DENIS PANKRATOV E LA “FORTUNA” DI AVER ANTICIPATO L’ERA PHELPS

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Denis Pankratov – da gettyimages.it

articolo di Giovanni Manenti

Nello sport in generale, e nelle discipline individuali in particolare, per poter emergere ai massimi livelli occorrono, oltre alle qualità naturali, forza di volontà e spirito di sacrificio non indifferenti, dovendosi confrontare con tempi e misure per acquisire il diritto a partecipare ai maggiori eventi internazionali.

Per conquistare medaglie, però, soprattutto per salire sui più alti gradini del podio – olimpici o mondiali che essi siano – ci vuole anche la “fortuna” di non incocciare in un protagonista dominatore della specialità per la quale ti sei preparato ed allenato a fondo e che, di fatto, ne monopolizza le relative graduatorie, facendo sì che ti venga appiccicata la poco gradevole etichetta dello “eterno secondo”.

Per referenze, rivolgersi al velocista namibiano Frankie Fredericks, uno dei più forti in assoluto degli anni ’90 e vincitore di 4 medaglie d’argento olimpiche e 3 mondiali, oppure nel nuoto al fuoriclasse ungherese Laszlo Cseh, assoluto primattore in Europa, ma mai sul gradino più alto di un podio olimpico.

Altri, al contrario, hanno avuto la chance di infilarsi in un momento in cui non vi sono grandi nomi nella loro disciplina o specialità per salire alla gloria olimpica, ed uno dei casi è quello dell’azzurro Domenico Fioravanti, che a Sydney 2000 ha saputo approfittare del fatto che non fosse ancora iniziata la sfida a colpi di medaglie e record mondiali tra il giapponese Kosuke Kitajima e l’americano Brendan Hansen, per andare a prendersi due Ori sui 100 e 200 rana, mentre Rosolino, tanto per ribadire il concetto, se la doveva vedere con i mostri sacri dello stile libero Ian Thorpe e van den Hoogenband.

Tutta questa premessa per introdurre il personaggio di cui andiamo a narrare le gesta quest’oggi, il quale si colloca in una sorta di “via di mezzo”, in quanto ha sì saputo approfittare di un periodo di relativa assenza di fuoriclasse nella sua specialità – la farfalla a nuoto – ma ha anche piazzato dei tempi che hanno contribuito a riscrivere la tabella dei record su entrambe le distanze dei 100 e 200 metri, tali da far rimpiangere la mancanza dello scontro con colui che, in epoca successiva, ha lasciato pochi, se non quasi nulli, spazi ai suoi diretti concorrenti, vale a dire il Kid di Baltimora” Michael Phelps.

L’atleta in questione altri non è che il russo di Volgograd (la ex Stalingrado) Denis Pankratov, che vi vede la luce ad inizio luglio 1974, mettendosi in luce all’età di 16 anni facendo suoi i titoli in farfalla agli Europei juniores, impresa ripetuta l’anno seguente e che gli vale la selezione nella squadra olimpica per i Giochi di Barcellona ’92.

Alla sua prima grande manifestazione internazionale assoluta, il 18enne Pankratov non sfigura, iscritto nella sola prova dei 200, raggiunge la Finale nuotando in 1’59”00 in batteria, tempo che replica quasi al centesimo il giorno dopo, coprendo la distanza in 1’58”98 che gli vale il sesto posto (ad un solo 0”01 centesimo dalla quinta posizione), nella gara vinta dall’americano Melvin Stewart, campione iridato e primatista mondiale l’anno prima a Perth, in Australia.

In attesa di cimentarsi ad armi pari con i grandi specialisti d’oltre oceano, per Pankratov la prima sfida è costituita dal far suo lo scettro del miglior specialista a farfalla a livello continentale, per la quale l’appuntamento è fissato agli Europei di Sheffield ’93, in cui deve vedersela con il connazionale Vladislav Kulikov, campione in carica sui 100, e, soprattutto, con la coppia formata dal francese Franck Esposito e da Rafal Szukala, rispettivamente terzo e quarto sui 200 a Barcellona ’92, con il polacco addirittura argento sui 100, alle spalle del primatista mondiale, l’americano Pedro Pablo Morales.

Ed in una rassegna che vede la bandiera russa primeggiare, in campo maschile sia a stile libero con lo “zar” Alexander Popov, che a dorso con Vladimir Selkov, Pankratov riesce ad insidiare la supremazia di Szukala sui 100 farfalla, impegnandolo sino all’ultima bracciata solo per soccombere per l’inezia di 0”02 centesimi (53”41 a 53”43) in una Finale che lascia fuori dal podio sia Esposito che il campione uscente, Kulikov.

Più portato sulla doppia distanza, Pankratov deve vedersela con il Campione di Vienna ’91, il francese Esposito, il quale, al pari di Szukala e gli altri finalisti, non può che arrendersi di fronte alla prova di forza del russo che si impone con una facilità quasi irrisoria, andando a toccare in 1’56”25 (migliore di un 0”01 centesimo del tempo con cui Stewart si era aggiudicato l’oro olimpico l’anno prima …), lasciando l’esterrefatto Esposito a debita distanza, consolandosi con l’argento in 1’58”66, con il resto del lotto sopra i 2’ netti.

L’esplosione di Pankratov a livello cronometrico fa sì che venga visto come uno dei possibili pretendenti alle medaglie in occasione dei Mondiali di Roma ’94 – che passano alla storia come quelli della più grande debacle della squadra Usa – ai quali partecipa a due mesi dal compimento del 20esimo anno, un’età quasi ideale per un nuotatore.

Iscritto su entrambe le gare a farfalla – nonché chiamato a dare una mano anche alla staffetta 4x200sl oltre a nuotare, come scontato, la frazione a farfalla nella 4×100 mista – Pankratov deve ancora una volta inchinarsi a Szukala sulla distanza dei 100 metri, che il polacco fa sua in 53”51, vedendosi sfuggire l’argento per soli 0”03 centesimi (53”65 a 53”68) rispetto allo svedese Lars Frolander, in una Finale che vede il primo americano, Henderson, non meglio che quinto, davanti ad Esposito ed al Campione olimpico di Seil ’88 e mondiale di Perth ’91, Anthony Nesty del Suriname.

Deluso dall’andamento della gara, soprattutto per l’argento sfumato, Pankratov sfoga tutta la sua rabbia sulla doppia distanza, in cui l’1’56”54 fatto registrare è ampiamente sufficiente per assicurarsi l’oro davanti al polivalente neozelandese Danyon Loader – con un podio che, per la prima volta nella Storia dei Mondiali, non vede salirvi un atleta Usa tra 100 e 200 farfalla – per poi contribuire alla conquista di altrettante medaglie d’argento nelle due staffette 4x200sl (a soli 0”39 centesimi dalla Svezia) e 4×100 mista, in cui nuota la frazione interna a farfalla in 52”92.

Con la piena consapevolezza di dover migliorare sulla velocità se vuole primeggiare anche sulla più corta distanza, Pankratov, che è l’unico al mondo a “nuotare la subacquea” per 25 metri in avvio e 15 metri alla virata, intensifica gli allenamenti in tal senso nel periodo invernale, presentandosi tirato a lucido come non mai ai Campionati Europei di Vienna ’95 – avendo nel frattempo strappato a Stewart il record sui 200 metri portandolo ad 1’55”22 il 14 giugno ’95 durante un meeting in Francia – deciso a mettere finalmente la sua bracciata avanti a quella del polacco Szukala, pur se all’orizzonte si profila un’altra insidia da tenere sotto controllo, nella figura dell’ucraino Silantiev, che fa curiosamente anche lui Denis come nome di battesimo.

La presenza di Silantiev si rivela decisiva per stimolare Pankratov a dare il meglio di sé nella gara dei 100 farfalla che conclude vittorioso ed altresì stracciando il record mondiale dell’altro americano Morales che risaliva a ben 9 anni prima, migliorato da 52”84 a 52”32, con l’ucraino argento in 53”37 e dover essere Szukala, stavolta, ad accontentarsi del gradino più basso del podio in 53”45, con Esposito non meglio che quarto in 53”60.

Con il morale alle stelle, la gara sui 200 farfalla si rivela, per il neoprimatista mondiale su entrambe le distanze, poco più che una passerella, come dimostra in modo eloquente l’ordine di arrivo, che vede Pankratov confermare l’oro di Sheffield ’93 in un comodo, per lui, 1’56”34 con il più vicino dei suoi avversari, il polacco Konrad Galka, staccato di oltre 3” (!!), concludendo la prova in 1’59”50.

Confermato l’oro anche nella staffetta 4×100 mista, che nuota la prova nel record europeo di 3’38”11 grazie al più forte quartetto (Selkov, Korneyev, Pankratov e Popov) mai schierato nella storia, il 21enne russo è pronto per andare a conquistarsi anche la gloria olimpica, sfidando gli americani a casa loro in occasione dei Giochi di Atlanta ’96, dando anche un’occhiata a cosa accade oltre oceano in occasione degli Olympic Trials di Indianapolis di inizio marzo ‘96, in quanto non è insolito che negli Stati Uniti spunti fuori un fenomeno dal dire al fare.

L’esito dei Trials, in effetti, è alquanto tranquillizzante, visto che la coppia che guadagna la selezione sui 100 farfalla, formata da John Hargis e Mark Henderson, è più o meno sui tempi di Szukala (53”42 e 53”51 rispettivamente), mentre la spietata legge delle selezioni Usa esclude dalla rassegna olimpica il campione in carica dei 200, Melvin Stewart, non meglio che terzo nella gara vinta dal nome nuovo, il 19enne Tom Malchow, che vince la prova in 1’57”39, un crono comunque ben distante dal record di Pankratov.

Il quale, pertanto, sa di avere a disposizione un’occasione più unica che rara per fregiarsi del titolo olimpico che regala la gloria assoluta ad ogni atleta, potendo altresì contare sul fatto che il programma della rassegna a cinque cerchi prevede la disputa per prima della gara sui 200 farfalla, in cui si sente indubbiamente più sicuro, essendo imbattuto da quattro anni.

Pankratov riesce anche a controllarsi, giungendo alle spalle del britannico James Hickman nella sesta ed ultima batteria del mattino, nuotata in 1’58”28 (quarto tempo delle qualificazioni), per poi dare il meglio di sé nel programma serale del 22 luglio ’96, facendo suo l’oro con il riscontro cronometrico di 1’56”51, quasi 1” in meno dell’americano Malchow, che precede di soli 0”04 centesimi (1’57”44 ad 1’57”48) l’australiano Scott Goodman, con Esposito ai margini del podio.

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Pankratov in azione ai Giochi di Atlanta ’96 – da gettyimages.it

Maggiori preoccupazioni arrivano allo staff russo due giorni dopo in occasione delle batterie del mattino sui 100 farfalla, dove, nonostante Pankratov nuoti in più che soddisfacente 52”96, vede il suo tempi migliorato dal 21enne australiano Scott Miller – già oro sulla distanza sia ai “Commonwealth Games” di Victoria ’94 che ai “Pan Pacific Games” di Atlanta ’95 – che con 52”89 stabilisce il record olimpico stabilito da Nesty a Seul ’88, mentre, come previsto, la coppia americana fallisce addirittura l’ingresso in Finale.

La buona prestazione di Miller ha l’effetto di stimolare ancor di più Pankratov (alla stregua di quanto avvenuto con Silantiev l’anno prima a Vienna), il quale, posto sui blocchi di partenza in quinta corsia al fianco del suo rivale, attacca subito sin dalle prime bracciate, virando in 24”19 – ben 0”39 centesimi al di sotto del proprio limite mondiale – per poi resistere nella vasca di ritorno al tentativo di rimonta dell’australiano, andando a toccare in 52”27, che migliora di 0”05 centesimi il suo stesso primato assoluto, con Miller eccellente secondo in 52”53 ed il connazionale Kulikov a completare il podio con 53”13, toccando stavolta a Szukala l’amarezza di uscire dal giro delle medaglie, non meglio che quinto in 53”29.

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Miller e Pankratov all’arrivo dei 100 farfalla di Atlanta ’96 – da gettyimages.it

Con due ori al collo ed un record mondiale migliorato ce n’è a sufficienza per essere più che soddisfatti, ma Pankratov sa che la sua Federazione pretende un importante contributo per il buon esito della staffetta 4×100 mista ed il 22enne di Volgograd non è certo il tipo che si tira indietro di fronte a tali sollecitazioni, stampando una frazione interna lanciata di 51”55, necessaria per tenere a bada l’Australia nella lotta per l’argento, visto che le prime due frazioni a dorso ed a rana avevano scavato un solco irrecuperabile nei confronti degli Stati Uniti, oro con il mondiale di 3’34”84, mentre il 3’37”55 fatto registrare dal quartetto russo vale il miglioramento del loro stesso primato europeo stabilito a Vienna l’anno precedente.

Oramai appagato da un ricco palmarès contenente medaglie d’oro europee, olimpiche e mondiali, cui unisce il prestigioso riconoscimento di essere nominato “Nuotatore dell’Anno” sia nel 1995 che nel ’95, Pankratov prosegue stancamente a nuotare sino al 2002, anno del suo definitivo ritiro dalle scene, apparendo nella Finale dei 100 farfalla agli Europei di Siviglia ’97, conclusa in un mediocre sesto posto in 54”00, vedendosi poi migliorare, ad ottobre del medesimo anno, il record mondiale dall’australiano Michael Klim con 52”15, per poi presentarsi per la terza volta sul panorama olimpico in occasione dei Giochi di Sydney 2000, dove, iscritto sui 200 farfalla, riesce a qualificarsi per la Finale, in cui giunge settimo nella gara vinta da Malchow – il quale ai Trials gli aveva strappato il record nuotando la distanza in 1’55”18 – e che vede classificarsi al quinto posto un 15enne di cui sentiremo parlare a lungo negli anni a venire, un “certo” Michael Phelps.

Non c’è che dire, Denis, hai scelto proprio il periodo giusto per primeggiare

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