LA PRIMA “GENERAZIONE DI FENOMENI” DELL’ATLETICA GIAMAICANA

 

CNciYHFVAAAmbl2
I “Fantastici Quattro” giamaicani – da twitter.com

articolo di Giovanni Manenti

Parli di Giamaica ed – a parte le associazioni con il rum e la musica reggae – ciò che ti viene alla mente in campo sportivo sono i velocisti della “Bolt Generation”, in grado di stabilire un’egemonia che non ha riscontro nella Storia dell’Atletica leggera, essendo stati capaci, in campo maschile, con il loro leader Usain Bolt ed il suo degno contorno, di conquistare le medaglie d’oro sui 100, 200 metri e staffetta 4×100 sia nelle ultime tre Edizioni dei Giochi Olimpici (Pechino ’08, Londra ’12 e Rio de Janeiro ’16) che nelle quattro più recenti rassegne iridate (da Berlino ’09 sino a Pechino ’15).

E non è che, tra le femmine, le cose siano cambiate di molto – con quattro vittorie sui 100 metri nelle ultime cinque edizioni dei mondiali e venendo sconfitte in staffetta dalle americane solo a Daegu ’11 rispetto alle quattro più recenti rassegne iridate, mentre a livello olimpico la premiazione dei 100 metri ha visto suonare consecutivamente l’inno caraibico da Pechino ’08 a Rio ’16 e sui 200 metri la sola Allyson Felix è riuscita ad interrompere, a Londra ’12, una striscia vincente aperta da Veronica Campbell ad Atene ’04 e poi proseguita dalla Thompson a Rio ’16 – a dimostrazione di come per la Giamaica la velocità sia la specialità nazionale, basti pensare che delle 78 medaglie olimpiche conquistate, solo una – il bronzo messo al collo dal ciclista David Weller sul chilometro da fermo ai Giochi di Mosca ’80 – proviene da uno sport che non sia l’Atletica.

E se, però, per andare alle origini di tale supremazia, molti si ricordano delle imprese della Merlene Ottey, capace di competere in cinque edizioni consecutive dei Giochi, da Los Angeles ’84 sino a Sydney 2000, oppure, nel settore maschile, dei velocisti Lennox Miller – argento a Città del Messico ’68 e bronzo a Monaco ’72 sui 100 metri – ed, ancor più, Donald Quarrie – Oro sui 200 ed argento sui 100 a Montreal ’76, ancora bronzo sui 200 a Mosca ’80 ed argento con la staffetta 4×100 a Los Angeles ’84 – crediamo che ben pochi sappiano che la Giamaica è stata in grado di presentare, nelle prime due edizioni dei Giochi del Secondo Dopoguerra, una altrettanto competitiva formazione, in grado di spaziare dalla velocità pura sino al mezzofondo veloce.

Difatti, quando la bandiera a cinque cerchi – simbolo dell’unione e della fratellanza tra i popoli – può finalmente tornare a sventolare sullo Stadio di Wembley, dopo la cancellazione dei Giochi di Tokyo ’40 e la mancata assegnazione dell’edizione del ’44, in occasione della cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra ’48, tale evento coincide altresì con la prima partecipazione assoluta di una rappresentanza dell’isola facente parte dell’arcipelago delle Grandi Antille, costituita da soli 13 atleti, di cui 10 iscritti a gare di Atletica Leggera, con l’aggiunta di due sollevatori di peso ed un pugile.

E, tra questa decina, vi è un quartetto destinato a scrivere una delle più belle pagine del grande “Romanzo delle Olimpiadi”, formato da Herbert McKenley (n. 10 luglio 1922), Arthur Wint (n. 25 maggio 1920), George Rhoden (n. 13 dicembre 1926) e Leslie Laing (n. 19 febbraio 1926), tale da costituire, pur con diverse basi di partenza, una delle più forti staffette del miglio mai viste all’opera.

Di questi, McKenley è il più veloce, potendo spaziare con estrema naturalezza dai 100 ai 400 metri, mentre Laing – il più debole, od il meno forte, fate voi, del lotto – è più specialista dei 200, con Rhoden che si dedica esclusivamente al giro di pista, mentre Wint, già all’epoca, si cimentava in quello che sarebbe poi stato portato a compimento da “El Caballo” Alberto Juantorena a Montreal ’76, vale a dire ottenere l’accoppiata sui 400 ed 800 metri, tentativo, questo, che il giamaicano condivide con l’americano Malvin Whitfield, con il quale dà vita ad epiche sfide.

Come quasi sempre accade in questi casi, la presenza di questi atleti longilinei e ben strutturati – McKenley misura m.1,85 per 72kg., mentre Wint ha un personale di 194cm. per 77kg. – provenienti da una zona di cui ancora molti ignorano persino l’esistenza, viene vista con una sorta di scetticismo (come, del resto, avviene anni dopo con i mezzofondisti dell’Africa nera), sensazione che poi si trasforma in legittima apprensione non appena mettono in mostra le loro potenzialità.

L’approccio alle gare è comunque soft, in quanto i due iscritti sulla prova più veloce dei 100 metri – Laing e Basil McKenzie – non riescono a superare neppure lo scoglio delle batterie (ed i sorrisini si sprecano …), mentre sicuramente un miglior impatto l’ha la prova di McKenley e Laing sulla doppia distanza, visto che entrambi ottengono la qualificazione per la Finale in programma il 3 agosto, con il primo dei due ad essersi aggiudicato tutte e tre le serie disputate (21”3 al primo turno, replicato al secondo, e 21”4 nella semifinale in cui precede gli americani Melvin Patton e Barney Ewell).

All’atto conclusivo, però, le parti si invertono, e sono Patton ed Ewell a prevalere, rispettivamente oro ed argento pur venendo accreditati del medesimo tempo di 21”1, mentre McKenley si vede sfuggire anche il gradino più basso del podio, preceduto dal panamense Lloyd LaBeach, già bronzo anche sui 100, mentre Laing conclude, staccato, al sesto ed ultimo posto.

Una delusione, che McKenley spera di riscattare sul giro di pista, prova a cui si presenta in veste di primatista mondiale con il tempo di 45”9 fatto registrare ad un mese dall’apertura dei Giochi, forte anche del fatto che i suoi più attesi rivali, il connazionale Wint ed il già ricordato americano Whitfield, hanno nelle gambe la fatica derivante dall’essersi affrontati sugli 800 metri, la cui Finale si risolve abbastanza nettamente a favore di quest’ultimo con il tempo di 1’49”2 rispetto all’1’49”5 del caraibico.

3402150
Whitfield precede Wint nella finale degli 800 metri – da gettyimages.it

Due giorni dopo, il 4 agosto, sono in programma batterie e quarti di finale dei 400 metri e le previsioni della vigilia vengono pienamente rispettate, con i tre favoriti che si aggiudicano le rispettive serie dei quarti, pur se è Wint a destare la migliore impressione, correndo in 47”7 rispetto al 48”0 con cui entrambi i suoi avversari fanno fermare il cronometro, mentre anche Rhoden si qualifica per le semifinali.

Con una formula ad oggi superata, il pomeriggio del 5 agosto si disputano le due semifinali alle ore 15,00 e la finale meno di due ore dopo, con Wint che fornisce un’ulteriore dimostrazione di forza aggiudicandosi la prima in un eccellente 46”3 davanti all’australiano Curotta ed ad un Whitfield che sembra pagare la stanchezza, lasciando fuori dalla Finale uno sfortunato Rhoden, il cui 47”7 gli sarebbe valso il secondo posto qualora avesse preso il via nella seconda serie, appannaggio di McKenley con il tempo di 47”3 davanti agli altri due componenti il terzetto “a stelle e strisce”.

In una Finale tutta di madre lingua inglese, con tre americani, i due giamaicani ed il citato australiano, la sfida si risolve in una lotta in famiglia tra i due rappresentanti dell’isola del reggae, ma con Wint a prevalere eguagliando in 46”2 il record olimpico stabilito dall’americano Bill Carr a Los Angeles ’32, mentre McKenley, presentatosi all’uscita dell’ultima curva con circa tre metri di vantaggio, paga dazio nel finale, facendosi superare dall’amico/rivale a 20 metri dal filo di lana, per doversi così accontentare dell’argento in 46”4 ed il tenace Whitfield va a completare il podio in 46”9.

50962200
L’oro di Wint su McKenley sui 400 metri di Londra ’48 – da gettyimages.it

Il frastornato McKenley ha comunque un’ultima occasione per mettersi l’oro al collo, vale a dire la prova conclusiva del programma, la staffetta 4×400 metri, in cui il quartetto giamaicano – potendo contare sull’oro e l’argento della prova individuale e due più che validi rincalzi quali Rhoden e Laing – parte con i favori dei pronostici, pur se in batteria sono gli americani a registrare il miglior tempo di 3’12”6, particolare peraltro di poco conto, visto che nella serie vinta dai caraibici la Francia, seconda arrivata, giunge con un distacco di ben 3”.

Con Wint schierato in terza frazione e McKenley in quarta (a sfidare l’americano Whitfield), i due quartetti favoriti prendono decisamente la testa sin dall’avvio, ma mentre il pubblico presente si appresta a seguire, trepidante, come andrà a concludersi la sfida ecco che, proprio sul più bello avviene ciò che non ti aspetti, sotto forma di un infortunio muscolare che esclude dai giochi un provato Wint – peraltro alla sua nona gara in altrettanti giorni tra 400 ed 800 metri – con ciò lasciando un incredulo ed esterrefatto McKenley ad assistere, sconfortato, al facile trionfo del quartetto Usa con quasi 4”5 di vantaggio sulla Francia.

59ff73becd8b5d2b99a3a9ceab1e4428
Un deluso McKenley per l’esito della staffetta: da pinterest.com

Una amarezza indicibile per McKenley – il quale sta iniziando a pensare che sulla sua testa penda una qual sorta di maledizione olimpica – cui non giunge certo a mitigarla la notizia che, il 22 agosto 1950, ad Eskilstuna, in Svezia, il connazionale Rhoden migliori il suo primato sui 400 metri portandolo a 45”8, meditando comunque il riscatto in vista dei Giochi di Helsinki ’52, facendo le prove iscrivendosi a tutte e tre le gare di velocità sia ai “Central American and Caribbean Games”, svoltisi a Città del Guatemala ’50, dove si aggiudica l’oro sia sui 200 (20”9) che sui 400 metri (47”8 davanti proprio a Rhoden, 48”3) e si piazza secondo sui 100 in 10”4 (ma davanti a LaBeach che lo aveva privato del bronzo a Londra), che ai successivi “Pan American Games” di Buenos Ayres ’51, in cui peraltro deve accontentarsi di altrettante medaglie di bronzo su tutte e tre le distanze, in una rassegna che vede brillare il cubano Rafael Fortun – oro sui 100 e 200 metri – ed il sempre valido Whitfield, il quale si aggiudica 400 ed 800 metri, con ciò confermando la propria candidatura al podio in vista delle Olimpiadi dell’anno seguente.

Appuntamento olimpico finlandese al quale la rappresentanza giamaicana è ridotta a sole 8 unità, confermando però i “Fantastici Quattro” che vanno alla ricerca della rivincita nella staffetta del miglio, mentre Arthur Wint, prima medaglia d’oro olimpica del suo Paese, ha il giusto riconoscimento di fungere da portabandiera nella cerimonia di apertura dei Giochi.

Con una ripartizione dei compiti in parte anomala – ma dettata in massima parte dalla presenza del primatista mondiale Andrew Stanfield sui 200 metri e dall’assenza, per infortunio, del grande favorito sulla più corta distanza, l’americano Jim Golliday – McKenley viene iscritto sulle distanze dei 100 e 400 metri piani, mentre Laing prende il via sui 200 ed il primatista Rhoden conferma la propria presenza solo sul giro di pista, con il più anziano della compagnia Wint, ad onta delle sue 32 primavere, a tentare nuovamente la “doppietta” 400/800 metri, con ciò rinnovando la sfida a Whitfield su entrambe le distanze.

Come di prammatica, le ostilità sono aperte dalla prova più veloce sui 100 metri e le quotazioni di McKenley subiscono un ulteriore rialzo per l’eliminazione nella prima semifinale, menomato da un infortunio, del vincitore dei Trials americani, Art Bragg, mentre il giamaicano fa sua la seconda serie in 10”4 precedendo l’altro americano Lindy Remigino.

Le due ore che separano McKenley dalla Finale del 21 luglio ’52 devono essere forse le peggiori da lui vissute, trascorse a ripassare mentalmente la fase di uscita dai blocchi ed ogni singolo appoggio per far sì che la “maledizione olimpica” finalmente lo abbandoni, e quando i sei finalisti prendono il via allo sparo dello starter, danno vita al più serrato ed indecifrabile arrivo nella Storia dei Giochi sino ad allora disputati, venendo tutti racchiusi nello spazio di un solo 0”1 decimo – i primi quattro accreditati di 10”4 e gli ultimi due di 10”5 – tant’è che occorre un accurato esame del fotofinish per assegnare la vittoria all’americano Remigino, con McKenley ancora una volta costretto a far buon viso a cattiva sorte per una differenza che il cronometraggio elettronico e non ufficiale quantifica in un 0”01 centesimo di secondo (10”79 a 10”80 …!!).

341f11fc2a3e613b36234d6813f0932d--m-the-race
Il serrato arrivo dei 100 metri – da pinterest.com

 

Non solo McKenley vede comunque i sorci verdi, in quanto una situazione simile si presenta anche al connazionale Wint il quale, pur riducendo il distacco rispetto a quattro anni prima, viene nuovamente battuto da Whitfield sugli 800 metri (1’49”2 ad 1’49”4) nella Finale del 22 luglio, mentre il giorno dopo Laing conclude non meglio che quinto la prova sui 200 metri che vede, come previsto, l’affermazione di Stanfield con il tempo di 20”7 in un podio interamente monopolizzato dagli atleti “a stelle e strisce”.

ok_6931
L’arrivo vittorioso di Whitfield su Wint ad Helsinki ’52 – da urheilumuseo.fi

Ancora a secco di medaglie, la rappresentativa giamaicana può però ora concentrarsi sulle due prove che la vedono ampiamente favorita, vale a dire la gara individuale dei 400 metri e la conseguente staffetta 4×400, in cui ripropongono lo stesso identico quartetto beffato a Londra dall’infortunio di Wint, mentre sul giro di pista il trio composto da Rhoden, Wint e McKenley fornisce ampie garanzie al riguardo.

Già nel corso della prima giornata di gara, le posizioni si delineano, con i tre caraibici ad aggiudicarsi le rispettive serie dei quarti di finale (con Wint l’unico a scendere sotto i 47” netti), mentre la quarta è appannaggio di Whitfield, americano che si qualifica a fatica per la finale in apertura del programma pomeridiano del 25 luglio, giungendo terzo nella prima semifinale vinta da Wint in un eloquente 46”38, mentre McKenley precede Rhoden (46”53 a 46”61) nella seconda, facendo intuire che chi vorrà candidarsi per il podio dovrà fare i conti con il citato “trio delle meraviglie”.

Due ore dopo, i sei finalisti si ritrovano alla partenza dell’atto conclusivo, con Rhoden posizionato nella corsia esterna, ideale punto di riferimento per McKenley, viceversa in quarta corsia, con Wint in seconda, ed in avvio (contrariamente a quanto avvenuto quattro anni prima a Londra) è quest’ultimo a cercare la carta sorpresa producendosi in una progressione bruciante che lo porta a coprire i primi 200 metri in 21”7 per poi spegnersi progressivamente in curva, mentre Rhoden, senza punti di riferimento, fa la sua gara presentandosi sul rettilineo d’arrivo con quattro metri di vantaggio che il disperato recupero di McKenley nel finale non riesce a colmare, dovendo per l’ennesima volta accontentarsi della seconda piazza, pur venendo accreditato del medesimo tempo di 45”9 del vincitore – prima volta che in una Finale olimpica si scende sotto il muro dei 46” netti, ancorché i rilievi elettronici sanciscano una differenza di 0”11 centesimi (46”09 a 46”20) tra i due – con gli esausti Wint e Whitfield, provati dalle numerose gare disputate, che finiscono agli ultimi due posti.

0ap2000000129687_gallery_600
Da sin. McKenley, Rhoden e Matson, podio dei 400 – da nfl.com

Ora, ritenere che sul capo di McKenley gravi una vera e propria “Maledizione olimpica” per quanto attiene alla conquista di una medaglia d’oro, deve essere il pensiero anche degli altri componenti la Staffetta 4×400, visto che, prima dell’inizio della Finale con cui il 27 luglio si conclude il programma olimpico, i quattro prescelti si stringono in cerchio recitando una preghiera propiziatoria.

maxresdefault
Il quartetto giamaicano in raccoglimento prima della finale – da youtube.com

E’ indubbio che la sfida è con il quartetto americano – anche se in batteria il miglior tempo è stato fatto registrare dalla Germania con 3’10”5 – e la formazione giamaicana modifica l’ordine dei frazionisti, ponendo Wint in prima, seguito da Laing, per poi toccare a McKenley lanciare Rhoden, mentre gli Stati Uniti schierano il bronzo della gara individuale, Ollie Matson in prima frazione, seguito da Gerard Cole, l’oro sui 400hs Charles Moore ed il “solito” Whitfield a chiudere.

Dopo che Wint dà il cambio a Laing con un minimo margine di vantaggio, la seconda frazione dell’anello debole del quartetto caraibico è disastrosa, consentendo a Cole (primo degli esclusi dalla gara individuale) di cambiare con un distacco di oltre 10 metri che appare impossibile da colmare, ma ecco che si verifica una sorta di “miracolo sportivo”, in quanto McKenley – consapevole che, alla sua quinta Finale in due edizioni dei Giochi, oltre quella non ultimata della staffetta di Londra, ha a disposizione la sua ultima chance per conquistare un oro olimpico – rimonta metro su metro al suo avversario, completando la frazione in un sensazionale riscontro di 44”6 (!!) che gli consente di lanciare Rhoden con un modesto, ma importante vantaggio, che il vincitore della prova individuale conserva dall’attacco di Whitfield, aggiungendo all’oro anche uno straordinario record mondiale di 3’03”9 (3’04”04 elettronico) che rende onore anche alla prova del quartetto americano che, correndo in 3’04”0 (3’04”21), frantuma anch’esso il precedente limite di 3’08”2 risalente alle Olimpiadi di Los Angeles ’32.

tumblr_n55uxg9IWn1s87z9ro1_1280
McKenley, Wint, Laing e Rhoden festeggiano la vittoria – da tumblr.com

E se, pertanto, i nomi sulla bocca di tutti sono oggi quelli di Bolt, Blake, Carter e Powell, è bene ricordarsi che già 40 anni esatti prima, la Giamaica era stata in grado di produrre una autentica “Generazione di Fenomeni” ….

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...