L’INVINCIBILE ARMATA DEL VOLLEY FEMMINILE CUBANO DEGLI ANNI ’90

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Il sestetto cubano ai Giochi di Sydney 2000 – da gettyimages.it

articolo di Giovanni Manenti

Quando si parla di Volley legato all’isola di Cuba, il primo pensiero, giocoforza, va all’indiscusso leader Joel Despaigne, per oltre un decennio protagonista con la sua Nazionale nelle vesti d devastante schiacciatore, tanto da essere nominato “Miglior giocatore dell’anno” nel 1990, al termine dei Campionati Mondiali svoltisi in Brasile e vinti, per la prima volta nella sua Storia, dall’Italia di Velasco, superando 3-1 in Finale proprio il sestetto capitanato da “El Diablo”.

Già, perché quella formazione – pur infarcita di indiscutibili talenti quali l’alzatore Raul Diago ed i due possenti Hernandez, Osvaldo ed Ihosvany – ha avuto “un piccolo difetto”, vale a dire il non aver mai conquistato un oro olimpico od un titolo mondiale, mentre già nel 1978, anno in cui il sestetto caraibico vede svanire i propri sogni iridati al Mondiale in Italia, sempre per mano degli azzurri che hanno la meglio in semifinale per 3-1, nell’allora Unione Sovietica si sta consumando un evento a dir poco storico.

Sono difatti le ragazze cubane a salire inaspettatamente sul gradino più alto del podio in occasione dell’ottava edizione dei Campionati Mondiali, dopo che le precedenti sette avevano visto il successo arridere per quattro volte all’Urss e per tre al Giappone, peraltro con un trionfo che non ammette repliche di sorta, visto che – sotto la guida del “Maestro” Eugenio George Lafita, uno che sarà alla guida della Nazionale femminile per ben 28 anni – si aggiudicano tutte e 10 le partite disputate, con eloquenti parziali in semifinale contro le padroni di casa (3-1, 12-15, 16-14, 15-10, 15-12) ed un ancor più netti in Finale contro le detentrici del titolo giapponesi, schiantate replicando il 3-0 del girone di semifinale come dimostrano i tre set, chiusi sul 15-6, 15-9, 15-10.

Una Nazionale cubana che però non riesce a confermarsi nel successivo decennio – complice anche la mancata partecipazione alle Olimpiadi di Los Angeles ’84 e di Seul ’88 – periodo in cui appare nel panorama del volley femminile un’altra grande realtà quale la Cina, trascinata dalla fuoriclasse Lang Ping, che si aggiudica la medaglia d’oro ai Giochi californiani ed il bronzo in Corea, il tutto corredato dai titoli mondiali alle rassegne iridate in Perù nel 1982 ed in Cecoslovacchia nel 1986, in quest’ultimo caso superando 3-1 in Finale proprio le ragazze di Lafita, alla loro seconda medaglia iridata della storia.

E, mentre quattro anni dopo a Pechino si chiude il decennio degli anni ’80 con le cinesi ad abdicare davanti al proprio pubblico cedendo 1-3 in Finale contro l’Urss, con Cuba quarta nettamente sconfitta 0-3 dalle sovietiche in semifinale e superata 3-1 dagli Usa nel match per il bronzo, nell’isola caraibica sta prendendo confidenza con i parquet colei che risulterà decisiva per le sorti del sestetto di Lafita nella decade successiva.

Nata a L’Avana il 12 febbraio 1975, Regla Torres inizia a praticare la pallavolo su indicazione della madre all’età di 8 anni e già a 14 entra a far parte della selezione cubana, potendo fare affidamento su di una morfologia (m.1,93 per 75kg.) perfetta per il ruolo di centrale che va ad occupare.

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Una giovane Torres – da:gettyimages.co.uk

La svolta nella sua carriera, nonché l’inizio di quella che sarà definita la “Invincibile armata” nell’arco dell’intero decennio, avviene in occasione della Coppa del Mondo ’91 che si svolge a novembre in Giappone, torneo la cui vittoria dà diritto alla partecipazione alle Olimpiadi di Barcellona ’92 e che Cuba si aggiudica – con la 16enne Torres ad inaugurare la sua bacheca di trofei – per un miglior quoziente set rispetto alle storiche avversarie di Cina ed Unione Sovietica, classificatesi nell’ordine a parità di punti.

Lafita si rende conto di avere tra le mani un potenziale che sarebbe imperdonabile sprecare, potendo contare sulla potenza di Magaly Carvajal – schiacciatrice da m.1,90 per 77kg., alla cui mano vengono affidati i punti decisivi – e sulla straordinaria elevazione di Mireya Luis che, a dispetto del suo m.1,75 di altezza riesce a colpire la palla sino ad oltre m.3,30, ragazze di 24 e 25 anni rispettivamente, ideali per far da chioccia alla Torres.

In un torneo olimpico altamente elitario, con appena 8 squadre partecipanti che rappresentano il meglio del Volley mondiale al femminile, eccezion fatta per la Spagna iscritta quale Paese organizzatore dei Giochi, le Olimpiadi di Barcellona ’92 rappresentano la ghiotta occasione per Cuba di dimostrare la propria superiorità dopo la rinuncia alle due precedenti edizioni.

Inserita nel Gruppo B assieme a Cina, Brasile ed Olanda, Cuba scopre le sue carte sin dal primo incontro contro le cinesi, superate 3-1 in rimonta (13-15, 15-11, 15-9, 15-11), per poi disporre con identico punteggio delle sudamericane, mentre il successo per 3-0 sulle olandesi garantisce al sestetto di Lafita il primo posto nel Girone e l’automatica qualificazione per le semifinali, al pari della Comunità Stati Indipendenti – denominazione sotto la quale si presentano le Repubbliche dell’ex Unione Sovietica – nel mentre le altre due semifinaliste scaturiscono dalle sfide incrociate tra Stati Uniti-Olanda e Giappone-Brasile.

Con americane e brasiliane ad avere la meglio con il medesimo punteggio di 3-1, alle ragazze di Lafita tocca superare lo scoglio costituito dagli Usa in una gara che mette in mostra la forza di carattere delle ragazze caraibiche, per due volte sotto nel punteggio, nel riportare le sorti dell’incontro in parità (8-15, 15-9, 6-15, 15-5) e quindi piazzare lo spunto decisivo nel quinto set allorché, in svantaggio 8-9, mettono a segno cinque punti consecutivi per il 15-11 conclusivo che vuol dire Finale contro la CSI e, mal che vada, la prima medaglia olimpica del volley femminile cubano, avendo già migliorato il bronzo in campo maschile conquistato a Montreal ’76.

L’8 agosto ’92 è una data storica per la pallavolo cubana, in quanto al “Palau San Jordi” di Barcellona le ragazze cubane riescono, al termine di quattro intensissimi set, come dimostrano i parziali di 16-14, 12-15, 15-12, 15-13 a loro favore, a piegare la resistenza delle ex sovietiche guidate in panchina dal guru Nikolai Karpol – “l’Orso urlante” della pallavolo mondiale e già oro a Mosca ’80 ed a Seul ’88 – dimostrando una maggiore lucidità nelle fasi conclusive dei set, in cui si affidano alla mano esperta della già ricordata Carvajal, non a caso soprannominata “lo sguardo della morte”, per il suo “killer instinct” nei momenti clou delle partite.

Il trionfo del gruppo guidato da Lafita si basa su di un sestetto collaudato che, oltre alle già citate Luis, Cravajal e Torres, può contare sulla presenza di Regla Bell, Marlenys Costa e Lilia Izquierdo, tutte tra l’altro sufficientemente giovani per poter aprire un ciclo vincente, come poi, in effetti, avviene.

Perché se vincere è difficile, ripetersi talora è un’impresa ancor più ardua, allorché assumi il ruolo di favorita d’obbligo in ogni manifestazione, una pressione mentale e fisica che sembra non scalfire minimamente la corazzata caraibica, che continua a fare incetta di trofei, in ordine ai quali ci limitiamo a descrivere le sole due principali manifestazioni, vale a dire Olimpiadi e Mondiali, tralasciando Coppe e tornei vari.

Non è mai facile dover far visita al Brasile ed affrontare la temutissima “torcida carioca” al Maracanazinho di Rio de Janeiro, ed occasione migliore per confermarsi ai vertici mondiali non può esservi della rassegna iridata organizzata nel Paese sudamericano da metà a fine ottobre ’94, kermesse che da un punto di vista strettamente tecnico e qualitativo si può tranquillamente considerare superiore alle Olimpiadi in quanto allargata a 16 squadre.

Archiviata con tre comodi 3-0 a spese di Olanda, Azerbaijan e Perù la fase a gironi, il consolidato sestetto cubano non fa sconti neppure nei confronti ad eliminazione diretta, che lo vedono regolare, ancora per 3-0 sia la Germania nei Quarti che la Corea del Sud (a sorpresa vincitrice sulla Cina per 3-1) in Semifinale, per poi accingersi a superare “la prova del fuococontro le brasiliane padroni di casa in un ambiente al massimo dell’eccitazione, dopo che le stesse erano venute a capo di un complicatissimo match contro la Russia, risolto per 3-2 in loro favore.

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Bell e Torres a muro nella finale contro il Brasile – da italy2014.fivb.org

Ma non ci può essere tifo che tenga contro “la macchina perfetta” di Lafita, con il medesimo sestetto oro a Barcellona che umilia le avversarie con un 3-0 i cui parziali (15-2, 15-10, 15-5) non lasciano spazio a recriminazioni di sorta, per un trionfo che non ha eguali e che può, al limite, essere solo eguagliato, dato che Carvajal & Co. si aggiudicano il titolo senza aver perso neppure un set e con Regla Torres eletta MVP della manifestazione.

Lo “zoccolo duro” formato da Costa, Luis, Izquierdo, Carvajal, Bell ed una sempre più straripante Torres, si presenta ai Giochi di Atlanta ’96, con il fermo intento di confermare l’oro olimpico di quattro anni prima a Barcellona, in un torneo finalmente allargato a 12 squadre suddivise in due Gironi da sei che qualifica le prime quattro alla fase ad eliminazione diretta con abbinamenti incrociati (prime contro quarte e seconde contro terze).

Inserita nel secondo gruppo assieme a Brasile e Russia – non a caso l’argento ed il bronzo iridato – Cuba sembra aver smarrito lo smalto vincente che l’aveva caratterizzata, subendo due severe sconfitte sia contro le sudamericane (0-3, 11-15, 10-15, 4-15) che contro le russe (1-3, 15-10, 6-15, 7-15, 8-15), il che la porta a concludere al terzo posto per un Quarto di finale tutt’altro che semplice contro le padrone di casa degli Stati Uniti, giunte seconde alla spalle della Cina nell’altro raggruppamento.

Ma, fedeli al motto che “quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare”, le martellatrici cubane riprendono il discorso solo momentaneamente interrotto, rifilando un imbarazzante 15-1 alle americane nel primo set, per poi chiudere la pratica sul 3-0 lasciandole a 10 ed a 12 nei due restanti parziali, così da entrare in zona medaglia, unitamente a Russia, Brasile e Cina, tutte a confermare l’esito dei gironi eliminatori.

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Le cubane festeggiano durante il match contro gli Usa – da gettyimages.it

La semifinale rappresenta “la resa dei conti” contro le brasiliane guidate da Bernardinho, uno dei coach più vincenti nella storia del volley mondiale, il quale passa con estrema disinvoltura dall’allenare i maschi e le femmine e che concluderà con la fine secolo l’esperienza quale tecnico delle ragazze per tornare nel settore maschile, dopo l’affronto di due anni prima al Mondiale di casa loro e l’occasione di restituire la sonora sconfitta patita nel girone eliminatorio.

In una sfida da sconsigliare ai deboli di cuore, Torres e le altre devono fare ricorso a tutta la loro volontà e forza d’animo per non cedere di fronte alle scatenate brasiliane, le quali scappano via con un eloquente 15-5 nel primo set e, dopo aver perso il secondo ad 8, si impongono anche nel terzo per 15-10, con il trono cubano a vacillare pericolosamente.

Ma, come ricordato, la forza delle ragazze caraibiche sta nello sfruttare a proprio vantaggio i momenti chiave degli incontri ed, assistite dalla ritrovata vena della Carvajal e della Luis (14 e 13 attacchi vincenti per loro …), riescono a spuntarla per 15-13 nel quarto parziale per poi avere la meglio 15-12 al quinto e poter andare a difendere il titolo contro il ritrovato sestetto cinese, a propria volta vincitore per 3-1 sulla Russia.

La Finale contro la Cina può rappresentare un’occasione unica per la loro coach, Lang Ping, di poter essere la prima a vincere una medaglia d’oro ai Giochi sia come giocatrice che in veste di tecnico, e la cosa sembra potersi materializzare dopo il 16-14 in suo favore del primo set, immediatamente pareggiato con il 15-12 del secondo parziale a favore delle cubane ed il match che si decide al terzo, in cui emerge la Bell (autrice di 20 muri e 15 attacchi vincenti …) per il 17-16 che incanala l’inerzia della sfida verso la conferma dell’oro per Cuba che, sullo slancio, non ha difficoltà a far suo il quarto e decisivo set per 15-6.

Un successo di cui l’artefice principe, il tecnico Eugenio George Lafita non può godere a lungo, venendo esonerato appena tre settimane dopo il bis olimpico, per essersi permesso di muovere critiche circa l’inadeguatezza delle strutture di allenamento nell’isola castrista, con il suo posto rilevato dal vice, Antonio Perdomo.

Un avvicendamento che avrebbe potuto portare conseguenze negative sulle ragazze oramai affezionate al loro “mentore”, evento che viceversa non si verifica nonostante l’abbandono dell’attività da parte della Carvajal, ma la fucina di talenti è ben lungi dall’esaurirsi sull’isola caraibica, ed ecco spuntare una degna sostituta in Taismany Aguero, che nel corso del successivo millennio farà le fortune anche della Nazionale azzurra.

Potendo ancora contare su Bell, Luis, Costa, Izquierdo ed una Torres nel pieno della sua maturità fisico agonistica, Cuba si presenta in Giappone per confermare il titolo iridato ai Campionati Mondiali in programma dal 3 al 12 novembre ’98, con una formula infinita che prevede ben due gironi eliminatori prima di giungere alle semifinali.

Per le ragazze caraibiche poco male poiché, se si esclude una disattenzione nel primo set nel match contro le bulgare, poi travolte per 3-1 (13-15, 15-6, 15-8, 15-8), la “regola del 3-0” asfalta in rapida successione Stati Uniti (45-25), Italia (45-27), Corea del Sud (45-15 ..!!), Cina (45-25) e Croazia (46-31) per poi presentarsi alle sfide per le medaglie a cui accedono, ripetendo le stesse semifinali di due anni prima ad Atlanta, Brasile, Cina e Russia.

Semifinali che si risolvono con identico esito, ma stavolta con parziali più netti a favore di Cuba (3-1, 15-10, 4-15, 15-11, 15-10) e Cina (3-0, 15-4, 15-4, 15-9), le quali rimandano i sogni iridati rispettivamente di sudamericane e russe per sfidarsi nella rivincita della Finale olimpica.

La facilità con cui le cinesi hanno disposto a loro piacimento delle russe consente di ipotizzare una sfida all’ultimo punto, ma così non è in quanto le cubane, trascinate da una Torres in gran spolvero e che, per la seconda volta consecutiva si laurea MVP della manifestazione, travolgono le avversarie sin dall’avvio, con un eloquente 15-4, cui fanno seguito i più combattuti parziali del secondo e terzo set, conclusi sul 16-14 e 15-12 per il secondo titolo mondiale consecutivo, terzo in totale, e con la possibilità di realizzare un en plein – tra Olimpiadi e Mondiali – mai ottenuto da nessuno, vale a dire inanellare cinque successi consecutivi, in occasione dei Giochi di fine millennio a Sydney 2000.

Sono in quattro – Marlenis Costa, Mireya Luis, Regla Bell e Regla Torres – che possono centrare questa incredibile “cinquina”, mentre Lilia Izquierdo può anch’essa mettersi al collo il terzo oro olimpico, non avendo però partecipato alle due vittoriose rassegne iridate, e per riuscire nella titanica impresa, occorre superare il girone eliminatorio, concluso al secondo posto dietro alla Russia, complice una sconfitta per 2-3 (13-15 al tie break del quinto set), il che determina l’abbinamento con la Croazia, terza nel Gruppo A, nei Quarti ad eliminazione diretta.

Esplicata quella che si rivela poco più di una formalità (3-0, 25-18, 25-23, 25-21 data l’introduzione del “rally point system” quale forma di attribuzione del punteggio), ancora una volta alle cubane tocca misurarsi con le brasiliane in Semifinale, mentre l’altra sfida oppone le russe – che hanno superato le vicecampionesse olimpiche e mondiali cinesi con un 3-0 che non rende giustizia all’equilibrio della gara, come dimostrano i parziali di 27-25, 25-23 e 27-25 – alle americane.

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Torres a muro – da volleywood.net

Con l’ultima possibilità per Bernardinho di conquistare un oro olimpico al femminile – ci riuscirà più avanti con gli uomini – il match è di una intensità pazzesca, con le brasiliane a conquistare il primo parziale 29-27, per poi arrendersi nel secondo 19-25 e tornare avanti con il 25-21 del resto, prima che il quarto set, vinto da Cuba 25-19, rimandi la decisione circa l’accesso alla Finale per l’oro al tie break, dove, ancora una volta, l’istinto omicida di Torres & Co. ha la meglio per 15-9 per un punteggio complessivo di 113-104 che vede la Ruiz mettere a segno 18 attacchi vincenti, seguita a quota 14 della Aguero e dalla Torres, quest’ultima capace di realizzare anche 7 punti a muro.

Per chiudere il cerchio resta ora la sfida alla Russia, ancora guidata dallo stesso Nikolai Karpol contro cui tutto era iniziato otto anni prima a Barcellona, con le ragazze dell’Europa orientale venute anch’esse a capo di una estenuante maratona contro gli Stati Uniti, parimenti conclusa al tie break e l’impressione che si ha tra gli addetti ai lavori è che sarà la tenuta fisica a fare la differenza il 30 settembre 2000, allo “Entertainment Center” di Sydney.

 

Opinione confortata dall’equilibrio che regna sovrano nei primi due set, della durata di 23’ e 30’ ciascuno, che però consentono alla Russia di portarsi sul 2-0 (27-25 e 34-32 i relativi parziali), ma come un’araba fenice che risorge sempre dalle proprie ceneri, anche stavolta lo smisurato orgoglio delle cubane fa sì che non si diano per vinte e, fatto loro il terzo set per 25-19, approfittano del crollo fisico e mentale delle loro avversarie per aggiudicarsi in carrozza sia il quarto set per 25-18 che il tie break, che non ha storia, chiuso sul 15-7 per completare il “Decennio d’Oro” del volley cubano al femminile.

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Attacco della Torres in finale contro la Russia – da gettyimages.it

Nessuna altra formazione nel panorama della pallavolo mondiale – sia in campo maschile che in quello femminile – è stata in grado di mettere a segno cinque trionfi in fila tra Olimpiadi e Mondiali, ragion per cui, oltre ad aver dominato il ricordato decennio, credo non vi sia da stupirsi se la Federazione Internazionale di Volley ha decretato, nel 2001, Regla Torres quale “Miglior Giocatrice femminile del Secolo, superando in tale classifica la più volte citata cinese Lang Ping, riconoscimento che, in campo maschile, si sono divisi l’azzurro Lorenzo Bernardi e l’americano Karch Kiraly.

Ed è pertanto doveroso far chiudere alla “Regina del Volley mondiale” questa retrospettiva di un decennio di successi con le sue parole a commento del terzo trionfo olimpico consecutivo: “Tutte le vittorie sono importanti, ma se devo sceglierne una allora dico l’oro di Sydney in quanto giunto al termine di un torneo di altissimo livello con tutte le partecipanti in splendida forma, mentre io ero reduce da due anni di infortuni e non ero affatto sicura di potermi esprimere al meglio, così che vincere l’oro per la terza volta è stato qualcosa di veramente speciale, un momento che resterà per sempre impresso nella mia memoria …!!”.

E, consentici, cara Regla, anche nella memoria di coloro che hanno avuto la fortuna di vederti giocare.

 

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