ALBERTO MANCINI, LA METEORA CHE ILLUMINO’ IL CIELO DI ROMA

tennis story ok.jpg
Alberto Mancini – da alchetron.com

articolo di Nicola Pucci

In principio fu Enrique Morea, che in un lontano 1954 lasciò strada a Budge Patty; poi venne il tempo del  “poetaGuillermo Vilas, battuto da Panatta nel 1976 e da Gerulaitis nel 1979 prima di trionfare nel 1980 con l’imberbe Noah; toccò dopo di lui al “gemello” – o quasi – Josè Luis Clerc, che l’anno dopo ebbe la meglio in finale del bel paraguaiano Victor Pecci; e poi ancora Martin Jaite e Guillermo Perez Roldan, incapaci di infrangere il dominio su terra dei dioscuri Wilander e Lendl nel biennio 1987/1988.

Insomma, il vessillo bianco-celeste dell’Argentina fa bella mostra di sè più volte all’atto decisivo degli Internazionali d’Italia di tennis, nel meraviglioso teatro del Foro Italico in Roma. Ma l’anno del Signore 1989 racconta di un campione sudamericano ancora, Albero Mancini, capace di sconvolgere le gerarchie e guadagnarsi il titolo di re della capitale.

Ad onor del vero l’edizione numero 46 di una meravigliosa storia agonistica che vide la luce nel 1930 con la vittoria del grande Bill Tilden – seppur a Milano -, ha ben altri pretendenti quando il 15 maggio i campioni della racchetta debuttano con il primo turno. Ci sarebbe Mats Wilander – il condizionale in questo caso è d’obbligo – che è numero uno del tabellone ma da quando ha raggiunto l’anno precedente la prima posizione del ranking mondiale dopo il trionfale US Open ha come persa l’ispirazione; sicuramente al titolo ambisce il “kid di Las VegasAndrè Agassi, nuova recluta nel panorama internazionale che pare destinato ad un avvenire clamorosamente ricco di soddisfazioni; c’è quel Kent Carlsson che su terra battuta ha pedigree importante con le vittorie nel 1988 a Barcellona, Kitzbuhel ed Amburgo; “gattoneMecir vorrebbe far meglio della finale raggiunta nel 1985 quando fu sconfitto da Noah; Krickstein ed Emilio Sanchez sono quanto di meglio, o quasi, il tennis sul rosso ha da offrire; lo stesso Perez Roldan ha una finale da difendere e magari coltiva qualche l’ambizione stavolta di portarsi a casa la coppa. E poi… e poi, escludendo il “vecchio” Connors che è testa di serie numero 5 ma realisticamente non sembra aver troppe chances di essere infine il migliore, c’è Alberto Mancini, che compirà 20 anni nel corso del torneo e già a Montecarlo ha sbancato la roulette monegasca battendo prima un arrendevole Wilander in semifinale, poi a sorpresa Becker in finale.

Si comincia, dunque, e l’esordio è già fatale a due pezzi da novanta, Carlsson che paga dazio a quei problemi al ginocchio sinistro che nel 1990 lo costringeranno ad un prematuro ritiro dall’attività a soli 22 anni, eliminato dall’olandese Mark Koevermans, 6-3 6-4, e Mecir che inciampa nel dritto paralizzante della wild-card azzurra Omar Camporese, che si impone 6-2 7-5. In realtà questi due primi risultati ad effetto sono solo l’inizio di un’edizione a sorpresa del torneo, che boccia al secondo turno Krickstein, 6-4 7-5 con il pallettaro iberico Arrese, e agli ottavi Wilander, 6-3 6-4 con Berger, Connors che raccoglie solo due giochi con il giovane e promettente Sergi Bruguera e Sanchez che neppure scende in campo con Mancini, costretto al forfait da un infortunio.

Mancini, appunto. Che sull’onda lunga dell’entusiasmo prodotto dal trionfo inatteso a Montecarlo batte facile Clavet all’esordio, fa altrettanto con l’americano Duncan al secondo turno e avanza ai quarti risparmiando energie preziose. Che su terra battuta fanno sempre comodo. Ad altezza quarti di finale il tabellone regala in pasto all’argentino il miglior talento in divenire del tennis italiano, Camporese appunto, che dopo Mecir ha sconfitto un altro giovanotto di belle speranze, tale Goran Ivanisevic, e il tenace peruviano Yzaga, con Berger ed Arrese ad incrociarsi tra loro per un posto in semifinale senza esser compresi tra le teste di serie, mentre nella parte bassa Koevermans, che ha spento l’ardore di Diego Nargiso agli ottavi, affronta Bruguera in un altro confronto senza il conforto dello status di testa di serie e Agassi,  che non ha lasciato set per strada al connazionale Witsken, all’altro predestinato Pete Sampras e al messicano Lavalle, trova sulla sua strada Perez Roldan nell’unica sfida tra due accreditati della vigilia al trono di Roma.

E se Arrese fa un sol boccone di Berger, 6-1 6-1, Bruguera fa altrettanto con Koevermans, 6-2 6-4 e Agassi con il 6-3 6-1 a Perez Roldan legittima il suo nuovo stato di fuoriclasse della racchetta, Mancini e Camporese danno vita al miglior match della settimana. Dritto contro dritto, il miglior colpo del repertorio di due rivali che non si riparmiano in una battaglia all’ultima stilla di energiac con l’argentino ad imporsi di misura nel primo set, 7-5, il bolognese a far suo il tie-break del secondo parziale, 7-6, infine Mancini a far valere una maggior freschezza atletica con il 6-3 definitivo che lo spedisce direttamente in semifinale.

Che poi diventa finale, perchè Arrese con il suo tennis di resistenza e corsa non può certo opporsi alla giovanile esuberanza e alla potenza del bell’Alberto, assurto nel frattempo a beniamino del pubblico, soprattutto di parte femminile, che si impone in due rapidi set, 6-2 6-4, così come Agassi prosegue la sua corsa senza incertezze battendo l’altro ispanico, Bruguera, con score simile, 6-3 6-4, volando in finale per un ultimo atto che si annuncia appassionante.

E così sia. Il 21 maggio il Campo Centrale del Foro Italico è teatro di una delle finali più appassionanti che si possano ricordare. E sì che di belle partite il pubblico romano se ne intende. Da una parte il tennis potente dell’argentino che, si mormora, sia amante della bella vita della Capitale, dall’altra il gioco anticipato del capelluto americano dall’abbigliamento sgargiante. Due baldi giovani in piena ascesa e lo spettacolo è per palati fini. Mancini fa suo il primo set, 6-3, strappando all’avversario il primo parziale del torneo, ma la reazione del “kid” non si lascia attendere, tanto da produrre il 6-4 6-2 che ribalta il risultato. Agassi sembra padrone del match, il quarto set è nondimeno entusiasmante, con Mancini che lascia un game solitamente capitale, il settimo, per maltrattamento della racchetta ma quando ha un piede e mezzo nel baratro, risorge da 3-5, annulla un match-point sul 4-5, si arrampica al tie-break, se lo mette in saccoccia con un netto 7-2 e trascina la sfida, epica, al set decisivo. Qui Andrè crolla, denunciando limiti di tenuta alla distanza, e Alberto certifica un temperamento da gladiatore e con un clamoroso 6-1 a referto si cinge la testa della corona di re di Roma. Meritata.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...