KNUT KNUDSEN, IL CRONOMAN CHE PERSE UN GIRO CADENDO IN DISCESA

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Knut Knudsen durante il Giro d’Italia 1979 – da bikeraceinfo.com

articolo di Nicola Pucci

Certo che se Knut Knudsen ripensa a quel Giro d’Italia del 1979, che avrebbe potuto far suo ma che per colpa di una caduta giù per la Forcella del Monte Rest fu costretto a lasciare al rampante Giuseppe Saronni, non può certo fare a mano di covare qualche rimpianto.

Alto, poderoso, tenace, abile su tutti i tracciati ma con formidabili doti sul passo, ed una naturale predisposizione verso le corse a cronometro, nonché le brevi competizioni a tappe, Knudsen nasce a due passi dai fiordi, a Levanger in Norvegia, il 12 ottobre 1950. Un “vichingo dai modi gentili, fin da un’adolescenza in cui, pur di correre in bicicletta, si sottopone a non pochi sacrifici logistici, ma che prima o poi troveranno conforto in una pur eccellente carriera e nell’apprezzamento sincero degli appassionati.

Arrivato fra i dilettanti già con ottime credenziali, Knudsen comincia a dettare legge non solo fra i connazionali (vince ripetutamente i titoli nazionali su strada, su pista e a cronometro), ma anche nelle gare internazionali, fuori dai confini patrii e in giro per l’Europa. Nel 1972, su strada, vince proprio il Giro di Norvegia e i campionati di Scandinavia ma è su pista che ottiene le soddisfazioni principali. Ad esempio alle Olimpiadi di Monaco, che lo vedono mettersi al collo la medaglia d’oro nell’inseguimento individuale, grazie alla gentile concessione dei “cugini danesi” che gli prestano le ruote per la finale, dopo aver partecipato all’edizione messicana quattro anni prima (finì 11esimo) dominando, come fosse di un’altra categoria, avversari come lo svizzero Kurmann e il tedesco Lutz. L’anno successivo, 1973, a San Sebastian, nella medesima specialità, si veste anche della maglia arcobaleno di campione mondiale, ancora una volta surclassando gli avversari.

Passato professionista nel 1974 in Italia, nelle file della Jollyceramica capitanata da Giovanni Battaglin, Knudsen è atteso a recitare un ruolo da primattore nelle gare su pista e contro il tempo. Ma se il livello è sempre d’eccellenza, mancano gli acuti. E’ infatti finalista ai mondiali di inseguimento nel 1975 a Rocourt, ma l’olandese Schuiten è più veloce di lui, e nel 1977 a San Cristobal, quando viene superato da Gregor Braun, finendo invece sul terzo gradino del podio nel 1976 a Monteroni di Lecce, dietro a Francesco Moser e, ancora, Roy Schuiten. Ma se nei velodromi il norvegese non ottiene per quel che sono le sue attitudini e per quel che sono le sue ambizioni, ha altresì modo di rifarsi su strada, riuscendo ad impreziosire il suo palmares con vittorie importanti e una serie ragguardevole di piazzamenti di pregio, partendo, sempre o quasi, è bene dirlo, dal ruolo di gregario, certo di lusso, ma pur sempre luogotenente.

Nel 1975 vince a Fiorano la prima tappa del Giro battendo allo sprint Van Linden, Poppe, Sercu e Gavazzi (hai detto poco!), vestendo per due giorni la maglia rosa prima di cederla nell’ascesa a Prati di Tivo a Battaglin. L’anno successivo vince una tappa al Giro di Romandia e la cronostaffetta, disputata a Martinsicuro negli Abruzzi, per tornare poi protagonista sulle strade della Corsa rosa nel 1977, trionfando nella frazione a cronometro di Pisa, dove infligge significativi distacchi a Moser e a Michel Pollentier che poi quel Giro se lo metterà in tasca. Nel 1978 Knudsen passa alla Bianchi e il sodalizio si rivela subito vincente con il trionfo al Giro di Sardegna (era già giunto 3° nel 1975), al Trofeo Laigueglia, al Giro della Provincia di Reggio Calabria e al Trofeo Baracchi in coppia con Schuiten.

Il norvegese è ormai ospite fisso nelle posizioni che contano delle classifiche, addivenuto com’è a piena maturazione atletica e tecnica, e la stagione 1979, seppur segnata dalla sfortuna, conferma appieno i suoi progressi. Dopo aver chiuso la Milano-Sanremo in terza posizione, lanciandosi in volata per venir anticipato da due draghi dello sprint come De Vlaeminck e Saronni, vince infine la Tirreno-Adriatico (era già giunto 2° nel 1974 e  nel 1975 battuto da De Vlaeminck e nel 1978 alle spalle di Saronni) imponendosi nella cronometro finale di San Benedetto del Tronto il che gli consente di scavalcare Giovanni Battaglin e Giuseppe Saronni, per poi bissare al Giro del Trentino, dimostrando un chiaro miglioramento sulle lunghe salite ed approfittando, lui che viene dai paesi nordici, della avverse condizioni climatiche per battere Moser e De Vlaeminck. Il che ne fa un pretendente all’imminente Giro d’Italia che nel 1979 scatta da Firenze e a cui Knudsen si presenta puree con una coppia di successi al Giro di Romandia.

Moser e Saronni, enfant du pays, fanno meglio di lui nel prologo d’apertura nel capoluogo toscano, ma il nordico è in forma smagliante, e dopo il secondo posto di Perugia (battuto da Beccia), nella cronometro di Napoli, a 24 secondi da Moser che nelle prime tappe pare invincibile, e nella cronoscalata di San Marino, 32 secondi dietro a Saronni, regala una prestazione memorabile nella tappa contro il tempo da Lerici a Portovenere, battendo di 16 secondi lo stesso Saronni e di 40 secondi il promettente Visentini, balzando al secondo posto della classifica generale. Ma nella sfida a due per la vittoria finale con Saronni (18 secondi dividono i due contendenti e con ancora da correre la crono finale di Milano), Knudsen è costretto al ritiro per il capitombolo verso Pieve di Cadore, a soli tre giorni dall’epilogo, e il suo sogno rosa evapora.

Il treno da cogliere al volo è ormai passato, e nel 1980, dopo un 15esimo posto al Giro d’Italia che Knut aveva affrontato con ben altre ambizioni, trionfa di nuovo nella cronostaffetta, stavolta a Montecatini Terme, vincendo poi, a Bruxelles, il Gran Premio Eddy Merckx. Nel 1981 Knudsen torna prepotentemente protagonista al Giro d’Italia vincendo il prologo di Trieste (sui “nemici” della pista Moser e Braun) e le altre cronometro di Montecatini e Verona, rimanendo però ai margini della classifica che conta, solo 22esimo a 31’46” da Giovanni Battaglin  Trionfanella Ruota d’Oro e, di nuovo, nel Gran Premio Eddy Merckx. Dopo una stagione così ricca di soddisfazioni, e seppur ancora nel pieno delle sue forze, a fine anno decide nondimeno di appendere la bicicletta al chiodo. Da più parti si cerca di convincerlo a continuare l’attività, ma la decisione di Knudsen è irevocabile. In fondo, l’insistenza era legittima: al mondo nessuno lo valeva nel ruolo di luogotenente o di vero e proprio gregario, non solo per qualità, ma pure per la grande onestà che l’ha sempre contraddistinto.

Così, a trentun anni, quando ancora sarebbe in grado di scrivere pagine importanti di ciclismo, Knut Knudsen, l’uomo che veniva dai fiordi e dalla simpatia che conquista, mette la parola fine alla sua onorevole carriera.

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