PETER SNELL, IL MILER CHE NON CONOSCEVA LA PAROLA SCONFITTA

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Peter Snell trionfa negli 800 metri ai Giochi di Tokyo ’64 – da athleticsweekly.com

articolo di Giovanni Manenti

Il ‘900 è indubbiamente stato, tra le altre cose, anche il secolo dello Sport, avendo ricevuto il testimone dall’avvenuta organizzazione delle prime Olimpiadi dell’era moderna svoltesi ad Atene nel 1896 e, con l’inizio del nuovo millennio, in quasi tutti i Paesi del mondo si sono svolte votazioni per eleggere colui che meritasse l’appellativo di “Atleta del XX Secolo”.

Un titolo che, nella stragrande maggioranza dei casi, è andato a personaggi che nelle rispettive discipline e/o specialità hanno primeggiato anche per un lasso di tempo non trascurabile, mentre può, a prima vista, stupire il fatto che in Nuova Zelanda detto onore sia stato appannaggio di un atleta che ha brillato di luce intensa per un solo quinquennio, ma evidentemente ciò è bastato.

La spiegazione, se vogliamo, è anche piuttosto semplice, riportandoci al panorama olimpico, in cui il Paese australe ha colto i suoi maggiori allori nelle discipline di regata, con 24 medaglie nel canottaggio, 22 nella vela e 12 nella canoa, sport sicuramente nobili, ma di minor rilievo, soprattutto mediatico, se rapportati all’atletica leggera, l’indiscussa “Regina degli Sport”.

Ed allora ecco che, delle 10 medaglie d’oro neozelandesi in tale disciplina, ben tre sono conquistate nel mezzofondo veloce da un solo atleta, il quale nella sua breve ma sfolgorante attività agonistica non ha conosciuto altro che vittorie nelle grandi manifestazioni a cui ha partecipato, oltretutto impreziosendo le proprie prestazioni anche con riscontri cronometrici di valore assoluto.

Peter Snell, poiché è di lui che stiamo parlando, nasce il 17 dicembre 1938 ad Opunake, una cittadina di meno di 1000 abitanti posta sulla costa sudoccidentale della regione di Taranaki nell’isola settentrionale della Nuova Zelanda, e cresce in una famiglia dove lo sport è di casa, in quanto il padre pratica golf e la madre tennis.

Pur con la citata collocazione geografica, da giovane Snell non si dedica a discipline acquatiche, privilegiando tutto ciò che ha a che fare con una palla, cimentandosi in rugby, cricket, golf e tennis, dimostrando un più che discreto talento in quest’ultima specialità, dove si aggiudica diversi tornei a livello scolastico, ma mettendosi altresì in evidenza nella corsa, sempre vincente o piazzato nelle gare studentesche.

Ma dovendo prima o poi decidersi su “cosa fare da grande”, ecco che la svolta nella carriera agonistica di Snell giunge nel ’58, ai tempi del college, quando Michael Macky, uno dei compagni che lo aveva battuto a livello giovanile e che si stava concentrando più sugli studi universitari che non sull’attività sportiva, resta impressionato nell’assistere dalla tribuna alla prestazione del non ancora 20enne con cui realizza il tempo di 1’54” in una gara sugli 800 metri.

Sceso in pista, Macky chiede a Peter chi fosse il suo allenatore ed, avuta la conferma che non vi è nessuno a seguirlo, lo presenta ad Arthur Lydiard, il quale dopo averlo visto alla prova si convince immediatamente delle potenzialità del ragazzo, avventurandosi nella previsione che “con lo spunto di velocità che hai, se ti alleni a dovere sulla resistenza, potresti divenire uno dei nostri migliori mezzofondisti …!!”.

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Snell ed il suo coach Arthur Lydiard – da lydiardfoundation.org

Previsione azzeccata, ma per difetto, in quanto, oltre a divenire il miglior mezzofondista neozelandese dai tempi del leggendario Jack Lovelock, campione olimpico e primatista mondiale ai Giochi di Berlino ’36 sui m.1500 con il tempo di 3’47”8, Snell rivoluziona il settore del mezzofondo veloce a livello mondiale, a partire dalla struttura fisica, che lo vede con una morfologia (m.1,79 per 80kg.) più tarchiata e potente rispetto agli standard dell’epoca, che privilegiano atleti ben più alti e snelli.

Entrato a far parte del gruppo di atleti allenati da Lydiard – tra cui Murray Halberg, che alle Olimpiadi di Roma conquista la medaglia d’oro sui 5000 metri – e convintosi ad abbandonare ogni altra attività sportiva per dedicarsi esclusivamente alla corsa, Snell è di gran lunga il migliore del lotto in allenamento quando si tratta di eseguire le ripetute sui 200 metri, arrivando anche a staccare di cinque metri i suoi compagni, ma ciò su cui il tecnico insiste è la resistenza, per poterne fare un campione di valore assoluto, costringendolo a disputare prove sulle 22 miglia (pari ad oltre 35 km.) sul celebre circuito di Waiatarua.

In una di queste occasioni, opposto tra gli altri al già citato Halberg, Snell manifesta l’intenzione di abbandonare dopo 15 miglia, ma è la stessa futura medaglia d’oro a convincerlo, “se ti fermi ora, non raggiungerai lo scopo dell’allenamento”, ed anche se resta dubbioso su quali vantaggi il percorrere le successive 7 miglia possa fornire al suo rendimento, Snell crede nei metodi di Lydiard, dato che sotto la sua guida le sue prestazioni continuano a migliorare.

Ed oltre ai tempi, arrivano anche i successi, visto che nel marzo ’59 Snell si aggiudica i titoli nazionali sulle 880yd e sul miglio, mentre l’anno seguente giunge quarto ai campionati di corsa campestre sulla distanza di 10km. e realizza il record neozelandese sulle 880yd in 1’49”2, venendo selezionato per la squadra olimpica in vista dei Giochi di Roma ’60 per la gara degli 800 metri.

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Halberg e Snell con la divisa neozelandese a Roma ’60 – da pinterest.com

In meno di 24 mesi, Lydiard riesce a consegnare alla Federazione neozelandese un atleta dal motore oliato a puntino, consapevole che le prove di resistenza a cui lo ha sottoposto, nonostante si tratti di una gara di mezzofondo veloce, servono per sopportare il programma olimpico che prevede la disputa dei primi due turni il 31 agosto (mattino e pomeriggio), le semifinali il giorno appresso e la Finale il 2 settembre.

Le principali insidie, ritiratosi il norvegese Audun Boysen – bronzo ai Giochi di Melbourne ’56, nonché terzo agli Europei di Berna ’54 ed argento alla successiva edizione di Stoccolma ’58 sugli 800 metri – ed assente il campione europeo in carica, il britannico Mike Rawson, giungono dal giamaicano George Kerr, anch’egli dotato di uno spunto veloce, essendo in grado di competere sia sui 400 che sugli 800 metri, distanze su cui si era rispettivamente aggiudicato l’oro e l’argento l’anno prima ai “Pan American Games” di Chicago ’59 e, soprattutto, dalla voglia di riscatto del belga Roger Moens.

Il 30enne fiammingo, difatti, aveva migliorato il record mondiale che il tedesco Rudolf Harbig deteneva sin dal luglio ’39, correndo la distanza in 1’45”7 al meeting di Oslo del 3 agosto ’55 – precedendo il già ricordato Boysen, egli stesso andato in 1’45”9 sotto il precedente limite di 1’46”6 – ma aveva dovuto rinunciare a causa di un banale infortunio in allenamento alle Olimpiadi di Melbourne ’56 e si appresta così a giocarsi sino all’ultima energia la sua “occasione della vita”.

I primi due turni non riservano particolari sorprese, con tutti i migliori qualificati per le semifinali, ivi compreso il terzetto Usa uscito dai Trials di Stanford, la cui selezione era stata vinta da Tom Murphy, colui che l’anno prima aveva preceduto Kerr ai Giochi Panamericani, in 1’46”7 davanti a Jerry Siebert, ma il primo giorno di settembre, nel tiepido pomeriggio romano, è il giamaicano a fare la voce grossa, aggiudicandosi d’autorità la prima semifinale in 1’47”1 (1’47”26 elettronico), nuovo record olimpico, mentre nella seconda un primo testa a testa tra Snell e Moens vede prevalere il neozelandese 1’47”2 ad 1’47”3, distacco amplificato (1’47”34 ad 1’47”49) dalla rilevazione elettronica.

Con, all’epoca, sei soli atleti qualificati per la Finale – ed i tre americani clamorosamente eliminati – i pronostici per il podio sono sin troppo facili, resta solo da vedere di quale metallo saranno le medaglie che Snell, Moens e Kerr si metteranno al collo nella sfida a loro riservata, pur se ad incaricarsi di fare l’andatura per tutto il primo giro è lo svizzero Christian Wagli, seguito dal tedesco Paul Schmidt e da Kerr, mentre la maglia “all black” di Snell è facilmente riconoscibile in quarta posizione, marcato stretto da Moens.

Belga che forza il ritmo ai 600 metri, per poi affiancare Wagli sull’ultima curva e quindi piazzare l’affondo che ritiene decisivo all’ingresso in rettilineo, un allungo di fronte al quale cede Kerr, che replica lo stesso tempo della semifinale, 1’47”1 (1’47”25) che gli vale il bronzo, mentre all’interno esce fuori ad ampie falcate Snell il quale raggiunge e supera Moens sul filo di lana, per un riscontro cronometrico che vede entrambi (1’46”3 ad 1’46”5) frantumare il record olimpico, con un distacco in cui il rilevamento elettronico rende stavolta giustizia a Moens, visto che lo contiene in appena 0”07 centesimi (1’46”48 ad 1’46”55).

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Il vittorioso arrivo di Snell su Moens sui m.800 a Roma ’60 – da runnersworld.com

E’ una “Olimpiade di Gloria” per il mezzofondo del continente australe, in quanto oltre al già ricordato oro di Halberg sui m.5000, si unisce l’impresa in solitario del fenomeno australiano Herb Elliott – già capace di fare doppietta sulle 880yd e sul miglio ai “Commonwealth Games” di Cardiff ’58 – il quale domina i m.1500 con tanto di record mondiale in 3’35”6, indicando così a Snell i termini della prossima sfida.

Elliott, che come tutti gli atleti dei Paesi ricadenti sotto l’egida del Commonwealth britannico, era solito cimentarsi sulle distanze inglesi, deteneva, diremmo per quanto ovvio, il record mondiale sul miglio, stabilito il 6 agosto ’58 a Dublino con il tempo di 3’54”5, primato che Snell migliora di 0”1 decimo, coprendo la distanza in 3’54”4 il 27 gennaio ’62 ed una settimana dopo, il 3 febbraio sulla pista di Christchurch, realizza il doppio record sulle 880yd e, di passaggio, sugli 800 metri, abbassando ad 1’44”3 il precedente limite di Moens.

A Snell i record fanno indubbiamente piacere, poiché servono a testimoniare la propria superiorità, ma ancor maggior valore dà alle medaglie, ed ai “Commonwealth Games” di Perth ’62 insegue l’obiettivo di emulare l’impresa di Elliott (nel frattempo ritiratosi dalle scene …) quattro anni prima a Cardiff nel far suo l’oro sia sulle 880yd che sul miglio, nell’ottica altresì di una sorta di prova generale per tentare analoga accoppiata alle prossime Olimpiadi di Tokyo ’64.

Ancora una volta costretto a misurarsi con Kerr – il quale, dal canto suo, coglie un doppio successo sulle 440yd in 46”74 e con il quartetto giamaicano nella staffetta 4x440yd – Snell pone le basi per l’impresa olimpica aggiudicandosi la Finale delle 880yd con un vantaggio di 0”26 centesimi (1’47”64 ad 1’47”90) sull’atleta caraibico, per poi concedere il bis sul miglio, dove si impone in 4’04”58 sul connazionale John Davies, mentre, come contorno, Halberg fa sua la gara delle 3 miglia superando “l’eterno secondo”, l’australiano Ron Clarke.

Il 25enne neozelandese – n.1 del ranking mondiale sui m.800 nel 1960, ’61 e ’62 – è consapevole che centrare una simile impresa in sede olimpica, che non si registra dai Giochi di Anversa ‘20 dove a compierla fu il britannico Albert Hill, vorrebbe dire entrare nell’immortalità, e per questo trascorre il ’63 pressoché esclusivamente ad allenarsi sulla più lunga distanza del miglio, ben sapendo che il programma olimpico lo porta ad affrontare la gara dei m.1500 dopo la prova sugli 800 metri, pur se per quest’ultima è stato eliminato un turno, con l’inserimento di tre serie di semifinale.

Con i Giochi di Tokyo ’64 a segnare anche l’ingresso – che poi risulterà massiccio quattro anni dopo a Città del Messico – degli atleti africani nelle gare su pista, il keniano Wilson Kiprugut su tutti, pure dagli Stati Uniti si avvertono segnali di risveglio nel mezzofondo, con la crescita di Jerry Siebert e l’emergere di due giovani talenti, il 20enne Tom Farrell, selezionato per gli 800 metri, e l’appena 17enne Jim Ryun, che stacca il biglietto ai Trials di Los Angeles per la più lunga distanza, entrambi a dare comunque il meglio di sé quattro anni dopo in Messico.

Con la prova sugli 800 metri calendarizzata in tre giorni consecutivi, dopo il primo turno eliminatorio di assaggio, le tre semifinali in programma il 15 ottobre sulla pista giapponese rappresentano una severa selezione, con i soli primi due di ogni serie (più i due migliori tempi) a qualificarsi per la Finale, finalmente allargata ad otto atleti, ed, in analogia a quanto accaduto a Roma, è ancora Kerr a dare il meglio di sé a questo stadio della competizione, affermandosi nella seconda semifinale precedendo in volata Kiprugut, ma con il medesimo tempo di 1’46”1 che migliora il record olimpico stabilito a Roma da Snell, il quale, dal canto suo, regola (1’46”9 ad 1’47”0) l’americano Siebert nella prima ed il canadese Bill Crothers – che l’anno prima aveva realizzato i due migliori tempi sul doppio giro di pista – a precedere Farrell nell’ultima serie.

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Snell sferra l’attacco decisivo sui m.800 nella finale di Tokyo ’64 – da time-to-run.com

Con un lotto di finalisti, sulla carta, più competitivo rispetto a quattro anni prima – ed, in effetti, i riscontri cronometrici confermano tale dato di fatto – la maggior esperienza e sicurezza nei propri mezzi di Snell si confermano le armi vincenti, con il primatista mondiale a rompere gli indugi all’attacco dell’ultima curva, sopravanzando i due atleti di colore Kerr e Kiprugut per involarsi a centrare il suo secondo oro consecutivo sulla distanza, mentre alle sue spalle Crothers approfitta di uno sbandamento a seguito di un leggero contatto tra il giamaicano ed il keniano per infilarsi tra i due e cogliere l’argento mentre Kiprugut beffa Kerr sulla linea del traguardo nella lotta per il bronzo, con tutti e quattro i protagonisti a scendere sotto il fresco record olimpico, 1’45”1 per Snell, 1’45”6 per il canadese ed 1’45”9 per entrambi i duellanti per il gradino più basso del podio.

Il giorno dopo il bis olimpico sugli 800 metri, Snell è di nuovo in pista per le batterie dei m.1500, che poi prevedono le semifinali e la Finale a distanza di due giorni l’una dall’altra – il 19 ed il 21 ottobre rispettivamente – e fornisce agli addetti ai lavori l’impressione di essere il più accreditato per il successo finale, vista l’autorità con cui si impone nella prima semifinale in 3’38”8 sul polacco Witold Baran (3’38”9), mentre la seconda è appannaggio dell’americano Dyrol Burleson in un più modesto 3’41”5, serie che qualifica per l’atto conclusivo anche l’altro neozelandese John Davies, argento, ricorderete, dietro a Snell ai “Commonwealth Games” di Perth ’62.

La presenza del compagno di allenamenti si rivela fondamentale nella Finale del 21 ottobre, in quanto è Davies ad incaricarsi di fare l’andatura sino al suono della campana dell’ultimo giro, con Snell, in posizione di attesa tra la terza e la quarta posizione, a piazzare il suo micidiale spunto poco prima dell’ultima curva, un’accelerazione alla quale nessuno degli avversari è in grado di reagire, così consentendo al neozelandese la più facile delle affermazioni con il tempo di 3’38”1 ed un vantaggio abissale sul resto della concorrenza, regolata in volata dal cecoslovacco Josef Odlozil, accreditato di 3’39”6, stesso riscontro cronometrico di Davies che sale anch’egli sul podio, giusto premio per la sua condotta di gara.

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Il trionfo di Snell sui m.1500 a Tokyo ’64 – da neilleifer.com

Che, oltre alla superiorità nei confronti diretti palesata , non abbia rivali al mondo a livello assoluto, Snell lo dimostra il mese successivo la conclusione dei Giochi – in cui, giova ricordare, aveva anche avuto l’onore di essere il portabandiera per il suo Paese alla cerimonia di apertura – allorché, dapprima realizza il record mondiale sulla peraltro poco usuale distanza dei 1000 metri, corsa in 2’16”6 il 12 novembre ad Auckland e quindi, molto più importante, migliora, cinque giorni dopo sulla stessa pista, il proprio limite sul miglio abbassandolo a 3’54”1 (3’54”04 misurato elettronicamente), con un passaggio ai m.1500 cronometrato in 3’37”6 che rappresenta il suo “Personal Best” sulla distanza metrica.

Snell abbandona l’attività dopo un deludente anno ’65 per poi trasferirsi negli Stati Uniti ed ottenere la laurea in fisiologia che gli consente di assumere il successivo incarico di Direttore dello “Human Performance Centre” presso l’Università del Texas a far tempo dal 1990.

Votato, come indicato in premessa, “Atleta neozelandese del XX secolo” e nominato Cavaliere nel 2001, Snell ha anche fatto parte della prima lista di 24 atleti inseriti nel 2012 nella neocostituita “Hall of Fame” da parte della Federazione Internazionale di Atletica Leggera e, particolare non trascurabile, i citati suoi record mondiali sugli 800 ed i 1000 metri sono ancor oggi, a distanza di oltre 50 anni, primati neozelandesi.

Pensiamo che la scelta emersa dalla votazione sia stata proprio quella giusta...

 

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