MARIA CANINS, LA SIGNORA IN GIALLO DEL CICLISMO ITALIANO

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Maria Canins in maglia gialla – da ciclismo.it

articolo di Nicola Pucci

Dallo sci di fondo, che gli ha regalato la bellezza di quindici titoli italiani, un successo nella prestigiosa Vasaloppet e dieci vittore consecutive all’altrettanto leggendaria Marcialonga, ai trionfi sulle strade del Tour de France, che l’incoronarono regina nel 1985 e nel 1986. Amici appassionati del ciclismo, ecco a voi Maria Canins, la signora in giallo del pedale tricolore.

La “mammina volante della Val Badia“, così chiamata per i natali avuti a La Villa, il 4 giugno 1949, dopo i trascorsi alpini, inevitabili vista la nascita dolomitica, scopre le due ruote, agonisticamente parlando, a 33 anni, quando è già moglie e madre di Concetta, affermandosi fin da subito come scalatrice di livello mondiale e passista altrettanto abile, a dispetto invece di un modesto spunto veloce. Nel 1982 debutta vincendo subito il titolo italiano su strada davanti a Francesca Galli, per poi conquistare la medaglia d’argento ai Mondiali di Goodwood, il giorno prima della “fucilata” di Beppe Saronni, battuta dalla britannica Mandy Jones che scappa in discesa e l’anticipa di 10″.

E’ solo l’inizio di una collezione importante di successi di spessore, ad esempio facendo sua la maglia tricolore altre cinque volte nella prova in linea e quattro nella prova a cronometro, per poi onorare la casacca azzurra in sede iridata quando sale sul terzo gradino del podio ad Altenrhein nel 1983 e a Chambery nel 1989, giungendo invece seconda nell’edizione casalinga del Montello nel 1985, battuta dall’altra grande interprete del ciclismo femminile degli anni Ottanta (e non solo, vista la longevità agonistica che l’ha vista primeggiare fino al nuovo Millennio), Jeannie Longo, con cui la Canins dà vita ad alcuni duelli di grande valenza tecnica.

Ma è nelle grandi corse a tappe che l’atleta della Val Badia ha modo di legittimare la sua superiorità, non solo sulla transalpina, vincendo l’edizione inaugurale del Giro d’Italia nel 1988 e giungendo poi seconda nel 1990, ormai 41enne, quando è costretta ad inchinarsi all’altra francese di classe mondiale, Catherine Marsal. La Corsa Rosa, ad onor del vero, è solo la punta dell’iceberg di una carriera che la vede conquistare grandi gare come il Giro del Colorado nel 1984 e nel 1985 e il Giro di Norvegia nello stesso 1985, successo scandinavo bissato poi nel 1986.

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La Canins con Bernard Hinault al Tour de France 1985 – da telegramme.fr

Proprio il 1985 è l’anno di grazia di Maria Canins, che assurge a popolarità senza frontiere grazie al primo successo di una ciclista italiana al Tour de France, in una serie di cinque edizioni consecutive che vedono l’azzurra ingaggiare un duello rusticano con la Longo. Maria sbaraglia la concorrenza, dominando le cronometro di Reims e Saint-Nizier e facendo suoi gli arrivi in salita di Morzine, Lans en Vercors e Luz Ardiden, per chiudere in classifica generale con ben 22’11” sull’acerrima rivale, con Cecile Odin che è terza a 34’49”. L’anno dopo, 1986, il copione non cambia, la Canins si impone ancora una volta su cinque traguardi parziali, tra questi il prologo di Granville, a Luchon, Serre Chevalier, St.Etienne e sul Le Puy de Dome, lasciando stavolta la Longo a leccarsi le ferite con un passivo di 15’31” mentre l’americana Inga Thompson completa il podio con un ritardo di 22’09”. Il bis è servito e Maria, che porta a casa anche la maglia a pois di miglior scalatrice, diventa a tutti gli effetti “la signora in giallo” del ciclismo italiano.

Nei tre anni successivi la Longo aggiusta la mira, ovvero migliora in salita, e il rendimento della Canins è meno performante, ovvero perde un po’ di smalto sulle rampe alpine e pirenaiche, e il risultato si ribalta: la francese si impone alla Grande Boucle nel 1987 (tre vittorie per Maria che paga dazio nella cronometro di Morzine ed è seconda con un ritardo finale di 2’52”, consolandosi con la terza maglia a pois consecutiva), nel 1988 (vittorie per la Canins a Strasburgo e al Le Puy de Dome, per una piazza d’onore in classifica a 1’20” dalla francese, e quarta vittoria nella speciale graduatoria della montagna) e nel 1989 (prima volta all’asciutto, per un secondo posto stavolta a distanza di sicurezza, 8’44”).

E se in sede olimpica la Canins deve accontentarsi del quinto posto di Los Angeles nel 1984 (vittoria dell’americana Connie Carpenter) e di un anonimo 32esimo posto a Seul 1988 dove a trionfare è l’olandese Monique Knol, vestendo altresì quella maglia arcobaleno, sempre sfuggita nella prova individuale, nella gara a squadre nel 1988 a Renaix, in Belgio, quando con Monica Bandini, Roberta Bonanomi e quella Francesca Galli che ne aveva battezzato l’esordio nel 1982, superando l’Urss in un appassionante testa-a-testa, nondimeno può legittimamente aspirare a venir considerata la ciclista italiana più forte di sempre. E chi mai ha avuto l’onore di festeggiare sugli Champs-Élysées insieme a due leggende come Bernard Hinault e Greg Lemond? Roba da fuoriclasse, e Maria Canins lo è stata. Davvero.

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