BEGHETTO & BIANCHETTO, UN TANDEM D’ECCEZIONE

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Il tandem di Beghetto e Bianchetto in finale – da leolimpiadiditalia.it

Le Olimpiadi romane del 1960 regalano soddisfazioni a gogò all’Italia del ciclismo, capace di imporsi in cinque del sei gare programmate (sfugge solo la prova in linea, con Livio Trapè battuto in volata dal sovietico Viktor Kapitonov).

Sull’onda lunga del doppio oro conquistato da Sante Gaiardoni nella velocità e nel Km. da fermo, la squadra azzurra spera di poter completare un fantastico tris nelle prove di velocità affidandosi ad una coppia di ventunenni veneti, Giuseppe Beghetto e Sergio Bianchetto, entrambi della provincia di Padova, coetanei essendo entrambi classe 1939 ed iscritti nella disciplina olimpica del tandem.

Rispetto a Gaiardoni, il duo Italiano non parte con i favori del pronostico, che vanno viceversa agli australiani, vincitori delle ultime due edizioni dei Giochi e che stavolta si affidano a Browne, già presente a Melbourne 1956, e Smith, e, in subordine, agli olandesi Paul e Gerritsen, ma la prima grossa sorpresa si ha nel turno iniziale, quando entrambi vengono superati, rispettivamente dai tedeschi Simon e Staber e dai sovietici Vasilyev e Leonov, dovendo ricorrere al “ripescaggio” che premia il tandem “orange” a spese della delusa coppia australe.

I due italiani, che erano stati esentati dal primo turno, superano agevolmente nei quarti gli americani Hartman e Sharp con due volate da 10″2 e 10″5 negli ultimi 200 metri e, in semifinale, si trovano di fronte proprio gli olandesi, a loro volta vincitori a fatica in tre prove dei francesi Surrugue e Scob, mentre l’altro abbinamento mette di fronte tedeschi e sovietici, a dimostrazione che l’exploit iniziale non era dovuto al caso.

Beghetto e Bianchetto danno una ulteriore dimostrazione di forza regolando in due manches la coppia formata da Paul e Gerritsen, mentre Simon e Staber superano anch’essi in due prove Vasilyev e Leonov che si aggiudicano il bronzo per forfait, in quanto i due olandesi erano caduti nella seconda manche contro l’Italia e non si presentano alla finale per il 3. posto.

Resta quindi un ultimo “gradino” verso l’oro per Beghetto e Bianchetto che, preparati al fatto che i tedeschi avevano sinora vinto tutte le prove disputate andando in testa e resistendo al ritorno degli avversari, “anticipano” le loro mosse scattando in testa all’inizio dell’ultimo giro e, sfruttando la loro velocità di base, riescono, con due frazioni di 200 metri corse rispettivamente in 10″7 e 10″8, a rintuzzare il tentativo di rimonta dei rivali e consegnare all’Italia la terza medaglia d’oro al Velodromo Olimpico.

Le strade dei due alfieri azzurri si dividono poi a partire dal 1963, con Bianchetto che si fregierà dell’oro olimpico anche a Tokyo 1964 in coppia con Angelo Damiano, cui unirà l’argento nella velocità individuale dietro all’altro italiano Giovanni Pettenella, mentre Beghetto opterà per il passaggio tra i professionisti dove raccoglierà l’eredità di Maspes, conquistando tre ori ed un argento nella velocità in quattro edizioni consecutive (dal 1965 al 1968) dei Mondiali.

Due giganti del tandem, Beghetto & Bianchetto, e le notti romane celebrarono la loro corsa veloce verso la gloria.

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