WIMBLEDON 1973, STORIA DI UN TORNEO BOICOTTATO DAI MIGLIORI

kodes e metreveli.jpg
Metreveli e Kodes – da wbur.org

articolo di Nicola Pucci

Soffia un vento strano, a pochi giorni dall’apertura dei Doherty Gates a Wimbledon nel 1973. E non annuncia niente di buono.

Infine firmata la pace tra Lamar Hunt, fondatore/presidente del circuito WCT, e la Federazione internazionale, ad onor del vero il tennis dei professionisti sembra aver ritrovato serenità ed equilibrio, ed anche la vecchia, cara Coppa Davis diventa open.

Con l’autorizzazione a partecipare garantita ai professionisti, la massima competizione riservata alla nazionali riprende vigore, dopo una fase di appannamento che i soli Smith e Nastase, tra i grandi, sono riusciti ad onorare negli ultimi quattro anni. E’ pur vero che la ventata innovativa non pare riguardare l’Australia, che in attesa del ritorno dei mammasantissima Laver e Newcombe, affatto disposti a lasciar l’America, dove svolgono con profitto l’attività tennistica, per competere nei primi turni della zona asiatica, obbliga il capitano Neale Fraser a convocare due veteranissimi come Ken Rosewall, 39 anni, e Mal Anderson, 38 anni. Il “vecchio” Ken ritrova la competizione a 20 anni di distanza dalla sua prima vittoria (3-2 agli Stati Uniti nel 1953), mentre il compagno torna a difendere i colori del suo paese 15 anni dopo l’ultima sua apparizione (finale del 1958, sempre con gli Stati Uniti, ma stavolta con sconfitta per 3-2), ma l’entusiasmo è quello dei ben tempi andati e gli oceanici, con l’apporto anche di Geoff Masters e Colin Dibley, agguantano la finale interzona contro l’India.

Se per l’Australia, dunque, non sembrano esserci problemi, non altrimenti succede ovunque. Dato che questa nuova opportunità di poter selezionare un qualsiasi giocatore pone un emblema di non facile risoluzione: i professionisti, siano essi indipendenti o sotto contratto con qualche circuito, sono liberi di garantire la loro disponibilità a seconda dell’interesse personale oppure devono sottomettersi all’autorità delle loro Federazioni? L’Australia ha deliberato, Laver e Newcombe possono declinare la selezione conservando nondimeno la possibilità di giocare la fase finale della competizione. Ma in Yugoslavia, ad esempio, le cose vanno diversamente e gli accadimenti che sto per raccontarvi segneranno indelebilmente l’edizione 1973 del torneo di Wimbledon.

18-20 maggio: la Yugoslavia incontra la Nuova Zelanda a Zagabria, in un match valido per la zona B europea, perdendo 3-2. Niki Pilic, il numero 1 balcanico, non partecipa all’incontro, impegnato nel torneo WCT di Las Vegas.

20 maggio: la Federazione yugoslava afferma che Pilic aveva accettato la selezione per poi rendersi indisponibile al momento dell’incontro. Sospende il giocatore per nove mesi e chiede alla Federazione internazionale di fare altrettanto.

21 maggio: la Federazione internazionale avverte la Federazione francese che Pilic non prenderà parte al torneo del Roland-Garros che prende il via proprio in quel giorno. L’ATP (Associazione Tennistica Professionisti) chiede le prove del fatto che Pilic avesse accettato la selezione, lasciando intendere che nel caso non venissero prodotte, alcuni dei suoi membri diserterebbero per solidarietà a Pilic il torneo parigino.

22 maggio: la Federazione francese è colta dal panico. Se gli 82 giocatori che aderiscono all’ATP boicottano il Roland-Garros, sarebbe un fiasco finanziario clamoroso, essendo i francesi molto meno fedeli al tennis di quanto non lo siano gli appassionati londinesi che seguono Wimbledon. La Federazione internazionale consiglia Pilic di fare appello avverso la squalifica in modo da prendere tempo e poter giocare a Parigi, al pari dei colleghi dell’ATP. Il comitato d’urgenza della Federazione internazionale decide di riunirsi il 1 giugno, in presenza dell’ATP, della Federazione yugoslava e dello stesso Pilic.

1 giugno: la Federazione internazionale, sentite le parti, conferma la squalifica di un mese per Pilic. La decisione verrà resa pubblica subito dopo la finale dello Slam parigino, nel frattempo Pilic può giocare al Roland-Garros, disputando il miglior torneo della carriera. Il 3 giugno, dopo aver battuto Paolo Bertolucci ai quarti e Adriano Panatta in semifinale, e senza esser testa di serie, guadagna la finale per poi cedere il passo a Ilie Nastase, nettamente, 6-3 6-3 6-0.

4 giugno: iniziano gli Internazionali d’Italia a Roma, minacciati dalla decisione presa dalla Federazione internazionale. Per salvare il torneo Giorgio Neri, presidente della Federazione italiana, decide di ammettere in tabellone Pilic.

24 giugno: Pilic non può iscriversi ai tornei che precedono Wimbledon. E a Londra non può essere ammesso a partecipare. L’ATP ritiene inammissibile la cosa e decreta la sua solidarietà al giocatore, affermando altresì che non è stata presentata nessuna prova che Pilic avesse accettato la convocazione per la sfida di Coppa Davis. All’ultima ora Allan Heyman, presidente della Federazione internazionale, Herman Davis, presidente del torneo di Wimbledon, e Cliff Drysdale, rappresentante dell’ATP, cercano l’accordo ma non arrivano a compromesso e l’ATP, riunita nella notte, delibera 7 voti favorevoli a 1 e 2 astenuti per il boicottaggio del torneo che si apre l’indomani, 25 giugno.

kodes.jpg
Ian Kodes – da gettyimages.com

Ad osservare da vicino gli eventi, c’è da non crederci. Sembra di esser tornati indietro nel tempo, alle stesse motivazioni e con gli stessi attori che partorirono poi nel 1968 la svolta verso l’era Open del tennis. Nessuno, in buona sostanza, è veramente al corrente di quel che sia accaduto tra Pilic e la sua Federazione prima della sfida di Coppa Davis con la Nuova Zelanda. Fatto è che Pilic, partecipando al circuito WCT, trae profitto ben più che rispondendo ad una chiamata della sua nazionale, come non avviene da cinque anni. Che ci sia stato un malinteso tra Federazione e giocatore? Probabile, come altrettanto probabile è che Pilic avesse tutto l’interesse di decidere indipendentemente di giocare il torneo di Las Vegas. Resta altresì incomprensibile come Herman Davis, presidente del torneo di Wimbledon che tanto si era adoperato perchè l’era Open del tennis chiudesse l’annosa questione legata al professionismo, abbia in questo caso tenuto un atteggiamento neutrale, non rinunciando ad ignorare la sospensione di Pilic così come aveva fatto il collega del torneo di Roma.

E così 79 degli 82 giocatori iscritti all’ATP disertano l’edizione 1973 del torneo di Wimbledon. Solo tre di loro rifiutano di aderire al boicottaggio: Ilie Nastase, numero 1 del mondo, che ha timore di venir radiato dalla sua Federazione; Roger Taylor, giocatore di casa, che sente di dover rispettare il pubblico londinese garantendo la sua presenza, e il modesto Ray Keldie, giocatore australiano di terza fascia. Tutti i giocatori dell’est Europa, in qualità di dilettanti, sono a loro volta presenti all’evento. Ma è inevitabile che si pensi anche al dopo. Che succederà in seno all’ATP nel caso in cui Nastase o Taylor dovessero vincere il torneo approfittando dell’assenza degli altri big?

Fortuna vuole che il campione rumeno, che è ovviamente prima testa di serie, si faccia eliminare agli ottavi dall’americano Sandy Mayer, per vincere invece la prova di doppio associato a Jimmy Connors. Taylor, dal canto suo, numero 3 del tabellone, procede spedito fino alla semifinale, battendo ai quarti di finale un 17enne scandinavo che sta facendo strage di cuori e cambierà il tennis, tale Bjorn Borg, che cede 7-5 al quinto set, perdendo a sua volta, e con lo stesso punteggio, con il cecoslovacco Jan Kodes, testa di serie numero 2 e vincitore al Roland-Garros nel 1970 e nel 1971. Il britannico si risparmia così qualche conto in sospeso con i colleghi dell’ATP, nondimeno assurgendo al rango di eroe dei sudditi di Sua Maestà che lo eleggono a loro beniamino sostenendolo con passione quasi esagerata.

Costretti all’ultimo minuto a ridisegnare il tabellone, i dirigenti di Wimbledon fanno appello alle vecchie glorie e ai giovani rampanti per non accusare troppo il colpo. In assenza di Stan Smith, campione uscente, Pietrangeli, Sedgman e Fraser sono ancora della partita, pur pagando dazio all’età che avanza ed uscendo in blocco al primo turno; Borg, vincitore l’anno prima del torneo juniores, è il sesto favorito mentre Jimmy Connors è accreditato della quinta testa di serie. Sono loro le nuove vedette di Wimbledon. Se lo svedese scatena orde di ragazzine che invadono il campo in cerca di un autografo infrangendo un protocollo rigidissimo e che si perde nel tempo, l’americano affascina per un tennis d’attacco che pare destinato a portarlo in breve tempo molto in alto.

borg.jpg
Borg a Wimbledon 1973 – da pinterest.com

Il boicottaggio, ad onor del vero, non ha effetto sul successo di pubblico del torneo che chiude con l’ennesimo record di presenze sugli spalti. Wimbledon, forte di una tradizione centenaria, è una festa del tennis, da sempre, e i londinesi non cambiano le loro abitudini: se non ci sono i campionissimi, fa lo stesso. Gli stessi giornalisti non hanno di che lamentarsi, per gli exploit di Borg e il millantato fidanzamento tra Jimmy Connors e Chris Evert, e le conferenze stampa quasi sempre fanno il pieno. Se i vecchi campioni con la loro assenza hanno spianato la strada agli emergenti, è bene dirlo che non l’hanno resa loro troppo difficile.

Sono infine due giocatori che vengono dall’est Europa a presentarsi all’appuntamento con la finale, l’8 luglio sul Centre Court più famoso al mondo. Il cecoslovacco Jan Kodes, numero 2, e il sovietivo Alex Metreveli, numero 4, non sono affiliati all’ATP e quindi le loro prestazioni sono liberate da quegli scrupoli che invece hanno ingolfato l’anima di Ilie Nastase, sulla carta il grande favorito del torneo. Kodes, che ha già due tornei dello Slam in curriculum, lascia un set al giapponese Hirai al primo turno e all’indiano Mukerjea agli ottavi, per poi dover sudare le proverbiali sette camicie contro l’altro indiano Amritraj ai quarti e appunto Taylor in semifinale, entrambi superati 7-5 al set decisivo; Metreveli, dal canto suo, liquida senza troppi patemi Matthews, Giltinan, Cooper e Feaver, tutti in tre set, per poi spengere ai quarti l’ardore agonistico di Connors e approfittare in semifinale di un Sandy Mayer forse appagato dall’impresa con Nastase. All’atto decisivo Kodes si impone in tre set, 6-1 9-8 6-3, senza troppa enfasi, abbozzando un sorriso stretto ed alzando la coppa senza eccessiva convinzione. Certo, era necessario un vincitore che desse lustro all’albo d’oro, e il 27enne praghese è perfetto, tanto da confermare il trionfo due mesi dopo sull’erba di Forest Hills, finalista battuto da Newcombe in cinque set agli US Open.

E così, se il boicottaggio non ha prodotto sconquassi nel pubblico, ha altresì reso l’ATP un interlocutore credibile e rispettato, tanto da prendere definitivamente il posto di promotori privati come Lamar Hunt e diventare il punto di riferimento per i giocatori, protetti nei loro interessi nei rapporti con la Federazione internazionale e i tornei del Grande Slam. Certo è che Kodes… prende, ringrazia e porta a casa!

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...