IL TRIONFO EUROPEO DEL MAGDEBURGO SU UN POVERO DIAVOLO

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Il Magdeburgo festeggia la conquista della Coppa – da wikipedia.org

articolo di Giovanni Manenti

Il 1974 rappresenta l’anno di grazia del calcio nella ex Germania Est in quanto, oltre all’unica partecipazione della propria Nazionale ai Campionati Mondiali che si svolgono proprio sul suolo tedesco, pur se organizzati dai cugini della parte occidentale, un suo Club riesce nella storica ed ineguagliata impresa di conquistare una Coppa europea, nella fattispecie la Coppa delle Coppe.

Come sempre accade, tale successo non è episodico, ma giunge a conclusione di un periodo in cui le squadre della ex DDR iniziano ad essere temute in campo continentale, non a caso due anni prima la Dinamo Berlino, nella medesima competizione, aveva sfiorato l’accesso alla Finale di Barcellona, eliminata solo ai calci di rigore da un’altra Dinamo, quella di Mosca, dopo due gare concluse entrambe sull’identico risultato di parità, 1-1.

I primi anni del decennio in questione sono anche i più produttivi, dal punto di vista dei trofei conquistati, per la protagonista della nostra storia, vale a dire il Magdeburgo – o l’Fc Magdeburg nell’accezione tedesca – il quale conquista i suoi tre unici titoli nazionali nel 1972, ’74 e ’75 avendo sino ad allora messo in bacheca solo la Coppa in due stagioni consecutive, nel 1964 e ’65, anno che peraltro coincide con la retrocessione dalla Oberliga (la serie A della Germania Est) nonostante il buon cammino in Europa, eliminato ai quarti di finale dagli inglesi del West Ham, poi vincitori del torneo.

Quella che può sembrare una disgrazia, si rivela al contrario una fortuna per il Club del capoluogo sassone, che viene rifondato staccandosi dall’Aufbau Mageburg, al quale era stato aggregato dal 1957, assumendo la già citata denominazione di 1.Fc Magdeburg e conquistando l’immediata risalita nell’elite del calcio nazionale, con il primo tangibile risultato derivante dalla vittoria di una terza Coppa nel ’69, superando 4-0 in Finale a Dresda il Karl-Marx-Stadt, pur se il ritorno in Europa si era arenato al secondo turno, eliminato dai portoghesi dell’Academica Coimbra.

Il ricordato successo nell’Oberliga ’72 – ottenuto con tre punti di vantaggio (38 a 35) sulla Dinamo Berlino – spalanca al Magdeburgo le porte della Coppa dei Campioni in cui, dopo una facile eliminazione dei finlandesi del TPS Turku (6-0 casalingo, 3-1 in Scandinavia), fa una prima conoscenza con il calcio italiano, venendo sorteggiato con la Juventus e, pur eliminato – i bianconeri giungeranno per la loro prima volta in Finale, sconfitti per 0-1 dall’Ajax – non sfigura, rimediando due sconfitte con il minimo scarto, 0-1 al Comunale (rete di Anastasi al ’68), identico punteggio con cui si conclude anche il match di ritorno dove a deciderne le sorti è un acuto di Cuccureddu ad inizio ripresa, un’esperienza di cui saprà far tesoro…

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La rosa del Magdeburgo inizio anni ’70 – da altervista.org

E, mentre nel ’73 tocca alla Dinamo Dresda far suo il titolo della Oberliga, il Magdeburgo alza al cielo la sua quarta Coppa nazionale – altresì detta FDGB Pokal, acronimo di “Freier Deutscher Gewerkschaftsbund Pokal” (traducibile con “Coppa della libera Federazione Sindacale Tedesca”) – superando in Finale il Lokomotiv Lipsia per 3-2 in un altalenante sequenza di reti che lo vedono dapprima andare sotto in avvio per una rete di Frenzel e quindi, dopo aver chiuso il primo tempo sull’1-1 grazie al centro di Zapf, tocca al suo giocatore più rappresentativo, Jurgen Sparwasser, dirimere la contesa con la doppietta che rende vano il punto del provvisorio pareggio realizzato da Altmann per il Lipsia.

Ma se, da una parte, vi è un calcio – ed una squadra, in particolare, il Magdeburgo appunto – in un evidente percorso di crescita, dall’altra, intesa come la formazione che gli contenderà il trofeo nella Finale di Rotterdam, vi è una Società alla fine di un ciclo vincente sia in patria che a livello internazionale, vale a dire il Milan di Rocco e Rivera uscito malissimo dalla precedente stagione, ad onta delle due Coppe conquistate.

Non era stata, difatti, sufficiente la conquista della Coppa delle Coppe (1-0 in Finale contro gli inglesi del Leeds, rete di Chiarugi in avvio) e la successiva vittoria ai calci di rigore contro la Juventus nella Finale di Coppa Italia per cancellare l’amarezza e la delusione per il mancato scudetto della “agognata Stella, sfuggito ai rossoneri nella tristemente famosa sconfitta per 3-5 patita all’ultima giornata in quel di Verona, che aveva consegnato alla Juventus di Vycpalek il 15esimo titolo della loro storia, portando all’abbandono da parte di tre senatori della vecchia guardia, vale a dire il portiere Cudicini, ritiratosi per limiti di età, lo stopper Rosato, trasferitosi al Genoa e l’attaccante Prati, ceduto forse con eccessiva fretta alla Roma, pur se contro la non trascurabile (per l’epoca) somma di 650milioni di lire.

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Il Milan vincitore della Coppa delle Coppe ’73 – da altervista.org

Ma, soprattutto, si è ad un “punto di non ritorno” nei rapporti tra Nereo Rocco ed il Presidente Albino Buticchi, culminati con la decisione del Paron di passare la mano al suo fedele vice Cesare Maldini dopo l’ottava giornata di un Campionato che il Milan concluderà stancamente in un’anonima settima posizione, considerato altresì che la campagna acquisti estiva – che aveva portato a vestire la maglia rossonera il portiere Pizzaballa (scambiato con Pierangelo Belli) dal Verona, il mediano Bianchi dall’Atalanta, il tornante Bergamaschi dal Verona e l’ala di punta Turini dal Como – si rivela poco meno che fallimentare.

In questo contesto, però, come spesso le è accaduto nella sua ultracentenaria storia, la società di via Turati trova nel contesto internazionale il suo fertile terreno, a cominciare dall’autorità con cui si sbarazza al primo turno degli ostici slavi della Dinamo Zagabria (3-1 a San Siro, doppietta di Bigon ed acuto di Chiarugi, ed 1-0 al ritorno, con ancora Chiarugi a chiudere definitivamente i conti in avvio), per poi compiere l’impresa di espugnare per 2-0 (doppietta di Bigon) il Prater di Vienna contro il Rapid dopo lo 0-0 all’andata a Milano, e quindi darsi l’appuntamento in Coppa in primavera.

Nel frattempo, anche il Magdeburgo aveva esordito nel torneo e, dopo aver eliminato al primo turno gli olandesi del NAC Breda (0-0 esterno a cui segue il 2-0 in terra tedesca, certificato da due reti in 3’ di Tyll ed Hoffman poco dopo l’ora di gioco), si trova sull’orlo del baratro dopo lo 0-2 rimediato negli ottavi di finale in Cecoslovacchia da parte del Banik Ostrava.

Occorre un’impresa al ritorno fissato al 7 novembre ’73 allo “Ernst Grube Stadion” – fare tre goal senza subirne alcuno, vista la mannaia della norma relativa alle reti segnate in trasferta – ed il risultato viene riportato in parità allorché la giovane promessa (poi non completamente mantenuta) Martin Hoffmann sigla all’84’ il punto del 2-0 dopo il rigore trasformato da Abraham che aveva aperto le marcature, che manda le due squadre ai supplementari dove chi, se non lui, vale a dire Sparwasser, mette a segno al 104’ il centro che vuole dire accesso ai quarti di finale, dove l’urna, invero benevola, assegna ai tedeschi orientali i bulgari del Beroe Stara Zagora, così come la buona sorte strizza l’occhio anche al Milan, abbinato ai non certo irresistibili greci del PAOK Salonicco.

Un turno che, per le future finaliste, si risolve in pratica già nelle gare di andata, in quanto i rossoneri travolgono per 3-0 a San Siro i malcapitati greci con reti dell’antesignana BBC (Bigon, Benetti e Chiarugi) ed il Magdeburgo ha la meglio per 2-0, pur dovendo attendere sino al 70’ per sbloccare il risultato, nel confronto casalingo contro i bulgari e gli incontri di ritorno hanno il solo compito di attestare i rispettivi passaggi del turno, con il Milan a replicare per due volte al vantaggio greco per il 2-2 conclusivo (di Bigon e Tresoldi le reti rossonere) ed il Magdeburgo a smorzare con Hermann l’illusione dei tifosi bulgari alla rete del vantaggio messa a segno su rigore da Vutov, per il definitivo 1-1.

L’esito del sorteggio per le semifinali non è altrettanto favorevole per il Milan, al quale tocca lo spauracchio del Borussia Moenchengladbach, formazione che nella  prima metà degli anni ’70 contende al Bayern Monaco la leadership in terra tedesca, in cui militano alcune colonne portanti della Nazionale, quali Vogts, Wimmer, Bonhof, Stielike ed Heynckes, oltre alla guizzante ala danese Allan Simonsen, pur se il suo giocatore più rappresentativo, Gunter Netzer, aveva lasciato il Club, attirato dalle sirene (e dalle pesetas) del Real Madrid.

Va meglio al Magdeburgo, al quale tocca in sorte lo Sporting Lisbona, e l’andamento del doppio confronto inizia a pendere dalla parte tedesco orientale allorché, all’andata in terra lusitana, il solito Sparwasser sblocca il risultato poco dopo l’ora di gioco, pur se Manaca, a meno di un quarto d’ora dal termine, ristabilisce la parità per un 1-1 che aumenta comunque le possibilità di accedere alla Finale per il Magdeburgo, dubbi che diventano certezze allorquando al ritorno, davanti a 35mila spettatori, tocca a Pommerenke aprire le marcature quando ancora non è scoccato il 10’ di gioco e la successiva rete di Sparwasser al 70’ rende ininfluente la rete di Marinho 8’ minuti dopo, utile solo ad accorciare le distanze ed a far venire qualche palpitazione di troppo ai tifosi biancocelesti.

Sull’altro fronte, le problematiche in casa rossonera sono ben lungi dall’essere risolte e, dopo che Rocco aveva abbandonato a fine febbraio anche il ruolo di Direttore Tecnico, tocca pure a Cesare Maldini alzare bandiera bianca dopo cinque sconfitte consecutive del Milan (tra cui un umiliante 1-5 nel derby), con la guida della prima squadra assegnata ad un giovane Giovanni Trapattoni, il quale è costretto a sedersi per la prima volta in panchina proprio nella gara di andata a San Siro contro il temibilissimo Borussia, reduce da un cammino in Coppa che lo aveva portato a realizzare qualcosa come 28 reti nelle sei gare sin qui disputate contro le appena 4 subite.

Non è dato sapere se sia stato il grande amore per i colori rossoneri od il desiderio di ammirare i campioni che compongono la formazione tedesca, a far sì che oltre 60mila spettatori si riversino sugli spalti di San Siro quel 10 aprile ’74, fatto sta che il Milan sembra resuscitare dall’inferno dove era sprofondato e, sfoggiando forse la miglior partita di tutta la stagione, regola con un 2-0 il Borussia grazie alla reti di Bigon al 18’ ed al raddoppio di Chiarugi poco prima dell’ora di gioco, un vantaggio difeso con le unghie e con i denti al ritorno a Dusseldorf (terreno dove il Borussia disputa le più importanti gare di Coppa per la maggior capienza dello stadio), cedendo solo per 0-1 in virtù di una sfortunata autorete di Sabadini.

Ora, sia chiaro, un confronto tra il Milan ed il Magdeburgo solo pochi anni prima sarebbe stato improponibile, tanto netta era la differenza tecnica tra le due compagini, ma ora, con molti giocatori avanti con l’età, primo tra tutti il veterano tedesco Schnellinger, a disputare la sua penultima gara in rossonero, le diatribe interne alla Società e, per ultimo, l’assenza di Chiarugi, unica vera punta di ruolo dell’attacco rossonero, le differenze sono praticamente annullate.

Per di più – a dimostrare l’interesse per detto atto conclusivo, in programma l’8 maggio 1974 allo Stadio “De Kujp” di Rotterdam – le tribune si dimostrano desolatamente vuote, con soli 5mila spettatori (in larga parte italiani) presenti, mentre la Tv di Stato, impegnata a mandare in onda in prima serata accese tribune politiche in vista della votazione referendaria relativa all’abrogazione del divorzio che si sarebbe svolta la domenica successiva, trasmette l’incontro solo in differita, con l’unica possibilità di assistervi in diretta legata alla sintonizzazione sui canali della Tv svizzera o di Tele Capodistria.

Una “sorta di presagio” di come andrà a finire, con Trapattoni che decide di confermare nel ruolo di stopper, a fianco di Schnellinger, il giovane 21enne Enrico Lanzi, che non si era mal comportato nell’inferno di Dusseldorf, mentre il posto di Chiarugi viene rilevato dall’altrettanto giovane attaccante Tresoldi, proprio i due ruoli, ironia della sorte, che avrebbero potuto ricoprire Rosato e Prati, viceversa ceduti in estate.

Ecco, quindi, che il Trap opta per un undici che vede schierato Pizzaballa in porta, Anquilletti e Sabadini terzini; Lanzi stopper e Schnellinger libero, con l’altro giovane Aldo Maldera avanzato a mediano, Bergamschi tornante con Benetti e Rivera mezze ali, Bigon centravanti a far coppia in attacco con Tresoldi.

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I capitani Zapf e Rivera prima dell’incontro – da altervista.org

Per i tedeschi, viceversa, un’occasione da non sprecare per completare il loro “Anno d’Oro”, visto che hanno appena conquistato il loro secondo titolo nazionale, con 39 punti e 3 di vantaggio sul Carl Zeiss Jena, impostando una gara sulla velocità e la vigoria fisica che la miglior condizione atletica consente loro, ed il primo frutto viene colto in chiusura della prima frazione di gioco, allorché Hoffman recupera una palla vagante a centrocampo e, con la difesa rossonera scoperta, si invola sulla sinistra per poi mettere un’invitante palla rasoterra al centro dell’area per l’avanzante Sparwasser, anticipato in scivolata da Lanzi, il cui tocco però termina in fondo alla rete, eludendo il disperato intervento di Pizzaballa per evitare l’autorete.

Jürgen Sparwasser re Magdeburg bejubelt das Eigentor der Mailänder Torwart Pierluigi Pizzaballa
L’esultanza di Sparwasser all’autorete di Lanzi – da kicker.de

Lo 0-1 con cui si conclude il primo tempo rappresenta una mazzata per i rossoneri, le cui lente trame di attacco non riescono a far breccia nell’attenta difesa avversaria, e quando ad un quarto d’ora dal termine, il mediano Seguin, inseritosi in area sulla destra, raccoglie un preciso spiovente per fulminare in diagonale Pizzaballa, il sipario cala definitivamente sulla partita e la possibilità per il Milan di confermare il titolo conquistato l’anno precedente.

Per i rossoneri, un amaro addio alle competizioni internazionali – dovranno attendersi ben 15 anni affinché il Milan torni in una Finale europea, con il successo in Coppa dei Campioni a spese della Steaua Bucarest – ed un segno premonitore di quanto, poco più di un mese dopo, accadrà alla Nazionale vice campione del mondo quattro anni prima in Messico, eliminata al primo turno dei Mondiali tedeschi.

Per il calcio della ex Repubblica Democratica Tedesca, al contrario, un importante segnale di vitalità che porta la propria Nazionale all’impresa di sconfiggere i rivali occidentali nella famosa sfida al “Volksparkstadion” di Amburgo, risolta, manco a dirlo, da una rete di Sparwasser, mentre, a livello di club, due altre formazioni della parte orientale del paese riusciranno in seguito a raggiungere la Finale di Coppa delle Coppe, pur se con minor fortuna, trattandosi del Carl Zeiss Jena (sconfitto 1-2 dalla Dinamo Tbilisi nel 1981) e del Lokomotiv Lipsia, costretto ad inchinarsi di fronte ad una rete di van Basten nella Finale del 1987 contro l’Ajax.

E quindi, considerata la successiva riunificazione della Germania, nessun’altra compagine potrà mai eguagliare l’impresa del Magdeburgo, di essere stata l’unica squadra tedesco orientale ad aggiudicarsi una Coppa europea.

 

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