LA “VITA SPERICOLATA” DI MARC CECILLON, IL RUGBISTA OMICIDA

Marc-Cecillon
Marc Cecillon al Bourgoin-Jallieu – da:onrugby.it

articolo di Giovanni Manenti

Purtroppo, nonostante coloro che praticano una disciplina sportiva debbano più di altri rispettare regole di lealtà e correttezza nei confronti dei propri avversari, alcuni di essi si sono resi protagonisti di eventi delittuosi a carico delle loro compagne, tra cui i più tristemente famosi sono quelli che hanno coinvolto il pugile argentino Carlos Monzon, reo di aver strangolato la moglie Alicia Muniz, il giocatore di football americano O.J. Simpson, coinvolto nell’omicidio della ex moglie Nicole Brown, ed, in tempi più recenti, l’atleta paralimpico sudafricano Oscar Pistorius, condannato a 6 anni per aver sparato alla fidanzata trentenne Reeva Steenkamp.

Anche l’Europa ha vissuto un caso analogo, ed il protagonista altri non è che il rugbista francese Marc Cicellon, il quale si rende colpevole dell’omicidio, avvenuto il 7 agosto 2004, della propria moglie Chantal a colpi d’arma da fuoco, dando vita ad uno degli eventi mediatici più importanti nella recente storia di cronaca nera transalpina.

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Marc Cecillon e Chantal il giorno delle nozze – da skyrock.com

Già, perché Cecillon, nato a fine luglio 1959 a Bourgoin-Jallieu, nel dipartimento d’Isère, è un giocatore di rugby di fama internazionale, sport che oltralpe continua ad avere una popolarità superiore al calcio, che ha smesso da appena un anno l’attività agonistica, prevalentemente svolta con il Club della sua città natale.

Dopo aver lavorato da ragazzo come pasticciere – circostanza che deve aver contribuito alla sua notevole stazza di m.1,92 per 115 chili – Cecillon si forma nelle giovanili del Saint-Savin per poi essere tesserato per il Bourgoin-Jallieu nel 1976, a 17 anni, ricoprendo il ruolo di seconda linea, ma potendo essere impiegato anche come terza linea centro o terza linea ala.

Nei 23 anni in cui Cecillon indossa la maglia celeste granata, ne è un punto di forza, tanto da essere selezionato anche per il XV di Francia, con cui debutta il 20 febbraio ’88 nella vittoria al Parco dei Principi per 25-6 contro l’Irlanda nell’ambito del Torneo del “Cinque Nazioni” che i transalpini si aggiudicano a pari merito con il Galles, prima delle sue 46 apparizioni con la divisa dei “Bleus (di cui 43 da titolare e 5 con la fascia da Capitano), durante le quali realizza 9 mete, un traguardo non da poco per una seconda/terza linea.

Con “L’Equipe de France”, Cecillon si aggiudica altri due Tornei del “Cinque Nazioni”, nel 1989 e nel ’93, disputando in quest’ultimo caso tutte e cinque le gare in programma, per essere altresì selezionato per la Coppa del Mondo ’91 in Gran Bretagna e per la successiva in Sudafrica, conclusa al terzo posto ed in cui il forte difensore scende in campo, nella semifinale persa 15-19 contro i padroni di casa, per l’ultima volta con indosso la maglia della sua Nazionale.

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Marc Cecillon in azione con “Les Bleus” – da sudouest.fr

Le ultime stagioni al Bourgoin-Jallieu sono quelle in cui il Club raggiunge i vertici del rugby transalpino, curiosamente sempre negli anni dispari, e, dopo essere stato eliminato nella semifinale del Campionato francese ’95 per 10-16 dai futuri Campioni del Tolosa, ecco che, due anni dopo, si qualifica per la Finale della prima edizione della “Challenge Cup” (la seconda competizione europea dopo la “Heineken Cup”), una manifestazione che vede giungere in semifinale ben quattro formazioni transalpine, e che il Bourgoin-Jallieu si aggiudica superando nell’atto conclusivo per 18-9 l’Olympique Castres.

Quello continentale resta l’unico importante trofeo in casa celeste granata, dato che, lo stesso anno, esito diverso anno le Finali di Coppa di Francia ed, unica volta nella storia a raggiungere tale traguardo, del Campionato, in cui il successo arride ancora una volta – e per il quarto anno consecutivo – al Tolosa per 12-6 nella sfida disputatasi il 31 maggio ’97 al Parco dei Principi.

Non avranno miglior fortuna, Cecillon ed i suoi compagni, due anni dopo, quando giunti nuovamente in Finale nella “Challenge Cup” – manco a dirlo, ancora terreno di caccia esclusivo transalpino – devono arrendersi per 35-16 di fronte al Montferrand, ed analogo esito ha l’atto conclusivo della “Coupe de France”, che li vede sconfitti per 27-19 dallo “Stade Français Parisil 5 giugno ’99 a Saint-Etienne per quella che è l’ultima gara disputata dalla granitica terza linea con la maglia della squadra della sua città.

Raggiunta la soglia dei 40 anni, Cecillon accetta l’offerta del Club dilettantistico del Beaurepaire, dove svolge attività di allenatore-giocatore, occupandosi principalmente di allevare giovani promesse, ma, nel frattempo, iniziano a manifestarsi sempre più frequenti i suoi problemi di dipendenza dall’alcool, con il quale aveva cominciato a prendere dimestichezza per celebrare i suoi successi, tant’è che fra i suoi stessi compagni di squadra circolava il detto che “facesse molto più del terzo tempo …” (locuzione con cui nel Rugby si indica il cameratismo tra i rappresentanti di entrambe le squadre a fine partita …) e non di rado toccava al padre andare a cercarlo nei Locali della regione anche a notte fonda.

E ciò, nonostante che nel ’98, ad un anno dal suo ritiro dal Rugby professionistico, il giornalista Guy Leduc gli dedichi un libro dal titolo che, a posteriori, sembra quasi grottesco, “Marc Cecillon, l’uomo tranquillo del Rugby francese”, di sicuro un giocatore di spessore, visto che l’autorevole quotidiano inglese Times lo include tra i 10 rugbisti francesi di maggior impatto.

E che il carattere di Cecillon fosse quello – verrebbe da dire, in italiano – di un “bonaccione” è confermato anche dalle dichiarazioni del celebre compagno di Nazionale Serge Blanco, il quale descrive il possente Marc come “un atleta potente di una generosità immensa sul terreno di gioco; in tutta la sua carriera non ha mai ricevuto una sola ammonizione, non ha mai giocato “sporco”, al contrario di molti altri nel suo ruolo”.

Cosa può quindi portare un “gigante buono” a compiere il tragico gesto messo in atto la sera del 7 agosto 2004, quando uccide con cinque colpi d’arma da fuoco la moglie Chantal, con cui è unito in matrimonio da ben 24 anni, durante una serata a Saint-Savin alla presenza di una sessantina di persone ??

Il fatto è che, come spesso accade, ai problemi di alcool si aggiunge la depressione e l’uso di farmaci non contribuisce a migliorare la situazione, rendendo Cecillon un uomo diverso da quello che Chantal aveva amato e sposato dandogli due figli, ragion per cui aveva manifestato l’intenzione di chiedere il divorzio, non sopportandone più la dipendenza dall’alcool, la violenza e le scene di gelosia, quantunque lui stesso non fosse un “Campione di fedeltà”, come avremo modo di toccare con mano più avanti.

Cecillon si presenta alla festa palesemente alterato, chiede alla moglie di tornare a casa con lui, ed, al suo rifiuto, colpisce una sua amica che si era messa in mezzo per difendere la donna e, cacciato dagli ospiti, vi fa ritorno con in mano una pistola – dal che il Giudice vi ravvisa la premeditazione – uccidendo la sfortunata compagna, ed all’arrivo delle forze dell’ordine, risulta avere un tasso alcoolico nel sangue pari a 2,65 grammi.

La notizia sconvolge l’opinione pubblica francese e calamita l’attenzione per il processo che si svolge davanti alla Corte d’Assise il 6 novembre 2006 e, nonostante che i difensori dell’ex campione cerchino di porre l’accento sulle difficoltà di riconversione ad una vita normale dopo la cessazione dell’attività agonistica, sul fatto di essere stato lasciato solo con sé stesso e sulle due difficoltà nell’esprimere i propri sentimenti, Cecillon viene condannato a 20 anni di carcere, malgrado la stessa accusa ne avesse richiesti solo 15.

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Le figlie di Cecillon, Célin e Angelique, durante il processo – da lemonde.fr

Detta sentenza viene parzialmente modificata in appello, non venendo riconosciuta la premeditazione, con ciò riducendo la pena a 14 anni di reclusione, una condanna ritenuta dalle stesse figlie e dalla suocera di Cecillon come “appagante per le due famiglie, permettendo loro di mantenere la relativa coesione”.

Non solo in Italia, comunque, le condanne sono scritte sulla carta, visto che il 7 luglio 2011 Cecillon esce di prigione beneficiando della libertà condizionata per buona condotta dopo aver trascorso scontato solo 7 anni della pena prevista, dedicandosi alla pittura in un paese nei Pirenei Orientali, dove vive assieme ad una nuova compagna.

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Alexandre Dumoulin, dichiaratosi figlio naturale di Cecillon – da espn.co.uk

Ma l’ex terza linea non ha ancora smesso di salire agli onori della cronaca, dapprima citando in giudizio a gennaio 2014 le due figlie, accusate di aver mal gestito – durante il periodo trascorso in carcere – l’eredità della madre, una lite che si conclude con un accordo amichevole nel successivo mese di aprile, con un Notaio incaricato di procedere alla ripartizione dell’asse ereditario tra il padre e le proprie figlie, e quindi con una inaspettata sorpresa, quando il centro della Nazionale francese Alexandre Dumoulin – nato, non a caso, il 24 agosto 1989 a Bourgoin-Jallieu – dichiara pubblicamente nel gennaio 2015 di essere figlio naturale di Cecillon, frutto di una delle tante relazioni extra coniugali dell’allora idolo della sua città natale, pur se i due non hanno mai voluto incontrarsi.

E chissà se a Vasco Rossi piace, questo “francesone”, dalla vita indubbiamente “spericolata”…

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