VICTOR PECCI, IL PLAYBOY CHE FECE INNAMORARE PARIGI

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Victor Pecci al Roland-Garros 1979 – da 2015.rolandgarros.com

articolo di Nicola Pucci

Quando Victor Pecci si presenta ai nastri di partenza del Roland-Garros del 1979, non ha gran pedigreè che lo possa includere tra i pretendenti ad un posto tra i migliori. Paraguaiano di Asuncion, classe 1955, ha colto l’anno prima, proprio sulla terra francese, il miglior risultato in un torneo dello Slam di una carriera ancora giovane, gli ottavi di finale, battuto dal “baffo” messicano Raul Ramirez. Madrid e Berlino nel 1976, Bogotà nel 1978 e Nizza, 6-3 6-2 7-5 ad Alexander qualche settimana prima dell’evento parigino, sono le uniche vittorie in palmares e francamente niente lascia pensare che alla Porte d’Auteuil possa impensierie i candidati al trono di Bjorn Borg. Che appare, ad onor del vro, assolutamente inavvicinabile.

Eppure… eppure Pecci, che qui ha vinto il torneo juniores nel 1973, gioca bene a tennis, prototipo dell’attaccante ad ampio respiro che tanto dà fastidio allo svedese di ghiaccio, che da queste parti, e proprio contro un giocatore che pratica sistematicamente il serve-and-volley, Adriano Panatta, ha conosciuto l’onta della sconfitta, le uniche al Roland-Garros, nel 1973 e nel 1976. Non è accreditato dello status di testa di serie, perché è solo numero 35 del mondo, ma può costituire una mina vagante in un tabellone, che oltre a Borg, ha in Connors, numero 2, Vilas, numero 3, e Gerulaitis, numero 4, gli altri favoriti alla vittoria finale. Con Corrado Barazzutti e Adriano Panatta rispettivamente numero 15 e numero 16 del seeding, l’uno semifinalista nel 1978 demolito da Borg, l’altro vincitore dell’edizione 1976 con Solomon.

Contro ogni previsione Borg, che appunto l’anno prima ha sorvolato il torneo senza cedere un set e lasciando agli inermi avversari solo 32 giochi in 7 partite, denuncia qualche incertezza iniziale, costretto al quarto set prima dal cecoslovacco Smid al primo turno, poi da Tom Gullikson al secondo, prima di scavalcare senza patemi i fragili ostacoli rappresentati dal sudafricano Moore, dal francese Moretton e dal cileno Gildemeister per arrampicarsi come da pronostico alla semifinale con Gerulaitis,  che ha visto le streghe al debutto contro il connazionale Butch Waltts dovendo rimontare da due set sotto prima di liquidare un giovane Ivan Lendl agli ottavi in tre rapidi set ed aver la meglio del “pallettaro” Higueras ai quarti, 6-1 3-6 6-4 6-4. Nella parte alta del tabellone stazione anche Panatta, ma l’Adriano nazionale, dopo due facili vittorie con l’iberico Gimenez e con Jan Kodes, si fa rimontare due set da Eliot Teltscher (più facile a scrivere che a pronunciarsi!) che lo butta fuori dal torneo, ed in buona sostanza il penultimo atto tra Borg e Gerulaitis è quanto di meglio gli spettatori possano meritarsi.

Sotto, le cose vanno invece in modo ben differente. Brian Gottfried, testa di serie numero 10 e finalista nel 1977, perde al terzo turno con Gene Mayer, Barazzutti e Solomon dovrebbero incrociarsi agli ottavi ma si trovano la strada sbarrata proprio da Pecci, che dopo aver battuto Jauffret e Slozil in quattro set, li elimina entrambi, ed entrambi in tre set, 7-5 6-3 7-6 l’azzurro, 6-1 6-4 6-3 l’americano, denunciando un eccellente stato di forma. Non certo appagato, il paraguaiano demolisce ai quarti nel derby sudamericano Guillermo Vilas, finalista l’anno prima, che non ci capisce proprio niente dell’incessante gioco d’attacco del rivale che si impone con un clamoroso 6-0 6-2 7-5. Connors, nel frattempo, tiene fede al suo rango di secondo favorito del torneo cedendo un set ad Orantes agli ottavi ed uno a Dibbs ai quarti e si qualifica a sua volta per le semifinali.

Borg-Gerulaitis e Connors-Pecci, dunque, con tre protagonisti come da copione e l’ospite inatteso a questo stadio della competizione. Tutto lascerebbe pensare ad una finale tra i primi due giocatori del mondo, ma se lo svedese schianta Gerulaitis con un 6-2 6-1 6-0 che non ammette repliche, Pecci, già autore del match perfetto con Vilas, gioca ancor meglio con Jimbo, servendo con buonissime percentuali, attaccando ad ogni occasione e resistendo da fondocampo al pressing dell’americano. Per infine prevalere 7-5 6-4 5-7 6-3, volando a giocarsi una finale Slam. La prima in carriera, sarà anche l’ultima.

Due tennisti, ma anche due uomini diametralmente opposti, quelli che l’11 giugno 1979 scendono sul Court Central del Roland-Garros, per contedersi la corona di re di Francia. Biondo, senza acuti, dedito all’esercizio sportivo lo scandinavo, moro, passionale, con propensione alle donne e al vizio il sudamericano; freddo, regolarista e calcolatore Bjorn, istintivo, attaccante e fantasioso Victor. Ma entrambi acclamati dal pubblico che ne apprezza il contrasto di stile e, soprattutto il gentil sesso, l’avvenenza estetica.

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La premiazione di Borg e Pecci – da dailymail.co.uk

In verità i primi due set non hanno storia, troppo netta la superiorità della contraerea da dietro di Borg che mette in saccoccia un rapido 6-3 6-1. Ma Pecci non può accontentarsi di essere la vittima sacrificale dell'”orso scandinavo“, dopo due settimane da sogno. E nel terzo parziale prende la rete con maggior convinzione, le signorine con nasino all’insù presenti sugli spalti lo incitano senza sosta, i francesi si schierano apertamente dalla sua parte perchè vogliono vedere una partita a tennis, non l’esecuzione tennistica a cui lo svedese li ha abituati da anni, e la sfida si trascina al tie-break. Dove il paraguaiano, con quella magnifica voleè di dritto, con le acrobazie a rete che anticipano di qualche anno quel che sarà il marchio di fabbrica di Boris Becker, con la maglietta Fila che fa tendenza e la Fischer Team metallica, firma l’8-6 che obbliga Borg al quarto set. Qui lotta ancora, perchè sa che un paese intero, il suo Paraguay, si è fermato ad attendere buone notizie da Parigi di quel playboy che sta tentando di fermare il re. Ma la favola non ha un lieto fine, Borg si impone 6-4 al quarto set e Pecci deve accontentarsi aver conquistato il cuore dei transalpini.

Vincerà ancora Victor, ad esempio giungendo in finale agli Internazionali di Roma del 1981 per venir nettamente battuto da Josè Luis Clerc, 6-3 6-4 6-0. Nel 1987 sarà protagonista del clamoroso successo del Paraguay sugli Stati Uniti, 3-2 ad Asuncion battendo Aaron Krickstein nel match decisivo, sposerà modelle e verrà insignato del titolo di Ministro dello Sport. Ma quel che resta, per sempre, è quel sogno Roland-Garros che un bel playboy sudamericano accarezzò soltanto.

 

 

 

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