COLETTE E LILLIAN, LE AMICHE/RIVALI UNITE DA UN TRAGICO DESTINO

 

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Lillian Board e Colette Besson – da:billo.net

 

Articolo di Giovanni Manenti

Il programma olimpico delle gare di Atletica Leggera non fa più, al giorno d’oggi, particolari distinzioni di sesso, essendo state parificate le medesime specialità sia in campo maschile che in quello femminile, dove perdura solo la ridotta distanza sugli ostacoli alti (100m. invece che 110) ed un minor numero di prove multiple, con l’eptathlon rispetto al decathlon, nonché la marcia, limitata ai 20km. a fronte dei 50 disputati dagli uomini.

Tale parificazione è comunque avvenuta progressivamente nel tempo, basti pensare che sino alle Olimpiadi di Roma ’60 vi erano tre sole gare di corsa piana (100, 200 ed 800 metri), oltre agli 80hs. ed alla sola staffetta 4×100, e che il giro di pista – una delle specialità più classiche dell’Atletica – viene introdotto solo quattro anni dopo, in occasione dei Giochi di Tokyo ’64, e la prima campionessa è la fuoriclasse australiana Betty Cuthbert, unica atleta nella storia della rassegna a cinque cerchi ad aver vinto le prove individuali sui 100, 200 e 400 metri.

In campo europeo, viceversa, i 400 metri vengono inseriti nel programma dei Campionati Continentali sin dall’edizione di Stoccolma ’58, con le sovietiche Mariya Itkina ed Yekaterina Parlyuk ad accaparrarsi Oro ed Argento, con la Itkina capace di confermarsi anche quattro anni dopo, a Belgrado ’62, facendo segnare il tempo di 53”4, deludendo però nell’esordio olimpico, in cui conclude non meglio che quinta, in 54”6, nella ricordata Finale vinta dalla Cuthbert in 52”0, ad un solo 0”1 decimo dal limite mondiale della coreana Shin Geum-dan, sfortunatamente impossibilitata a partecipare ai Giochi per controversie di natura politica.

Quando una nuova specialità si affaccia sul panorama sportivo, i primi anni sono, generalmente, quelli in cui occorre verificare quali atlete intendano prendervi parte e, nel caso specifico, la scelta ricade su coloro provenienti dalla velocità come i 200 metri piuttosto che dalla prova di resistenza sugli 800, ed, in vista dei Giochi di Città del Messico ’68, il movimento europeo inizia ad affilare le armi.

In particolare, la specialità trova proseliti in Francia – Nazione ancora a secco di medaglie d’oro in campo femminile per quanto attiene le gare di corsa, potendo vantare solo i successi della poliedrica Micheline Ostermeyer nel getto del peso e nel lancio del disco a Londra ’48 – dove fiorisce un trio di protagoniste sul giro di pista formato da Monique Noirot, Colette Besson e Nicole Duclos, di cui la prima, la più anziana del trio, essendo nata nel 1941, si mette in evidenza con il Bronzo conquistato in 54”0 agli Europei di Budapest ’66, nella gara vinta dalla cecoslovacca Anna Chmelkova con 52”9.

Un’altra insidia giunge però dall’altra parte della Manica, sotto forma di una “ragazza prodigioche risponde al nome di Lillian Board, nata a Durban, in Sudafrica, il 13 dicembre ’48, e che fa il suo debutto ad alti livelli all’età di 17 anni piazzandosi quinta nella Finale sulle 440yds ai “Commonwealth Games” di Kingston ’66, con l’amarezza però di non essere selezionata per i successivi europei di Belgrado.

 

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Lillian Board – da:gettyimages.it

 

La “Golden Girl” dell’atletica inglese ha comunque modo di rifarsi l’anno seguente, quando si aggiudica la prova sui 400m. in occasione dell’incontro Commonwealth-Usa svoltosi a Los Angeles il 9 luglio ’67 con il tempo di 52”8, cui unisce la vittoria nella Finale di Coppa Europa a Kiev – unica conquistata dalle atlete britanniche – con il tempo di 53”7, precedendo la vicecampionessa europea di Belgrado ’66, l’ungherese Antonia Munkacsi.

Detti risultati fanno della Board, ancorché non ancora 20enne, la favorita sul giro di pista ai Giochi di Città del Messico in programma ad ottobre ’68 nella Capitale nordamericana, mentre sul continente la Federazione francese iscrive alla prova la già ricordata Noirot e la 22enne Colette Besson.

Quest’ultima, nata a Saint-Georges-de-Didonne, in Nuova Aquitania, il 7 aprile 1946, è pressoché semisconosciuta a livello internazionale, avendo al suo attivo, come migliori risultati a fine ’67, 24”7 sui 200 metri e 55”2 sul giro di pista, e si guadagna la selezione olimpica grazie al suo primo titolo sui 400 metri ai Campionati francesi di fine luglio ’68 migliorando di quasi 1” il proprio personale, facendo fermare i cronometri sul 54”3.

 

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Colette Besson – da:alchetron.com

 

Decisa a giocarsi sino in fondo le proprie carte, la Besson trascorre il mese di agosto allenandosi in altitudine a Font-Romeu, sui Pirenei Orientali, città posta ad oltre 2mila metri sul livello del mare, avendo così modo di assuefarsi all’aria rarefatta che troverà nella Capitale messicana, sobbarcandosi anche il sacrificio di dormire in tenda nel campeggio municipale.

Un sacrificio che inizia a dare i propri frutti sin dalle batterie del 14 ottobre, che vedono la Besson aggiudicarsi la prima serie scendendo ancora a 53”1, mentre il giorno dopo, data di disputa delle due semifinali, la francese non si migliora, concludendo la propria gara in 53”6 alle spalle della tedesca Helga Henning (53”3), mentre nella seconda serie la Board scopre le carte facendo registrare il tempo di 52”5 che la conferma come la più seria candidata al titolo olimpico.

Indubbiamente sfavorita dall’assegnazione in sorte della prima corsia, mentre la Besson è in quinta, la Board sembra comunque in grado di far suo l’oro nella Finale del 16 ottobre allorquando raggiunge, all’uscita dell’ultima curva, la cubana Aurelia Penton che si era incaricata di fare l’andatura per i primi 250 metri, pagando però dazio sul rettilineo d’arrivo chiudendo non meglio che quinta, mentre gli spettatori assistono stupefatti all’imperiosa progressione della francese, dalla folta capigliatura corvina spiegata al vento, che, falcata dopo falcata, recupera posizioni e terreno sino ad andare ad appaiare la giovane inglese per superarla sul filo di lana con il tempo di 52”03 rispetto al 52”12 della rivale.

 

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Il vittorioso arrivo della Besson a Città del Messico ’68 – da:billo.net

 

E mentre Colette commuove la Francia intera con le copiose lacrime che calano sul suo grazioso volto in occasione della cerimonia di premiazione, Lillian pensa in cuor suo di far tesoro di questa sconfitta – in larga parte dovuta all’inesperienza legata alla giovane età – già in occasione del prossimo appuntamento, fissato per i Campionati Europei di Atene ’69, dato che ancora, nel programma olimpico, non è prevista la disputa della staffetta 4×400.

 

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Il podio dei 400m. a Città del Messico ’68 – da:billo.net

 

Le lacrime di gioia della Besson fanno posto, ad un anno di distanza, a due cocenti delusioni, pur se due argenti europei non sono proprio da buttare, ma è il modo “che ancor m’offende”, visto che in entrambi i casi viene beffata sul filo dei centesimi, considerando altresì che la Board – capace in carriera di spaziare con ottimi risultati dai 100 metri financo al miglio – si iscrive sugli 800, lasciando alle connazionali Janet Simpson, Rosemary Wright e Jennifer Pawsey il compito di sfidare le francesi.

Già, “le francesi”, perché l’insidia maggiore per la neocampionessa olimpica viene proprio dalla Nicole Duclos, di un anno più giovane di lei, che vive nel ’69 il suo “Anno di Gloria, dapprima facendo suo il titolo nazionale a luglio coprendo la distanza in un eccellente 52”8 – lei, che a fine ’68, vantava un “Personal Best” sul giro di pista di appena 55”9 (!!) – per poi, il mese successivo, migliorarsi ancora sino a fermare i cronometri in un 52”0 che le vale il successo nell’incontro Europa-America, in cui la Besson si classifica terza in 52”7, preceduta anche dall’americana Kathy Hammond con 52”3.

Abituata, comunque, a duellare contro le favorite, la Besson accetta la sfida lanciatale dalla connazionale e le due danno vita ad una delle più memorabili sfide della Storia dei Campionati Europei, catapultandosi assieme sul filo di lana per un arrivo che solo il fotofinish riesce a decifrare, dando ragione alla Duclos per l’inezia di soli 0”02 centesimi (51”77 a 51”79) tempo che, arrotondato al decimo come ancora si usava all’epoca, viene ufficializzato in 51”7 per entrambe, il che vuol dire Record mondiale, destinato a durare per ben 11 anni.

 

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Colette Besson e Nicole Duclos ad Atene ’69 – da:sport-inside.eu

 

Si potrebbe facilmente pensare che, potendo contare sull’Oro e l’Argento della prova individuale, non dovessero sussistere eccessivi problemi a far propria anche la vittoria nella staffetta 4×400 da parte del quartetto transalpino, tanto più che le due britanniche Simpson e Wright hanno concluso la Finale al penultimo ed ultimo posto ben distaccate, con i rispettivi tempi di 53”8 e 54”6, ma ecco che a rinforzare la formazione di Sua Maestà giunge il “carico da 11” costituito dalla Board, la quale, dal canto suo, si è appena messa al collo la medaglia d’oro sugli 800 metri, battendo nettamente i 2’01”5 il resto della concorrenza.

 

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La Board vince gli 800m. agli Europei – da:go-feet.blogspot.it

 

Altra gara da consegnare agli archivi della Storia dell’Atletica Europea, con una sorta di ping-pong tra i due quartetti, con la Francia che sembra lanciata verso una facile vittoria a metà gara, dopo che la Duclos ha corso la frazione interna in uno straordinario 50”9 che le consente di consegnare il testimone alla Eliane Jacq con un cospicuo vantaggio di quasi 2” (1’44”4 ad 1’46”3) sulle britanniche, distacco che la Simpson riduce a soli 0”2 decimi (frazione di 52”1 rispetto al 53”8 della transalpina), così consentendo alla Board di potersi giocare tutte le sue carte nel “testa a testa” con la Besson in ultima frazione.

 

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Il cambio per l’ultima frazione della 4×400 – da:billo.net

 

Per chi mastica di atletica, non è difficile comprendere come quella della Board sia la posizione ideale, dato che in staffetta entrambi gli atleti corrono alla corda dopo la frazione iniziale, potendo fare la corsa sull’avversaria, e l’inglesina non si lascia sfuggire la ghiotta occasione di prendersi la rivincita della sconfitta di Città del Messico, rendendo la pariglia alla Besson superandola in prossimità del traguardo (52”4 a 52”6 i relativi parziali) per un crono finale che assegna la vittoria al quartetto britannico per soli 0”03 centesimi (3’30”82 a 3’30”85) che, come in occasione della gara individuale, viene arrotondato in 3’30”8 che vale il record mondiale per entrambe le staffette, con la Besson che coglie il singolare e pèoco individuale primato di stabilire due limiti mondiali senza aver vinto nessuna delle due gare …!!

 

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L’arrivo spalla a spalla di Board e Besson in Staffetta – da:gettyimages.it

 

La giovane età delle protagoniste – 23 anni la Besson, 22 la Duclos ed addirittura 21 la Board – fa presagire ulteriori appassionanti sfide negli anni a venire, a cominciare dai prossimi Campionati europei in programma ad Helsinki ’71 – unica circostanza in cui la rassegna continentale viene disputata a cadenza biennale in anni dispari, poi tornata con appuntamento quadriennale a far tempo da Roma ’74 – se non fosse che un destino maligno ci mette la coda, condannando la giovane Lillian ad un’atroce morte prematura.

Dopo aver, difatti, iniziato la stagione ’70 con due gare sul miglio, in parte per acquisire resistenza per gli 800 metri, ma anche con l’obiettivo di essere la prima atleta britannica a rappresentare il proprio Paese in tutte le gare di corsa piana dai 100 sino ai 1500 metri (che, all’epoca, costituivano la più lunga distanza consentita in campo femminile …), facendo realizzare un eccellente tempo di 4’44”6 (seconda miglior prestazione nel Regno Unito …) il 16 maggio a Roma, giungendo alle spalle della nostra Paola Pigni, ecco che la Board inizia ad accusare sempre più forti dolori di stomaco, con conseguente dimagrimento, concludendo al terzo posto la gara sugli 800 metri ai Campionati inglesi al Crystal Palace, il 20 giugno successivo, per quella che sarà l’ultima corsa della sua carriera.

Ulteriori e più approfondite analisi rivelano la presenza di una forma tumorale in fase terminale che non lascia alla giovane atleta eccessive speranze di vita, nonostante la stessa tenti il ricovero, a novembre, presso la Clinica del Dr. Josef Issels vicino a Monaco di Baviera per sottoporsi ad una cura sperimentale che, purtroppo, non fornisce alcun esito positivo.

Mentre è ricoverata, Lillian riceve la gradita visita di Colette, alla quale consiglia di non smettere di allenarsi duramente, perché tra Europei ’71 e Giochi di Monaco ’72 dovrà vedersela con lei non appena si sarà ripresa, parole alle quali la francese fatica a non commuoversi, lasciandosi andare ad un dirotto pianto non appena uscita dalla camera dell’amica/rivale, date le drammatiche condizioni fisiche in cui l’aveva trovata.

I sogni di gloria di Lillian si spengono definitivamente il giorno dopo Natale, il 26 dicembre ’70, appena 13 giorni dopo il suo 22esimo Compleanno, avendo vicino a lei, ad assisterla sino alla fine, il proprio fidanzato e famoso ostacolista britannico David Hemery, oro sui 400hs a Città del Messico ’68, il quale poi sposerà la sorella gemella di Lillian, Irene.

Una tragedia che sconvolge a livello emotivo anche la stessa Besson, la quale non riesce più a confermarsi ai livelli del biennio 1968-’69, provando anch’essa a cimentarsi, con scarso successo, sugli 800m. (miglior prestazione 2’03”3 ottenuta nel ’71 e ’72), mentre a livello di Manifestazioni, conclude al settimo posto la Finale sui 400 agli Europei di Helsinki ’71, non completando la staffetta 4×400 per irregolarità nei cambi, per poi far suo l’Oro sui 400 in 53”0 ed il Bronzo sugli 800 in 2’07”2 ai Giochi del Mediterraneo di Izmir ’71 (dove coglie anche l’Argento quale componente della Staffetta 4×100 …), e quindi concludere la carriera ai massimi vertici prendendo parte alle Olimpiadi di Monaco ’72 dove viene eliminata nei Quarti di Finale sui 400 metri, sfiorando una seconda medaglia olimpica con la staffetta 4×400, che conclude la propria prova in 3’27”5 ad un passo dal gradino più basso del podio.

Conclusa l’attività agonistica, la Besson si dedica alla carriera di tecnico per diverse Federazioni africane, ed ha la fortuna di assistere di persona al rinnovarsi di una vittoria olimpica francese in sede olimpica sulla sua distanza preferita, colta da Marie-José Perec ai Giochi di Barcellona ’92, prima che anch’essa resti vittima del “male del secolo”, nella fattispecie un cancro ai polmoni, che le viene diagnosticato nel 2003 e che la porta a spengersi a due anni di distanza, il 9 agosto 2005, all’età di 59 anni, potendosi così ricongiungersi all’amica/rivale Lillian, di gran lunga più sfortunata di lei.

E chissà che, nelle sconfinate praterie celesti, dove non vi sono limiti di età, le due non abbiano riproposto quelle sfide che sulla terra un destino avverso non ha consentito potessero realizzarsi …

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