MARIA DEL PILAR ROLDAN, PRIMA DONNA MESSICANA A SALIRE SUL PODIO OLIMPICO

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Maria del Pilar Roldan – da es.historia.com

articolo di Gabriele Fredianelli

La prima donna non europea a salire sul podio olimpico della scherma ha i capelli folti e neri e un sorriso largo e dolce: è María del Pilar Roldán Tapia, argento messicano nel fioretto individuale alle Olimpiadi casalinghe di Città del Messico del 1968. Non solo. María diviene in quell’occasione anche la prima donna messicana ad arrivare a conquistare una medaglia ai Giochi.

Per il Messico – che nelle due edizioni precedenti aveva messo insieme la miseria di due bronzi – quella del ’68 è ovviamente l’Olimpiade più generosa della sua storia: nove medaglie totali, di cui tre d’oro (sulle 13 complessive fino al giorno d’oggi). Di quelle nove, quattro arrivano dal pugilato, da sempre la disciplina tradizionalmente più forte. Due dal nuoto. Due sole dalle donne, le prime messicane da copertina: María Teresa Ramirez negli 800 stile libero e, qualche giorno prima, appunto María del Pilar (inciso “rosa”: la velocista messicana Enriquete Basilio Sotelo in quei Giochi del ’68 viene scelta come ultima tedofora, è la prima volta nella storia che tocca a una donna).

Il rapporto tra Centro e Sudamerica e scherma è sempre stato complesso, in ambito olimpico. Due eccezioni d’oro, in oltre un secolo: il cubano Ramon Fonst ad inizio Novecento (quattro ori tra Parigi e Saint Louis, 1900 e 1904), il venezuelano Ruben Limardo a Londra 2012. Unici bagliori centro-sudamericani nel mondo della scherma che peraltro, ai Panamericani, ha sempre visto la maggioranza dei titoli andarsene via sull’asse tradizionale Cuba-Usa.

Per il resto la scherma del Sudamerica non ha mai retto il passo di quella europea, almeno nei risultati, nonostante molti maestri europei ed italiani in particolare abbiano spesso oltrepassato l’oceano (su tutti Nedo Nadi negli anni 20 a Buenos Aires). Questo per far capire quanto quella della Roldán fu una grandissima impresa.

María del Pilar Roldán resterà nella storia, è sicuro: ad oggi, quasi cinquant’anni dopo, soltanto altre quattro donne extraeuropee sono salite sul podio nel fioretto individuale. La cinese (poi naturalizzata canadese) Luan, oro a Los Angeles, la connazionale Wang a Barcellona (sconfitta in finale dalla nostra Trillini), la coreana Nam a Pechino (battuta in finale dalla Vezzali), ultima la tunisina Boubakri a Rio (fuori in semifinale contro la Di Francisca).

Nata nella capitale nel 1939, per María lo sport era nel sangue di famiglia. Il padre Ángel Roldán, detto El Güero, ovvero il Biondo, era un buon tennista, che aveva preso parte dalla Coppa Davis nel 1934. La madre María Tapia con la racchetta in mano aveva vinto tre medaglie ai Giochi Centramericani del ’35, oro nel singolo e nel misto e argento nel doppio.

E María inizia proprio come tennista a sei anni. Ma poco dopo la vocazione cambia. A tredici anni legge “i Tre Moschettieri” e ne rimane incantata: lascia la racchetta e impugna il fioretto, contagiando anche il padre che si reinventerà schermidore nella seconda parte di carriera. Uno dei primi maestri di María sarà l’italiano Eduardo Alaimo, già nazionale azzurro ai primi del Novecento e due volte campione italiano assoluto nel fioretto (1910 e 1911).

Ad appena quindici anni María è già campionessa nazionale. Il 1955 è una data particolare: Giochi Panamericani a Città del Messico. Madre, padre e giovanissima figlia partecipano tutti e tre come atleti: la prima come tennista, gli altri due come schermidori, María chiuderà col quarto posto finale.

Per María il primo alloro importante sarà a Chicago nel 1959, oro ai Panamericani, davanti alla ben più esperta statunitense Mitchell che ha già oltre quarant’anni e tirerà con successo fino ai cinquanta. Ai Panamericani arriverà il bis a Winnipeg nel ’67, stavolta davanti alla statunitense King. L’ultimo bronzo sarà addirittura del 1987, a 48 anni, a squadre dietro Stati Uniti e Cuba. Nel mezzo, a Melbourne è la seconda schermitrice messicana ad arrivare alle Olimpiadi, 24 anni dopo Eugenia Escudero a Los Angeles 32. Arriva a un passo dalla poule finale. Nel 1959 vince due medaglie ai Giochi Centroamericani, bronzo individuale e argento nella squadra con la sorella Lourdes. Ai Giochi di Roma nel 1960 è la seconda donna messicana a fare da portabandiera dopo la Escudero e centra un buon settimo posto.

Nel 1964 la grande delusione, per la scelta del presidente del Comitato Olimpico messicano, Jesús Clark Flores, di non portare a Tokio nessun schermidore.

Nel 1968 ecco invece l’apice della carriera, proprio davanti alla sua gente nella sala d’arme Fernando Montes de Oca di Città del Messico. Alla fine è argento dietro la giovane sovietica Novikova-Belova (che avrebbe fatto doppietta con la prova a squadre) e davanti all’ungherese Ildikó Rejtő-Ujlaki-Sági, già doppio oro nel fioretto a Tokio 1964. A quello si aggiunge un settimo posto di squadra, ancora insieme alla sorellina Lourdes di quattro anni più giovane e a Rosa Del Moral.

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