MIKE BURTON E L’ORO OLIMPICO VINTO PER GRAZIA RICEVUTA

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Mike Burton in azione a farfalla – da valcomnews.com

articolo di Giovanni Manenti

Talvolta accade, nello sport come nella vita di tutti i giorni, che un evento negativo che capita ad una persona – sia pur essa un amico, un collega od un compagno di squadra – si trasformi in un colpo di fortuna per un’altra, all’ovvia condizione che quest’ultima sia pronta ad approfittare del regalo offertole dalla buona sorte.

E’ questo, in sintesi, quanto accaduto al nuotatore americano Mike Burton ai Giochi di Monaco ‘72, al quale si presenta l’occasione per bissare l’oro olimpico sui 1500sl conquistato quattro anni prima a Città del Messico, edizione in cui si era affermato anche sulla più breve distanza dei 400sl, ma andiamo per ordine.

Nato a Des Moines, nello Iowa, il 3 luglio 1947, l’approccio del giovane Mike al nuoto è alquanto singolare in quanto causato da un incidente subito mentre, all’età di 13 anni, viene investito da un’autovettura mentre viaggia in bicicletta assieme ad un amico, subendo la frattura dell’anca ed un interessamento dei legamenti della gamba destra, un infortunio dal quale si riprende, ma che non gli consente di praticare i classici sport (football e basket) americani che prevedono il contatto tra i giocatori e che, al contrario, lo indirizza al nuoto, che inizia a praticare nel periodo di riabilitazione.

Con la piscina, pertanto, quale suo successivo habitat per fare sport, Burton, che si diploma alla “El Camino High School” di Sacramento, in California, per poi iscriversi alla prestigiosa UCLA (University of California, Los Angeles), dimostra sin da subito una propensione per le lunghe distanze, una caratteristica derivante dagli esercizi di riabilitazione eseguiti in acqua per riacquistare la piena funzionalità degli arti inferiori dopo il citato incidente, facendo il suo debutto all’età di 18 anni in una manifestazione di livello internazionale in occasione delle Universiadi di Budapest ’65, dove si classifica terzo sui 1500sl in 17’25”1 nella gara vinta dal connazionale Michael Wall davanti al sovietico Semyon Belits-Geyman, che si era aggiudicato la prova sui 400sl.

Due anni dopo – avendo nel frattempo stabilito il 21 agosto ’66 il record mondiale sui 1500sl con il tempo di 16’41”6 e che alle prove del mezzofondo a stile libero abbina anche la specialità della farfalla – viene selezionato sia per i “Pan Pacific Games” di fine luglio ’67 a Winnipeg, in Canada, nonché per le Universiadi che si tengono subito dopo a Tokyo, manifestazioni in cui ha modo di mettere in luce le proprie qualità, facendo suo l’oro sui 1500sl nella rassegna canadese con il riscontro cronometrico di 16’44”40 dopo aver occupato il gradino più basso del podio sia sui 400sl in 4’15”74 che sui 200 farfalla, conclusi nel tempo di 2’13”26 in una gara che vede la “leggenda” Mark Spitz stabilire in 2’06”42 il record mondiale.

All’appuntamento universitario – al quale giunge dopo aver abbassato a 16’34”1 il proprio limite mondiale sui 1500sl nel corso dei Campionati AAU – Burton si concentra, viceversa, solo sullo stile libero ed, in una edizione in cui i “ragazzi a stelle e strisce” realizzano un impareggiabile cappotto nel far loro tutte e 13 le gare in programma (ed in campo femminile, la sola britannica Diana Harris, vincendo i 100 rana, impedisce analogo “en plein”), si conferma il migliore sulla più lunga distanza in 16’34”6, a soli 0”5 decimi dal proprio record, dovendosi però inchinare di fronte al connazionale Greg Charlton sui 400sl, venendo altresì nettamente battuto quanto a tempi (4’13”6 di Burton rispetto al 4’08”2 con cui il vincitore stabilisce il primato mondiale).

Consapevole che se vuole avere una chance di realizzare l’accoppiata 400/1500sl alle Olimpiadi di Città del Messico ’68 deve limare almeno 5/6” sulla più corta distanza dei 400sl – che, nel frattempo, ha visto riscritta la tabella dei record, migliorato cinque volte nel corso del ’67 dal 4’10”6 di Spitz sino al citato tempo realizzato da Charlton a Tokyo, per poi essere ulteriormente abbattuto nel corso dell’anno olimpico ancora da Spitz con 4’07”7 e dal canadese Ralph Hutton, che nuota la distanza in 4’06”5 ai Campionati AAU ad inizio agosto – Burton conquista la selezione ai Giochi su entrambe le distanze ai Trials di Long Beach, nel corso dei quali, il 3 settembre ’68, si riappropria del primato sui 1500sl che gli era stato inopinatamente soffiato dal messicano Guillermo Echevarria meno di due mesi primo, coprendo le 30 vasche in 16’08”5, quasi 20” in meno rispetto al precedente limite.

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Mike Burton – da gettyymages.it

Le Olimpiadi di Città del Messico ’68 – le prime in cui il programma natatorio viene ampliato a tutte e 15 le prove delle varie specialità – sono peraltro condizionate dall’altitudine che non consente, specie sulle lunghe distanze, di realizzare tempi eccezionali, ma risultano anche l’occasione, per i nuotatori americani, di prendersi la rivincita sugli australiani che, con il fuoriclasse Murray Rose, si erano aggiudicati i 400sl sia a Melbourne ’56 che a Roma ’60 (serie poi interrotta dall’altrettanto celebre Don Schollander a Tokyo ’64), mentre sui 1500sl il loro dominio datava da tre edizioni consecutive dei Giochi (Rose a Melbourne, John Konrads, con Rose Argento, a Roma e Bob Windle a Tokyo), affidando pertanto le loro speranze di riscossa proprio a Burton.

La prima gara in cui Burton è impegnato sono i 400sl, che prevedono le batterie al 22 ottobre e la Finale il giorno seguente, e la pattuglia americana (formata anche da John Nelson e Brent Berk) si qualifica al completo per l’atto conclusivo, pur se il miglior tempo in qualifica viene realizzato dall’australiano Graham White con 4’17” netti.

Con Spitz dedicatosi alle gare veloci di stile libero e farfalla (prove in cui registrerà un inaspettato flop, peraltro poi ampiamente riscattato a Monaco ’72), oltre alla coppia australiana formata dal citato White e da Gregory Brough, i favori del pronostico pendono sul primatista mondiale Hutton ed anche sul francese Alain Mosconi, capace di stabilire due volte il mondiale sulla distanza nel corso del ’67 e desideroso di replicare l’impresa compiuta dal connazionale Jean Boiteux ai Giochi di Helsinki ’52.

Ma i 400sl sono una distanza media in cui si possono alternare sia specialisti della velocità che atleti più portati al mezzofondo ed ecco che, con i problemi di ossigenazione legati all’altitudine della Capitale messicana, le doti di fondista di Burton lo aiutano nella circostanza, prendendo decisamente la testa a metà gara senza essere più raggiunto, chiudendo in un tempo di 4’09”0 inferiore di oltre 4”5 a quanto fatto registrare l’anno prima alle Universiadi ed altresì migliore di oltre 3” del record olimpico di 4’12”2 stabilito quattro anni prima a Tokyo ’64 da Schollander, mentre Hutton e Mosconi confermano le previsioni di aspiranti al podio, conquistando rispettivamente l’argento ed il bronzo, ma con tempi di 4’11”7 e 4’13”3 largamente superiori alle loro migliori prestazioni.

Confortato dal successo, ora Burton si può focalizzare sul compito assegnatogli di detronizzare il predominio australiano sui 1500sl, prova in cui è il netto favorito dall’alto del proprio record mondiale, un crono teoricamente inavvicinabile date le condizioni ambientali, ma che dovrebbe in ogni caso consentire di abbattere in sede olimpica la barriera dei 17’ netti, visto che anche quattro anni prima a Tokyo, l’australiano Windle si era imposto in 17’01”7.

Con il solito White a registrare il miglio tempo in qualifica con 17’10”1, precedendo nella quarta batteria l’idolo di casa ed ex primatista mondiale Echeverria che nuota in 17’11”0 alimentando le speranze di medaglia da parte del pubblico presente, la Finale del 26 ottobre vede uno svolgimento ben diverso, con Burton a dettare il ritmo sin dalle prime vasche, una cadenza alla quale cedono a mano a mano tutti gli altri finalisti – ivi compresa la medesima coppia australiana formata da White e Brough – per andare a toccare in completa solitudine nel tempo eccezionale, considerata l’altitudine, di 16’38”9, con quasi 20” di vantaggio sul connazionale John Kinsella (appena 16enne all’epoca ed anch’esso valido esponente sulle lunghe distanze) che conclude comunque anc’egli al di sotto dei 17’ con il tempo di 16”57”3, mentre il derby australiano per il gradino più basso del podio se lo aggiudica Brough in 17’04”7 rispetto ai 17’08”0 di White.

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Burton a Messico ’68 – da excelsior.com.mx

Nel quadriennio post olimpico, Burton si dedica più agli studi che non a coltivare ulteriori successi in campo natatorio, lasciando via libera al compagno Kinsella, il quale ha il difetto di disputare il suo “Anno di Gloria” nel periodo sbagliato, vale a dire il 1970, stagione in cui stabilisce i primati mondiali sia sui 400sl che sui 1500sl in occasione dei Campionati AAU di Los Angeles, portando i due limiti rispettivamente a 4’02”8 ed a 15’57”1, con ciò risultando il primo uomo nella storia ad infrangere il “muro dei 16 minuti”.

Ma, come già ricordato in varie occasioni, gli anni ’70 sono quelli che più di altri rivoluzionano il mondo del nuoto, ed, all’alba della stagione olimpica ’72, ecco apparire prepotentemente sulla scena un 16enne californiano di nome Rick DeMont, il quale agli Olympic Trials di Chicago porta il primato mondiale sui 1500sl a 15’52”91, qualificandosi altresì per i 400sl dove il carneade Kurt Krumpholz realizza in batteria il tempo di 4’00”11 con cui toglie all’australiano Brad Cooper il record dallo stesso stabilito ai Trials australiani, salvo poi non riuscire a qualificarsi per la squadra olimpica, formata, oltre che da DeMont, anche da Steve Genter e Tom McBreen.

Burton, al contrario, che aveva svolto un’accurata preparazione invernale in previsione dei Giochi di Monaco ’72, soffre in primavera di mononucleosi, con ciò riducendo le sue potenzialità e, di conseguenza, possibilità di qualificarsi per la “rassegna a cinque cerchi”, venendo, escluso dalla selezione sia sui 400sl e 200 farfalla, per poi trovare a fatica un posto sui 1500sl, classificandosi terzo dietro a Doug Northway nella citata gara vinta da DeMont a tempo di record mondiale, dopo aver rischiato l’eliminazione in batteria, qualificandosi per la Finale con l’ottavo ed ultimo tempo.

Il programma olimpico di Monaco prevede per l’1 settembre la disputa delle batterie al mattino e della Finale al pomeriggio dei 400sl e sin dalle eliminatorie si intuisce come la lotta per le medaglie sia ristretta al terzetto americano ed all’ex primatista mondiale australiano Cooper, che già in batteria stampa il miglior tempo di 4’04”59 che cancella, alquanto comprensibilmente, il record olimpico di Burton a Città del Messico.

In Finale, DeMont imposta una gara al risparmio, transitando in ultima posizione ai 100 metri ed in sesta a metà gara, con l’andatura scandita dai compagni Genter e McBreen e dalla coppia australiana costituita da Cooper e Graham Windeatt, per poi rimontare posizioni nella terza frazione e quindi nuotare in 58”22 gli ultimi 100 metri, consentendogli di beffare Cooper per l’inezia di 0”01 centesimo (4’00”26 a 4’00”27), con Genter a precedere McBreen nella lotta per il bronzo.

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Il podio dei 400sl a Monaco ’72 – da gettyimages.dk

Due giorni dopo, DeMont si presenta al mattino per le batterie dei 1500sl, gara che lo vede favorito in virtù del record mondiale detenuto, qualificandosi facilmente per la Finale del 4 settembre con il quinto tempo di 16’17”61, mentre Burton dimostra di aver recuperato una forma accettabile vincendo d’autorità la terza batteria ln 16’09”56.

Ma il mattino dopo, mentre gli atleti si rilassano pensando alla Finale del pomeriggio dopo, ecco che si compie il “fattacciocon la notizia che DeMont è risultato positivo al controllo antidoping dei 400sl essendo state rintracciate tracce di efedrina nelle sue urine, sostanza peraltro contenuta nelle medicine contro l’asma prescritte al nuotatore e dallo stesso dichiarate con tanto di certificazione, circostanza che però non era stata portata a conoscenza del CIO da parte del Comitato Olimpico Usa, con ciò non potendo evitare la decisione di escluderlo dall’ordine d’arrivo dei 400sl ed, altresì, di impedirgli di disputare, il giorno appresso, la Finale dei 1500sl.

Una tale, imprevista, defezione, pone Burton nella condizione di doversi assumere la responsabilità di conquistare la medaglia d’oro per gli Stati Uniti, in una Finale che, oltre all’altro compagno di squadra Northway, vede sui blocchi di partenza il trio australiano costituito dal solito White affiancato da Cooper, al quale viene assegnata a tavolino la vittoria dei 400sl per la squalifica di DeMont, e da Graham Windeatt, anch’esso scalato dal quinto al quarto posto di tale gara.

Burton, a differenza di DeMont sui 400, impone sin da subito un’andatura elevata, ripetendo la tattica messa in atto quattro anni prima in Messico, e che anche stavolta porta i suoi frutti sgretolando uno dopo l’altro il lotto degli avversari, con la sola eccezione di Windeatt che ne regge il ritmo, superandolo ai 600 metri per poi proseguire affiancati sino a 300 metri dalla conclusione, quando Burton sferra l’attacco decisivo al quale l’australiano non è in grado di replicare e, grazie proprio allo stimolo costituito dalla sfida con Windeatt, aggiunge alla sua terza medaglia d’oro olimpica, anche l’ulteriore smacco per DeMont di vedersi strappato il record mondiale per soli 0”33 centesimi, avendo il compagno coperto la distanza in 15’52”58.

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Burton in azione sui 1500sl a Monaco ’72 – da historicimages.it

Burton conclude in bellezza una eccellente carriera, essendo anche il primo nuotatore a bissare l’oro olimpico sulla più lunga distanza del programma olimpico, un’impresa che, successivamente, sarebbe potuta essere addirittura battuta dallo “zar” Vladimir Salnikov, vincitore a Mosca ’80 ed a Seul ’88, se non gli fosse stata impedita la partecipazione ai Giochi di Los Angeles ’84 a causa del noto boicottaggio, mentre in tempi più recenti è stata eguagliata dai maestri australiani, sia da Kieren Perkins (oro a Barcellona ’92 ed ad Atlanta ’96) che da Grant Hackett (primo a Sydney 2000 ed ad Atene ’04).

E DeMont …?? Chiarita la sua posizione, ha modo di riscattarsi nella prima Edizione dei Campionati Mondiali di Belgrado ’73, prendendosi una sontuosa rivincita su Brad Cooper in una sfida “storica” in quanto vede entrambi i nuotatori scendere per la prima volta sotto il “muro dei 4’ netti”, con l’americano ad avere la meglio in 3’58”18 rispetto al 3’58”70 di Cooper, con la situazione diametralmente rovesciata sui 1500sl dove è DeMont (argento ancora davanti a Cooper) a nuotare in 15’35”44 al di sotto del record mondiale stabilito il 5 agosto ’73 dall’australiano Stephen Holland e che vince la gara abbassando ulteriormente il proprio limite a 15’31”85.

Per capire sino in fondo quanto la “Dea bendata” sia intervenuta in favore di Burton (ed anche di Cooper, ovviamente), basti pensare che, solo nel 2001, il Comitato Olimpico americano ammetterà di aver omesso di partecipare al CIO le informazioni mediche su DeMont, chiedendo che venisse reintegrato nell’ordine d’arrivo dei 400sl, ma senza ottenere un positivo riscontro a tale richiesta.

A volte ti si presentano occasioni che non ti aspetti, l’importante è saperle cogliere al volo e, comunque, Burton ebbe a legittimare la sua vittoria con il record mondiale, non potendo in ogni caso mai sapere come sarebbe andata a finire la sfida con DeMont, qualora gli fosse stato concesso di partecipare alla gara …

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