il titolo è patrimonio esclusivo di una od al massimo due squadre – Celtic e Rangers in Scozia, Benfica e Porto in Portogallo, per non parlare della Dinamo Kiev in Ucraina o del “famigerato” norvegese Rosenborg, cui il “Vate di Fusignano” Arrigo Sacchi ha avuto l’ardire di paragonare i bianconeri, suscitando l’ira dei relativi tifosi – o di compagini come il Bayern Monaco che, al pari della Juventus, vantano una tale superiorità tecnica, dirigenziale e finanziaria da far divenire la Bundesliga un campo di allenamento per le aspirazioni europee, ecco che proprio dal Paese a noi più vicino, vale a dire la Francia, emerge una realtà che ha molto fatto parlare di sé con l’avvento del nuovo secolo.

Istituito nel 1932, “Le Championnat” ha conosciuto la sua prima vera dinastia in un decennio tra metà anni ’60 ed il pari periodo dei ’70, in cui la formazione dominante sul territorio transalpino era “Le Verts” del Saint-Etienne, capaci di assicurarsi quattro titoli consecutivi dal 1967 al ’70 ed altri tre dal 1974 al ’76, nonché di ben figurare anche a livello internazionale, finalisti di Coppa dei Campioni ’76 contro il Bayern Monaco che li aveva eliminati in semifinale l’anno precedente.

Un altro tentativo di imporre una sorta di “dittatura” al torneo francese lo pone in atto l’Olympique Marsiglia del discusso Presidente Bernard Tapie, e che, a cavallo degli anni ’90, si aggiudica quattro Campionati consecutivi dal 1989 al ’92, per poi vedersi revocato per illecito sportivo un quinto nel ’93, proprio la stagione in cui il Marsiglia conquista, a spese del Milan, l’unica Coppa dei Campioni vinta da un Club francese, dopo essere stato sconfitto in Finale, due anni prima, dagli jugoslavi della Stella Rossa di Belgrado.

Il tracollo, finanziario e conseguentemente sportivo, di Tapie e del suo Marsiglia, genera un decennio di fine XX secolo all’insegna dell’equilibrio e dell’alternanza, prima che sulla sua scena appaia la compagine protagonista della nostra storia odierna.

L’Olympique Lione (o “Lyonnais”, secondo la corretta accezione francese …) come è attualmente conosciuto, vede la propria nascita nel 1950 a seguito di una scissione tra le due sezioni di Calcio e Rugby all’interno del Club “Lyon Olympique Universitaire” (LOU), che era stato fondato nel lontano 1896 e la cui componente calcistica risale a tre anni dopo, nel 1899.

Nel successivo trentennio, pur potendo contare su alcuni buoni giocatori, quali Serge Chiesa, Aimé Mignot, Ernest Schultz, Yves Chauveau ed Angel Rambert, nonché i due attaccanti principe nella Storia del Club, vale a dire Fleury Di Nallo (222 reti in 494 presenze tra il 1960 ed il ‘74) e Bernard Lacombe, andato a segno 149 volte nelle 230 occasioni in cui ha indossato la divisa dell’Olympique, il Lione non riesce a conquistare alcun titolo di Campione di Francia – miglior piazzamento due terzi posti nel 1974 e ’75 – entrando negli Albi d’Oro solo grazie ai tre successi in “Coupe de France” nel 1964, ’67 e ’73.

 

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Di Nallo e Lacombe (n.9) festeggiano la Coppa ’73 – da:thevintagefootballclub.blogspot.it

 

Ancor peggio, le cose vanno con l’inizio degli anni ’80, allorché il Club conosce l’onta della retrocessione nel 1983, giunto penultimo con appena 28 punti, un Purgatorio da cui risale solo sei anni più tardi, aggiudicandosi il Girone B della Seconda Divisione con 68 punti, appena due di vantaggio sul Nimes, per poi concludere il “decennio orribile” con un piazzamento all’ottavo posto al ritorno nell’elite del calcio transalpino, sotto la guida tecnica di quel Raymond Domenech che sfiderà l’Italia nella Finale dei Mondiali 2006 in Germania quale Commissario Tecnico dei transalpini.

Ma l’artefice principale della rinascita lionese è il Presidente Jean Michel Aulas, brillante imprenditore ed Amministratore Delegato di CEGID, Società operante nel settore dell’Informatica, il quale assume la guida del Club a metà giugno ’87 per mantenerla tutt’oggi ad oltre 30 anni di distanza, e, come spesso accade in tutte le dinastie di successo, la continuità societaria rappresenta le fondamenta su cui poter costruire i successi.

 

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Il Presidente Aulas all’epoca dell’acquisizione del Club – da:youtube.com

 

Successi per ottenere i quali Aulas non si fa scrupoli nel cambiare allenatori, alternando sulla panchina lionese, dopo la conclusione nel ’93 del rapporto con Domenech, dapprima Jean Tigana per un biennio, quindi per un breve periodo Guy Stéphan, per poi essere l’idolo dello “Stade de Gerland”, vale a dire Bernard Lacombe, ad assumerne le redini nell’ottobre ’96 e gettare le basi per il successivo ciclo vincente.

E, con l’ex centravanti della Nazionale francese alla guida, inizia la scalata al vertice dell’allora denominata “Division 1”, con il terzo posto conquistato nel ’99 con 63 punti, pur se a debita distanza dal Bordeaux, Campione a quota 72.

E’ la scarsa prolificità dell’attacco l’aspetto più carente, mentre la scelta di Gregory Coupet, prelevato nell’estate ’97 dal Saint-Etienne, si rivela quanto mai felice, dimostrandosi uno dei migliori portieri transalpini della sua generazione, ed ecco che, per la stagione successiva, il reparto offensivo viene potenziato attraverso l’acquisto dal Barcellona dell’attaccante brasiliano Sonny Anderson, con già un’esperienza nel torneo transalpino nelle file di Olympique Marsiglia e Monaco.

Il ritorno in Francia del 29enne sudamericano paga immediatamente i suoi frutti, con le 23 reti realizzate che gli valgono il titolo di Capocannoniere dell’ultimo torneo del XX Secolo, pur se il Lione non migliora la sua posizione di terzo in Classifica, lanciando peraltro in prima squadra, nella fase conclusiva della stagione, il 20enne Sidney Gouvou, destinato ad essere il partner perfetto di Anderson.

 

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Anderson in Champions League contro l’Olimpiakos – da:gettyimages.co.uk

 

Ma per l’ambizioso Aulas, che sin dal suo insediamento ai vertici societari sognava un Olympique protagonista oltre che in patria anche in Europa, questi piazzamenti non possono certo essere sufficienti, e per Lacombe è fatale la doppia eliminazione nei tornei continentali, dapprima dal modesto Maribor nel terzo turno preliminare di Champions League, per poi subire un’incredibile debacle nel ritorno dei 16esimi di finale della Europa League, allorché il Lione, vittorioso all’andata per 3-0, viene travolto 0-4 al ritorno in Germania dai tedeschi del Werder Brema.

Tocca quindi a Jacques Santini – uno dei protagonisti del ciclo vincente del Saint-Etienne negli anni ’70 – assumere la conduzione tecnica ed i miglioramenti sono tangibili, grazie anche all’inserimento tra i titolari del versatile brasiliano Edmilson, proveniente dal San Paolo ed utilizzabile sia come centrocampista che quale difensore centrale, con il Lione che giunge a ridosso del Nantes, staccato di quattro punti (68 a 64) nella corsa al titolo, ed Anderson a confermarsi altresì Miglior Marcatore con 22 reti all’attivo, ma conquistando anche il primo trofeo dell’era Aulas in virtù del successo per 2-1 sul Monaco nella Finale della Coppa di Lega, maturato nei supplementari con una rete del subentrato Patrick Muller al 118’.

 

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Edmilson e Anderson con la Coppa di Lega ’01 – da:lyonmag.com

 

La vecchia teoria che “le vittorie aiutano a vincere” trova pieno riscontro nella stagione successiva, ai cui nastri di partenza il Lione si presenta come una delle serie candidate al titolo, avendo altresì disputato una buona Champions League ’01 (eliminato nella seconda Fase a Gironi pur essendo terminato a pari punti con l’Arsenal), ma soprattutto con il completamento del “trio brasiliano” grazie all’inserimento a centrocampo di Juninho Pernambucano – così chiamato per distinguerlo dal quasi coetaneo Juninho Paulista, sulla base dello Stato di provenienza – il quale rappresenterà il fulcro dei successi dell’Olympique in questo inizio di nuovo millennio.

Con una formazione più equilibrata, in grado di mettere a segno 62 reti contro le sole 32 subite, ed una più omogenea ripartizione delle stesse, con anche Govou ad andare in doppia cifra a quota 10 rispetto alle 14 di Anderson, il Lione può finalmente festeggiare il primo titolo di “Champion de France” della sua Storia, a poco più di 50 anni dalla fondazione, precedendo di due lunghezze (66 punti a 64) il sorprendente Lens, e pazienza se il cammino in Europa non è stato dei più esaltanti.

Ma, con il “pallino” della ribalta internazionale sempre presente come un chiodo fisso, Aulas ritiene più adatto a tale compito un altro tecnico, e così Santini viene rilevato in panchina da Paul Le Guen, con un passato di valido calciatore nelle file del Paris Saint Germain, il quale assume la guida del Club nell’estate 2002, proprio nella stagione in cui la massima Divisione francese assume l’attuale denominazione di Ligue 1.

 

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L’arrivo di Paul Le Guen (a sin.) – da:numelyo.bm-lyon.fr 

 

Prendere la guida di una nuova formazione non è mai facile, specie per un tecnico alle prime armi come il 38enne Le Guen, con una sola esperienza alle spalle allo Stade Rennais, ed inevitabilmente paga dazio in Europa, riuscendo comunque a confermare, sia pure a fatica, il titolo nazionale, vinto con un solo punto di distacco (68 a 67) sul Monaco, pur avendone acquisito la matematica certezza ad una giornata dal termine grazie al pareggio per 1-1 sul campo del Montpellier, e nonostante aver subito una doppia sconfitta da parte del Club del Principato (1-3 in casa e 0-2 al “Louis II”).

Con il 2003 si conclude anche la permanenza di Anderson – che firma 12 reti, con Juninho a precederlo a quota 13 e Luyndula a seguirlo con 11 centri – ragion per cui si rende necessario intervenire sul mercato per trovare un degno sostituto e la scelta conferma la linea brasiliana introdotta dalla Società, ricadendo sull’attaccante del Bayern Monaco Giovane Elber, ancorché abbia oramai superato la trentina.

Tocca alla grande delusa della stagione precedente, vale a dire ii Monaco, fare da lepre nella parte ascendente del torneo 2004, concludendo l’andata in testa con 43 punti ed il Lione staccato di 5 lunghezze, per poi recuperare il distacco nel ritorno, così come il Paris Saint Germain, il cui risveglio è però tardivo, ed il successo sull’Olympique per 1-0 al “Parc des Princes” alla penultima giornata è solo una magra consolazione, poiché al termine dei 90’ a festeggiare sono proprio Juninho & Co., in virtù della contemporanea sconfitta dei monegaschi a Rennes per 1-4.

Il terzo titolo consecutivo in carniere si accompagna ad un discreto percorso in Europa, con il Lione ad aggiudicarsi il proprio Girone eliminatorio di Champions League, per poi eliminare gli spagnoli della Real Sociedad agli Ottavi e quindi cedere nei Quarti al Porto poi vincitore del trofeo, torneo che consente di fare esperienza ai giovani Mahamadou Diarra e Florent Malouda, nel mentre la campagna estiva vede la sostituzione di Edmilson, attratto dalle sirene del Barcellona, con il connazionale Cris proveniente dal Cruzeiro, così come un altro importante tassello in difesa è costituito dall’acquisto di Eric Abidal dal Lille, ed in attacco viene messo a segno un importante colpo con l’arrivo della punta Sylvain Wiltord, prelevato dall’Arsenal.

La sapiente strategia di Aulas di sostituire ogni stagione tre o quattro pedine nello scacchiere che ruota intorno al perno costituito da Juninho – il quale fornisce altresì un importante contributo in fase realizzativa grazie all’abilità con cui trasforma calci di punizione anche da ragguardevole distanza – consente alla formazione di non sentirsi mai totalmente appagata, come conferma l’esito del Campionato ’05, assolutamente dominato dall’alto dei 79 punti conquistati, con ben 12 lunghezze di vantaggio sul Lille, grazie soprattutto ad una difesa pressoché impenetrabile con le sue sole 22 reti subite, ben protetta da un centrocampo dove, assieme a Juninho e Diarra, si fa valere un 24enne Michael Essien, destinato a fine stagione a partire destinazione Chelsea di José Mourinho.

 

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La festa per la conquista del titolo 2005 – da:dreamteamfc.com

 

Archiviato il quarto titolo consecutivo, resta ancora il rammarico della “eterna incompiuta”, vale a dire la tanto agognata Champions League, stavolta ancor più amara in quanto, superata la Fase a Gironi e “vendicata” la beffa del ’99 contro i tedeschi del Werder Brema – umiliato con un 3-0 in terra tedesca ed addirittura per 7-2 allo “Stade de Gernad” – giunge l’eliminazione ancora ai Quarti, stavolta per mano del PSV Eindhoven, ma solo ai calci di rigore dopo due gare concluse sull’identico risultato di parità di 1-1.

Per Aulas, diviene a questo punto fondamentale affidarsi ad un tecnico che abbia la dovuta esperienza a livello internazionale, e la scelta cade su Gerard Houllier, che aveva condotto il Liverpool ai successi in Europa League e Super Coppa Uefa nel 2001, con la speranza di aver indovinato la persona giusta.

Con il nuovo tecnico in panchina, la sostituzione di Essien con Tiago Mendes a centrocampo e l’innesto di nuova linfa in attacco con l’acquisto, secondo tradizione oramai consolidata, del brasiliano Fred proveniente dal Cruzeiro, il Campionato si rivela sempre più una sorta di “diversivo” per l’Olympique, che mette in bacheca il suo quinto titolo nella stagione ’06 migliorandosi sino a totalizzare 84 punti, ben 15 di vantaggio sul Bordeaux, ma in Europa …

In Champions League, la “maledizione dei Quarti di Finale” colpisce ancora, complice anche un sorteggio non propriamente favorevole, visto che il Lione aveva dominato il proprio Girone (concluso imbattuto rifilando anche un netto 3-0 interno al Real Madrid) e riscattato l’eliminazione dell’anno prima per mano del PSV Eindhoven con un doppio successo (1-0 in terra olandese ed un sonoro 4-0 interno, parole e musica di Tiago, doppietta, Wiltord e Fred), vedendosi accoppiato ai vice Campioni d’Europa del Milan.

Sogno di accedere alle semifinali che il Lione culla per quasi un’ora in quanto, dopo lo 0-0 allo “Stade de Gerland”, la rete messa a segno da Diarra poco dopo la mezz’ora di gioco al ritorno a San Siro, che pareggia l’iniziale vantaggio rossonero di Inzaghi al 25’, sarebbe sufficiente per il passaggio del turno in virtù della valenza del goal segnato in trasferta, speranza che svanisce proprio in dirittura d’arrivo allorché dapprima ancora Inzaghi e quindi Shevchenko realizzano, all’88’ ed al 90’ rispettivamente, i punti del definitivo 3-1.

 

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Una formazione del Lione nella stagione ’07 – da:gettyimages.ca

 

Ma un personaggio di così larghe vedute come Aulas non può certo trascurare un importante serbatoio societario quale il Settore Giovanile, dal quale hanno già visto un primo approccio in prima squadra due talenti quali Hatem Ben Arfa e Karim Benzema, mentre sul fronte acquisti l’unico rinforzo di rilievo è costituito dal tesseramento del centrocampista Jeremy Toulalan, proveniente dal Nantes.

E, d’altronde, di quali rinforzi deve avere bisogno una squadra che inanella una serie di 9 vittorie consecutive già nel Girone di andata del torneo 2007 – con la sconfitta per 0-1 patita a Rennes ad impedire di eguagliare il record detenuto da Stade de Reims, Saint-Etienne e Bordeaux – chiuso alla quota record di 50 punti (frutto di 16 vittorie, due pareggi e la sola, ricordata, sconfitta …) per poi concludere in scioltezza a quota 81, con ben 17 lunghezze di vantaggio sul Marsiglia.

E’ solo l’Europa a dare dispiaceri al proprietario lionese, con ancora una squadra italiana, stavolta avente le sembianze della Roma, a fermarne in cammino agli Ottavi, imponendosi 2-0 in Francia dopo lo 0-0 dell’Olimpico, e per Aulas si fa avanti il convincimento che la superiorità in patria non sia sufficiente al confronto con le più importanti formazioni europee.

Meglio allora limitare i costi e dare fiducia alla coppia 20enne costituita dai già citati Ben Arfa e Benzema che, con l’avvento in panchina di Alain Perrin al posto di Houllier, trovano maggiore spazio, soprattutto il secondo, che mette in mostra tutta la sua classe cristallina che si traduce nelle 20 reti realizzate che gli valgono, oltre al primo posto nella Classifica Cannonieri, anche il riconoscimento di “Miglior Giocatore del Torneo”, mentre il Lione inanella il suo settimo titolo consecutivo, vinto con un minor margine (79 a 75 punti) rispetto al Bordeaux, ma impreziosito dall’accoppiata con la Coppa nazionale, impresa sinora mai riuscita negli anni precedenti.

 

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Juninho Pernambucano al Lione – da:agentianonimi.com

 

Con una formazione che vede nelle proprie file anche l’azzurro Fabio Grosso fresco di titolo mondiale con l’Italia a spese proprio della Francia, la Finale del 24 maggio 2008 allo “Stade de France” di Saint-Denis vede la squadra di Perrin superare per 1-0 – anche stavolta, come in occasione della Coppa di Lega del 2001 contro il Momaco, risolta ai supplementari da una rete di Govou – proprio quel Paris Saint Germain, tra l’altro allenato dall’ex Paul Le Guen, che, con l’avvento ai vertici del miliardario qatariota Nasser Al-Khelaifi, porrà di fatto fine al trionfale ciclo dell’Olympique Lyon, la cui conclusione altresì coincide, forse non a caso, con l’addio da parte di Juninho, il quale lascia Lione con un personale “score” di ben 100 reti realizzate nelle 344 gare disputate.

Olympique che, negli anni a seguire, ha confermato la propria politica di buona gestione del Club, non potendo certo competere con le spese folli della proprietà parigina, ritagliandosi i propri spazi con la conquista della sua quinta “Coupe de France” nel ’12 e numerosi buoni piazzamenti in Campionato – terzo nel 2009, ’11 e ’13, nonché secondo nel 2010, ’15 e ‘16 – potendo così vantare l’appellativo di “prima tra le normali” Società transalpine, ma con un vantaggio in più, vale a dire che l’impresa compiuta da Aulas ed i suoi collaboratori (dirigenti, tecnici e giocatori …) resterà per sempre nella Storia non solo del Club, ma altresì della Francia intera …

 

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