IL VOLO TRAGICAMENTE SPEZZATO DELLA “FARFALLA GRANATA” GIGI MERONI

 

meroni-2-2
Gigi Meroni in azione – da uomonelpallone.it

articolo di Giovanni Manenti

Non è difficile immaginare quali possano essere stati i pensieri di un ragazzo 24enne, giunto all’apice della popolarità grazie alla sua attività di calciatore professionista, quando la sera di domenica 15 ottobre 1967 si appresta a rincasare, accompagnato dal compagno di squadra Poletti, reduce da una convincente vittoria del suo Torino contro la Sampdoria.

Il desiderio di abbracciare la compagna Cristiana, raccontarle la giornata vissuta al “Comunale”, non completamente positiva per lui, visto che era stato espulso dall’arbitro Torelli di Milano, rilassarsi in vista della settimana che precede l’appuntamento clou della stagione, vale a dire il derby contro i “cugini” bianconeri, nonché Campioni d’Italia in carica, della Juventus:  tutti questi possono essere i pensieri mentre Gigi Meroni, perché è di lui che stiamo ovviamente parlando, si sta incamminando verso casa, avendo appena telefonato a Cristiana per comunicarle l’imminente arrivo visto che è sprovvisto delle chiavi, un rientro che purtroppo la compagna non riesce a gustare, così come gli sportivi italiani non possono più apprezzarne le funamboliche qualità sui verdi terreni di gioco.

Per Luigi “Gigi” Meroni, nato a Como il 24 febbraio 1943, l’esistenza non è mai stata facile, rimasto orfano di padre all’età di due anni, con la madre costretta a crescere con fatica i tre figli con il proprio lavoro di tessitrice, al quale anche l’adolescente Gigi collabora dimostrando una qual certa disposizione nella veste di disegnatore di cravatte di seta, nonché prendendo passione per la pittura.

Ma il lato estroso del ragazzo si manifesta ancor meglio sui campi di gioco, formandosi presso l’Oratorio di San Bartolomeo – negli anni ’50 erano proprio gli oratori le fucine dei futuri campioni, con molti prelati nelle vesti di veri e propri “talent scout” a raccomandare questo o quel giovane promettente alle squadre professionistiche – da cui approda nelle Giovanili del Como, all’epoca militante in Serie B.

01olycom_MGZOOM
Meroni, giovanissimo, al Como – da:corriere.it

Formazione lariana in cui Meroni fa il suo esordio il 14 maggio ’61, a 18 anni ancora da compiere, il 14 maggio 1961 nella gara interna contro il Verona, persa per 1-2, per poi iniziare a ritagliarsi uno spazio da titolare l’anno seguente, concluso dal Como al 14esimo posto, con 24 presenze e 3 reti, di cui la prima realizzata nel debutto stagionale in Campionato, il 22 ottobre 1961, alla settima giornata, indossando la maglia numero 7 ed andando a segno al 7’ per il vantaggio nella gara interna contro il Napoli, poi conclusa sull’1-1.

Fortuna vuole che in quel Torneo, che promuove alla Massima Serie Genoa, Napoli e Modena, con i rossoblù a dominare la Stagione dall’alto dei 54 punti conquistati, i dirigenti genoani restino impressionati dall’estro di quel ragazzo capace di far impazzire il suo diretto controllore Bagnasco, al punto da indurlo a commettere l’autorete che decide in favore del Como l’incontro disputato in riva al Lario il 4 marzo ’62, convincendosi che l’innesto di Meroni quale rinforzo in vista del successivo Campionato di Serie A sia un’idea da prendere decisamente in considerazione.

Meroni814-e1508088504382
Meroni al Genoa – da:genovapost.com

Ed ecco quindi che, nell’estate ’62, Meroni approda all’ombra della Lanterna sotto la guida del Tecnico Renato Gei che ne centellina le presenze, probabilmente per non rischiare di bruciare un ragazzo di appena 19 anni – considerando altresì che, al tempo, non erano previste sostituzioni e, quindi, si trattava di presenze vere, valide per tutti i 90’ – inserendolo in formazione per il debutto assoluto in A l’1 novembre ’62, nella gara interna contro l’Inter persa per 1-3 e confermandolo la domenica successiva, conclusa con un pesante rovescio (0-5) in trasferta a Firenze.

Con i rossoblù impegnati nella lotta per evitare il ritorno tra i Cadetti, a Meroni viene data maggiore fiducia nel Girone di Ritorno, vestendo la maglia da titolare in 11 occasioni, di cui 8 consecutive nelle altrettante ultime giornate, fornendo un importante contributo alla sofferta salvezza, conseguita solo all’ultimo turno – dopo che il 5 maggio ’62 il ragazzo comasco aveva sbloccato, al 20’ della ripresa, il risultato nella fondamentale vittoria interna sul Vicenza per quella che rappresenta la sua prima rete nella Massima Serie – grazie al successo interno per 1-0 sul Bologna e la contemporanea sconfitta del Napoli a Bergamo contro l’Atalanta.

Saper apprezzare le qualità di Meroni viene molto più facile ad un Tecnico sudamericano, quale è l’argentino Benjamin Santos, chiamato nell’estate ’63 a rimpiazzare Gei sulla panchina rossoblù, il quale – con un passato al Torino quale giocatore negli anni della ricostruzione post Superga e successivamente da Allenatore per due stagioni e poco più – non ha difficoltà a concedere un sempre maggior spazio all’estrosa ala destra, venendo ripagato con 5 reti che, in un attacco asfittico come quello genoano, lo fanno risultare come “top scorer” a pari merito con Locatelli e Bean, in un Campionato comunque concluso con un eccellente ottavo posto e caratterizzato, sul fronte difensivo, dal record d’imbattibilità del portiere Mario Da Pozzo stabilito con 791 minuti tra l’ottava e la 18esima giornata.

Il nome di Meroni inizia, nel frattempo, a circolare sui taccuini degli osservatori della maggiori Società italiane, primo tra tutti quello di Beppe Bonetto, General Manager di un Torino rilevato, l’estate precedente, da Orfeo Pianelli, desideroso di riportare i granata in auge nel panorama calcistico nostrano e che, dopo aver ingaggiato il primo anno Nereo Rocco, fresco di vittoria in Coppa dei campioni con il Milan, come allenatore, inserisce due rinforzi sulle ali nel mercato estivo ’64, dal nome uguale ed il cognome assonante, Luigi Simoni ed, appunto, Meroni.

Ed a Genova, sponda rossoblù, la cosa non viene certo presa bene, in un’estate che già vede i tifosi genoani dover piangere la perdita del tecnico Santos, perito il 21 luglio in un incidente stradale mentre era in vacanza a La Coruna, cercando in ogni modo di impedire il trasferimento, per definire il quale Pianelli arriva a spendere una cifra vicina al mezzo miliardo di vecchie Lire, una cifra considerevole per un ragazzo di 21 anni che deve ancora confermarsi ad alti livelli.

Ma la scommessa del trio Pianelli-Rocco-Bonetto è immediatamente vinta, con i granata a disputare la loro miglior stagione del dopo Superga che si conclude al terzo posto, alle spalle delle due milanesi dominatrici nel periodo, con Meroni, unico sempre presente di tutta la rosa, a sfornare assist per i compagni d’attacco Ferrini, Hitchens e Simoni, nonché ad andare egli stesso 5 volte a segno, con la prima gioia in maglia granata giunta alla 14esima giornata, a suggellare con una doppietta il 4-0 interno a spese del Cagliari.

untitled.png
Meroni in azione al “Comunale” – da:thesefootballtimes.co

Un’annata, quella del 1964-’65, che vede anche l’esordio del Torino in uno dei tre principali Tornei Continentali, vale a dire la Coppa delle Coppe, attraverso un esaltante cammino in cui Meroni, al solito, non salta neppure un incontro, ed i granata vengono eliminati ad un passo dalla Finale, cedendo ai tedeschi del Monaco 1860 solo allo spareggio, resosi necessario dopo il 2-0 interno al Comunale e la sconfitta per 1-3 (all’epoca non era ancora stata introdotta la norma del valore doppio delle reti segnate in trasferta) in Baviera, a conferma della validità dell’impianto di squadra, con i tifosi che iniziano nuovamente a sognare.

Sogni che, però, si scontrano con la realtà delle due successive Stagioni, concluse dal Torino al decimo e settimo posto, nonostante il costante e sempre più incisivo contributo di Meroni, il quale incrementa la sua quota realizzativa a 7 reti nel ’66 ed a 9 (suo massimo stagionale nella, purtroppo, breve carriera …) nel ’67, ivi compresa una spettacolare perla costituita da un beffardo destro a giro nell’angolo alto alla sinistra di Sarti che schiude ai granata le porte per il successo per 2-1 a San Siro contro l’Inter il 12 marzo ’67 a 10 turni dalla conclusione, primo “campanello d’allarme” per i nerazzurri di Herrera che poi perdono il titolo all’ultima giornata a favore della Juventus, quella stessa Società bianconera che in estate si era fatta avanti a suon di miliardi per cercare di strappare al Torino il giovane talento oramai affermatosi, trattativa da cui l’Avvocato Agnelli si ritira quando si rende conto delle conseguenze che potrebbero derivare in fabbrica, dove gli operai di fede granata iniziano già a boicottare la catena di montaggio della nuova “Fiat 128”.

Ma se le cose non vanno bene in casa granata, per Meroni c’è la soddisfazione della chiamata in Nazionale da parte del Commissario Tecnico Edmondo Fabbri, che lo fa esordire il 19 marzo ’66 a Parigi in un’amichevole contro la Francia conclusa a reti bianche, per poi schierarlo nelle quattro amichevoli pre-mondiali di giugno ’66, in cui la guizzante ala destra va anche due volte a segno (nel 6-1 di Bologna contro la Bulgaria e nel 3-0 contro l’Argentina davanti al proprio pubblico, a Torino) e quindi inserirlo nella lista dei selezionati per il Mondiale inglese, dove Meroni scende in campo nella sconfitta per 0-1 contro l’Unione Sovietica.

20lom07f10-k6cC-U43380586541293xaF-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443
Meroni con la maglia della Nazionale – da:corriere.it

La successiva eliminazione per mano della Corea del Nord e l’allontanamento di Fabbri dalla panchina della Nazionale, fanno sì che quella contro l’Urss rappresenti l’ultima apparizione di Meroni in maglia azzurra, venendogli successivamente preferito Domenghini nel ruolo di tornante a destra, in quanto favorisce maggior copertura, ma per il 24enne comasco il rapporto con il Tecnico di Castel Bolognese doveva vivere di un’altra, ahimè brevissima, stagione.

Era difatti successo che i tifosi imputassero a Rocco ed al suo calcio giudicato eccessivamente difensivo le due precedenti annate deludenti, e così a Pianelli – consapevole che i granata non erano ancora squadra da competere per il titolo – viene la geniale intuizione di rilanciare il Tecnico esiliato dopo la “fatal Corea”, dato che Fabbri aveva sempre fatto praticare alle proprie squadre un gioco arioso e divertente, anche se la scelta viene accolta dalla tifoseria con gli inevitabili sorrisini ironici.

Occorre, essendo prossimi al capolinea della nostra storia, precisare che, peraltro, all’integerrimo Fabbri non è che andasse tanto a genio lo stile di vita del “Beatle” Meroni, ad iniziare dal look con capelli lunghi a caschetto e barba spesso incolta, dagli occhiali scuri a goccia e dagli abiti eccentrici, che abita in una mansarda assieme ad una ragazza straniera e per giunta già sposata e che si diletta nel tempo libero ad imbrattare tele che, a suo dire, hanno una valenza artistica, il tutto in un’Italia che non ha ancora accolto la “moda beat” che, viceversa, già imperversa nel Regno Unito e di cui è emblema l’alter ego Oltremanica del “Gigi”, vale a dire il talentuoso e parimenti eccentrico nordirlandese del Manchester United, tale George Best.

Atteggiamenti che, per principio, non è che entusiasmassero neppure il “Paron”, il quale, in ogni caso, non mancava di sottolineare come il comportamento di Meroni, sia in allenamento che alla domenica, fosse assolutamente irreprensibile, cosa della quale si rende perfettamente conto anche Fabbri che, difatti, punta su di lui per alimentare un attacco che ha trovato nel centravanti Combin, prelevato dalla Juventus l’anno precedente, l’attaccante giusto per raccoglierne i preziosi assist.

Pagato lo scotto a Vicenza alla prima giornata (0-1, zampata di “O’ Lione” Luis Vinicio), il Torino si rimette in carreggiata con il successo interno per 2-0 sul Brescia, in cui è Meroni ad aprire le marcature, un positivo pareggio esterno per 1-1 a Firenze ed una franca vittoria per 4-2 sulla Sampdoria al “Comunale” recante la firma di uno scatenato Combin, autore di una tripletta, miglior viatico in vista del derby di sette giorni dopo contro la Juventus fresca di scudetto.

meroni
L’ultima immagine di Meroni all’uscita dal campo dopo Torino-Sampdoria – da:calcio.fanpage.it

Una “stracittadina” che, però, si disputa in un clima di generale commozione, con le squadre che entrano in campo in un silenzio irreale, in quanto manca il protagonista più atteso, lo stravagante, eccentrico Meroni che esattamente sette giorni prima aveva trovato una tragica fine travolto da un auto mentre, assieme al compagno Poletti che ne esce miracolosamente illeso, sta attraversando a piedi Corso Umberto, restando praticamente ucciso sul colpo, un auto, ironia della sorte, guidata da un 19enne neopatentato, Attilio Romero, che 33 anni dopo diverrà Presidente proprio della Società granata.

Ed ecco allora levarsi, con un accorato senso di colpa postumo, attorno alla figura di questo giovane tragicamente scomparso le lodi dei “Media” che lo avevano censurato per i suoi comportamenti extra calcistici, tra le quali spiccano le scuse rivoltegli da Gian Paolo Ormezzano, noto giornalista di fede granata, per “non aver saputo rintracciare, nelle pieghe del beat innocuo, che vestiva in una certa maniera, che si faceva crescere i capelli, la barba ed i baffi, il ragazzo libero ed intelligente che aveva saputo spartire con esattezza la sua vita, tra interessi personali validi e l’attività di calciatore schietto e corretto”.

Un’esistenza breve, ma vissuta in piena libertà, fuori dagli schemi conformisti che la società dell’epoca richiedeva e che, addirittura, vede la Diocesi di Torino opporsi al funerale religioso di un “peccatore pubblico”, in quanto Meroni conviveva con la sua compagna Cristiana Uderstadt, una ragazza di origine polacca che era ancora formalmente sposata con un regista romano, sebbene fosse in attesa dell’annullamento del matrimonio da parte della Sacra Rota, un divieto al quale Don Francesco Ferraudo, Cappellano del Torino Calcio, non si adegua, celebrando il rito a cui sono presenti oltre 20mila persone, incurante delle dure critiche ricevute dai suoi Superiori.

E l’ultimo saluto, i suoi compagni – ed in particolare Combin che si dimostra distrutto di fronte al feretro dello sfortunato amico – glielo porgono con una straordinaria prestazione nel derby, prima gara del “dopo Meroni”, risolto a loro favore con un 4-0 in cui il centravanti franco argentino pone la sua firma con una tripletta ed il poker completato, a 3’ dal termine, da Carelli, il quale indossa la maglia n. 7 e che va a raccogliere il pallone in fondo alla rete per alzarlo al cielo in segno di dedica per chi quella “stracittadina” non potrà più giocarla …

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...