1935, L’ESORDIO DELLA VUELTA E’ DEL BELGA DELOOR

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Una fase della corsa – da gazzetta.it

articolo di Nicola Pucci

Se il Tour de France nasce con l’abbrivio del nuovo secolo, 1903, e il Giro d’Italia segue a ruota di qualche anno, 1909, la terza grande prova a tappe in ordine di importanza, la Vuelta, ha genesi più complessa e si lascia desiderare a lungo.

Nella prima metà degli anni Trenta la Spagna, non diversamente da quel che sta accadendo altrove, è scossa da fremiti nazionalisti che contrastano con l’orientamento sociale dei partiti della sinistra, ed è in questo contesto che il ciclismo tarda a decollare come disciplina di massa. Certo, qualche atleta di buon livello si è già illustrato sulle strade di Francia, ad esempio Salvador Cardona che nel 1929 sfiora il podio giungendo quarto ad un soffio dal belga Jef Demuysere che gli soffia la terza piazza, o Vicente Trueba, la leggendaria “pulce dei Pirenei” che nel 1933, dopo esser stato l’anno precedente eletto miglior scalatore della Grande Boucle, si guadagna la vittoria nella classifica dei Gran Premi della Montagna, introdotta dal direttore della corsa Henri Desgrange. Ma tocca attendere il 1935 perchè anche la Spagna possa sedurre i ciclisti con una grande competizione, ed è un evento che se parte con il botto, nondimeno avrà vita dura ad affermarsi, vittima dei venti di guerra che stanno per insanguinare il paese con la guerra civile prima, l’Europa con la Seconda Guerra Mondiale poi.

Il merito del nuovo parto è da ascrivere a Clemente Lopez Doriga, patron della Vuelta, e all’intuizione, neppure troppo geniale ad onor del vero, di Juan Pujol, ultranazionalista di destra, direttore del quotidiano di chiara tendenza fascista Informaciones, che prende spunto dai buoni introiti garantiti ai giornali L’Auto e La Gazzetta dello Sport che sponsorizzano Tour de France e Giro d’Italia, per fare altrettanto.

E così, alle 8 del mattino del 29 aprile 1935, la carovana della Vuelta per la prima volta si mette in marcia da Madrid, sotto gli occhi incuriositi di una moltitudine di appassionati, civili come non lo saranno di lì a qualche mese complice la guerra. Sono da percorrere 14 tappe per complessivi 3425 chilometri, e tra i 50 corridori allineati al via ci sono proprio Salvador Cardona e Vicente Treba, favoriti della prova e pure ben pagati dall’organizzazione per partecipare all’evento, così come Mariano Canardo, forte del nono posto nel 1934 al Tour de France, c’è l’olandese Marinus Valentijn, che vanta un terzo posto ai Mondiali di Montlhery, in Francia, nel 1933, c’è il belga François Adam che si è già ben distinto sulle strade vallonate della Liegi-Bastogne-Liegi, c’è il piemontese Luigi Barral, ottavo al Giro e nono al Tour nel 1932, nonchè secondo al Giro di Lombardia del 1933 alle spalle di Domenico Piemontesi, c’è il viennese Max Bulla già quattro volte consecutivamente nella top-ten ai campionati del mondo in linea, c’è lo svizzero Leo Amberg che sarà terzo al Tour de France del 1937. E poi c’è una coppia di fratelli che vengono dalle Fiandre, Alfons il maggiore e Gustaaf il minore Deloor, pronti a far saltare il banco.

Già, perchè nei sedici giorni in cui la corsa si sviluppa, appunto dal 29 aprile al 15 maggio, il tempo non è tipicamente iberico, ovvero sole e cielo azzurro, ma molto più fiammingo del previsto, pioggia e temperature basse, che se da una parte penalizza i corridori di casa dall’altra, inevitabilmente, favorisce proprio i belgi. E i due Deloor, soprattutto Gustaaf, ne approfittano.

Si parte dunque dall’Atocha di Madrid, per concludere la prima, storica frazione a Vallodolid dopo 185 chilometri che consegnano all’altro belga Antoine Dignef la prima maglia di leader, di sgargiante colore arancione. Gli appassionati spagnoli vorrebbero infiammarsi per i due beniamini più accreditati, ma se Trueba è costretto al ritiro perchè debilitato dalla “solitaria” che lo avvinghia allo stomaco, Cardona non è competitivo, ad eccezione della vittoria parziale a Murcia, se è vero che chiuderà in un’anonima 11esima posizione finale.

Tocca allora a Canardo vestire i panni del protagonista, seppur costretto ad inseguire fin dal terzo giorno quando, dopo che Antonio Escuriet ha vinto a Santander rilevando Dignef in testa alla classifica, accusa a Bilbao un distacco di nove minuti da Gustaaf Deloor che balza al comando della garduatoria. Nessuno più sarà in grado di scalzarlo.

In effetti la gara si riduce ad una sfida tra il belga e il navarro, con Deloor che si impone ancora a Siviglia e Canardo che prova a recuperare lo svantaggio, vincendo a sua volta a Saragozza prima che un capitombolo rovinoso nella penultima tappa tra Caceres e Zamora, che gli costa altri cinque minuti di ritardo, lo escluda definitivamente dalla battaglia per la vittoria finale.

C’è spazio anche per gli italiani, in questa prima Vuelta: Edoardo Molinar, 28enne di Rocca Canavese che se la cava su tutti i terreni, vince proprio la tappa di Zamora per poi concludere in quarta posizione della generale, con un distacco di 22’42” da Deloor e a poco più di tre minuti dal terzo gradino del podio su cui infine sale Dignef; Paolo Bianchi è settimo, ma soprattutto Luigi Barral capeggia la graduatoria degli scalatori, meritandosi l’etichetta di miglior camoscio di Spagna.

E se si pensa che dei 50 corridori al via solo 17 sono stranieri ma ben 9 di loro occupano la top-ten della classifica generale finale a Madrid, ecco che questa prima edizione della Vuelta è proprio una vicenda curiosa. Che si chiude con la trionfale passarella nella capitale di Gustaaf Deloor, che davanti a 100.000 spettatori acclamanti si impone anche nell’ultima tappa su Canardo e Bulla, per far sua la corsa con 12’33” di vantaggio sullo stesso Mariano Canardo, comunque secondo nonostante le disavventure.

La Vuelta si mette in marcia, e seppur ben presto costretta a cedere il passo alla tragicità degli eventi bellici, è proprio una bellissima stroria ciclistica che va a cominciare.

Ah, dimenticavo… Gustaaf Deloor ci prenderà gusto e vincerà pure la seconda edizione, anno 1936.

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