LONDRA 1948, LA MALEDIZIONE DELLA MARATONA COLPISCE ANCORA

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Il campione olimpico Delfo Cabrera – da elgrafico.com

articolo di Giovanni Manenti

Quando gli spettatori che gremiscono le tribune dello Stadio di Wembley assistono, il 7 agosto 1948, alle fasi finali della Maratona olimpica, ad alcuni di loro sembra di rivivere il dramma sportivo che – a distanza di 40 anni – aveva visto protagonista l’italiano Dorando Pietri, pur se non sulla stessa pista visto che, all’epoca, l’arrivo era previsto al “White City Stadium”, poi demolito nel 1985.

Ovviamente, non sono in molti a poter vantare il fatto di essere stati testimoni oculari di tale evento, ma l’eco internazionale che gli venne assegnata all’epoca fece sì che di tale conclusione della più estenuante delle gare di atletica leggera se ne parlasse per anni e, complice anche l’annullamento, a causa degli eventi bellici, delle edizioni dei Giochi del 1916, 1940 e 1944, il suo ricordo non sia ancora consegnato all’oblio.

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Il drammatico arrivo di Pietri nel 1908 – da playingpasts.co.uk

Ma cosa accade, in particolare, quel fatidico giorno, da far ritornare alla mente un così similare evento?

Con pochi punti di riferimento quanto a favoriti, dato che le ferite degli eventi bellici sono ancora troppo fresche, la prova ai Giochi di Londra ’48 sfugge ai pronostici, vista anche l’assenza degli specialisti giapponesi, ed il punto di riferimento più oggettivo è dato dai Campionati Europei di Oslo ’46 dove a trionfare sono gli atleti scandinavi – toccati in maniera più marginale dal dramma della guerra – al termine di una gara di assoluto valore tecnico, con i primi sette che la concludono al di sotto oppure al limite delle 2 ore e 30’.

Ad imporsi è il finlandese Mikko Hietanen in 2.24’55”, seguito dal connazionale Vaino Muinonen con 2.26’08”, con il sovietico Yakov Punko a completare il podio essendo sceso anch’egli sotto le 2.27’, concludendo la propria fatica in 2.26’11.

Di tali protagonisti, però, visto il perdurare dell’assenza in sede olimpica degli atleti sovietici – che vi faranno il loro ingresso solo quattro anni più tardi, in occasione dei Giochi di Helsinki ’52 – è presente il solo Hietanen, il quale va a completare il terzetto finnico iscritto alla gara e composto anche da Viljo Heino (primatista mondiale sui 10mila metri) e da Jussi Kurikkala, polivalente atleta che abbina la corsa allo sci di fondo, tanto da aver conquistato la medaglia d’oro sui 18km. ai Mondiali svoltisi a Zakopane, in Polonia, nel febbraio ’39 e che si presenta ai nastri di partenza forte di un personale di 2.34’47”.

A proposito di tempi, è presente ai nastri di partenza anche il detentore della “miglior prestazione mondiale” sulla distanza, vale a dire il coreano Suh Yun-bok, in virtù delle 2.25’39” con cui si era aggiudicato, ad aprile ’47, la prestigiosa Maratona di Boston, ragion per cui viene incluso di diritto nel ristretto novero dei pretendenti al successo, anche se la pattuglia più agguerrita che si presenta nella Capitale britannica proviene da oltre Oceano, Atlantico però.

Sono difatti gli argentini – i quali hanno avuto la fortuna di non essere stati coinvolti dagli eventi bellici – a voler rinverdire i fasti del trionfo olimpico del loro connazionale Juan Carlos Zabala ottenuto ai Giochi di Los Angeles ’32 ed altresì protagonista quattro anni dopo a Berlino ’36, quando conduce la gara in testa sino a 2/3 del percorso per poi incappare in un crollo che lo porta al ritiro, e che iscrivono alla gara un agguerrito terzetto formato da Eusebio Guinez (ritiratosi nella gara dei 10mila metri), Alberto Sensini e Delfo Cabrera, mentre da non trascurare sono altresì le possibilità di medaglia dei sudafricani Johannes Coleman – ancorché avente superato i 38 anni e che si presenta forte del sesto posto conseguito 12 anni prima a Berlino e della medaglia d’oro conquistata ai “British Empire Games” di Sydney ’38 con un più che discreto riscontro di 2.30’15” – e Syd Luyt, il classico atleta “sempre piazzato”.

Insomma, per un popolo come quello inglese da sempre abituato a scommettere, pensiamo che per i bookmakers sia stata una giornata proficua, come accade quando regna l’incertezza nei pronostici ed a volte escono a sorpresa coloro che nel colorito frasario inglese vengono chiamati gli “underdogs”, vale a dire coloro dei quali non ti saresti mai aspettato un’impresa del genere.

Ed è proprio uno di questi, il 26enne belga Etienne Gailly, uno dei protagonisti della nostra storia, il quale aveva svolto il ruolo di paracadutista nella Seconda Guerra Mondiale, partecipando alla liberazione del proprio Paese a fine 1944, restando comunque profondamente turbato dalla devastazione che il conflitto aveva provocato, facendo voto di conquistare una medaglia d’oro olimpica o di ritirarsi nel provarci, viste le sue buone attitudini nella corsa, anche se quella a cui prende parte quel fatidico 7 agosto, è la sua prima esperienza nella Maratona, una circostanza che pagherà a caro prezzo.

Occorre anche ricordare come una delle componenti che incide maggiormente in una prova così massacrante è costituita dalle condizioni climatiche e quel giorno a Londra fa veramente caldo – circostanza che, sulla carta, favorisce i fondisti argentini e sudafricani, più adatti a sopportare tali temperature – una situazione che incide non poco sullo svolgimento della gara.

Fedele al suo giuramento, comunque, il belga si incarica di fare l’andatura staccando il resto dei 41 atleti che avevano lasciato lo Stadio Olimpico, tanto da formare un solco di 41” su di un terzetto composto dallo svedese Ostling e dagli argentini Guinez e Cabrera (anch’esso alla sua prima esperienza sulla distanza …) al rilevamento dei 25km., momento in cui, come i più esperti sanno, la Maratona spesso si decide.

E la gara olimpica non si discosta da tale copione, con ripetuti colpi di scena che vedono dapprima portarsi al comando il coreano Choi Yoon-Chil (mentre, al contrario, il connazionale e primatista mondiale Suh Yun-bok non è mai della partita, concludendo la propria fatica in quasi 3 ore ad un poco onorevole 27esimo posto …), il quale passa al rilevamento dei 35km. con un vantaggio di 28” su Cabrera, seguito da Reilly e Guinez.

Ma Choi ha approfittato troppo delle sue possibilità, consumando anzitempo le proprie energie, circostanza che lo porta ad essere l’ultimo degli undici che non completano la gara (ivi compreso il Campione Europeo Hietanen …), così che, a 5 chilometri dal traguardo, è Cabrera a guidare la gara con 5” di vantaggio su Reilly, mentre alle loro spalle rinviene il 38enne infermiere gallese Tom Richards, altra inaspettata sorpresa di giornata.

Il belga ha un ultimo sussulto di orgoglio, si porta al comando ed a meno di un chilometro dall’entrata nello Stadio ha un vantaggio di circa 50 metri sull’argentino e di 100 sul britannico, facendovi il suo ingresso in prima posizione, ma oramai allo stremo delle forze, e la sua andatura – anche se in termini meno drammatici di quella dell’azzurro Pietri 40 anni prima – non è più quella di un corridore, bensì di una persona che fatica a camminare, barcollando e voltandosi più volte per vedere il comportamento dei propri avversari.

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Reilly al comando – da pinterest.com

Non ci mette molto, l’argentino Cabrera, a superare l’esausto Reilly dopo pochi metri dall’ingresso nello Stadio, all’inizio del giro di pista, i cui 400 metri di lunghezza si rivelano come i più sofferti e drammatici della vita di atleta del giovane belga, al cui morale non giova certo l’incitamento della folla per il beniamino di casa Richards, che lo raggiunge a 250 metri dall’arrivo, una mazzata che pone lo sfinito Reilly nella condizione addirittura di fermarsi, spronato a riprendere la corsa (si fa per dire …) dai giudici presenti all’evento, nonché dal sostegno del pubblico che, comprendendone il dramma che sta vivendo, gli riserva un’autentica ovazione quando riesce quantomeno a salvare la medaglia di bronzo, concludendo la gara semi incosciente, dovendo essere sorretto dal personale di servizio, mentre Cabrera aveva già concluso vittorioso la prova con un tempo di 2.34’51”6 che la dice lunga sulle condizioni climatiche in cui si era disputata la prova, con Richards Argento in 2.35’07”6, mentre Reilly aveva completato il suo giro di pista all’interno dello Stadio impiegando ben 40” in più del vincitore, con le posizioni di rincalzo a testimoniare l’ottimo livello dei fondisti sudamericani, che piazzano nei primi 10 gli altri due loro iscritti, con Guinez quinto alle spalle dell’esperto sudafricano Coleman e Sensini nono, concludendo anch’esso la prova al di sotto delle 2 ore e 40’.

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Cabrera conclude vittorioso la maratona – da elgrafico.com

Le conseguenze della “Maledizione della Maratona di Londra” non finiscono comunque qui per Reilly – il quale non può neppure presenziare alla cerimonia di premiazione essendo stato trasportato in ospedale per recuperare dalla quasi completa disidratazione – in quanto, dopo aver concluso all’ottavo posto la gara alla rassegna continentale di Bruxelles ’50, il belga viene mandato, assieme al fratello Pierre, a combattere la Guerra di Corea come componente della forza delle Nazioni Uniti, nel corso della quale il congiunto perde la vita, mentre Etienne resta seriamente ferito, con ciò ponendo fine alla sua carriera di fondista, per poi spengersi ad inizio novembre ’71, non ancora 50enne.

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Reilly esausto all’arrivo – da seieditrice.com

Per il vincitore Cabrera, del quale ci siamo sinora occupati marginalmente – e che in Patria stringe amicizia con il futuro dittatore Juan Carlos Peron, ricevendo nel ’49 la “Medaglia del Peronismo” sia per i suoi meriti sportivi che per l’attività svolta a sostegno del Partito Giustizialista – gli anni a seguire ne confermano lo status di eccellente fondista, conquistando la medaglia d’oro ai “Pan American Games” svoltisi nel ’51 nel suo Paese, a Buenos Aires precedendo il connazionale Reinaldo Gorno, per poi presentarsi alla partenza della Maratona ai Giochi di Helsinki ’52 per difendere quel titolo che, per addirittura 64 anni (!!!), risulta l’ultimo oro olimpico di un argentino in una prova individuale, prima che analoga impresa venga compiuta nel taekwondo da tal Sebastian Crismanich ai Giochi, ironia della sorte, proprio di Londra 2012.

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Cabrera portato in trionfo – da gettyimages.it

Ma, nonostante Cabrera concluda la corsa in un più che apprezzabile tempo di 2.26’42”4 che gli vale la sesta posizione, mentre il grande deluso di Londra, il coreano Choi Yoon-chil, si piazza al quarto posto in 2.26’36”0, l’edizione finlandese dei Giochi consacra alla Gloria Olimpica immortale la leggendaria “Locomotiva umanaEmil Zatopek, il quale, dopo essersi aggiudicato le gare in pista sui 5 e 10mila metri, completa un tris ad oggi mai più eguagliato, facendo suo anche l’oro della Maratona con il record olimpico di 2.23’03”2, con l’onore argentino salvato da Gorno, ultimo ad arrendersi andando a conquistare uno splendido argento in 2.25’35”0.

E, per concludere, a beneficio di coloro che credono nella superstizioni, anche l’esistenza di Cabrera non è particolarmente lunga, concludendosi tragicamente a 62 anni a seguito di un incidente stradale verificatosi nella città di Alberti, nella provincia di Buenos Aires, il 2 agosto 1981, a cinque giorni dall’anniversario del suo trionfo nella “Maratona maledetta” per antonomasia …

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