BOBBY PEARCE E LA DOPPIETTA OLIMPICA D’ORO DA SINGOLO

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Bobby Pearce – da pinterest.com

articolo di Nicola Pucci

Curiosa la storia di Henry “Bobby” Pearce. Tanto che i tratti essenziali della sua carriera sono maledettamente simili a quelli del collega di remo di cui ha rilevato il testimone, John Brendan Kelly, il papà di Grace, che prima di lui fu rifiutato alla competizione più prestigiosa per poi prendersi una sonora rivincita meritandosi la gloria olimpica.

In realtà Pearce è australiano, esattamente di Double Bay, un sobborgo di Sydney dove la famiglia, da almeno tre generazioni, si distingue particolarmente nel mettere in acqua e guidare con perizia un’imbarcazione a remi. Il bisnonno di Bobby, emigrato dall’Inghilterra a metà secolo Ottocento, avvia questa tradizione sportiva, trasmettendola poi al nonno di Bobby, Harry Pearce sr. che diventa campione australiano di canottaggio, e al padre, Harry Pearce jr. che nel 1911 e nel 1913 chiude due volte secondo ai Campionati del Mondo alle spalle del neozelandese Richard Arnst e del britannico Ernest Barry.

E visto che buon sangue non mente, il nostro Henry, classe 1905, evidenzia precocemente eccellenti doti, tanto da venir iscritto e giungere secondo a soli sei anni ad una competizione con canottieri più grandi di lui. Lascia dunque ben presto la scuola per lavorare come carpentiere e poi insieme al padre nella fabbrica di pesce, entra nell’Esercito del suo paese, svolge con successo anche attività pugilistica e nel 1926 è pronto a gareggiare ai massimi livelli difendendo i colori del Sydney Rowing Club. Forte anche di un corpo da fustacchione, 188 cm per 92 kg…. una sorta di granatiere prestato al canottaggio!

Pearce gareggia da singolo, perchè è nell’esercizio in solitario che può esprimere al massimo quel senso di rivalsa a cui una vita di fatiche quotidiane lo ha relegato. Tanto da vedersi preclusa la chance di partecipare alla gara più prestigiosa, la Diamond Sculls alla Henley Royal Regatta, perchè “operai, artigiani o lavoratori di braccio” non sono ben accetti a quel consesso di campioni. Già, esattamente quel che venne negato a Kelly.

Nel frattempo Bobby fa incetta di titoli australiani, e per il 1928 è selezionato dall’Australia per gareggiare alle Olimpiadi di Amsterdam, unico canottiere ma già noto al punto da aver l’onore di far da portabandiera per il suo paese nel corso delle cerimonia di apertura dei Giochi. 15 concorrenti sono allineati al via della gara di singolo, nel bacino di Sloten, e Pearce è già il migliore al primo turno quando con il tempo di 7’55″8 batte il tedesco Flinsch. Il responso del cronometro premia Pearce anche con il danese Schwartz, 7’28″0, ma è nella sfida dei quarti di finale con il francese Victor Saurin che l’australiano dà prova non solo di superiorità disarmante, 7’42″8, ma anche di rispetto per la vita animale quando si ferma per far passare una fila di anatre per poi riprendere a vogare e tagliare il traguardo con un buon margine di vantggio sul transalpino. David Collet, britannico, nulla può in semifinale ed allora, all’atto decisivo per l’assegnazione del titolo olimpico, Pearce si trova a battagliare con il veterano Ken Myers, americano che già nel 1920 aveva colto l’argento nel quattro con e che nel 1932 sarà infine trionfatore nel due di coppia. Non c’è praticamente partita, Bobby fa corsa di testa e con il tempo di 7’11″0, dieci meno del rivale, sale sul gradino più alto del podio.

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Pearce con la sua imbarcazione – da en.wikipedia.org

Garantita la gloria sportiva, Bobby vorrebbe assicurarsi un buon futuro lavorativo. Ma se la Grande Depressione del 1929 spazza via le illusioni, sue e quelle di qualche centinaia di milioni di altri poveri cristi travolti dal crollo di Wall Street, obbligandolo alla disoccupazione, nel 1930 la dea bendata giunge in suo aiuto. Impegnato ai Giochi del Commonwealth ad Hamilton, in Canada, non importa che Pearce vinca come da pronostico la competizione battendo quel Jack Beresford che non solo ha già trionfato in carriera quattro volte alla Henley Royal Regatta e ai Giochi di Parigi del 1924 ma è stato il fiero avversario di Brendan Kelly, già proprio lui, bensì che un certo Lord Dewar, magnate del whisky, gli offra un impiego come venditore. E sa lo cosa lo aliena dalla povertà di quegli anni, nondimeno gli consente di acquisire lo status necessario per accedere alla Diamond Sculls.

Cosa che puntualmente avviene nel 1931 quando, ormai cittadino canadese, affiliato al Leander Boat Club di Hamilton, può finalmente gareggiare e vincere, assurgendo a pieno titolo al rango di canottiere più forte del mondo. E se caso mai ci fosse bisogno di rafforzare il proprio balsone, così come di incrementare il palmares, ecco che nel 1932 si rinnova l’appuntamento con le Olimpiadi di Los Angeles.

In verità ai Giochi californiani la concorrenza non è particolarmente agguerrita, tanto meno folta con soli 5 canottieri, anche se questi rispondono al nome dei due americani William Miller, argento ad Amsterdam nel quattro di coppia, e Joseph Wright jr., vincitore della Diamond Sculls nel 1928, del britannico Dick Southwood, che a Berlino nel 1936 vincerà l’oro nel due di coppia con lo stesso Beresford, e dell’uruguaiano Guillermo Douglas.

Ed è proprio Miller a render dura la vita a Pearce, che abbisogna di tutta la sua classe e del suo temperamento da indomabile per aggiudicarsi prima la sfida di semfinale, 7’27″0 contro 7’29″0, poi imporsi all’atto conclusivo in 7’44″4, a tagliare il traguardo otto decimi prima dell’irriducibile avversario. Il terzo classificato, Douglas, rema a distanza siderale, 29 secondo, ma regala all’Uruguay la prima medaglia olimpica che non sia il gioco del calcio. E questo ne farà un eroe in patria.

Pearce bissa l’oro olimpico per un’impresa che verrà prima eguagliata, poi migliorata dal sovietico Vyacheslav Ivanov che farà tripletta tra il 1956 e il 1964. Ma Bobby non se ne farà un cruccio, lui come Kelly fu rifiutato dagli spocchiosi inglesi e poi consumò la sua vendetta. Perchè è così che fanno i campioni.

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