RUDI NIERLICH, QUANDO LA MORTE FERMO’ UN CAMPIONE

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Nierlich in azione ai Mondiali di Saalbach – da youtube.com

articolo di Nicola Pucci

Aveva tutto, Rudi Nierlich. Classe sopraffina, entusiasmo giovanile, personalità da campione. E campione lo era davvero, con la C maiuscola, e sarebbe potuto probabilmente assurgere al rango di fuoriclasse tra i più grandi della storia dello sci se il destino, bastardo ed ingrato come solo lui sa essere, non avesse avuto per l’asburgico progetti ben differenti. E maledettamente tragici.

Conviene ovviamente partire dall’inizio, ovverosia dal 20 febbraio 1966 quando il piccolo Rudolf, affettuosamente poi, appunto, chiamato Rudi, vede la luce all’ospedale di Bad Ischl, ridente paesotto del distretto di Gmunden. Il ragazzo cresce pieno di energia e visto che l’Austria è terra di sciatori, Rudi non si fa certo pregare troppo per calzare ben presto un paio di attrezzi. In verità l’adolescenza non è tra le più felici, segnata dal divorzio dei genitori e da un probabile futuro da falegname. Ma fortuna vuole che Hans Pum, gran scopritore di talenti, lo noti e per Rudi è la svolta. Inizia l’esercizio agonistico e fin da subito denuncia le stimmate del predestinato.

Certo, la discesa libera in Austria vale più di qualsivoglia religione, la Bibbia in confronto è noia, ma Nierlich si dirotta essenzialmente verso le discipline tecniche. Per le quali ha una particolare propensione. Vedere per credere: nel 1984, appena 18enne, vince subito la medaglia d’oro in slalom gigante ai Mondiali juniores di Sugarloaf, negli Stati Uniti, lasciando a 3″ un fine esteta quale sarà nel corso di una buona carriera nel Circo Bianco il connazionale Helmut Mayer, con l’azzurro Luca Pesando sul terzo gradino del podio.

E’ solo l’inizio di una collezione di medaglie, che proseguirà anche, e soprattutto, a livello senior. Tra i quali Rudi debutta qualche mese dopo, con un 15esimo posto nella combinata di Madonna di Campiglio, illustrandosi poi con l’impegno in Coppa Europa, sulle cui piste la chioma bionda di Nierlich brilla di luce propria mettendo in saccoccia due coppe di specialità in gigante (1985 e 1986) e la classifica generale assoluta nel 1986.

Con la stagione 1986/1987 Nierlich entra a far parte in pianta stabile del Wunderteam austriaco, e già ai Campionati del Mondo di Crans Montana (quelli per intendersi in cui un giovane Alberto Tomba conquista la medaglia di bronzo in slalom gigante) è settimo in supergigante, specialità che non disprezza palesando anche una buona adattabilità alla velocità.

Ma se c’è una disciplina che più di ogni altra certifica il talento di uno sciatore, quella è proprio il gigante e le sue porte larghe, tra le quali è obbligatorio saper condurre gli sci, aver destrezza con la curva e non temere l’aumento di andatura. Ergo, proprio lì Rudi diventa velocemente un campione a tutto tondo.

Il 22 marzo 1987, sulla pista di Sarajevo che chiude la Coppa del Mondo, Nierlich sale per la prima volta sul podio, terzo in gigante alle spalle del dioscuro Girardelli e di quel Joel Gaspoz che proprio a Crans Montana gettò alle ortiche una vittoria certa e che in stagione termina appaiato a Zurbriggen nella classifica di specialià.

Nierlich è pronto a competere con i migliori, ma se l’anno successivo si vede costretto a cedere il passo all’esplosione della “Bomba” che nelle due prove tecniche sbaraglia il campo, nondimeno il 30 gennaio 1988 a Schladming approfitta dell’uscita prematura dell’Albertone nazionale per conquistare la prima vittoria in carriera in Coppa del Mondo.

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Nierlich con Tomba – da alchetron.com

Il dado è tratto, e in tre stagioni, quelle che il destino gli concederà e che vanno dal 1988 al 1991, Nierlich assomma un totale di otto vittorie, distribuite in tre giganti e cinque slalom. Già, perchè se Rudi è perfettamente a suo agio nella danza tra le porte larghe, lo è altrettanto nella serpentina tra i pali stretti, mettendo la sua firma nell’albo d’oro di due classiche dello sci mondiale, Wengen il 22 gennaio 1989 quando batte Tomba per l’inezia di 0″02, e Kitzbuhel il 21 gennaio 1990 con Furuseth e Bittner alle sue spalle. Aggiungete a tutto questo altri 15 podi, e vedrete che per quegli anni Nierlich è uno dei riferimenti di spicco delle discipline tecniche.

Ma Rudi, già lo abbiamo anticipato, ha il pregio riservato a pochissimi di rendere al meglio negli eventi che contano, e se alle Olimpiadi di Calgary è solo quinto in gigante per non portare poi a termine lo slalom nei due giorni di gloria di Tomba, elegge i Mondiali suo territorio di caccia preferito.

Si comincia quindi con la kermesse iridata di Vail del 1989, quando proprio Tomba è l’uomo atteso ma fallisce l’appuntamento accontentandosi di due piazzamenti non consoni alla sua classe, e Nierlich fa già suo il gigante dominando, lungo la “International“, la concorrenza, che altri non è che quel Mayer già suo avversario da juniores, lasciato ad 1″62, e il grande Zurbriggen, terzo a 1″72. Alberto è solo settimo, con un fardello di 2″45, e a distanza di un anno dai Giochi è tempo per l’asburgico di prendersi una sonora e clamorosa rivincita. Che poi è completa tre giorni dopo, 9 febbraio, quando coglie l’oro anche in slalom, copiando il Tomba olimpico di Calgary (che nel frattempo deraglia), mettendosi dietro stavolta Bittner di 0″44 e Girardelli di 0″80.

Notorietà, monete e riviste patinate ebbero effetto boomerang sul Tomba del dopo Olimpiadi 1988, qualcosa di simile accade anche a Nierlich a seguito dei trionfi ai Mondiali 1989, e l’anno dopo non è proprio conforme alle doti dell’austriaco, che sì vince a Kitzbuhel, unico successo in stagione, ma deve fare i conti con la pressione che in Austria, almeno sugli sciatori di prima fascia, pesa come un macigno.

Ma la stoffa è quella del puledro di razza, e per la stagione 1990/1991, che chiamerà i campioni all’appuntameto iridato proprio sulle nevi austraiche di Saalbach-Interglemm, Nierlich, così come Tomba che nel frattempo ha ritrovato lo smalto dei tempi migliori, è pronto a librare un duello all’ultima porta. La sfida è programmata per il 3 febbraio sulla “Vorderglemm/Spielberg“, in gigante, e l’immagine che rimane di quel giorno è l’Albertone che, dopo aver fermato i cronometri al miglior tempo della prima manche, costretto a rintuzzare l’attacco di Rudi che è in testa nella seconda discesa, si ritrova inginocchiato a terra nella neve fresca appena la TV lo inquadra in diretta mondivisione. Amen, l’italiano impreca e Nierlich si conferma campione del mondo, per un tre su tre nelle ultime due edizioni iridate che ne legittimano la status di campionissimo.

Ma il destino è in agguato, e il povero Rudi non sa che le due vittorie in Coppa del Mondo negli slalom di Oppdal in Norvegia (26 febbraio 1991) e di Aspen negli Stati Uniti (10 marzo 1991) saranno le ultime della sua luminosa ma breve carriera di fuoriclasse. A stagione finita Rudi torna nel suo paese d’origine, Sankt Wolfgang im Salzkammergut, per ricaricare le batterie in vista di nuovi successi e della definitiva consacrazione nel Circo Bianco. Ma non ne avrà l’opportunità, ahimè.

Il 18 maggio 1991 è una giornata piovosa, Nierlich si trova a pochi metri da casa quando esce di strada con la sua auto (pare a causa dell’asfalto bagnato e della velocità sostenuta). A niente vale la corsa all’ospedale di Bad Ischl dove era nato 25 anni prima: l’angelo biondo che accarezzava la neve con eleganza ed efficacia, chiude le ali. Per sempre. E vola a sedersi accanto agli dei.

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