LE REGATE D’ORO DI EKATERINA KARSTEN

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Ekaterina Karsten – da orrlabda.hu

articolo di Nicola Pucci

Credo sia giunto il momento di lasciar spazio anche a qualche donzella, quando si parla di canottaggio. Perchè se è vero che la disciplina ha debuttato in sede olimpica solo a Montreal, nel 1976, è altrettanto vero che il tempo è già sufficiente abbastanza per innalzare al rango di leggenda alcune campionesse. Ed Ekaterina Karsten è una di queste.

Già medaglia di bronzo nel quattro di coppia ai Giochi di Barcellona del 1992, la ragazza bielorussa, classe 1972, nata a Minsk e che proprio in Catalogna gareggia per la bandiera della CSI (la Comunità di Stati Indipendenti, nata sulle ceneri della defunta Unione Sovietica), diventa nel corso degli anni la più formidabile interprete della prova di singolo del canottaggio femminile.

Il suo palmares, in effetti, conosce già la gloria a cinque cerchi ad Atlanta, nel 1996, quando si trova a dover fronteggiare il tentativo della rumena Elisabeta Lipa di difendere il titolo conquistato quattro anni prima e quello della belga Annelies Braedael e della canadese Silken Laumann di salire nuovamente sui due gradini più bassi del podio. Le due ultime iridate della specialità, la danese Trine Hansen e la svedese Maria Brandin, sono altre due autorevoli candidate alle medaglie ed in batteria, firmando i due migliori tempi, confermano le loro credenziali. La Karsten blocca il cronometro a 8’03″73 in una serie che boccia la Lipa e obbliga la Braedael ai ripescaggi, per poi piazzarsi seconda in semifinale alle spalle della Laumann, garantendosi nondimeno la qualificazione alla finale con il quinto tempo tra le sei ammesse. Non sembra dunque esser lei la favorita nella corsa all’oro, ma la bielorussa ha riservato per l’atto decisivo le energie migliori e disegna un capolavoro. Nelle acque del Lago Lanier la Karsten prende il comando della gara fin dai primi metri, tenendo a distanza la Laumann, che corre con una gamba lesionata da un terribile incidente che prima dei Giochi di Barcellona ne ha fortemente messo in dubbio il preseguimento della carriera, e chiude trionfante con tre secondi di vantaggio, margine che le vale la medaglia d’oro.

Lanciata ormai nel firmamento internazionale del canottaggio, la Karsten, che ha poco più di 24 anni, comincia una raccolta di successi che la vedono vestirsi della maglia arcobaleno di campionessa del mondo nel 1997 al Lago di Aiguebelette e nel 1999 a St.Catharines in Canada, due affermazioni che ne fanno la logica favorita anche alle Olimpiadi di Sydney del 2000. Dove si presenta con la dichiarata intenzione di concedere il bis.

In Australia la Karsten si trova a dover competere con la tedesca Katrin Rutschow, due volte medaglia d’argento iridata nel 1998 e nel 1999, e con la bulgara Rumyana Neykova, che ai Mondiali del 1999 è salita sul terzo gradino del podio. La campionessa del mondo del 1998 a Colonia, la russa Irina Fedotova, ha invece optato a Sydney per il quattro di coppia (vincerà il bronzo), mentre dal pronostico non è esclusa la Brandin che seppur ormai 37enne ha all’attivo il Mondiale vinto a Tampere nel 1995, due terzi posti alle rassegne iridate del 1997 e del 1998, oltre ad esser stata quinta a Barcellona e quarta ad Atlanta. Inoltre, può vantare le vittorie alla prestigiosa Henley Royal Regatta dal 1993 al 1998, ad eccezione dell’edizione del 1994.

In effetti la prova non riserva sorprese, con la neozelandese Sonia Waddell che si impone nella prima batteria mentre Neykova, Karsten e Rutschow vincono le altre tre serie, con la tedesca che fa segnare il miglior tempo, 7’32″80, mentre la Brandin è costretta ai ripescaggi per accedere alle semifinali che la elimineranno definitivamente. La Neykova vince facilmente la prima semifinale con il tempo di 7’28″34, precedendo l’australiana Douglas e la Waddell, che si qualificano a loro volta per la finale, mentre la Rutschow batte la Karsten nella seconda semifinale, 7’37″77 contro 7’40″36, con il terzo posto, ultimo utile per accedere alla finale, appannaggio della russa Yulia Alexandrova.

Ma la bielorussa, al solito e con impeccabile senso tattico, ha riservato il meglio per l’atto decisivo, e quella che va in scena il 23 settembre è una finale tra le più entusiasmanti della storia del canottaggio olimpico. Le tre campionesse infatti battagliano tra loro sul filo dei centesimi, spalla a spalla, ed infine è solo il fotofinish a decretare la vittoria della Karsten con il tempo di 7’28″14, un solo centesimo meglio della Neykova (pari a 40 centimetri!) che si deve accontentare di un amaro secondo posto, mentre la Rutschow è a sua volta medaglia di bronzo con un ritardo di ottantacinque centesimi. La Karsten si conferma campionessa olimpica… ma stavolta che fatica!

E va a realizzare una doppietta ad oggi ancora ineguagliata, provando poi in altre tre occasioni a migliorare il suo bottino olimpico. Ma ad Atene, nel 2004, la Rutschow avrà la sua rivincita imponendosi nettamente nel duello a due e quattro anni dopo ancora, a Pechino 2008, la Karsten dovrà accontentarsi della medaglia di bronzo, battuta stavolta in un arrivo serrato dalla stessa Neykova e dall’americana emergente Michelle Guerette.

Le fatiche olimpiche della bielorussa non sono però ancora finite, perchè Ekaterina si ripresenta anche a Londra nel 2012, ormai 40enne, forte dell’argento iridato conquistato a Bled l’anno prima, seconda solo alla ceca Miroslava Knapkova per la sua quindicesima (!!!) medaglia ai Mondiali, distribuite tra il 1997 e il 2013, terminando però la sua avventura ai Giochi con un onorevole seppur insoddisfacente quinto posto nella gara vinta dalla stessa Knapkova.

Ma può bastare così, cinque podi consecutivi alle Olimpiadi fanno di Ekaterina Karsten la canottiera più blasonata della storia. Avete qualcosa da obiettare in proposito?

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