ALBERTO SPENCER, LA “CABEZA MAGICA” DELLA LIBERTADORES

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Alberto Spencer – da pinterest.com

articolo di Giovanni Manenti

Iniziata con cinque anni di ritardo rispetto alla omologa manifestazione europea, la “Copa Libertadores” altro non è, per il Sudamerica, che la versione oltre Oceano della Coppa dei Campioni, competizione anch’essa densa di fascino, di sfide al calor bianco nonché, come ovvio, di grandi protagonisti, poiché sono loro i primi attori sul terreno verde.

Sicuramente più affascinante sino a metà/fine anni ’80 – prima cioè che i ricchi Club europei saccheggiassero a piene mani dei migliori talenti le formazioni argentine, brasiliane ed uruguaiane – la “Libertadores” ha visto primeggiare squadre leggendarie, a partire dal Santos di Pelè (e non solo …) sino al trio argentino formato da Estudiantes (tre titoli consecutivi dal 1968 al ’70), Independiente (detentrice del record assoluto di vittorie, con 7, di cui 4 consecutive, dal 1972 al ’75) per finire al Boca Juniors (il quale vanta il maggior numero di Finali disputate, ben 10, con 6 vittorie a suo favore).

Formazioni che poi davano vita a sfide all’ultimo sangue (è proprio il caso di dirlo …) in occasione dei confronti con le vincitrici della Coppa dei Campioni Europea, andati in scena sino al 1979 con partite di andata e ritorno nei rispettivi Continenti, per poi – un po’ per l’intervento del ricco sponsor Toyota, e molto perché i Club europei si rifiutavano di mettere a repentaglio l’incolumità dei propri giocatori nelle infuocate “arene” sudamericane – disputarsi in un unico incontro a Tokyo per l’aggiudicazione della “Coppa Intercontinentale”, ad oggi sostituita con il “Campionato Mondiale per Club”, allargato a formazioni di tutti e cinque i Continenti.

Nella succinta cronistoria della “Libertadores”, abbiamo volutamente tralasciato di elencare le due Società principe e rivali storiche del calcio uruguaiano, vale a dire il Penarol ed il Nacional, entrambe di Montevideo, che hanno caratterizzato il “Periodo d’oro” del Calcio sulle sponde del Rio de la Plata, con i primi ad eguagliare il primato Bocaense quanto a Finali disputate (ma con un’esatta divisione tra vittorie e sconfitte) ed i secondi a rispondere, da par loro, con 6 Finali, anch’esse conclusesi con analogo esito, quanto a vittorie e sconfitte.

Questo perché la nostra storia odierna riguarda un giocatore ai più sconosciuto, ma che ha fatto la storia della “Libertadores” e, soprattutto, le fortune dei gialloneri del Penarol – i quali erano stati lesti ad accaparrarselo dopo averlo visto in un quadrangolare disputato a Guayaquil, sborsando la somma di 13mila dollari, con cui, all’epoca, si poteva acquistare un aereo – visto che nelle 9 partecipazioni sulle prime 11 edizioni del Trofeo, dal 1960 al ’70, il Club di Montevideo giunge per ben sei volte all’atto conclusivo, laureandosi Campione nel 1960, ’61 e ’66, e venendo sconfitto nel ’62 dal Santos al termine della più esaltante sfida finale che si ricordi, nel ’65 dall’Independiente e nel ’70 dall’Estudiantes.

Il perché tale fortissimo attaccante – che detiene l’inattaccabile record di reti realizzate nella manifestazione, con 54 centri nelle 87 gare disputate – non abbia raggiunto la notorietà internazionale dei suoi compagni di squadra dell’epoca, dal celebre portiere Ladislao Mazurkiewicz, ai difensori Matosas e Gonçalves, ai centrocampisti Caetano, Forlan e la “stella assolutaPedro Rocha, per finire con gli attaccanti Luis Cubilla e José Sasia, è presto detto, ciò deriva dal fatto che egli non era di nazionalità uruguaiana, bensì proveniente dal ben più modesto Ecuador, e, pertanto, con una pressoché nulla conoscenza a livello di Nazionale, dato che la formazione ecuadoregna, pur potendo contare sulla sua presenza, non era riuscita a qualificarsi per le fasi finali dei Mondiali di Cile ’62 ed Inghilterra ’66.

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Tipica esultanza di Spencer dopo un goal – da youtube.com

Il personaggio in questione altri non è che Alberto Spencer, nato nel 1937 ad Ancon – paese a ridosso dell’Oceano Pacifico e che deve la notorietà al fatto che nel lontano 1911 gli allora coloni inglesi vi estrassero la prima goccia di quel petrolio che, a tutt’oggi, rappresenta la fortuna della Nazione – in una data significativa, e cioè il 6 dicembre, giorno di San Nicolàs, festa nazionale perché coincide con la fondazione della Capitale, Quito.

Attaccante di razza, specialista soprattutto in elevazione, come lo stesso Pelè non ebbe fatica ad ammettere, asserendo che “Il mio colpo di testa è buono, ma quello di Spencer è spettacolare, non so come faccia a toccarla in quel modo”, da cui deriva il soprannome di “Cabeza Magica” e che consente di togliere le castagne dal fuoco in varie occasione ai Carboneros, come sottolinea l’anziano Abbadie “Facevo tre accelerazioni, mettevo in area due cross, Alberto segnava due volte e la partita era finita …”.

E, se di Spencer non se ne è sentito parlare – lui del quale il giornalista francese François Thebaud ebbe a scrivere “l’unico che si avvicina, per qualità e stile, a Pelè” – tranne che nel ristretto cerchio sudamericano, lo si deve al fatto che per lui sono sempre esistiti valori ben superiori al mero guadagno sportivo, prova ne sia che, praticamente acquistato dall’Inter di Angelo Moratti per una cifra favolosa, rinuncia all’ultimo momento al trasferimento in Italia “per non dare un dispiacere ai Tifosi del Penarol” (!!), così come rifiuta di prendere la nazionalità uruguaiana più volte offertagli, con l’aggiunta, per quanto ovvio, di un bel gruzzolo di pesos a rimpinguare il conto in Banca.

Origini che, peraltro, erano per un quarto inglesi ed un quarto giamaicane, in quanto il padre, Don Walter Spencer, era un londinese di colore di discendenza dell’isola caraibica che aveva messo su famiglia in Ecuador dove lavorava alla “Anglo Oilfields Company”, circostanza che fece fare un tentativo di averlo tra le proprie file addirittura anche ad Alf Ramsey, CT della Nazionale inglese futura Campione del Mondo dopo averlo visto all’opera in una gara amichevole tra i “Tre Leoni” e la “Celeste” (uniche occasioni in cui Spencer accettava di indossarne la maglia, trattandosi di partite dimostrative), disputata a Wembley nel maggio ’64, vinta dai “Bianchi di Albione” per 2-1 ed in cui non furono in pochi in tribuna ad annuire sul fatto che avesse le stesse movenze della famosa “Perla Nera”.

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Spencer implacabile sotto porta – da foot123,fr

Fama che, in Europa, il poco più che 20enne attaccante di colore si era fatta a seguito della sua partecipazione, con il Penarol, alle prime due sfide della neonata Coppa Intercontinentale, visto che, come già ricordato, il Club della capitale uruguaiana era giunto in Finale nelle prime tre edizioni della “Libertadores”, aggiudicandosene le prime due.

E che la “Copa” potesse divenire il terreno di caccia preferito da Spencer lo si intuisce sin dalla gara d’esordio – la prima in assoluto della manifestazione – disputata il 19 aprile ’60 a Montevideo nel celebre “Estadio Centenario” che, 30 anni prima, aveva celebrato il trionfo della “Celeste” sui rivali storici dell’Argentina nella Finale dei primi Campionati Mondiali, ed in cui i malcapitati boliviani del Jorge Wilstermann vengono sommersi sotto una caterva di reti, di cui 4 portano la firma del centravanti giallonero, nel 7-1 conclusivo con cui il Penarol fa sua la partita.

Di ben altro spessore, sono le due reti che Spencer mette a segno nella gara di spareggio – dopo due pari, per 1-1 e 0-0, non vigendo la regola che assegna valore doppio alle reti realizzate in trasferta – contro gli argentini del San Lorenzo de Almagro, giocata il 29 maggio seguente, con cui il Penarol conquista i diritto a disputare la Finale, la seconda delle quali messa a segno ad 1’ dal termine, dopo che Sanfilippo aveva rimediato al vantaggio maturato poco dopo l’ora di gioco.

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Penarol Campione nel ’60 – da twitter.com

Ed è ancora Spencer a siglare l’unica rete che decide la gara di andata contro i paraguaiani dell’Olimpia di Asuncion, per poi lasciare a Cubilla il compito di mettere a segno, ad 8’ dal termine del ritorno, il punto dell’1-1 per la conquista del Trofeo, che, come conseguenza, determina il primo contatto con il calcio europeo, esame che peraltro, vede il club uruguaiano bocciato senza appello dai fuoriclasse del Real Madrid che, dopo lo 0-0 dell’andata a Montevideo, travolgono al “Santiago Bernabeu” per 5-1 (doppietta di Puskas, Di Stefano, Herrera e Gento) il Penarol, il cui onore è salvato, manco a dirlo, da Spencer.

Quella delle reti “last minute” è una caratteristica che Spencer non perde neppure l’anno seguente, quando è ancora lui a mettere a segno all’89’ l’unico goal che decide la Finale di andata contro i brasiliani del Palmeiras (tra le cui file figurano la “leggendaDjalma Santos e due conoscenze del nostro calcio, l’ex viola Julinho ed il futuro bianconero Cinesinho …), poi difeso al ritorno con l’1-1 che certifica il bis in “Libertadores” e l’opportunità di prendersi la rivincita verso il calcio europeo, stavolta rappresentato dal Benfica, vincitore della Coppa dei campioni a spese del Barcellona.

Riscatto pieno, poiché dopo lo 0-1 dell’andata a Lisbona (rete di Coluna), i portoghesi vengono travolti per 5-0 al ritorno (rigore di Sasia, doppiette del peruviano Joya ed, ovviamente, di Spencer), pur se le assurde regole del confronto, in vigore sino al 1968, portano le due compagini a disputare una terza gara di spareggio, disputatasi ancora a Montevideo il 19 settembre ’61, che vede il Penarol affermarsi per 2-1 grazie ad una doppietta di Sasia, inframezzata dal momentaneo pareggio di Eusebio, e poter così conquistare il prestigioso trofeo.

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Il Penarol festeggia la conquista della Intercontinentale ’61 – da conmebol.cpm

Dicevamo, però, della rivalità – più che altro alimentata dai media – con il fenomeno Pelè, di tre anni più giovane, e non può esservi occasione migliore di confronto tra i due fuoriclasse che la sfida diretta in occasione della Finale della “Libertadores” ‘62, la terza consecutiva per il Penarol e, viceversa, la prima per il Santos, che, andata in scena tra fine luglio ed inizio agosto, esemplifica il meglio ed il peggio della manifestazione sudamericana.

Difatti, dopo il successo esterno dei brasiliani per 2-1 a Montevideo (doppietta di Coutinho nel primo tempo, con replica di Spencer a 15’ dal termine), il match di ritorno è caratterizzato dalle intemperanze del pubblico di casa, culminate – dopo che il Santos aveva chiuso in vantaggio per 2-1 la prima frazione di gioco, rete di Spencer per gli uruguaiani – ad inizio ripresa con il lancio di una bottiglia che colpisce l’arbitro cileno Carlos Robles, quando il risultato era stato ribaltato dalla seconda rete di Spencer al 4’ e dall’acuto di Sasia 2’ dopo.

Interrotto per 50’, il match riprende “pro forma” per altri 30’, durante i quali il Santos perviene all’effimero pareggio con Pepe ed il direttore di gara è costretto a rettificare la propria decisione di concedere un rigore al 79’ a favore del Penarol, trasformandolo in una punizione dal limite, sinché all’82’ Robles decide di porre fine a quella che non si può certo più definire una partita di calcio, con la Federazione Sudamericana ad assegnare la vittoria agli uruguaiani e fissare un match di spareggio per fine agosto sul campo neutro dello “Estadio Monumental” di Buenos Ayres, per la cui direzione viene invitata una terna olandese, capeggiata dall’arbitro Leopold Horn.

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Il Penarol che nel ’62 sfida il Santos di Pelè – da conmebol.com

Ed ecco che, a derimere la contesa, dopo che era stato assente nei due precedenti incontri, vi pensa Pelè, il quale, dopo un’autorete di Caetano che aveva aperto le marcature, si incarica di mettere il proprio sigillo con una doppietta siglata in avvio di ripresa ed ad 1’ dal termine, per certificare il 3-0 con cui il Santos fa suo il Trofeo.

Dopo che il Penarol – ma non Spencer, che salta la stagione per infortunio – si era preso la rivincita sul Santos eliminandolo in Semifinale nell’edizione ’65 (4-5 a San Paolo, 3-2 a Montevideo e 2-1 nello spareggio a Buenos Ayres), solo per essere sconfitto in Finale dagli argentini dell’Independiente, c’è un’altra rivincita da compiere, per addivenire alla quale occorre però riconquistare il Trofeo Continentale, cosa della quale si incarica Spencer in occasione delle Finali dell’anno seguente contro gli argentini del River Plate, nelle cui file militano due ex gialloneri, vale a dire il difensore Matosas e l’attaccante Cubilla.

Fatto proprio per 2-0 il match di andata a Montevideo (con la rete di apertura siglata dal 36enne ex Genoa e Lecco, Julio Cesar Abbadie) e sconfitto per 3-2 al ritorno (doppietta di Onega ed acuto di Sarnari per i “Milionarios”, repliche di Rocha e Spencer per gli uruguagi), il Penarol deve ricorrere allo spareggio di Santiago del Cile per aggiudicarsi la Coppa, cosa che si verifica al termine di una gara al cardiopalmo che vede il River chiudere il primo tempo in vantaggio per 2-0, solo per essere raggiunto nell’arco di sei minuti dal centro di Spencer al ’65 e dall’autorete dell’ex Matosas, con la decisione rinviata ai supplementari, dove è ancora l’eccezionale attaccante a portare per la prima volta avanti i suoi al 102’, prima che tocchi a Rocha, 7’ più tardi, mettere la parola fine alla contesa.

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Penarol vincitore “Libertadores” ’66 – da pesmitidelcalcio.com

Ora il Penarol è pronto a consumare la vendetta nei confronti di quel Real Madrid che lo aveva umiliato sei anni prima, e per far ciò chiede il consueto aiuto al proprio “artilhero”, il quale non si fa certo pregare, mettendo a segno la doppietta che certifica il 2-0 del match di andata a Montevideo, risultato con il quale si chiude anche il ritorno al Bernabeu davanti ad oltre 70mila spettatori e sotto la direzione dell’arbitro italiano Lo Bello, anch’egli spettatore in prima fila dello show di Spencer che, dapprima si procura un rigore trasformato da Rocha e quindi si incarica di matare i “Blancos” con il punto del raddoppio in chiusura di primo tempo.

Oramai superata la trentina, a Spencer ed al suo Penarol si offrono altre tre occasioni per allargare la bacheca dei trofei, venendo sconfitti in semifinale nel ’68 (edizione in cui Spencer realizza 10 reti in 14 partite …) dal Palmeiras e nel ’69 dal Nacional nel derby “fratricida”, per poi far pesare oltre misura la propria assenza nella doppia Finale nel ’70 contro gli argentini dell’Estudiantes, che completano un tris di successi consecutivo, in una edizione in cui comunque mette a segno 7 reti nelle 9 gare disputate.

Autore complessivamente di 326 reti con la maglia del Penarol (con cui si aggiudica ben 7 titoli nazionali nei 12 anni di militanza in maglia giallonera), Spencer conclude la carriera tornando in patria per vestire la divisa del Barcelona di Guayaquil, e quindi tentare la carriera di allenatore con scarsi risultati, mentre molto meglio svolge, sfruttando la sua enorme popolarità in Uruguay, l’attività diplomatica, che lo porta ad essere nominato Console onorario nel Paese che per anni ne ha ammirato le gesta da calciatore.

Spencer accusa un malore nel 2006, trasferendosi negli Stati Uniti, a Cleveland, per curarsi, ma uno scompenso cardiaco se lo porta via il 3 novembre a pochi giorni dal compimento dei 68 anni e, nell’orazione funebre, l’ex Presidente uruguagio Julio Maria Sanguinetti, lo ricorda affermando “Era uno di quei tipi che danno dignità alla razza umana”, ma siamo convinti che ad Alberto siano piaciute di più le parole pronunciate, nella stessa occasione, dal figlio Walter “L’unica ricchezza alla quale abbia mai aspirato è la felicità …!!

E come dargli torto?

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