LA SANTAL PARMA E LA STORICA DOPPIETTA IN COPPA CAMPIONI DI VOLLEY

 

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Fonte gazzetta.it

Articolo di Giovanni Manenti

Di solito, i buoni risultati di una Nazionale – di qualsiasi sport di squadra si tratti – sono preceduti da altrettante affermazioni a livello internazionale da parte delle rispettive Società da cui i vari Commissari Tecnici possono attingere per costituire l’ossatura vincente della propria formazione da schierare nelle principali manifestazioni, siano esse Olimpiadi, Campionati Mondiali o Continentali.

Ed a questa, apparentemente lapalissiana, regola, non sfugge neppure “l’Italvolley targata Julio Velasco” in grado di dominare per un decennio il panorama pallavolistico mondiale, ad iniziare dalla conquista dell’alloro Europeo in occasione della rassegna continentale di Svezia ’89

E, difatti, il tecnico argentino assume la guida degli Azzurri dopo aver condotto, per tre stagioni consecutive, la “Panini Modena” all’atto conclusivo della Coppa dei Campioni solo per essere puntualmente sconfitto – pur variando ogni anno formula della Fase Finale – dai fortissimi sovietici del CSKA Mosca, vincitori da inizio ’70 sino al 1989 di ben 10 delle 20 edizioni di tale Trofeo, da loro detenuto sin dal 1986, allorquando in Finale era toccato ad arrendersi ad un’altra squadra italiana, la Santal Parma.

Sestetto parmense che, però, era stato in grado di realizzare un’impresa sino a quel momento impensabile per una formazione italiana, e cioè di far sua la prestigiosa coppa addirittura per due anni di seguito, riportando l’Italia sul trono europeo a livello di club che era stato già occupato nel 1980 dalla Klippan Torino dei vari Bertoli, Lanfranco, Dametto e Rebaudengo, sapientemente guidata in panchina da quel genio del Volley che risponde al nome di Silvano Prandi.

Successo indubbiamente prestigioso, quello dei ragazzi di Prandi, ma che era sembrato più come un fatto episodico che non l’inizio di un cambiamento al vertice delle gerarchie europee, considerando anche il fatto che, negli anni olimpici, le squadre sovietiche non prendevano parte alla manifestazione, pur se la squadra torinese aveva confermato la propria superiorità a livello nazionale, con i tre Scudetti consecutivi – i primi della sua storia – conquistati dal 1979 al 1981, con una formula che ancora non prevedeva l’adozione dei playoff per l’assegnazione del titolo.

Novità che la FIPAV introduce a partire dalla stagione successiva in cui si presenta, come antagonista principale per impedire il “poker” della formazione piemontese, la Pallavolo Parma che dall’inizio del decennio era entrata nell’orbita del colosso Parmalat assumendo la denominazione di Santal Parma – nel mentre Torino aveva variato il proprio sponsor da Klippan a Robe di Kappa – con ciò garantendo gli investimenti necessari per allestire un sestetto competitivo.

Ed il primo “colpo” messo a segno ottiene il doppio scopo di rinforzare Parma e, contemporaneamente, indebolire Torino, visto che a cambiare casacca è forse il giocatore, assieme a Franco Bertoli, più rappresentativo del panorama pallavolistico nostrano, vale a dire il centrale Gianni Lanfranco, nativo tra l’altro proprio del capoluogo piemontese.

Ciò non era comunque bastato a cambiare le sorti del torneo 1981, dominato in maniera addirittura irritante dalla squadra di Prandi & Co., capace di fare un sensazionale “cappotto” aggiudicandosi tutte e 22 le gare in programma, lasciando alle altre undici partecipanti al Campionato la miseria di appena 7 set vinti (!!), nel mentre a Parma Claudio Piazza sta tentando di costruire una formazione vincente, concludendo però la stagione in un modesto quarto posto, con 14 gare vinte a fronte di 8 sconfitte.

Sicuramente, l’esito del citato torneo sarà stata la molla che convince la FIPAV all’introduzione dei playoff, onde dare interesse ad un Campionato che, altrimenti, rischiava di perdere seguito da parte degli appassionati, ma comunque per ridurre il “gap” che separava Torino dalle altre pretendenti al titolo occorreva operare con oculatezza sul mercato.

Ed il club diretto da Carlo Magri – futuro Presidente FIPAV per ben 22 anni, dal 1985 sino alla corrente stagione – non si risparmia al riguardo, migliorando ogni reparto e facendo sì che nell’estate ’81 vestano la casacca biancoverde i centrali Errichiello e Vecchi, l’universale Pierpaolo Lucchetta e, soprattutto, in regia il fuoriclasse coreano Kim Ho Chul, al quale Piazza assegna il compito di dettare i tempi ed orchestrare il gioco della sua squadra.

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Il coreano Kim Ho Chul in azione – da vistodadentro.it

Incarico che l’esperto coreano svolge al meglio, consentendo alla Santal di lottare alla pari con la Robe di Kappa, tant’è che alla fine della stagione regolare le due squadre sono divise da appena due punti (42 a 40), essendosi “scambiate il favore” di espugnare una il campo dell’altra con l’identico punteggio di 3-2, con una ulteriore sconfitta per gli emiliani nel derby di Sassuolo contro l’Edilcuoghi.

Nessuna sorpresa, dunque, se le due squadre giungono alla Finale per il titolo avendo entrambe eliminato, con altrettanti doppi 3-0, Roma e Sassuolo i torinesi, Chieti e Modena i parmensi, ma l’esito della contesa stravolge il pronostico poiché, dopo il successo per 3-0 della Robe di Kappa in gara1, gli uomini di Piazza restituiscono identico score nella gara disputata al “Palaraschi” di Parma, per poi compiere l’impresa di andare a vincere per 3-1 al “PalaRuffini” e riportare a Parma un titolo che nella città ducale mancava dal ’69.

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La Santal festeggia il titolo 1982 – da youtube.com

Tale successo dischiude le porte dell’Europa e la Santal – che affronta la nuova stagione con la sola variazione nell’organico costituita dal rientro, dopo un anno a Modena, del palleggiatore Belletti in luogo di Goldoni, trasferitosi a Milano – dopo aver eliminato non senza qualche difficoltà i cechi della Stella Rossa Bratislava (1-3 esterno ribaltato dal 3-0 casalingo), non viene favorita dal sorteggio, poiché per approdare alla Finale a quattro, deve vedersela con i temibilissimi jugoslavi del Mladost Zagabria, compiendo una vera impresa in quanto – dopo il rocambolesco successo per 16-14 al quinto set a Parma – riesce a venire a capo di una situazione che appariva compromessa al ritorno, con gli slavi in vantaggio per 2-1, vincendo d’autorità gli ultimi due set per 15-10 e 15-9.

Accesso alla Fase Finale a quattro conquistato, e vantaggio del fattore campo, in quanto la poule, alla quale accedono, oltre alla squadra italiana, anche gli spagnoli del Palma, i francesi del Cannes ed i detentori del trofeo, vale a dire i sovietici del CSKA Mosca, si svolge con la formula del girone all’italiana dal 18 al 20 febbraio ’83 proprio al “PalaRaschi” di Parma.

Occasione migliore non può esservi per verificare la crescita della nostra pallavolo al cospetto dei fortissimi sovietici che, proprio l’anno prima, avevano infranto i sogni della Robe di Kappa di vincere una seconda Coppa Campioni superandoli per 3-1 (15-10, 15-3, 9-15, 16-14 i parziali) nel girone finale di Parigi, anche se il confronto diretto, in programma il 20 febbraio, all’ultima delle tre giornate, risulta ininfluente ai fini dell’assegnazione del Trofeo, in quanto il CSKA se ne è già guadagnato la conferma avendo superato per 3-0 sia il Palma che il Cannes, mentre la Santal era inciampata contro gli stessi francesi (sconfitta per 1-3) per cui anche in caso di un successo per 3-0 non avrebbe potuto conquistare la Coppa.

Ciò nondimeno, la gara serve per “testare” le possibilità di competere ai massimi livelli europei e le risultanze per Piazza non possono che essere positive, visto che i suoi ragazzi cedono solo al quinto set, perso per 9-15, dopo essersi trovati sul 2-1 a loro favore ed aver costretto i sovietici agli straordinari per far loro il quarto parziale per 19-17.

Voltata pagina, più o meno stesso copione si ripete in Campionato, concluso dalla Robe di Kappa in testa con i soliti due punti di margine sugli emiliani per poi scontrarsi nuovamente in Finale playoff e, come nel 1982, i parmensi riscattano la sconfitta per 2-3 in gara1 vincendo con identico punteggio la sfida casalinga e quindi prendersi il lusso, per il secondo anno consecutivo, di festeggiare lo Scudetto sul campo dei rivali, espugnando il parquet del “PalaRuffini” con un 3-0 che non ammette repliche.

Si parte dunque per una nuova avventura, che vede la rosa a disposizione di Piazza rinforzata in attacco con l’acquisto del ventenne schiacciatore argentino Hugo Conte – che farà molto bene anni dopo a Modena – prelevato dal Cannes, ed il cammino europeo dei parmensi, pur facilitato, occorre dirlo, dalla già ricordata assenza delle squadre sovietiche trattandosi di anno olimpico (tra l’altro con la beffa del boicottaggio dei Paesi del blocco sovietico alla manifestazione), rischia di interrompersi già agli ottavi allorché, abbinato ai temibili avversari del CSKA Sofia (sempre comunque una squadra dell’Esercito di fronte …), a fronte del 3-1 casalingo subisce identica sconfitta al ritorno nella capitale bulgara, superando il turno solo grazie al quoziente punti.

Scampato il pericolo, non possono costituire un serio ostacolo gli olandesi del Vorburg, superati per 3-0 sia all’andata che al ritorno, potendo così staccare il pass per le Finali in programma a Basilea dal 17 al 19 febbraio ’84, dove il Santal ritrova il Cannes, oltre ai cechi del Dukla Liberec ed agli jugoslavi del Mladost Zagabria, desiderosi di riscattare la sconfitta patita l’anno precedente.

L’assegnazione del Trofeo si definisce subito alla prima giornata, quando il 17 febbraio si disputa l’atteso incontro tra la formazione italiana e quella croata (anche se all’epoca appartenente alla ex Jugoslavia), il cui esito è quanto di più palpitante il volley possa offrire, con il sestetto slavo avanti 2-0 frutto di due parziali entrambi chiusi sul 15-9, per poi subire la forse inattesa replica di Kim Ho Chul & Co. i quali, riacquistato morale dopo aver portato a casa il terzo set per 15-10, riescono a fronteggiare il desiderio di chiudere la gara da parte dei loro avversari, vincendo ai vantaggi 16-14 il quarto parziale per poi approfittare del crollo mentale per aggiudicarsi nettamente il quinto e decisivo set con il punteggio di 15-5.

Con il morale a mille, l’occasione è troppo propizia per vincere la prima Coppa Campioni della storia parmense e riportare il Trofeo in Italia a distanza di quattro anni, ed i ragazzi di Piazza non se la lasciano sfuggire e, regolando con un doppio 3-0 sia il Cannes che il Dukla Liberec, possono sfogare nel palazzetto elvetico la loro irrefrenabile gioia per aver portato vittoriosamente a termine il cammino intrapreso a dicembre.

Trionfo che fa passare in secondo piano il fatto che stavolta, la terza sfida-scudetto consecutiva contro la Robe di Kappa – che può ancora una volta beneficiare del vantaggio del fattore campo avendo chiuso in testa la stagione regolare – si concluda con la vittoria dei torinesi che, dopo la consueta vittoria di gara1, replicano il successo in campo esterno chiudendo la serie sul 2-0, così restituendo ai rivali l’esultanza di assicurarsi il titolo al “PalaRaschi”.

Ciò sta, inoltre, a significare che nell’edizione ’85 della Coppa Campioni, l’Italia ha due formazioni iscritte alla manifestazione, che però si riducono quasi subito ad una quando la formazione torinese (che ha perso l’abbinamento con la Robe di Kappa) crolla nel ritorno degli ottavi a Bucarest contro la Dinamo dopo aver vinto per 3-1 all’andata, venendo sconfitta 0-3 perdendo il secondo e terzo set rispettivamente per 14-16 e 13-15.

Nessun problema, viceversa, per la formazione di Piazza, la quale, peraltro, dopo aver facilmente eliminato gli olandesi Martinus Amstelveen con un doppio 3-1, si accingono a scrivere una delle pagine più gloriose della pallavolo azzurra, essendo stati abbinati, nei quarti di finali che decidono l’accesso alla poule finale a quattro, ai sovietici del Radiotechnik Riga capaci, l’anno prima, di interrompere l’egemonia interna del CSKA Mosca che durava da ben 14 anni consecutivi.

Occorre precisare come il Santal abbia perso il proprio regista Kim Ho Chul, tornatosene in Corea e rimpiazzato nel ruolo di palleggiatore da Piero Rebaudengo, prelevato da Torino, mentre al posto dell’argentino Conte vengono tesserati Stefano Recine, proveniente da Modena ed il polacco Wojtowicz, già in forza all’Edilcuoghi Sassuolo.

Proprio quest’ultimo è colui che più di ogni altro vive con ansia la sfida con gli “odiati” sovietici, pur se la formazione di Riga appartenga alla Lettonia e non propriamente alla Russia, ma tant’è, la disgregazione dell’impero sovietico era ancora lungi da venire e, pertanto, quando la sera del 9 gennaio ’85 le due squadre si affrontano al “Palazzo del Ghiaccio” su cui è stato montato un pavimento di legno, non sono molte le speranze per la squadra di Piazza, dato che, sino ad allora, nessuna squadra occidentale aveva vinto in casa dei “maestri” ed altresì nessun club italiano aveva mai sconfitto una formazione sovietica.

Con questo “doppio handicap” sulle spalle, l’impresa della Santal assume una rilevanza storica, sia per il punteggio di 3-1 a proprio favore che per l’andamento dei parziali (15-6, 8-15, 15-8, 15-6) che stanno a dimostrare una superiorità a dir poco disarmante, poi confermata sette giorni dopo al ritorno a Parma, riuscendo a contenere la voglia di riscatto dei propri avversari e chiudere con un altro successo per 3-2 al tiebreak il discorso qualificazione.

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Esultanza per il successo di Riga – da gazzetta.it

Con il rischio di sentirsi appagati e di snobbare le, viceversa, pericolose avversarie (tutte dell’Est Europa, Stella Rossa Praga, CSKA Sofia e Mladost Zagabria …) qualificatesi per il Girone Finale in programma a Bruxelles dal 15 al 17 febbraio ’85, la Santal si vede nuovamente costretta ad affrontare alla prima giornata il Mladost e, pur partendo ancora ad handicap perdendo il primo set, si rimette stavolta subito in carreggiata facendo suoi i successivi tre parziali con gli eloquenti punteggi di 15-10, 15-6, 15-8.

Superata poi senza eccessivi patemi, fatta salva una distrazione nel terzo set perso 16-18, la Stella Rossa Praga, il sestetto italiano si gioca la conferma del titolo di Campione d’Europa nell’ultimo incontro con il CSKA Sofia, sapendo che una eventuale sconfitta per 1-3 consegnerebbe il trofeo proprio ai bulgari e, dopo l’ormai consueta partenza con il freno a mano tirato, con il primo parziale appannaggio dei loro avversari per 18-16, i due successivi set – chiusi sul 15-3 e 15-9 – danno la certezza matematica del secondo trionfo consecutivo, per poi chiudere la gara per 15-5 al quinto.

Ed anche se, rientrato in competizione il CSKA Mosca, saranno proprio i sovietici ad impedire agli emiliani uno storico tris riappropriandosi del titolo, ironia della sorte, in una “Final Four” disputata ancora a Parma come nel 1983, ricacciando in gola agli spettatori del “PalaRaschi” la gioia che già erano pronti a sprigionare dopo il 2-0 maturato nel match decisivo, quella del 1985 sarà per sempre ricordata come “La squadra che fece l’impresa”, vale a dire essere la prima formazione italiana a vincere la Coppa dei Campioni di Volley con presente anche la rappresentante dell’Urss ….

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