I 400 METRI DI RAY BARBUTI CHE SALVARONO L’ONORE AMERICANO AD AMSTERDAM 1928

ray
L’arrivo di Ray Barbuti (a destra) – da en.wikipedia.org

articolo di Nicola Pucci

Tra i tanti nomi immortali dell’atletismo stelle-e-strisce, Ray Barbuti, se pur la sua stella brillò una stagione sola, merita un posto particolare. E pure un cenno a parte, che è quel che proveremo a fare.

Alle Olimpiadi di Amsterdam del 1928 gli americani vanno incontro ad una debacle epocale nelle gare maschili di velocità. L’unica eccezione riguarda la prova dei 400 metri, che per la prima volta vengono corsi lungo una pista dalla metratura standard, ovvero appunto quattrocento metri, con fondo in argilla.

Esaurite le gare dei 100 e 200 metri piani che premiano il canadese Percy Williams e bocciano clamorosamente gli americani, che non solo non vincono ma restano pure fuori dal podio in entrambe le gare, il 2 e 3 agosto va in scena il giro completo di pista, che ha nell’americano Emerson “Bud” Spencer il primatista del mondo in 47″ netti. Ma il quinto posto ai Trials lo tengpono fuori dai Giochi, che altresì vedono allineati Ray Barbuti, che proprio alle selezioni si è imposto in un modesto 51″4 per il suo unico titolo nazionale, Hermon Phillips, Emil Snider e Joe Tierney. I canadesi Ball ed Edwards sono due pretendenti alle medaglie, così come il britannico John Rinkel, che ha il compito di non far rimpiangere l’assente Eric Liddell, campione olimpico quattro anni prima a Parigi. I tedeschi Buchner e Storz sono, tra i 50 iscritti che comprendono anche l’olandese Adriaan Paulen che sarà presidente IAAF, altri due validi concorrenti per un piazzamento di prestigio.

Hermon Phillips fa segnare in batteria il miglior tempo, 49″4, così come Buchner ai quarti, 48″6, con Barbuti che, dopo aver fermato il cronometro a 49″8 al primo turno, con 48″8 comincia a “scaldare i motori” in vista delle due prove decisive.

Ray_Barbuti_1928
Ray Barbuti – da en.wikipedia.org

Ad onor del vero Barbuti, nato a New York il 12 giugno 1905 e che all’Università di Syracuse non è solo un eccellente velocista ma anche un ottimo giocatore di football americano, fatica nella prima semfinale quando, pur correndo ancora in 48″8, viene battuto dal canadese James Ball, che al pari del tedesco Jochen Buchner segna il tempo di 48″6, candidandosi così alla medaglia d’oro, mentre l’altro americano Phillips, il britannico Rinkel e il secondo tedesco, Storz, completano il sestetto degli atleti qualificati alla finale.

L’atto decisivo ha i contorni del dramma. Ray Barbuti fa gara di testa fin dalla partenza, si presenta agli ultimi metri in vantaggio ma in chiaro debito di energie, tanto da rischiare di venir superato dal canadese Ball, che rinviene a velocità doppia. Sul traguardo Barbuti trova la forza di lanciarsi in avanti, crollando a terra, ma conservando un margine esiguo che gli consegna la medaglia d’oro col tempo di 47″8, suo primato personale. Ball è argento per un soffio, mentre Buckner strappa la medaglia di bronzo a Rinkel.

Per gli Stati Uniti, nell’edizione su pista più avara della storia olimpica, l’onore almeno è salvo. Ray Barbuti, dal canto suo, doppierà la medaglia d’oro con la vittoria nella staffetta 4×400 metri con il nuovo record del mondo di 3’14″2 pur essendo stato inserito nel quartetto composto pure da Fred Alderman, Emerson “Bud” Spencer e George Baird solo all’ultimo momento, e questo gli assicura un posto tra gli dei di Olimpia.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...