SAMMY LEE, QUANDO DUE ORI NON BASTANO CONTRO I PREGIUDIZI

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Sammy Lee in esibizione dalla piattaforma – da yomyomf.com

articolo di Giovanni Manenti

C’è un’America di facciata, quella democratica, disponibile all’accoglienza di persone di qualsiasi etnia, pronte a raccogliere la sfida per coronare il “Grande Sogno Americano”, dove a qualunque essere umano è data l’occasione per affermarsi e divenire multimilionario, e poi c’è l’altra versione, quella della quotidianità con cui ti devi scontrare, e non è facile, per chi non è “yankee”, far semplicemente valere i propri diritti, addirittura anche se hai portato in dotazione al Paese che ti ospita ben due medaglie d’oro olimpiche.

E’ questa, se vogliamo anche un po’ triste, la storia del tuffatore Samuel “Sammy” Lee, il quale nasce l’1 agosto 1920 a Fresno, in California, da genitori di origini coreane (il cognome Lee è, al pari di Kim e Park, tra i più comuni a quelle latitudini …), proprietari di un piccolo Ristorante, nonostante che il padre di Sammy avesse conseguito la Laurea in Ingegneria Civile presso lo “Occidental College” di Los Angeles, solo per vedersi rifiutare le domande di lavoro a causa delle sue origini.

Ciò nondimeno, la famiglia Lee non ha mai fatto pesare al figlio questi pregiudizi di ordine razziale, invogliandolo al contrario verso una sempre maggiore integrazione verso i bianchi americani, ed il piccolo Sammy resta affascinato quando, all’età di 12 anni, ha la possibilità di vivere da vicino l’esperienza olimpica in virtù dei Giochi che si disputano proprio a Los Angeles nel 1932, scoprendo poi, durante l’estate, di essere il migliore tra i suoi amici nell’eseguire i tuffi, così convincendosi di poter competere un giorno nella specialità nella grande “Rassegna a cinque cerchi”.

Indubbiamente, Sammy dimostra di saperci fare, ma ancora una volta deve fare i conti con il colore della sua pelle, in quanto, trasferitasi la famiglia ad Highland Park, un sobborgo di Los Angeles, non ha la possibilità di allenarsi regolarmente alla “Brookside Park Plunge” struttura di Pasadena, dato che alla stessa è consentito l’accesso ai latini, asiatici ed afroamericani un giorno solo alla settimana, vale a dire il mercoledì, appositamente chiamato, con una punta di beffarda ironia, lo “International Day”.

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Samuel “Sammy” Lee – da usatoday.com

Bisognoso, al contrario, di una preparazione costante, Sammy è costretto a ripiegare su di una soluzione di fortuna inventata dal suo tecnico, il quale scava una fossa nel cortile della propria casa, riempiendola di sabbia e facendovi allenare il promettente tuffatore, non proprio il massimo per chi ha aspirazioni di vittoria olimpica, e tutto questo, si badi bene, nonostante gli eccellenti risultati scolastici del ragazzo, il quale, dopo essersi diplomato alla “Franklin High School”, si iscrive allo “Occidental College”, già frequentato a suo tempo dal padre, per poi laurearsi in medicina nel 1947 alla “University of Southern California School of Medicine”, un titolo che gli verrà utile in seguito.

Nel frattempo, sotto le attente istruzioni del rinomato coach Jim Ryan, Lee fornisce prova a livello nazionale delle proprie qualità, vincendo i Campionati Usa nel 1942 sia dal trampolino da 3 metri che dalla Piattaforma, primo atleta di colore ad aggiudicarsi un tale titolo nei tuffi, per poi ripetersi nel ’46 in occasione dei Campionati svoltisi a San Diego, dove al bis dalla piattaforma abbina un terzo posto dal trampolino, meritandosi così la selezione per entrambe le prove alla prima Edizione delle Olimpiadi del seco9ndo dopoguerra, in programma a Londra nel 1948.

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Lee e Miller Anderson a Londra ’48 – da wikimedia.org

Iscritto nella gara dal trampolino assieme ai compagni di squadra Bruce Harlan e Miller Anderson – quest’ultimo gravemente ferito ad una gamba durante il conflitto mondiale che gli comporta l’applicazione di placche metalliche alle ossa – Lee ottiene il punteggio di 46,99 nel turno preliminare svoltosi il 30 luglio ’48, secondo miglior risultato alle spalle di Harlan, nettamente primo con 52,28 punti, ed incalzato dal messicano Joaquin Capilla, terzo a quota 46,87, e dall’altro connazionale Anderson, al momento fuori dal podio con 44,65 punti.

Quattro giorni dopo, il 3 agosto, a due dal compimento del suo 28esimo compleanno, Lee totalizza 98,53 punti nei tuffi di Finale, per uno score complessivo di 145,52 che gli consente di tenere alle spalle Capilla, ma non Anderson, il quale realizza la miglior performance di 112,64 punti con cui scavalca sia il messicano che Lee per la conquista dell’argento, nulla potendo rispetto ad Harlan, al quale sono sufficienti 111,36 punti per assicurarsi l’oro in un podio interamente monopolizzato dai tuffatori Usa.

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Lee, Harlan e Anderson, il podio Usa dal trampolino – da gettyimages.it

Incoraggiato dalla medaglia conquistata, Lee si presenta il giorno successivo per le qualificazioni dalla piattaforma – prova in cui gli Stati Uniti iscrivono solo lui ed Harlan – guidando la classifica provvisoria al termine della prima serie di tuffi con il punteggio di 51,51, seguito da Harlan con 48,94 e dallo svedese Lennart Brunnhage con 47,93, mentre Capilla conclude la prima giornata al quinto posto con 44,84 punti.

Il tuffatore centroamericano si ricatta nei salti di Finale del 5 agosto, realizzando 68,68 punti per un totale di 113,52 che gli consente di acciuffare il bronzo, mentre nella sfida al vertice i 73,36 punti ottenuti da Harlan servono al vincitore dal trampolino esclusivamente per consolidare la sua seconda piazza, visto che Lee viene premiato dalla giuria con il miglior punteggio di 78,54 per un totale di 145,52 che gli assicura la tanto desiderata Gloria Olimpica.

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Capilla, Lee ed Harlan, il podio della piattaforma – da gettyimages.it

Raggiunto lo scopo della sua vita, e specializzatosi nei tuffi dalla piattaforma, Lee si presenta in questa specialità quattro anni dopo ad Helsinki, ben deciso a difendere il titolo conquistato a Londra, a dispetto dei suoi oramai 32 anni.

In una prova calendarizzata a ridosso del suo genetliaco, con i tuffi di qualificazione al 31 luglio e la serie finale l’1 agosto ’52, Lee conferma ancora una volta la sua superiorità dai 10 metri, concludendo le eliminatorie con il miglior punteggio di 86,38 nonostante una brutta esecuzione nel suo sesto tentativo, rispetto al 78,46 di Capilla ed al 75,41 del tedesco Gunther Haase, il quale precede di un soffio l’altro americano John McCormack (75,26) nella sfida per il bronzo.

Lee ha dunque la possibilità di festeggiare nel migliore dei modi il proprio compleanno, e non è certo l tipo da lasciarsi sfuggire una simile occasione, oltretutto sigillando la propria schiacciante superiorità ottenendo il massimo punteggio di 20,00 nell’esecuzione del suo ultimo tuffo, che gli consente sia di chiudere in testa anche la seconda serie di tuffi con 69,60 punti (una media di 8,70 per ogni prova …) che, ovviamente, di confermarsi Campione Olimpico – primo tuffatore nella Storia dei Giochi a riuscirvi – incrementando il vantaggio sul comunque sempre eccellente Capilla, che conclude con l’Argento a quota 145,21 e che raccoglierà l’eredità di Lee quattro anni dopo a Melbourne ’56, resistendo all’assalto di Haase che, a propria volta, consolida la sua terza posizione.

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Capilla, Lee ed Haase sul podio olimpico di Helsinki ’52 – da wikimedia.org

Conclusa l’attività agonistica – nella quale non subisce discriminazioni, venendogli altresì assegnato il prestigioso riconoscimento del “James E. Sullivan Award” nel 1953 quale miglior atleta amatoriale assoluto americano – Lee deve peraltro confrontarsi con la vita di tutti i giorni, prestando servizio nel Corpo Medico dell’Esercito Americano in Corea, terra dei suoi avi, dal 1953 al ’55, quale specialista in malattie dell’orecchio, ma nonostante questa sua attività e la notorietà raggiunta per meriti sportivi, deve subire una pesante umiliazione quando a lui ed alla moglie viene rifiutato l’acquisto di una casa a Garden Grove, elegante città posta 55km. a sud di Los Angeles, in un caso addirittura a seguito di una petizione firmata dai suoi potenziali vicini di casa (!!).

A dispetto di queste aberranti vicende personali, Lee dimostra di essere moralmente ben superiore alla grettezza di certi individui, non smettendo mai di lavorare per il bene di quel Paese che sente suo come pochi altri, contribuendo ai successi della tuffatrice Patricia McCormick, la quale riesce nella straordinaria impresa di conquistare l’oro sia dal trampolino che dalla piattaforma in due consecutive Edizioni dei Giochi (Helsinki ’52 e Melbourne ’56), per poi allenare il suo degno erede Bob Webster, che lo eguaglia salendo sul gradino più alto del podio nei tuffi dalla piattaforma a Roma ’60 e Tokyo ’64 e quindi “svezzare”, ospitandolo anche a casa sua, il talentuoso Greg Louganis, che Lee conduce ai Giochi di Montreal ’76 quando ha appena 16 anni, portandolo ad insidiare il terzo oro consecutivo dalla piattaforma dell’Angelo biondo Klaus Dibiasi.

Con il passare degli anni, anche l’America fa ammenda rispetto al trattamento riservato a Lee, che viene inserito nel ’68 nella “International Swimming Hall of Fame”, facendolo quindi sfilare in occasione della Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi di Los Angeles ’84 per poi concedergli l’onore di far parte della “Hall of Fame Olimpica Americana” nel ’90, mentre, fuori dall’ambito sportivo, il Distretto Scolastico di Los Angeles gli rende doveroso omaggio intitolandogli una Scuola Elementare nel 2013.

Ed è forse anche per attendere questi giusti e meritati riconoscimenti in vita, che l’esistenza di quel giovane Sammy, che ha saputo imporsi nello sport come nel quotidiano in spregio ad assurdi pregiudizi e discriminazioni, si prolunga sino a spengersi serenamente il 2 dicembre 2016, da tempo malato di Alzheimer, alla ragguardevole età di 96 anni.

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