JOE WALCOTT, IL DEMONIO DELLE BARBADOS

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Joe Walcott contro Joe Gans – da en.wikipedia.org

articolo di Nicola Pucci

C’è un Joe Walcott, statunitense, che fu campione del mondo dei pesi massimi prima di venir abbattuto da Rocky Marciano, e c’è un Joe Walcott, britannico della Guyana, che qualcuno di molto autorevole considera il peso welter più forte della storia. Ecco, di lui, che fu soprannominato “il demonio delle Barbados“, tratteremo oggi su queste pagine.

Cominciando col dire che qui stiamo parlando della boxe dei primordi, ovvero quando ancora non ci sono regole ferree e i confini tra le categorie di peso sono assolutamente variabili. Fatto è che che il nostro Joe, classe 1873, nasce a Demerara, appunto in quella Guyana cha appartiene a Sua Maestà The Queen, da padre di origini brasiliane che lavora duramente spaccandosi la schiena a tagliare canna da zucchero. Joe ha muscoli possenti, cassa toracica enorme, braccia lunghe e porta i segni di quella razza che nell’aspetto ricorda gli abitanti dell’estremo Artico, ovvero taglio sottile ed obliquo degli occhi.

A 14 anni si imbarca su un brigantino in destinazione Boston come inserviente in cucina, ed è la scelta di vita che ne segnerà il futuro. Abbandona la dura vita nei campi e sa già, per certo, che a Demerara non metterà più piede. Una volta giunto in America comincia a far di pugni, con quella potenza devastante che ne sarà sempre il segno di distinzione, così come pratica la lotta pur non entusiasmandosi particolarmente nell’esercizio specifico. Nel 1890 incrocia per la prima volta i guantoni con un certo Tom Powers, mandandolo al tappeto dopo due riprese, ed è solo l’inizio di quell’avventura sul ring che lo renderà famoso. Al punto che proprio Joe Walcott, l’americano, deciderà di farsi chiamare così in suo onore (all’anagrafe era in realtà Arnold Raymond Cream).

Il nostro Walcott, il barbadoregno, è un formidabile picchiatore, seppur con scarsa tecnica che mai riuscirà ad affinare nel corso della carriera nonostante i tentativi dei suoi maestri. Ma fa lo stesso, pur compattato su 65 kg. di peso e 156 centimetri di altezza, affronta spesso e volentieri avversari ben più prestanti di lui, nondimeno dando loro sonore legnate. Ha la fortuna di poter contare su un manager di spicco, Tom O’Rourke che oltre a Walcott si occupa di un altro grande campione dell’epoca, George Dixon, e gli spalanca le porte del campionato del mondo, gettandolo nella mischia il 29 ottobre 1897 al Mechanic’s Pavillon di San Francisco dove cede per k.o.t.alla dodicesima ripresa a Kid Lavigne per la corona iridata dei pesi leggeri.

La sconfitta è bruciante, così come era stata bruciante qualche mese prima contro lo stesso Lavigne in una sfida non valida per il titolo mondiale, e come è altrettanto amara quella con il canadese di origini irlandesi Mysterious Billy Smith il 6 dicembre 1898 al Lenox A.C. di New York per il titolo mondiale dei pesi welter. E’ solo il terzo di sei combattimenti tra i due pugili, con Smith, considerato un duro, che riesce a contenere la furia demolitrice di Walcott per imporsi infine ai punti. “Il demonio delle Barbados” poi prenderà le misure al nordamericano e farà suoi i tre successivi incontri, seppur senza titolo in palio.

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Joe “Barbados” Walcott – da it.wikipedia.org

Già, la palma di miglior pugile del mondo. Che Walcott va inseguendo con insistenza da qualche anno e che può finalmente far sua il 18 dicembre 1901 quando all’International A.C. di Fort Erie, nell’Ontario, manda prima a terra e poi sconfigge per k.o.t alla quinta ripresa Jim Rube Ferns, travolto da una selva di colpi di terrificante violenza. Tommy West e Billy Woods sono le due prime difese del titolo, entrambe vinte ai punti, prima di vedersi strappare la corona da Dixie Kid, più giovane di dieci anni, che il 29 aprile 1904 approfitta della squalifica del detentore del titolo per salire a sua volta sul tetto del mondo dei pesi welter.

Ad onor del vero l’apparente squalifica senza motivo in cui incorre Walcott alla 20esima ripresa mentre stava dominando il combattimento si giustifica, eccome se si giustica, una volta che verrà accertato che l’arbitro dell’incontro, tale Dick Sullivan, aveva scommesso prima del match sulla vittoria di Dixie Kid!

A Walcott l’esito della sfida non va proprio giù ed ottiene una pronta rivincita, il 12 maggio dello stesso anno, che si risolve in un verdetto di parità; e solo con la rinuncia di Dixie Kid di difendere la corona ritenendola un intralcio  alla possibilità di guadagnare buone borse ovunque fosse richiesto, può avere una nuova chance di combattere per il titolo mondiale dei pesi welter. Il 30 settembre 1904 affronta Joe Gans, chiudendo il match in pareggio che gli vale la corona, non prima però di aver incrociato i guantoni, qualche settimana prima, al Lake Massabesic Coliseum di Manchester, nel New Hampshire, con Sam Langford, incontenibile picchiatore, un peso mediomassimo prestato per l’occasione ad un welter.

Ecco, se c’è un combattimento che rende piena giustizia al valore assoluto di Joe Walcott, più dei titoli mondiali vinti e persi (tra questi anche le due ultime sfide valide per la cintura con Honey Mellody, entrambe perse nel 1906 a Chelsea, dopo che l’anno prima, a Capodanno, si era accidentalmente sparato un colpo di pistola su una mano, faticando poi a ritrovare una forma accettabile), è proprio quella volta che osò affrontare “lo spaccaossa di Boston“, uno dei pugili più forti della storia: per venti riprese intense, violente, pure estremamente equilibrate, Joe tenne testa ad un rivale che lo sovrastava di almeno venti chili, rimanendo in piedi e facendo match pari. Sì, perchè pareggio fu ma è come se avesse vinto. Il welter che ferma il massimo… roba da fenomeno. E Joe Walcott, il “demonio delle Barbados“, fenomeno lo era proprio.

 

 

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