BENNY LEONARD E QUELLA MORTE INSOLITA SUL RING

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Benny Leonard – da thefightcity.com

articolo di Nicola Pucci

18 aprile 1947, St.Nicholas Arena di New York. Benny Leonard, tutto di bianco vestito come si conviene a chi dirige un incontro di pugilato, sta arbitrando la sfida tra il messicano Mario Ramon e il nero Bobby Williams, due pesi welter che sembrano posseduti dal demonio. E’ la carriera a cui ha deciso di dedicarsi una volta appesi i guantoni al chiodo, perchè l’amore per la boxe è tale che non può proprio rinunciare al profumo del ring. Ma nel corso del terzo round, inatteso come solo i colpi di un destino ingrato sanno esserlo, un arresto cardiaco lo manda al tappeto. E questa volta senza alcun conteggio, privato della possibilità di potersi rimettere in piedi. Per sempre.

Chiariamo le cose. Questo è solo il triste e precoce epilogo di una storia, di vita e di sport, assolutamente eccezionale. Perchè stiamo parlando di un pugile che se non è stato il peso leggero più forte di sempre, poco ci manca, ed è proprio a lui che si deve il conio di quella mirabile definizione della boxe che risponde al nome di “noble art“.

Benny Leonard, registrato all’anagrafe come Benjamin Leiner, di famiglia ebraica, nasce a New York il 17 aprile 1896, e pochissimi seppero come lui rendere la boxe un’arte nobile. Signore del ring, dotato di quella classe che distingue il campione dal buon pugile, era l’eleganza fatta persona, sempre impeccabile stilisticamente, mai un capello fuori posto, capace di passare con estrema naturalezza dal ghetto dell’East Side dove era nato allo schermo. Oltre che eccellente boxeur, fu infatti anche attore in “Pugni volanti“, pellicola in cui ebbe l’onore di avere fra i suoi ammiratori nientepopodimeno che il grandissimo Charlie Chaplin.

Leonard passa professionista nel 1911, e subito mostra di avere qualcosa in più degli altri: ad esempio un diretto sinistro che resta ineguagliato, tanto è preciso e perfetto nell’esecuzione, così come una tecnica sopraffina basata su spostamenti veloci sulle gambe, ed un’intelligenza pugilistica rara. Fino al 1925, anno in cui abbandonerà l’attività, fu conosciuto come “il grande maestro“, etichettato pure come “il mago del ghetto“.

Il 18 maggio 1917, al Manhattan Casino di New York, mette k.o. al nono round il detentore del titolo dei pesi leggeri, Freddie Welsh, che lo aveva battuto l’anno prima a Washington per “newspaper decision“, e diventa campione del mondo della categoria per la prima volta. Difende la cintura a più riprese, con Johnny Kilbane (k.o. al terzo round), con Charley White (k.o. all’ottava ripresa), con Joe Welling (atterrato al 14esimo round) e con Ritchie Mitchell (k.o. alla sesta ripresa), prima di trovare in Rocky Kansas un valido antagonista, che prima viene sconfitto solo ai punti il 10 febbraio 1922 al Madison Square Garden, poi va giù all’ottavo round nel match-replay del 4 luglio 1922, disputato alla Floyd Fitzsimmons’ Arena di Michigan City. Ma se c’è un avversario che gli rende dura la vita, a Leonard, quello è senza dubbio il roccioso Lew Tendler, mancino uscito dalla scuola di Filadelfia, che non si fa piegare il 24 luglio 1923 allo Yankee Stadium, cedendo solo ai punti.

I suoi due procuratori, Billy Gibson e Jack Kearns, gli offrono in pasto tutta una serie di sfidanti destinati al mondo dei sogni, e così talvolta Leonard sconfina nella categoria dei pesi welter, costringendo al pareggio, il 23 settembre 1918 a Newark, l’inglese Ted “Kid” Lewis, cedendo poi il passo a Jack Britton il 26 giugno 1922 al Velodrome del Bronx. Quest’ultimo è un combattimento controverso, con Leonard, in svantaggio, che nel 12esimo e 13esimo round mette in seria difficoltà il campione del mondo, costringendolo infine al tappeto con un colpo che gli costa, però, la squalifica e l’inevitbile sconfitta.

Quando Leonard si ritira, nel 1925, è praticamente imbattibile e imbattuto. La nostalgia però lo vince, e nel 1931 decide di tornare sul ring. Certamente è un errore, perchè anche gli eroi e i miti dello sport non possono lottare contro il tempo e così, il 7 ottobre 1932, perde nettamente con il futuro campione del mondo dei pesi welter, il canadese Jimmy McLarnin, troppo più in forma e decisamente meglio allenato, che in quel magnifico scenario che è il Madison Square Garden di New York lo manda al tappeto al sesto round, firmando, definitivamente, la resa di Leonard alle leggi del tempo.

Già, la nostalgia della boxe, decisamente canaglia. Che porta Leonard a vestire i panni, insoliti, dell’arbitro, fino a quel 18 aprile 1947, il giorno dopo il suo 51esimo compleanno, quando il cuore lo tradisce. E non poteva essere altrimenti, tra i cordoni di un ring, che gli hanno concesso fama e gloria ed ora lo innalzano al rango di campione tra i più grandi di sempre.

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