L’EPOCA D’ORO DELLA SPAL DEL PATRON PAOLO MAZZA

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Formazione della Spal stagione 1961.62 – da wikipedia.org

articolo di Giovanni Manenti

La recente impresa compiuta dalla formazione allenata da Leonardo Semplici, capace di effettuare in due sole Stagioni il doppio salto di Categoria, dall’anonimato della Lega Pro sino ai vertici del Calcio nazionale, riporta alla mente quello che, viceversa, è stato il “Periodo d’Oro” della S.P.A.L. (acronimo che sta a significare Società Polisportiva Ars et Labor) di Ferrara, coinciso con la presenza alla guida di colui che, più di ogni altro Presidente di Club di Provincia, ne ha caratterizzato le vicende, vale a dire il Commendatore Paolo Mazza, uno che di calcio ne capiva, eccome, e con il quale non era neppure tanto facile fare affari, a meno che, ovviamente, non tornassero a suo favore.

GLI INIZI DELL’ERA MAZZA – Anche perché Mazza, nell’epoca ancora sufficientemente pionieristica del nostro calcio, poteva discuterne con cognizione di causa, avendo lui stesso svolto la professione di allenatore, guidando anche la formazione estense nella stagione 1936.37 ad un onorevole terzo posto nel Girone A della Serie C, mettendo le basi per la Promozione tra i Cadetti dell’anno successivo con Euro Riparbelli in panchina, per poi riprendere la responsabilità tecnica della squadra nel triennio 1939-’42, prima di assumerne la Presidenza, a partire dalla ripresa dell’attività sportiva alla fine della Seconda Guerra Mondiale, avendo nel frattempo sviluppato una florida attività imprenditoriale con la sua Azienda di Impiantistica nel settore elettrico.

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Il Presidente Paolo Mazza – da ilposticipo.it

LA PRIMA, “STORICA”, PROMOZIONE IN A – Con la ristrutturazione dei campionati alla ripresa dell’attività post-bellica, la Spal viene inserita nella Serie Cadetta – suddivisa, nelle Stagioni 1946.47 e 1947.48, in tre Gironi a livello geografico – che la vede tra le protagoniste, con il terzo posto conquistato nel ’48, alle spalle di Padova e Verona, che le consente di far parte del successivo Torneo a Girone unico che ricompatta la Penisola dopo le ferite inferte dal conflitto mondiale, ed alimenta altresì in Mazza le ambizioni per far sì che anche la “sua creatura” debba far parte dell’elite del calcio nazionale.

Conoscitore dello sport pallonaro in quanto ex allenatore, capace di far quadrare i conti per le sue doti di imprenditore, Mazza è la persona giusta per stare alla guida di una Società di Provincia – tanto da meritarsi l’appellativo, tra il serio ed il faceto di “Mago di campagna” affibbiatogli dai suoi esimi colleghi Presidenti – per la quale il bilancio è avversario forsanche più pericoloso delle stesse avversarie, e la soluzione è sempre la solita, vale a dire vendere i pezzi pregiati ed andare alla ricerca di nuovi talenti, come avvenuto nel ’47, con le cessioni di Ballico, Dalle Vacche, Diotallevi, Gardini e Zorzi, e l’anno successivo, quando a lasciare il club estense sono Bacchetti, Brandolin e, soprattutto, la coppia di attaccanti formata da De Lazzari e Pandolfini (autori di 35 reti in due) – con il primo ceduto alla Lazio ed il secondo alla Fiorentina per 16 milioni, dopo che ne era costati appena tre – ma, ciò nonostante, il rendimento in Campionato non diminuisce, anzi.

Chiamato ad allenare la formazione biancoceleste l’ex mediano granata e della Nazionale azzurra Antonio Janni – che già si era fatto una buona esperienza conquistando due promozioni con il Varese e guidando il “Grande Torino” nelle ultime sei gare nella stagione del suo primo Scudetto – lo stesso mette in mostra un gioco d’attacco entusiasmante, con ben 95 reti realizzate, ma ancora con un precario equilibrio tattico che determina il quarto posto finale con 55 punti alle spalle delle promosse Napoli ed Udinese, e del Legnano, terzo a quota 57.

Le premesse per il salto di Categoria ci sarebbero tutte, anche se le ricordate “esigenze di bilancio” determinano l’improrogabile cessione alla Triestina della coppia di attaccanti composta da De Vito e Ciccarelli – autori di 22 e 17 reti rispettivamente – rimpiazzati da Alberto Fontanesi e Renato Dini (nel mentre vengono confermati Trevisani e Colombi), ai quali Mazza aggiunge il suo primo colpo straniero “a buon mercato”, prelevando dal KB Copenaghen il centravanti danese Niels Bennike.

Rivoluzionare sempre la formazione titolare determina il dover pagare dazio nelle prime giornate della stagione successiva, e così avviene anche nell’autunno ’50, quando la Spal incappa in altrettante sconfitte consecutive nelle prime tre trasferte – di cui, l’ultima, un mortificante 2-5 in casa del Seregno – ma proprio da detto rovescio nasce la striscia di ben 20 turni di imbattibilità (con 18 vittorie e 2 pareggi …!!) che issano la Spal in vetta alla graduatoria – già a fine girone di andata vanta un vantaggio di 4 punti sul Legnano, secondo, e di 7 sulla terza, il Vicenza – per andarsi a conquistare la Promozione con ben cinque turni di anticipo, grazie alla vittoria per 2-1 all’Ardenza sul Livorno.

IL DECENNIO NELLA MASSIMA SERIE – Ora che il sogno è diventato realtà, occorre consolidare l’obiettivo raggiunto, compito che viene affidato per altre tre stagioni ad Janni – il quale aveva, nel Torneo della Promozione, dato un perfetto equilibrio alla squadra, con ben quattro attaccanti in doppia cifra a fronte di una difesa perforata appena 37 volte – e che il tecnico piemontese svolge alla perfezione, dimostrando sin dalla gara d’esordio, pari per 1-1 sul campo dei futuri scudettati della Juventus grazie ad un rigore trasformato da Bennike a 20’ dal termine, che diviene pertanto la prima “storica” rete spallina nella Massima Divisione, che anche le “grandi” dovranno fare i conti con la sua squadra, capace di imporre il nulla di fatto con analogo punteggio anche all’Inter a Ferrara ed al Milan a San Siro, e che costruisce una comoda salvezza grazie alla ritrovata solidità difensiva, imperniata sul giovane portiere Bugatti, prelevato dal Seregno, mentre in attacco, ceduti Dini al Verona e Trevisani alla Fiorentina, Mazza va a pescare addirittura in Turchia, tesserando dal Besiktas l’attaccante Bulent che, con i suoi 13 centri, dimostra la validità dell’acquisto.

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La formazione scesa in campo a Torino alla 1.a giornata – da gelocal.it

Janni conclude il suo mandato con un altro Campionato di tutto riposo nel ‘53, in cui l’ottavo posto finale è in larga parte merito del “fortino di casa”, dove gli estensi subiscono solo due sconfitte, collezionando 22 dei 32 punti complessivamente totalizzati, nonché della crescita dell’estremo difensore Bugatti, il quale subisce solo 37 reti ed al quale, come potrete facilmente immaginare, tocca il “sacrificio” di trasferirsi al Napoli per ben 55 milioni, in una campagna estiva che vede anche i trasferimenti di Fontanesi alla Lazio e del ricordato danese Bennike al Genoa e che, se da una parte consente di mettere a posto il bilancio, dall’altra pone in difficoltà il tecnico che riesce a salvare la squadra dalla retrocessione in B nel ’54 solo al termine degli spareggia tre con Udinese e Palermo, con la rete “spazza incubi” messa a segno da Bernardin ad 11’ dal termine della gara contro i rosanero.

Retrocessione che, però, si materializza l’anno successivo, visto che Mazza non ha perso tempo a capitalizzare la rete del 26enne mediano spezzino, cedendo Bernardin all’Inter per una cospicua contropartita in denaro, quando la Spal conclude l’anno ’55 in penultima posizione, ma in suo soccorso giunge la condanna per illecito sportivo di Catania ed Udinese, con ciò consentendo alla Società emiliana di mantenere la Categoria, alla quale si aggiungono, promosse dalla Serie Cadetta, altre due belle realtà della Provincia italiana dell’epoca, vale a dire Padova e Lanerossi Vicenza che, assieme ai biancocelesti, formano un triangolo geografico a distanza ravvicinata dal quale, anche per le grandi, è bene tenersi alla larga.

Cosa che, puntualmente, avviene già nel ’56, con Padova a 34 punti, Vicenza e Spal a 33 (addirittura alla pari con Torino ed Juventus …!!) a guadagnarsi la permanenza in Serie A, posizioni sostanzialmente confermate anche nella successiva stagione, al termine della quale le oramai note “esigenze di bilancio” determinano la cessione al Napoli della coppia di attacco formata dai 22enni Beniamino Di Giacomo (scovato al Castelfidardo e successivo Campione d’Italia con l’Inter …) e Carlo Novelli, autori di 30 reti in due stagioni, sacrificio che viene pagato in ambito sportivo con una pessima stagione che vede la Spal sfiorare la retrocessione in B nel ’58, classificandosi al terzultimo posto, pur se in compagnia di Genoa, Sampdoria, Alessandria e Lazio, proprio nell’anno in cui il Padova di “Paron Rocco” coglie un eccezionale terzo posto ad una sola lunghezza dalla Fiorentina, giunta seconda alle spalle della Juventus del trio Boniperti, Charles e Sivori.

Situazione che non migliora nel ’59, anno in cui la Spal conferma la terzultima posizione – mentre Padova e Vicenza concludono il Campionato a braccetto al settimo posto – pur mettendo in mostra altri giovani di valore, come il 20enne esordiente Saul Malatrasi, destinato a scalare i vertici internazionali con il Milan, ed il 22enne attaccante Orlando Rozzoni, i quali divengono, difatti, i protagonisti in uscita del mercato venendo rispettivamente ceduti alla Fiorentina ed alla Lazio, sessione estiva che, però, vede Mazza compiere il suo “capolavoro”, prelevando dal Livorno la forte coppia di difensori formata da Costanzo Balleri ed Armando Picchi e rinforzando il centrocampo con l’acquisto dalla Triestina dell’argentino ex interista Oscar Massei, che diverrà per un decennio il punto di riferimento della formazione estense.

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L’argentino Oscar Massei, 244 presenze con la Spal – da ilposticipo.it

Con l’inserimento in mediana di un altro giovane talento, il 20enne Dante Micheli, ed il ritorno in attacco di Novelli dopo due anni all’ombra del Vesuvio, a far coppia con il confermato Morbello, ecco che la Spal può finalmente lottare alla pari con le sue rivali di Provincia, concludendo gli anni ’50 con uno straordinario quinto posto, alla pari con Padova e Bologna e dietro solo ad Juventus, Fiorentina, Milan ed Inter, non so se ci siamo capiti, suo miglior piazzamento della storia.

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Formazione anno ’60, quinta in campionato – da wikipedia.org

GLI ANNI ’60, LA COPPA SFIORATA ED IL DECLINO – L’euforia per il risultato raggiunto, viene immediatamente mitigata dalla necessità di far cassa per sistemare il deficit finanziario ed ecco che Balleri prende la strada di Torino sponda granata, Micheli approda alla Fiorentina (ma farà ritorno l’anno seguente) e Picchi va a contribuire alla nascita della “Grande Inter”, seguito, a novembre anche dal centravanti Morbello, ed il pur esperto tecnico Ferrero compie già un miracolo ad evitare, per un sol punto, la disputa degli spareggi per evitare la retrocessione in B a giugno ’61.

Mazza si rende conto che, per mantenere la Categoria, con il Calcio italiano sempre più all’avanguardia ed in cui fanno bella mostra di sé numerosi campioni stranieri, il solo “fiuto” nello scovare giovani talenti – tanto per non smentirsi, comunque, lancia in pri8ma squadra il 22enne difensore Adolfo Gori che, due anni dopo, sarà ceduto alla Juventus assieme all’attaccante Carlo Dell’Omodarme – non può bastare e, pertanto, nell’operazione che porta il difensore Bozzao alla corte bianconera, ottiene in cambio l’esperto Sergio Cervato, che per tre stagioni fornirà un importante contributo alla causa biancoceleste.

Ed anche se la stagione ’62 è figlia ancora una volta di patimenti e conferma il declino del famoso “trio delle meraviglie”, con Spal e Vicenza appaiate al quartultimo posto, mentre il Padova, terzultimo, torna in B a distanze di 7 anni dalla promozione, ecco che ai biancocelesti si presenta un’occasione unica per dare un senso ad un’annata travagliata, attraverso la conquista della Coppa Italia.

Manifestazione alla cui Finale accedono, dopo aver eliminato in una interminabile serie di calci di rigore il Verona al primo turno, espugnato per 2-1 il campo del Vicenza negli ottavi grazie ad una rete di Massei nel finale, sconfitto 3-1 il Novara tra le mura amiche nei quarti e compiuto l’impresa di superare addirittura per 4-1 la Juventus nella semifinale disputata a Ferrara il 31 maggio 1962.

E’ vero che i bianconeri sono privi di Mora e Sivori, selezionati per i Mondiali del ’62 in Cile – spedizione di cui farà parte, in qualità di Commissario Tecnico, anche Mazza assieme a Giovanni Ferrari – ma possono pur sempre contare su giocatori del calibro di Anzolin, Castano, Bercellino, Leoncini, Stacchini, Charles e Nicolé che tutto si sarebbero aspettato tranne che si ritrovarsi sotto 0-2 per un micidiale uno-due poco dopo la mezz’ora firmato da Micheli e Dell’Omodarme, con il futuro juventino a realizzare il punto del 3-0 al 69’ e l’ex Cervato a completare l’opera 3’ dopo trasformando. Come su solito, un calcio di rigore.

Tale inatteso trionfo fa però sì che gli estensi si presentino all’Olimpico per la Finale del 21 giugno in veste di favoriti, tanto più che l’avversaria è il Napoli neopromosso in Serie A, ma l’eccessiva confidenza gioca un brutto scherzo ai biancocelesti che, dopo aver immediatamente replicato con Micheli all’iniziale vantaggio partenopeo messo a segno dal “core ingrato” ferrarese Gianni Corelli, non riescono a reagire alla decisiva rete messa a segno da Ronzon a 12’ dal termine.

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I giocatori del Napoli festeggiano la conquista della Coppa Italia ’62 – da wikipedia.org

Sfumata la grande occasione di mettere un importante trofeo in bacheca e, dopo una dignitosa stagione ’63 conclusa all’ottavo posto a pari merito con l’Atalanta, le dolorose cessioni di Gori e Dell’Omodarme fanno sì che stavolta la retrocessione in B sia inevitabile, concludendo l’anno ’64 con appena 24 punti ed un disastroso ruolino esterno, ma quello che sembra un “de profundis” per la Società estense, si dimostra viceversa un trampolino di lancio per un pronto riscatto, costituito dall’immediato ritorno nella Massima Divisione al termine di una emozionante lotta con Brescia, Napoli (anch’esse promosse) e Lecco, con quest’ultimo incapace di andare oltre lo 0-0 interno nell’ultima giornata contro il Modena, mentre la Spal subisce al 90’ la rete della sconfitta in quel di Potenza, così evitando un drammatico spareggio.

Soddisfazione alla quale il “Patron” Mazza accomuna l’inserimento in prima squadra di due giovanissimi prodotti del vivaio, settore al quale ha sempre rivolto un occhio di riguardo, e che rispondono ai nomi di Luigi Pasetti e del ben più noto Fabio Capello, i quali contribuiscono alle due consecutive salvezze nei tornei ’66 e ’67 prima dell’ultimo capitolo che pone la parola fine al romanzo della “Epoca d’Oro della Spal di Paolo Mazza” al termine di una stagione che vede la squadra affidata a Francesco Petagna scontare le cessioni estive di Capello alla Roma e di Bosdaves al Napoli, il grave infortunio subito in precampionato da Dell’Omodarme che ne condiziona il proseguimento dell’attività ed il pedaggio anagrafico da pagare da parte dei vari Massei, Bean, Bozzao e Rozzoni, con l’amara considerazione che, alla fine di una stagione conclusa al terzultimo posto a tre lunghezze di distanza da Atalanta e Vicenza, nel mese di giugno sono proprio dette squadre a partecipare, assieme alla Spal, alla “Coppa dell’Amicizia italo-svizzera” che i biancocelesti si aggiudicano con due larghi successi a spese del San Gallo (2-0) e del Neuchatel Xamax (3-0) grazie al rientro dall’infortunio di Dell’Omodarme, a segno in entrambe le gare, a dimostrazione di una stagione “segnata” in partenza.

Modo migliore, comunque, non poteva esserci per concludere un periodo che è rimasto indelebile nella memoria dei tifosi spallini che hanno avuto la fortuna di viverlo e che i più giovani si augurano, a 40 anni esatti di distanza, di poter, a loro volta provare altrettante emozioni e soddisfazioni attraverso la riconquistata Serie A, ben sapendo, quantomeno, di avere un “tifoso speciale” in mezzo a loro, quel Paolo Mazza al quale è stato, sin troppo doverosamente, intitolato lo Stadio di Ferrara e che potrà, pertanto, da lassù, sentir riecheggiare il proprio nome alla presentazione di un incontro della Massima Divisione con protagonista la “sua amatissima” Spal …

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