1961, LA LUNGA STRADA DI ROD LAVER VERSO IL PRIMO GRANDE SLAM

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Rod Laver vince Wimbledon 1961 – da pixxcell.com

articolo di Nicola Pucci

Nel 1961 Rod Laver ha 23 anni, si è già messo in bacheca il primo Australian Open della sua carriera e sembra pronto a succedere a Neale Fraser, indiscusso dominatore del 1960 con tre titoli dello Slam, Australia, Wimbledon e Open Usa.

Meno precoce dei suoi illustri connazionali Rosewall e Hoad, il mancino di Rockhmpton, classe 1938, fa della dedizione al lavoro e della costanza nel duro allenamento il suo punto di forza, tanto da non rinunciare a sessioni di esercizio anche dopo aver giocato tre partite nel corso di una sola giornata! Insomma, un forzato della racchetta, che sa quel che vuole e che è disposto a tutto pur di arrivare. Anche perchè la concorrenza, in casa Australia, è decisamente difficile da battere.

Laver è un praticante sistematico del serve-and-volley, come gli altri suoi connazionali del resto, a cui aggiunge riflessi eccezionali che gli consentono di ribattere al servizio con grande destrezza e di avere un gioco di volo stupefacente. Il rovescio, liftatissimo, è un colpo formidabile, che gli consente di attaccare con efficacia su erba e di difendersi da fondocampo, precursore di coloro che saranno i grandi interpreti del tennis “tagliato” del decennio successivo, Borg e Vilas in special modo.

Dicevamo del numero di campioni, che in casa Australia nei primi anni Sessanta è decisamente congruo. Fraser, appunto, lo stesso Laver ed Emerson formano l’ossatura della squadra di Coppa Davis, ma le seconde linee sono se non altrettanto, similarmente forti. C’è Fred Stolle, coetaneo del “rosso“, che di lì a qualche anno trionferà a Parigi e Forest Hills; c’è Martin Mulligan, che guadagnerà la finale di Wimbledon nel 1962 per poi vincere tre volte gli Internazionali d’Italia e infine diventare proprio italiano nel 1968 per poter giocare in Coppa Davis; c’è Ken Fletcher, che realizzerà il Grande Slam in doppio misto nel 1963 associato all’immensa Margaret Court; c’è Owen Davidson che ripeterà l’impresa nel 1967; e c’è Bob Hewitt, altro specialista del doppio, che a sua volta opterà per la nazionalità sudafricana andando a formare con Frew McMillan una delle coppie più forti di ogni epoca, ben tre volte vincitore a Wimbledon. Più qualche altro buon comprimario di lusso, come Robert Marks e Bob Howe.

Insomma, gli oceanici sono ben messi, se è vero che nel decennio che va dal 1960 al 1969 metteranno in saccoccia 7 titoli al Roland-Garros, 8 a Wimbledon e 7 a Forest Hills, per un totale di ben 22 vittorie nei tornei del Grande Slam (dal conteggio ho volutamente tenuto fuori il Major di casa), addirittura 18 con finale 100% australiana! Aggiungete poi che Harry Hopman, capitano-allenatore fortunato e competente, porta in giro per l’Europa due giovanotti di belle speranze come John Newcombe e Tony Roche… e tirate le somme, vedrete che l’Australia negli anni Sessanta è padrona della scena internazionale del tennis.

1961, dunque, che si apre con il tradizionale appuntamento degli Australian Open che non sfuggono di certo ai giocatori di casa. Laver è detentore del titolo e prima testa di serie, ma infine ad imporsi è Roy Emerson, il meno dotato dei “protetti” di Hopman e già 25enne, grande specialista del doppio, al primo successo in un Grande Slam, che approfitta dell’assenza di Fraser e batte all’atto decisivo proprio Rod in quattro set, rimontando 1-6 6-3 7-5 6-4.

Quattro mesi dopo la rivincita è attesa sulla terra battuta parigina. Ma qui gli oceanici si trovano a mal partito, su quell’unica superficie che non si sposa perfettamente al loro stile di gioco serve-and-volley. E in assenza degli americani, che hanno “passato” l’evento per meglio prepararsi alla riconquista della Coppa Davis che non è loro dal 1958, è infine Manolo Santana ad alzare la coppa, 4-6 6-1 3-6 6-0 6-2 a Nicola Pietrangeli che si vede così negare il terzo trionfo al Roland-Garros dopo le vittorie nei due anni precedenti.

L’ex-raccattapalle del circolo del tennis di Madrid realizza un percorso mirabile, per avere infine la meglio dell’azzurro: risolto vittoriosamente il match-ball, scavalca la rete per correre ad abbracciare l’avversario in segno di giubilo e rispetto. Gli australiani, dal canto loro, non demeritano, con Laver stesso che si arrende proprio a Santana in semifinale, cedendo 6-0 al quinto parziale dopo aver condotto 2 set a 1. Il rovescio liftato di Rod fa meraviglie ed è un’eccellente arma difensiva sulle superfici lente, Laver si muove bene e dimostra di saper adattare prfettamente il suo gioco alla terra battuta, per competere con i migliori in un futuro ormai prossimo. Il che viene avvalorato dalla vittoria in doppio in coppia con Emerson.

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Laver in azione – da pixxcell.com

Ma sono i prati londinesi di Wimbledon a consentire a Laver di diventare il tennista amatore più forte del pianeta. Dopo aver perso nel 1959 con Olmedo e nel 1960 con Fraser, al terzo tentativo infine Rod fa centro ai Championships. Accreditato della testa di serie numero 2, il mancino soffre al secondo turno, costretto al quinto set dal francese Pierre Darmon, così come ai sedicesimi dal tedesco Bungert, per poi infilare un poker di successi senza più nessuna incertezza. Mentre Fraser, detentore del titolo e primo favorito del torneo, si fa estromettere dal britannico Bobby Wilson e Pietrangeli, numero tre del tabellone, esce per mano dell’americano Christopher Crawford, Laver infila uno dietro l’altro Hewitt agli ottavi, 6-4 6-4 6-2, il cileno Ayala ai quarti, 6-1 6-3 6-2, l’inatteso indiano Krishnan in semifinale, 6-2 8-6 6-2, per poi avere la meglio in finale, il 7 luglio 1961, del giovane studente americano Chuck McKinley, appena 20enne, che nel corso del torneo non ha trovato sulla sua strada nessuna testa di serie, sconfitto con un netto 6-3 6-1 6-4.

Laver sale sul trono del mondo, e a Forest Hills, in un’edizione degli US Open di nuovo nel segno del tennis australiano dopo la parentesi americana di Wimbledon, incrocia all’atto conclusivo l’amico e connazionale Emerson, che lo batte in tre veloci set, 7-5 6-3 6-2, palesando enormi progressi.

La sconfitta non scalfisce la sicurezza di Rod, che riscatta la delusione in Coppa Davis. L’avversario in finale è l’Italia di Pietrangeli e Orlando Sirola, che ha tolto di mezzo in semifinale la versione B degli Stati Uniti, che si presentano al Foro Italico di Roma con i modesti Whitney Reed e Jon Douglas, uscendo inevitabilmente sconfitti per 4-1. Dal 26 al 28 dicembre, sull’erba del Kooyong Stadium di Melbourne, Laver ed Emerson non concedono possibilità alcuna trionfando con un netto 5-0 e lasciando agli avversari, già sconfitti in finale l’anno prima a Sydney, i due soli set strappati da Pietrangeli contro Laver a risultato già acquisito.

Per Rod Laver è la degna conclusione dell’anno che lo elegge numero 1 del mondo… poi verranno il 1962 e le quattro vittorie nelle quattro prove del Grande Slam. Ma questa è epica del tennis, avremo modo di riparlarne.

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