MONTREAL 1976, LA PRIMA VOLTA DEL BASKET FEMMINILE AI GIOCHI

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Semjonova contro il Giappone – da pinterest.com

articolo di Nicola Pucci

Se la pallacanestro è sport olimpico fin dai Giochi di Berlino del 1936, lo è stato a lungo solo ed esclusivamente al maschile. Ma nel 1976, a Montreal, è il momento di ammettere il gentil sesso alla competizione a cinque cerchi e se quell’edizione verrà ricordata per l’exploit di Nadia Comaneci ma anche per il deficit finanziario e il boicottaggio dei paesi africani, schierati in opposizione alla presenza della Nuova Zelanda che si era “concessa il lusso” di disputare un match di rugby in Sudafrica, in aperto regime di apartheid, nondimeno segna un momento storico per la palla a spicchi al femminile.

In verità la Fiba sta spingendo già dal 1956 perchè il basket delle ragazze venga ammesso alle Olimpiadi di Tokyo del 1964. Ma la proposta è rigettata, ed allora ci vogliono ancora dodici anni perchè infine il CIO ceda il passo, in una storica sessione che si svolge proprio durante i Giochi di Monaco del 1972. E in Canada i maschietti, beati lori, vengono accompagnati dalle giocatrici che possono illustrare agli occhi del mondo quel che sanno fare.

Il torneo femminile, a differenza appunto di quello maschile che coinvolge ben dodici squadre, vede in lizza solo sei formazioni. C’è ovviamente il Canada in qualità di paese ospitante; ci sono Urss, Giappone e Cecoslovacchia che l’anno prima, 1975, hanno occupato le prime tre posizioni ai Mondiali disputati in Colombia; e ci sono Stati Uniti e Bulgaria che hanno chiuso ai primi due posti il Torneo Preolimpico di qualificazione andato in scena in Canada. E’ invece assente l’Italia, seppur quarta alla competizione iridata. Si gioca con la formula del round robin, tutti contro tutti, e quindi il quintetto rosa che vorrà essere il primo a cingersi dell’alloro olimpico dovrà uscir vincente da una serie di cinque partite.

L’Unione Sovietica è la grande favorita della rassegna olimpica che, dal 19 al 26 luglio, ha come teatro l’Étienne Desmarteau Centre di Montreal, forte di un dominio assoluto sia a livello europeo (ha vinto ininterrottamente il titolo dal 1960) che mondiale (detentrice delle ultime cinque vittorie), e in Colombia all’ultima edizione ha sbaragliato la concorrenza vincendo le nove partite programmate e consentendo solo alla Cecoslovacchia di avvicinarla, battuta “solo” 62-50 nel girone finale. Lidija Alekseeva guida una formazione che ha nella gigantesca Uljana Semjonova, 213 centimetri che si muovono in un 58 di piede, la stella incontrastata… anche perchè a quell’altezza vertiginosa è praticamente impossibile contrastarla sotto canestro!

E l’Unione Sovietica, come era facile attendersi, domina la competizione, lasciando le briciole alle avversarie e conquistando la prima medaglia d’oro olimpica della storia del basket femminile. Nei cinque incontri disputati il Canada (che chiuderà il torneo a bocca asciutta) si arrende al debutto, 115-51 con 14 punti di Natalia Klimova, la Cecoslovacchia ripete quasi in fotocopia la gara iridata, 88-75 con 26 punti a testa della Semjonova e di Taniana Ovechkina, la Bulgaria nulla può, 91-68 con Olga Sukharnova miglior marcatrice del match con 19 punti, gli Stati Uniti rivelano di essere ancora ben distanti dalle storiche rivali, sepolti 112-77 dai 32 punti e 19 rimbalzi della Semjonova, infine le piccole giapponesi (171 centimetri di altezza media contro i 182 centimetri delle sovietiche) vendono cara la pelle, pur sconfitte 98-75 con la Semjonova a 20 punti e 18 palloni catturati sotto i tabelloni.

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La squadra USA alle Olimpiadi del 1976 – da usab.com

Proprio la squadra del Sol Levante è la grande sorpresa del torneo, battendo prima gli Stati Uniti 84-71 in virtù della stratosferica prestazione di Keiko Namai che mette a referto ben 35 punti e risulterà a fine Giochi la miglior realizzatrice con una media di 20.4 punti di media a partita davanti alla stessa Semjonova che a sua volta firma 19.4 punti a sera, superando poi facilmente la squadra di casa, 121-89, prima di arrendersi di un soffio alla Bulgaria, 66-63 (decisivi 25 punti di Penka Stoyanova), chiudendo in una poco veritiera quinta posizione finale che non rende giustizia al buon gioco prodotto e all’eccellente percentuale al tiro, complessivo 47,4%.

La Semjonova, che gioca a Riga e che oltre ai successi in nazionale ha pure colto con la squadra di club ben otto successi consecutivi in Coppa dei Campioni, è ovviamente la star acclamata della manifestazione, e se si vede costretta a cedere alla Namai lo scettro di miglior marcatrice, nondimeno fa la voce grossa, come è logico che sia vista la stazza, sotto i tabelloni, raccattando 12.4 palloni a partita. Gli Stati Uniti riscattano la pesante sconfitta con le sovietiche e l’iniziale scivolone con le nipponiche superando poi nettamente Bulgaria, Canada e Cecoslovacchia, con le buone prestazioni di Lucia Harris e Nancy Dunkle, e proprio grazie al successo 83-67 all’ultimo turno con la squadra che ha in Bozena Miklosovicova la giocatrice di punta, si assicurano la medaglia d’argento, con la Bulgaria che paga la sconfitta nello scontro diretto con le americane, 95-79, dovendosi accontentare del bronzo.

Magra consolazione, sia chiaro, perchè quel che conta è aprire l’albo d’oro olimpico sul gradino più alto del podio. Questo onore spetta alle sovietiche e al suo totem, ed è storia… quel che verrà dopo è solo la bella favola del basket femminile che continua.

 

 

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