1994, LA ROSA COLTA DA EVGENIJ BERZIN IN VETTA AL GIRO D’ITALIA

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Berzin e Indurain al Giro d’Italia 1994 – da anniversary.campagnolo.com

articolo di Emiliano Morozzi

Molti lettori leggendo del Giro d’Italia 1994 ripenseranno alle mirabolanti imprese in salita di Marco Pantani, alla tappa del Mortirolo, forse la più spettacolare degli ultimi trent’anni, ma dopo tre settimane di emozioni, la gloria del vincitore non toccò al ciclista di Cesenatico ma ad un altro giovane venuto dall’Est, meno pirotecnico in corsa ma dotato di un talento naturale: il russo Evgenij Berzin.

Campione del mondo d’inseguimento nella categoria dilettanti, il giovane atleta arrivato in Italia pochi anni prima si presenta alla partenza del Giro 1994 al fianco di campioni come Argentin e Ugrumov nella fortissima Gewiss e con due corse importanti in bacheca: il Giro dell’Appennino e soprattutto la Liegi-Bastogne-Liegi. Ai nastri di partenza ci sono i migliori corridori del momento: il campione in carica Indurain, che punta alla terza doppietta Giro-Tour, e i suoi eterni rivali Bugno e Chiappucci, che vogliono provare per l’ennesima volta a impensierire il navarro.

Il pronostico pende come non mai dalla parte di Indurain: i suoi antagonisti l’anno precedente sono apparsi piuttosto appannati sulle strade del Giro e del Tour, e il percorso sembra fatto apposta per esaltare le doti dello spagnolo: una lunga cronometro per mettere terreno fra sè e gli avversari, prima di quattro tappe di montagna molto dure ma sulle quali Indurain può difendere il vantaggio accumulato nella sfida contro il tempo.

Si parte da Bologna e subito arriva la prima sorpresa: dopo una prima semitappa per velocisti, nel breve cronoprologo a spuntarla è il francese De Las Cuevas, che precede di due secondi il russo Berzin e di cinque Indurain. Il primo momento chiave del Giro 1994 è alla quarta tappa con l’arrivo in salita a Campitello Matese: ci si attende un arrivo di un gruppo ristretto, ma il russo Berzin anticipa tutti e con uno scatto imperioso fa il vuoto. Indurain non reagisce e si limita a controllare gli avversari di sempre, gli altri vanno su con il proprio passo e il russo non solo vince la tappa, ma conquista pure la rosa mettendo quasi un minuto tra sè e i suoi avversari.

Il russo mantiene la maglia con l’aiuto della squadra e di un percorso che non facilita le imboscate, e all’ottava tappa, la cronometro di Follonica, lascia ancora una volta tutti a bocca aperta: in 44 chilometri di percorso, rifila distacchi molto pesanti agli avversari: 1’16” a De Las Cuevas, 1’41” a un discreto Bugno e addirittura 2’34” allo specialista Indurain.

Berzin con due colpi di mano passa dal ruolo di comprimario a quello di protagonista del Giro d’Italia, bastonando sul suo terreno nientemeno che sua maestà Indurain, padrone assoluto dei precedenti due Giri d’Italia e tre Tour de France. Le montagne aspettano con trepidazione l’arrivo della carovana, ma il primo tappone alpino è una delusione: Bugno rimane sempre a ruota, Chiappucci non ha più la gamba dei giorni migliori, Indurain è forte anche in salita ma non accenna uno scatto. Stalle, Furcia, Erbe, Eores passano senza emozioni, e solo all’ultimo chilometro del Passo del Giovo uno sconosciuto scalatore romagnolo, distante in classifica più di sei minuti, accende la miccia: tutti pensano che il suo sia uno scattino per prendere punti del Gpm, ed invece l’attacco continua anche in discesa e lo porta al suo primo successo al Giro d’Italia, la prima vittoria di Marco Pantani.

Sulle pagine della Gazzetta dello Sport il corridore di Cesenatico si lamenta che gli altri portino Berzin in carrozza a Milano e in vista di un altro terribile tappone, medita dove attaccare per far saltare il banco. La miccia stavolta viene accesa sul terribile Mortirolo, la salita più dura di quel Giro, e lo scatto arriva già dalle prime rampe. Nessuno lo segue, tranne Berzin, ma la maglia rosa, dopo qualche pedalata con Pantani, si pianta di brutto. Indurain va su del suo passo e recupera piano piano lo svantaggio riprendendo in discesa lo scalatore romagnolo, Berzin invece fiaccato dallo sforzo patisce terribilmente le rampe del Mortirolo e in cima accusa un ritardo di 1’31”, staccato anche da Indurain. Sul Santa Cristina arrivano altri scossoni: Indurain va in crisi e viene staccato da Pantani, Berzin cerca di contenere il distacco dall’indiavolato romagnolo e conserva la maglia rosa per poco più di un minuto.

Mentre i tifosi italiani osannano Pantani, il Giro d’Italia è sempre più nelle mani di Berzin: c’è la cronoscalata del Passo del Bocco, ma i primi quindici chilometri sono di pianura e in quel tratto di strada Berzin costruisce il suo successo, vincendo la tappa e rifilando altri venti secondo a Indurain e un minuto e mezzo a Pantani. Terreno per attaccare ci sarebbe e Pantani medita di far saltare il banco nel primo tappone alpino: il romagnolo parte in solitaria sul Colle dell’Agnello e si fa da solo anche l’Izoard, ma Berzin mette alla frusta la squadra e recupera il terreno perduto sulle più dolci pendenze del Lautaret, arrivando insieme ai suoi avversari in cima all’arrivo di Les Deux Alpes. C’è ancora un’altra tappa di montagna, ma le energie di tutti sono ormai al lumicino e i migliori arrivano tutti insieme. Per la prima volta il Giro d’Italia parla russo, per la prima, ultima e unica volta, Berzin conquista una grande corsa a tappe.

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