EMILE ALLAIS, L’INNOVATORE DELLO SCI FRANCESE

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Emile Allais – da masques-de-ski.net

articolo di Nicola Pucci

Per raccontare di Emile Allais e di quel che ha rappresentato non solo in Francia ma nel consesso dello sci mondiale, abbisognerei di ben più dello spazio che queste pagine mi concederanno di dedicargli. Perchè se è stato un campione a tutto tondo, sulle piste innevate di mezzo mondo così come negli esercizi che ha intrapreso nel corso di una vita spentasi qualche mese oltre la soglia dei 100 anni, ha pure garantito che lo sci alpino assurgesse al rango di sport d’elite.

Emile nasce il 25 febbraio 1912 a Megeve, e se il luogo è ideale per intraprendere l’attività sciistica, è pur vero che ancora gli sport invernali sono materia sconosciuta, o quasi. E non solo alle alpi francesi. Fortuna vuole che lo zio, reduce di Russia, abbia con sè un paio di sci da utilizzare nel suo lavoro di guida alpina per i turisti: Emile scopre l’attrezzo e se ne innamora a tal punto da costruirsene lui stesso un paio con le proprie mani. Il dado è tratto e quegli arnesi, oggi in legno ma che nel tempo andranno incontro ad evoluzione epocale, non abbandoneranno più Allais. Che seppur bambino sa già quel che vuole.

Alla scoperta, gioco forza, deve però far seguito il momento in cui il fato incrocia i destini dell’uomo: e questi altri non è che Otto Lantschner, sciatore austriaco ingaggiato dal barone di Rotschild che a Megeve ha nel frattempo fatto edificare un albergo di lusso, che insegna al nostro giovane campione in erba la tecnica in curva. Ed Emile apprende tanto bene che diverrà, qualche anno dopo, l’atleta che contribuirà alla definitiva uscita di scena del telemark.

Nel 1933 presta servizio militare negli alpini, il che gli permette di continuare a sciare, rompendosi prima una gamba, poi l’altra nel corso di uno slalom, e nel 1934 è pronto a debuttare in una grande competizione internazionale, i Mondiali di St.Moritz, quarta edizione di una serie avviata nel 1931 a Murren, sempre in Svizzera, terminando però lontano dai migliori, 35esimo nella discesa vinta da David Zogg, 29esimo nello slalom trionfale di Franz Pfnur, 27esimo in combinata che premia ancora la costanza di rendimento di Zogg, secondo anche tra i pali stretti.

E’ una sorta di scotto al noviziato, quello imposto dalle leggi dello sport al giovane Allais, che migliora comunque velocemente affinando la tecnica e innovando la sciata. E già nell’appuntamento iridato dell’anno successivo, ancora a Murren, è gran protagonista, quando la pista Engetal-Schwendiboden è teatro dell’exploit in discesa libera del francese, secondo e medaglia d’argento alle spalle dell’austriaco Franz Zingerle che lo precede di 4 decimi. E’ un’edizione, quella del 1935, che al maschile sorride agli asburgici, che realizzano un en-plein di tre vittorie in tre prove, ed Emile, non appagato, sale sul secondo gradino del podio anche in combinata 96,38 punti contro i 96,63 di Anton Seelos.

Proprio Seelos introduce un nuovo modo di affrontare i pali, con il movimento rotatorio della parte alta del busto a sostituire la tecnica usata in quegli anni, quella degli sci a spazza-neve a condurre l’aggiramento in curva. E Allais porta alla massima espressione l’innovazione, con la sciata a sci paralleli, diventandone di fatto il pioniere nonchè il maestro più efficace: nasce con lui il metodo francese, nello specifico la curva Christiania. Ed ha modo di raccogliere frutti copiosi già ai Giochi di Garmisch del 1936, i primi in cui lo sci alpino è infine sport olimpico, salendo sul terzo gradino del podio nell’unica prova che assegna medaglie, la combinata, chiudendo con 94,69 punti alle spalle dei due tedeschi Franz Pfnur e Gustav “Guzzi” Lantschner. Sul podio stringe la mano ad Hitler, gioco forza, ma rifiuta di fare il saluto nazista e l’episodio, come tanti altri in una vita che lo vedrà pure impegnato nella resistenza francese, ne rafforzeranno il mito.

Il bello, però, deve ancora venire e Allais, l’anno dopo, nel corso dei Mondiali di Chamonix a cui si presenta con rivoluzionari e strettissimi fuseau infilati in basso nello scarpone e fermati con l’elastico, tocca l’apice della sua carriera. Il 13 febbraio demolisce la concorrenza in discesa libera vincendo la gara con l’abissale vantaggio di 13″ (!!!) sulla coppia composta dal connazionale Maurice Lafforgue e dall’azzurro Giacinto Sertorelli; due giorni dopo, 15 febbraio, bissa il trionfo in slalom battendo l’austriaco Wilhelm Walch e il germanico Roman Worndle, vittoria che gli garantisce il successo anche in combinata per una tripletta d’oro iridata mai più riuscita a nessuno (almeno fino all’introduzione delle prove di gigante e supergigante) e realizzata solo alle Olimpiadi da Toni Sailer nel 1956 a Cortina e da Jean-Claude Killy a Grenoble nel 1968.

Nel pieno della maturità atletica e tecnica, 26enne di bellissime speranze, ormai tramutate in meravigliosa realtà, Emile è protagonista anche l’anno dopo sulle nevi di Engelberg, in Svizzera, per un’edizione mondiale che se lo vede confermare il titolo in combinata, gli regala altre due medaglie d’argento, in discesa 2″ alle spalle di James Couttet e in slalom, nettamente battuto dalla classe del campione di casa Rudolf Rominger. Il che significa che negli ultimi due appuntamenti iridati ha colto sei medaglie in sei gare, 4 ori e 2 argenti. Bottino che lo eleggono a campionissimo del momento.

Il vento putrido della Seconda Guerra Mondiale ormai soffia sull’Europa e Allais, ricco di gloria e trofei, vede interrotta la striscia vincente di medaglie, complice anche un brutto infortunio alla caviglia. La carriera agonistica si arresta, definitivamente, per aprire la porta al dopo. Ed è un dopo altrettanto di successo, con Emile che si trasferisce di là dall’Atlantico adoperandosi alla nascita delle stazioni sciistiche di Squaw Valley in California e Portillo in Cile, l’una sede delle Olimpiadi del 1960, l’altra dei Mondiali del 1966. Poi, tanto altro ancora, sempre e comunque con il legame imprescindibile con il manto soffice della neve. Inseparabile compagna di vita. Fino all’ultimo giorno.

 

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